Guardando i dati relativi alla mobilità elettrica del nostro paese verrebbe da dire che non ci sono ancora gli “ingredienti giusti” per permettere a questo mercato di correre come potrebbe e dovrebbe fare. La situazione rispetto allo scorso anno è migliorata e, se si considera il “clima sociale” che circonda oggi i temi della sostenibilità, si può anche aggiungere che è cresciuta tanto. Se invece si mettono i dati in relazione alle aspettative e ai target, si deve purtroppo assumere che l'”auto elettrica italiana” – intesa come rappresentazione del mercato -, si muove ancora lentamente.
L’occasione per fare il punto della situazione è offerta dallo Smart Mobility Report 2026, realizzato dall’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, uno studio che analizza l’andamento delle immatricolazioni, lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica, l’evoluzione dell’offerta, il ruolo delle politiche pubbliche e le prospettive della filiera delle batterie.
Auto elettrica: si torna a crescere dopo il rallentamento del 2024
Come avevamo osservato nel servizio pubblicato lo scorso anno: Mobilità elettrica in Italia: per gli obiettivi 2030 la strada è in salita il 2024 era stato caratterizzato da un importante rallentamento delle immatricolazioni. Un dato, quello del calo delle immatricolazioni nel 2024, che aveva caratterizzato in generale il mercato europeo.
Le aspettative con cui si guarda a questo mercato sono alte sotto ogni punto di vista e il 2025 torna a mostrare un segnale di crescita che attraversa tutto il continenent e che coinvolge anche l’Italia, dove nel 2025 sono state immatricolate circa 193.000 automobili elettriche, suddivise quasi equamente tra 98.000 veicoli completamente elettrici (BEV) e 95.000 ibridi plug-in (PHEV).
Grazie a questa “ripresa” la quota complessiva delle auto elettriche ha raggiunto il 12,6% del mercato italiano, circa cinque punti percentuali in più rispetto all’anno precedente segnando certamente una inversione di tendenza importante, anche se purtroppo non ancora insufficiente a colmare la distanza con il resto d’Europa.
L’auto elettrica si muove meglio in altri paesi europei
Nel 2025, considerando anche il Regno Unito e i Paesi dell’EFTA, in Europa sono state immatricolate circa 3,9 milioni di vetture elettriche: 2,6 milioni di BEV e 1,3 milioni di PHEV. La quota di mercato europea è così cresciuta dal 22,7% del 2024 al 26,8% del 2025, dunque un valore che è sostanzialmente più del doppio di quella italiana. Per il nostro Paese la buona notizia è che riprende a recuperare terreno, ma resta un ritardo strutturale nell’adozione delle tecnologie elettriche.
Questa accelerazione nelle immatricolazioni ha coinciso con l’entrata in vigore dei nuovi limiti alle emissioni delle automobili previsti dal Regolamento europeo 2019/631. Il Rapporto mette a questo proposito in evidenza quanto il mercato sia ancora fortemente condizionato dalle decisioni normative e dagli strumenti di sostegno.
Vittorio Chiesa, direttore di Energy & Strategy e responsabile dello Smart Mobility Report ha sottolineato nella nota emessa da E&S che “Servono stabilità, chiarezza e meccanismi di supporto pluriennali allo scopo di sostenere gli investimenti degli operatori. Nello stesso tempo, la revisione contemporanea di più provvedimenti europei e l’incertezza sulle proposte legislative rischiano di ridurre la prevedibilità del quadro regolatorio”.
Il trasporto delle merci più attento all’elettrico
Se si allarga lo sguardo ad altri attori, fondamentali, della mobilità ecco che il tema della migrazione verso l’elettrico assume connotati ancora più interessanti. La crescita della mobilità elettrica non riguarda infatti soltanto le automobili. Tra il 2024 e il 2025, la quota dei veicoli elettrici nel comparto commerciale e industriale è aumentata sia in Europa sia in Italia.
In particolare, nel segmento dei veicoli commerciali leggeri, l’incidenza dell’elettrico è salita dal 7% al 12% a livello europeo e dal 2% al 5% nel mercato italiano. Tra i veicoli industriali con peso compreso fra 3,5 e 16 tonnellate, la quota è passata dall’8,6% al 15,4% in Europa e dal 3,9% all’11% in Italia.
Si sottolinea che anche in questo caso, si tratta di una evoluzione che va collegata in modo sempre più stretto all’introduzione dei nuovi standard europei sulle emissioni.
I punti di ricarica in Italia superano quota 77.000
Abbiamo aprlato all’inizio del servizio di “ingredienti” che permettono o meno lo sviluppo di una mobilità elettrica (e di una mobilità sostenibile). L’ingrediente principale, per certi aspetti oggi più ancora delle vetture, è rappresentato dalle infrastrutture di ricarica.
