La gestione del cambiamento climatico impone scelte sempre più fondate su dati e analisi specifiche del territorio, soprattutto in settori particolarmente esposti come quello vitivinicolo. Nell’area di Conegliano Valdobbiadene, riconosciuta a livello internazionale per la produzione di vini di qualità, la necessità di comprendere e anticipare gli effetti delle variazioni climatiche diventa prioritaria tanto per i produttori quanto per le istituzioni locali. L’elaborazione di simulazioni climatiche ad alta risoluzione offre oggi uno strumento essenziale non solo per valutare l’impatto sulle colture ma anche per orientare strategie di adattamento e percorsi formativi che possano rafforzare la resilienza dell’intero comparto.
Simulazioni climatiche: cosa sono e perché stanno diventando strategiche per l’agrifood?
Le simulazioni climatiche sono modelli matematici e computazionali che riproducono il funzionamento del sistema Terra (atmosfera, oceani, suolo, ghiacci) per stimare come potrebbero evolvere temperatura, piogge, vento ed eventi estremi in un’area e in un certo orizzonte temporale. Nell’agrifood stanno diventando strategiche perché trasformano il clima da “variabile imprevedibile” a rischio misurabile, su cui pianificare investimenti, colture, forniture e prezzi.
Cosa sono le simulazioni climatiche e come si costruiscono?
In pratica, una simulazione combina leggi fisiche, dati storici e scenari di emissioni per generare proiezioni future. I risultati non sono una “previsione puntuale” (tipo meteo di domani), ma una gamma di possibili traiettorie: aiutano a capire probabilità e intensità di certe condizioni (siccità più frequenti, ondate di calore, piogge concentrate).
Modelli globali e modelli regionali: perché conta la scala?
I modelli climatici globali descrivono la circolazione planetaria, ma spesso sono troppo “grossolani” per decisioni agricole locali. Per questo si usano tecniche di downscaling e modelli regionali che aumentano la risoluzione, rendendo più utili le indicazioni per una valle, un distretto irriguo o una specifica area vitivinicola.
Dal clima alla resa: l’integrazione con i modelli colturali
Il vero salto per l’agrifood arriva quando le proiezioni climatiche vengono collegate a modelli agronomici: crescita delle piante, fabbisogno idrico, stress termico, cicli fenologici, rischio fitosanitario. Così il clima diventa una variabile operativa: non solo “che tempo farà”, ma cosa succede alla produzione.
Perché stanno diventando strategiche per l’agrifood?
L’agroalimentare è esposto a volatilità di rese, qualità e disponibilità di materie prime. Le simulazioni climatiche permettono di anticipare scenari e scegliere contromisure: varietà più resilienti, nuove finestre di semina, investimenti in irrigazione, contratti di fornitura più robusti.
Gestione del rischio e continuità della supply chain
Per industrie di trasformazione e retailer, le simulazioni aiutano a mappare la vulnerabilità delle aree di approvvigionamento: dove aumentano i rischi di stress idrico, dove cresce la probabilità di gelate tardive, dove peggiorano le condizioni per alcune colture. Questo supporta decisioni su diversificazione geografica, scorte, alternative di sourcing e strategie di prezzo grazie alla gestione del rischio.
Decisioni in campo: irrigazione, suolo, trattamenti e timing
Per aziende agricole e consorzi, l’uso “tattico” deriva dall’incrocio tra simulazioni, dati meteo, sensori e immagini satellitari: programmazione irrigua, gestione del suolo, prevenzione danni da caldo, pianificazione dei trattamenti. L’obiettivo è ridurre sprechi e perdite, mantenendo resa e qualità.
Come usarle bene: limiti, incertezze e buone pratiche
Le simulazioni non eliminano l’incertezza: la rendono esplicita. La buona pratica è lavorare per scenari e intervalli (non per un unico numero), confrontare più modelli, aggiornare i dati e validare i risultati con osservazioni locali e conoscenza agronomica.
Dalla simulazione al piano: strumenti digitali e “climate intelligence”
Sempre più spesso le aziende traducono le proiezioni in dashboard e KPI: stress idrico atteso, rischio caldo in fioritura, volatilità delle rese, impatti su costi e disponibilità. In questo senso le simulazioni alimentano una vera climate intelligence: un ponte tra scienza del clima e decisioni industriali.
Le simulazioni climatiche stanno cioè diventando strategiche perché consentono all’agrifood di passare da una gestione reattiva delle emergenze a una pianificazione preventiva: meno sorprese, più resilienza, e scelte di filiera basate su evidenze invece che su intuizioni.
