La transizione sostenibile nel mondo dell’agricoltura europea ha sempre più bisogno di aumentare il valore del carbon farming. Con l’entrata in vigore di normative come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), il Regolamento europeo contro la deforestazione (EUDR) e gli standard SBTi-FLAG, le imprese agroalimentari sono chiamate prima di tutto e soprattutto a misurare e dimostrare in modo sempre più rigoroso la riduzione delle emissioni lungo l’intera catena del valore.
In questo contesto si inserisce il lavoro di Radica e la sua presenza all’European Carbon Farming Summit 2026, il principale appuntamento europeo dedicato al carbon farming e alla finanza climatica. L’azienda italiana è attiva in particolare con una piattaforma tecnologica progettata per trasformare i dati ambientali raccolti nelle aziende agricole in uno strumento di decarbonizzazione delle filiere e di accesso ai mercati del carbonio.
Dalla sostenibilità dichiarata ai dati verificabili
La crescente pressione normativa sta contribuendo a cambiare il rapporto tra imprese e sostenibilità, in particolare per quanto riguarda la necessità di misurare e verificare i risultati delle trasformazioni in corso.
Le nuove regole europee per l’agrifood
Le grandi aziende del settore food & beverage non possono più limitarsi a dichiarare obiettivi climatici o strategie di sostenibilità. Le nuove normative europee richiedono infatti dati primari, certificati e verificabili, in grado di dimostrare la reale riduzione delle emissioni lungo tutta la supply chain.
La questione è particolarmente rilevante perché, per molte multinazionali agroalimentari, fino al 90-95% dell’impronta carbonica complessiva deriva proprio dalla fase agricola e dalla produzione delle materie prime.
Un rischio che incide sulla competitività e sull’accesso al mercato
La conformità alle nuove regole non rappresenta soltanto un tema reputazionale. Per le aziende sono in gioco l’accesso ai mercati internazionali, il rispetto degli obblighi di rendicontazione e il rischio di sanzioni che possono arrivare fino al 4% del fatturato europeo. Per questo motivo cresce la necessità di strumenti in grado di raccogliere, elaborare e certificare dati ambientali provenienti direttamente dalle aziende agricole.
Con Radica si entra in una nuova fase del modello di carbon farming
Va innanzitutto precisato che Radica nasce dall’esperienza di Alberami, società benefit italiana che ha sviluppato uno dei primi progetti nazionali di rimozione del carbonio dal suolo basati su standard riconosciuti a livello internazionale.
Da operatore a piattaforma infrastrutturale
La nuova società rappresenta un’evoluzione del modello originario. Se Alberami concretamente era focalizzata sulla realizzazione di progetti di carbon farming, con Radica si propone invece nella veste di una vera e propria infrastruttura digitale specializzata nell’offerta e nell’irganizzazione di servizi per la decarbonizzazione delle filiere agroalimentari. Con la propria sede principale a Ostuni, in Puglia Radica è attiva tra Italia e Spagna attraverso una rete di partner tecnici e agronomici distribuiti nell’area mediterranea.
Un carbon farming con un focus speciale sulle colture ad alto potenziale di assorbimento
L’attività di Radica è concentrata soprattutto sulle colture legnose tipiche del Mediterraneo, considerate tra le più efficaci in termini di capacità di sequestro del carbonio. In particolare tra queste rientrano gli oliveti, i vigneti, gli agrumeti, i frutteti e le coltivazioni di frutta a guscio.
Sulla base di analisi prodotte da Radica queste colture sono in grado di offrire una capacità di assorbimento del carbonio da tre a quattro volte superiore rispetto alle colture cerealicole diffuse nell’Europa settentrionale.
Com affrontare il tema della frammentazione agricola mediterranea
Uno degli ostacoli principali alla transizione climatica del comparto agroalimentare riguarda la struttura stessa dell’agricoltura mediterranea e in particolare la presenza di un numero molto elevato di imprese di piccole o piccolissime dimensioni..
Migliaia di aziende con uno scarso livello di digitalizzazione
La filiera agricola dell’Europa meridionale è caratterizzata da un numero elevato di aziende di piccole dimensioni che spesso non dispongono delle tecnologie e delle risorse necessarie per raccogliere dati ambientali certificati. Questo scenario crea un vero e proprio vuoto infrastrutturale che rende difficile alle imprese dimostrare il rispetto degli obiettivi climatici richiesti dal mercato e dalla regolamentazione.
L’importanza di costruire l’infrastruttura dei dati ambientali
Ed è qui che si colloca l’obiettivo di Radica volto a colmare proprio questo gap. La piattaforma permette di digitalizzare le aziende agricole e di raccogliere dati ambientali standardizzati, verificabili e utilizzabili sia per le esigenze di compliance sia per la generazione di valore economico.
Satelliti, intelligenza dei dati e sistemi MRV
Il cuore della soluzione sviluppata da Radica è rappresentato dall’integrazione di diverse fonti informative. Il sistema permette di integrare dati satellitari, mappe catastali, modelli biofisici del suolo, informazioni agronomiche raccolte direttamente in campo. Tutti questi dati vengono elaborati attraverso sistemi avanzati di Measurement, Reporting & Verification (MRV) che permettono di garantire la qualità e la verificabilità delle informazioni ambientali.
Standard internazionali per la certificazione
I progetti di carbon farming sono poi sviluppati secondo la metodologia internazionale VM0042 dedicata alla gestione sostenibile dei terreni agricoli. Questo consente di produrre dati misurabili e verificabili su larga scala, in linea con le richieste dei mercati e degli organismi di certificazione.
Decarbonizzazione e crediti di carbonio
Uno degli aspetti più importanti del modello Radica riguarda la possibilità di generare valore economico attraverso due differenti percorsi:
- L’Insetting per le filiere agroalimentari
- L’Offsetting e mercato volontario del carbonio
L’Insetting per le filiere agroalimentari
Da una parte, la piattaforma supporta la riduzione delle emissioni direttamente all’interno delle filiere produttive, consentendo alle aziende alimentari di raggiungere i propri obiettivi climatici attraverso il cosiddetto insetting. In questo caso i benefici ambientali vengono contabilizzati all’interno della stessa catena del valore.
Offsetting e mercato volontario del carbonio
Nello stesso tempo le pratiche agricole sostenibili permettono di generare crediti di carbonio certificati destinati ai mercati volontari. I crediti vengono verificati da organismi indipendenti e registrati presso l’International Carbon Registry, garantendo tracciabilità, trasparenza e conformità agli standard internazionali.
Carbon farming agrifood: un mercato in crescita
Secondo le stime citate da Radica, il mercato europeo del carbon farming potrebbe raggiungere un valore di 2,3 miliardi di euro entro il 2030. La richiesta di crediti di carbonio agricoli ad alta integrità risulta oggi significativamente superiore all’offerta disponibile. E la domanda supera di circa dieci volte la disponibilità di crediti certificati, creando condizioni favorevoli per lo sviluppo di nuove iniziative.
Il Mediterraneo come protagonista della transizione
Per Radica, la sfida non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni, ma la costruzione di un’infrastruttura capace di collegare il lavoro degli agricoltori ai mercati globali della sostenibilità.
L’obiettivo è trasformare gli obblighi normativi in nuove opportunità economiche per le imprese agricole e per l’intera filiera agroalimentare mediterranea, facendo dei dati ambientali certificati un asset strategico per la competitività del settore.












