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Agrifoodtech Italia in crescita, grazie a digitale e filiere



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I dati del Report sullo Stato dell’AgriFoodTech in Italia nel 2025, elaborato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub, segnalano un incremento degli investimenti e dell’occupazione, a conferma di una maturità crescente dell’ecosistema. Startup, centri di ricerca e aziende consolidate innovano la filiera agroalimentare, puntando su digitalizzazione, trasferimento tecnologico e collaborazione università-impresa per rafforzare la competitività sul mercato globale

Pubblicato il 14 feb 2026



AgrifoodTech Italia
Le principali evidenze del Report sullo Stato dell’AgriFoodTech in Italia 2025, elaborato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub

AgrifoodTech Italia: innovazione digitale al centro

L’agrifoodtech Italia è caratterizzato in modo sempre più rilevante da una trasformazione digitale che sta ridisegnando il profilo e le caratteristiche del settore agroalimentare italiano, mettendo al centro di questa trasformazione al centro una crescente attenzione agli investimenti e alle nuove competenze. Startup, centri di ricerca e aziende consolidate si muovono in un ecosistema che mostra segnali di maturità, attirando capitali e valorizzando la collaborazione tra università e impresa. L’innovazione tecnologica si riflette lungo tutta la filiera: dall’agrifoodtech alle soluzioni per la food innovation, passando per processi di digitalizzazione che puntano a rendere più efficiente e sostenibile la produzione. In questo scenario, l’Italia cerca di consolidare la propria posizione in un mercato globale sempre più competitivo.

Un settore in crescita: investimenti e occupazione nell’agrifoodtech italiano

Un’occasione per fare il punto sulla situazione dell’agrifoodtech in Italia è offerta dalla pubblicazione del nuovo Report sullo Stato dell’AgriFoodTech in Italia 2025, elaborato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub (per chi volesse consultarlo integralmente è disponibile QUI n.d.r.).

Tra le principali evidenze del 2025 il report segnala come il comparto agrifoodtech italiano si stia comportando in controtendenza rispetto al panorama europeo, grazie innanzitutto a un incremento degli investimenti pari al 18% su base annua e attestandosi a 121,6 milioni di euro. Un dato questo che acquista un rilievo speciale se confrontato con la flessione registrata a livello continentale, dove si osserva un calo degli investimenti del 3,7%.

Questa dinamica trova riscontro anche sul fronte occupazionale: le startup del settore hanno generato oltre 4.400 nuovi posti di lavoro nell’ultimo anno, segnando una crescita del 47%. La correlazione tra attrattività finanziaria e sviluppo dell’occupazione suggerisce che l’ecosistema italiano stia attraversando una fase di consolidamento, in cui la disponibilità di capitali sostiene non soltanto la nascita di nuove realtà, ma anche il rafforzamento delle strutture organizzative e la progressiva scalabilità delle imprese esistenti. L’espansione del settore si riflette quindi in una filiera più articolata e pronta a sostenere le sfide della modernizzazione.

Maturità dell’ecosistema: evoluzione delle startup e attrazione di capitali

Il profilo dell’ecosistema agrifoodtech italiano nel 2025 evidenzia un significativo salto di qualità nella capacità di attrarre capitali specializzati e investitori istituzionali. Si riduce la quota dei micro-investimenti mentre aumenta in modo sostanziale la percentuale di round superiori al milione di euro, passati dal 12,4% al 39,4% nell’arco di un solo anno. Questo spostamento indica una maggiore fiducia nei modelli industriali proposti dalle startup italiane e una propensione crescente verso progetti strutturati e a forte potenziale di crescita. A trainare questa maturazione è anche la composizione dei team imprenditoriali: il founder medio ha un’età superiore ai 38 anni, possiede spesso titoli post-universitari e vanta esperienze pregresse sia nel settore agroalimentare sia nella gestione d’impresa. La presenza diffusa di “serial founder” contribuisce a innalzare lo standard competitivo e favorisce l’emersione di soluzioni capaci di attirare attenzione anche da parte degli investitori internazionali, elemento che distingue l’Italia come uno dei mercati più solidi e credibili nel contesto europeo.

Innovazione tecnologica e trasferimento università-impresa

L’innovazione tecnologica emerge come asse portante dello sviluppo agrifoodtech italiano: oltre il 62% delle startup sviluppa internamente le proprie soluzioni, segnalando un approccio orientato all’autosufficienza tecnologica e alla valorizzazione della proprietà intellettuale. La percentuale significativa di brevetti depositati (42,2%) conferma questa tendenza verso la protezione dell’innovazione. È rilevante anche il dato relativo al trasferimento tecnologico: circa il 22% delle soluzioni nasce dalla collaborazione tra università e impresa, valore superiore alla media europea. Sebbene persistano margini per rafforzare ulteriormente il dialogo tra ricerca accademica e industria, la crescente integrazione tra questi due mondi contribuisce ad accelerare la validazione industriale delle tecnologie sviluppate. Non sorprende dunque che il livello medio di maturità tecnologica (TRL) risulti elevato: tre startup su quattro operano già in fasi avanzate, pronte per implementazioni su larga scala. L’intelligenza artificiale guida la trasformazione digitale del settore, affiancata da biotecnologie e machine learning.

Aree chiave di sviluppo: food innovation, agritech e digitalizzazione della filiera

Le direttrici dell’innovazione italiana nell’agrifoodtech si concentrano su alcuni segmenti strategici che riflettono le priorità del sistema produttivo nazionale. La produzione e trasformazione alimentare rappresenta il fulcro delle attività innovative, seguita dall’agritech che si distingue per soluzioni avanzate nell’automazione colturale e nella robotica applicata alle pratiche agricole. Logistica e delivery assumono un ruolo centrale nell’efficientamento della filiera distributiva mentre le tecnologie per retail e HORECA abilitano nuovi modelli esperienziali per il consumatore finale. Questa articolazione dell’offerta consente all’Italia non solo di preservare la competitività nei settori tradizionali ma anche di esplorare nuove opportunità legate alla digitalizzazione integrale della catena del valore agroalimentare. L’interrelazione fra queste aree contribuisce a costruire una filiera più resiliente, reattiva e pronta a integrare i paradigmi emergenti della sostenibilità e dell’automazione.

Il panorama dell’agrifoodtech in Italia sta attraversando una fase di trasformazione che coinvolge tanto la spinta imprenditoriale quanto la collaborazione tra ricerca e impresa. Nel contesto attuale, le dinamiche di mercato e l’evoluzione delle competenze sembrano suggerire un percorso che non può prescindere da logiche di sistema: la competitività, infatti, si costruisce attorno all’interazione tra innovazione tecnologica e valorizzazione delle risorse umane. Lungo questa traiettoria, il settore si trova a confrontarsi con sfide complesse ma anche con opportunità concrete, legate alla capacità di adottare soluzioni digitali e modelli collaborativi lungo tutta la filiera. La direzione appare chiara: sarà necessario continuare a investire su ricerca applicata e contaminazioni interdisciplinari per consolidare un ecosistema in grado di sostenere crescita duratura e rispondere alle esigenze di un comparto sempre più strategico per il Paese.

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