Uno studio per affrontare il cambiamento climatico nel territorio trevigiano
Nel contesto di una crescente attenzione verso l’impatto dei cambiamenti climatici sulle economie locali, la Provincia di Treviso si distingue per l’avvio di uno studio sistematico sulle trasformazioni ambientali in atto e sulle prospettive future del territorio. L’iniziativa, promossa da Banca Prealpi SanBiagio insieme al Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, coinvolge partner scientifici e istituzionali quali ARPAV, CONDIFESA TV-BL-VI e l’Università di Cantabria.

Il progetto si propone di fornire ai decisori locali strumenti analitici aggiornati per valutare i rischi e pianificare strategie di adattamento, mantenendo il focus sulla filiera vitivinicola che rappresenta un pilastro economico e culturale dell’area. In questo scenario, lo studio non si limita a una rilevazione passiva dei dati, ma si configura come esempio concreto di collaborazione pubblico-privata orientata alla resilienza territoriale.
Le simulazioni climatiche ad alta risoluzione: metodologia e scenari
Il fulcro dello studio risiede nell’elaborazione di simulazioni climatiche ad alta risoluzione, estese fino al 2100 e calibrate sulla base di trent’anni di dati meteorologici locali raccolti da ARPAV e CONDIFESA. L’Università di Cantabria ha impiegato modelli previsionali che integrano parametri meteorologici, dinamiche atmosferiche regionali e proiezioni su due distinti scenari emissivi. Questa impostazione metodologica consente una lettura fine degli andamenti attesi in termini di temperature medie, frequenza delle precipitazioni intense, variazioni dell’umidità relativa ed eventi estremi.
L’approccio permette non solo di quantificare le tendenze generali, ma anche di individuare potenziali criticità specifiche della provincia trevigiana, offrendo così una base informativa su cui costruire interventi mirati.
Impatto del cambiamento climatico sulla viticoltura del Conegliano Valdobbiadene
L’indagine sugli effetti del mutamento climatico sulla vite nel comprensorio Conegliano Valdobbiadene si muove su un doppio binario: da un lato analizza le ripercussioni sulle fasi fenologiche della pianta, dall’altro prende in esame le implicazioni fitosanitarie legate all’aumento delle temperature e alla variabilità delle precipitazioni. Le simulazioni evidenziano un progressivo slittamento delle epoche di maturazione, una maggiore esposizione agli stress idrici e termici e un incremento dei rischi legati a patogeni fungini e parassitari. Il rischio non riguarda solo la quantità, ma anche la qualità della produzione: la variabilità climatica incide infatti sul profilo aromatico dei vini e sulla loro tipicità. Questi elementi pongono la filiera davanti alla necessità di ripensare pratiche consolidate in funzione delle nuove condizioni ambientali.

Strategie di adattamento e formazione per il settore vitivinicolo
La risposta al quadro delineato dallo studio passa attraverso la definizione di strategie operative che coinvolgano sia gli aspetti agronomici sia quelli organizzativi della filiera. Tra le proposte emergono l’introduzione di tecniche colturali orientate alla gestione efficiente delle risorse idriche, la selezione clonale mirata a incrementare la tolleranza agli stress climatici e fitosanitari, oltre a un rafforzamento della formazione tecnica degli operatori del settore. Centrale appare il ruolo della condivisione delle conoscenze: la diffusione dei risultati dello studio tramite incontri pubblici e materiali dedicati intende rafforzare la capacità decisionale degli imprenditori agricoli. In tale ottica, il dialogo tra enti scientifici, amministrazione locale e produttori costituisce una leva decisiva per favorire l’adozione tempestiva di soluzioni innovative e sostenibili.
Carlo Antiga, Presidente di Banca Prealpi SanBiagio ha tenuto a sottolineare che “Lo studio si inserisce nell’ambito dell’impegno mutualistico del nostro Istituto, che da sempre orienta il suo agire in un’ottica oggi rispondente ai criteri previsti dalla normativa ESG, ponendo grande attenzione allo sviluppo sostenibile dei territori in cui opera. In questo contesto, promuovere strumenti di conoscenza e prevenzione rispetto ai cambiamenti climatici significa contribuire concretamente alla tutela della filiera vitivinicola e agroalimentare, aiutando imprese e comunità ad affrontare con maggiore consapevolezza le sfide future”.
Analisi scientifica ed elaborazione di scenari alla base della simulazione climatica
Il lavoro svolto nel contesto trevigiano evidenzia come l’analisi scientifica e l’elaborazione di scenari climatici ad alta risoluzione possano fornire una base solida per decisioni consapevoli nel settore vitivinicolo. Comprendere le dinamiche locali, valutare gli impatti specifici sulla produzione e investire in strategie di adattamento mirate rappresentano passaggi imprescindibili per la resilienza delle aziende vitivinicole.
L’integrazione tra ricerca, formazione tecnica e collaborazione fra attori del territorio si conferma dunque centrale nell’affrontare la complessità dei cambiamenti in atto, orientando il settore verso una gestione sempre più proattiva delle sfide ambientali.