L’altra buona notizia che arriva dal report riguarda il fatto che accanto alle immatricolazioni si segnala anche uno sviluppo della rete di ricarica. Lo scenario mostra come alla fine del 2025, in Europa si sia arrivati a circa 1,3 milioni di punti pubblici, il 23% in più rispetto all’anno precedente.
Guardando al nostro paese i punti di ricarica ad accesso pubblico hanno raggiunto quota 77.000, con una crescita annua del 17%. Aumentano in particolare i dispositivi ad alta potenza, un elemento essenziale per ridurre i tempi di ricarica e rendere più agevoli gli spostamenti sulle lunghe distanze.
Nello stesso tempo anche la dotazione privata èsi è estesa: nel 2025 nel nostro paese erano presenti qualcosa come 630.000 punti di ricarica domestici o aziendali. Un numero, peraltro, destinato a crescere insieme alla diffusione dei veicoli elettrici, sebbene con velocità differenti a seconda delle politiche che saranno adottate.
Auto elettrica: come si muove l’offerta? Più modelli, ma (purtroppo) ancora pochi nei segmenti accessibili
Se poi si guarda anche al lato dell’offerta, per capire quanto e come il mercato viene stimolato o quali risposte può trovare dalle concessionarie il primo dato “assoluto” riguarda il fatto che mercato italiano si sta arricchendo di proposte. A giugno 2026 si contavano 183 modelli BEV, il 49% in più rispetto al precedente periodo di osservazione.
Il tema sul quale focalizzare l’attenzione è però quello della accessibilità all’elettrico. In generale la disponibilità resta concentrata nelle fasce medio-alte: il 68% dei modelli appartiene ai segmenti compresi tra C e F. Rimane quindi limitata l’offerta nei segmenti A e B, quelli delle automobili più piccole ed economicamente accessibili, ovviamente molto importanti per portare la mobilità elettrica verso un pubblico più ampio.
Proprio in questa parte del mercato si sta facendo sentire la pressione dei costruttori cinesi. Nel 2025 le importazioni di automobili dalla Cina verso l’Unione europea hanno raggiunto 13,8 miliardi di euro. Per la prima volta, il saldo commerciale europeo è diventato negativo per 5,4 miliardi.
Se poi si guarda più nello specifico il comparto delle auto completamente elettriche, le importazioni si stanno spostando verso modelli più piccoli e meno costosi, che permettono ai costruttori attenti a questa dinamica commerciale di andare a coprire gli spazi ancora lasciati scoperti dall’industria europea.
L’evoluzione del quadro normativo per l’auto elettrica rischia di rallentare la transizione
Un altro aspetto che condiziona naturalmente e profondamente queste dinamiche è rappresentato dal quadro normativo che si trova oggi ad attraversare una fase di profonda revisione. Con il Pacchetto Automotive, l’Unione europea punta ad affiancare agli obiettivi climatici una maggiore attenzione alla competitività industriale, introducendo nuove forme di flessibilità negli standard emissivi.
Secondo le simulazioni dello Smart Mobility Report, la revisione del Regolamento 2019/631 potrebbe ridurre all’89% la quota di BEV sulle nuove immatricolazioni, rispetto al 100% previsto dalla precedente traiettoria. Con le ulteriori flessibilità contenute nella prima bozza di rapporto del Parlamento europeo, la percentuale potrebbe scendere fino al 58%.
L’effetto sarebbe una maggiore presenza di vetture ibride plug-in e un conseguente aumento delle emissioni residue. Il rilascio annuo di CO₂ associato alle PHEV potrebbe infatti passare da 2,35 a 8,92 milioni di tonnellate.
Il difficile equilibrio tra sostegno al mercato e riduzione delle emissioni è la vera chiave di volta per interpretare lo sviluppo dell’auto elettrica nei prossimi mesi, al netto, forse, del fatto di valorizzare in modo ancora più evidenete e consistente il grande tema legato al costo dei carburanti (vedi prezzo del gasolio alle stelle) o il costo di una inazione per il clima o i costi di mancata transizione energetica.
Le flotte aziendali possono accelerare il cambiamento
Guardando alle possibili soluzioni il Report Energy & Strategy mette in evidenza come un contributo decisivo alla transizione potrebbe arrivare dalle flotte aziendali, che rappresentano il 46% delle immatricolazioni di automobili in Italia. Si tratta infatti di veicoli che percorrono mediamente una distanza annua tripla rispetto alle auto private e vengono sostituiti con maggiore frequenza. L’elettrificazione delle flotte consentirebbe di ridurre le emissioni generate dalle percorrenze più elevate e, in una fase successiva, di alimentare il mercato dell’usato con vetture elettriche in buone condizioni e a prezzi più accessibili.
La diffusione attuale resta tuttavia limitata. Dalla survey condotta da Energy & Strategy su 219 imprese emerge che BEV e PHEV rappresentano il 25% delle flotte analizzate. Nel 2025, però, c’è una quota decisamente rilevante di aziende che arriva al 44% che non ha immatricolato alcuna automobile completamente elettrica. Tra le grandi imprese, questa quota scende al 37% ma soltanto il 14% risulta già in linea con le ambizioni europee.
L’esperienza delle aziende che hanno introdotto auto elettriche appare comunque positiva: il 79% le inserirebbe nuovamente in flotta e il 60% dichiara di avere ottenuto benefici economici. Un aiuto in questo senso potrebbe arrivare da incentivi all’acquisto e agevolazioni fiscali.
Il riciclo delle batterie diventa strategico
Tornando allo “schema” degli ingredienti necessari allo sviluppo del mercato un altro componente fondamentale è rappresentato dalle batterie. In effetti la crescita della mobilità elettrica rende sempre più rilevante la costruzione di una filiera europea per il riciclo delle batterie. Il recupero di litio, nichel, cobalto e delle altre materie prime rappresenta una attività fondamentale per contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a rafforzare l’autonomia industriale dell’Europa.
I segnali positivi nl mancano e il report anche a questo riguardo mette in evidenza che tra il 2016 e il 2026 sono nate nel continente 24 nuove società specializzate nel riciclo delle batterie al litio. Tra gli operatori dotati di impianti, il 43% ha adottato un modello integrato che combina il pretrattamento delle batterie con il recupero dei materiali.
A livello mondiale, nel 2025 erano operativi circa 200 impianti, con una capacità di pretrattamento pari a 3,5 milioni di tonnellate e una capacità di trattamento di 2,9 milioni. Ulteriori 7 milioni di tonnellate risultavano in progettazione, costruzione o espansione. La crescita degli impianti sta procedendo dunque ma dovrà tenene in considerazione della disponibilità effettiva di batterie a fine vita e di scarti produttivi. Serviranno inoltre standard comuni per la diagnosi, la classificazione e la tracciabilità delle batterie, insieme a mercati stabili per l’impiego delle materie prime riciclate.
Anche se l’auto elettrica viaggia, il percorso verso il target PNIEC al 2030 sembra essere comuqnue distante
Nonostante la ripresa del mercato, il traguardo previsto dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima resta tuttavia lontano. Il PNIEC indica come obiettivo per il 2030 un obiettivo di 6,6 milioni di automobili elettriche circolanti in Italia. A questo proposito, secondo lo scenario Business As Usual elaborato dal Rapporto, mantenendo dunque il ritmo attuale, il Paese arriverebbe alla fine del decennio ad appena 3,1 milioni di vetture elettriche.
Applicando uno scenario di tipo Boosted lo stock salirebbe a 3,6 milioni grazie a politiche dedicate.
Se invece si guarda al futuro applicando uno scenario Decarbonization ecco che le vetture immatricolate dovrebbe arrivare a quota 4,2 milioni grazie al supporto, in questo caso, di interventi decisamente più incisivi e naturalmente costosi.
Considerando dunque anche l’ipotesi più favorevole, il nostro paese rimarrebbe molto distante dal target nazionale. Guardando all’anno 2035 e utilizzando una prospettiva basata sullo scenario Decarbonization si avrebbero 11,4 milioni di automobili elettriche, pari al 28% del parco circolante, mentre i veicoli tradizionali rappresenterebbero ancora il 57% del totale.
Cosa cambia nel futuro per le infrastrutture di ricarica
Ovviamente il futuro del mercato dell’auto elettrica dipende direttamente dal futuro della rete di ricarica, rete pubblica che continuerà ad ampliarsi in tutti gli scenari. Dai 77.000 punti del 2025 si potrebbe arrivare nel 2030 a circa 93.000 installazioni nello scenario BAU, 103.000 nel Boosted e 113.000 nel Decarbonization. Rispettando queste stesse logiche di scenario nel 2035 i punti pubblici diventerebbero rispettivamente 137.000, 160.000 e 175.000. Mentre la quota delle infrastrutture fast dovrebbe raggiungere circa il 30% nel 2030 e il 35% cinque anni più tardi.
Va detto poi, e questo è certtamente uno scenario positivo da valutare con atteznzione che la crescita della ricarica privata dovrebbe essere ancora più sostenuta: dai 630.000 punti del 2025 si passerebbe nel 2030 a un valore compreso tra 2,4 e 2,9 milioni, fino a raggiungere tra 5,2 e 6,3 milioni di installazioni nel 2035.
Il quadro che esce dal report mostra dunque un mercato che ha ripreso a crescere, ma che non ha ancora raggiunto una velocità sufficiente per rispettare aspettative e target.













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