Gli agricoltori sono più prudenti, ma ancora pronti a investire
L’incertezza economica, l’aumento dei costi produttivi e gli effetti degli eventi meteo estremi e in generale dei cambiamenti climatici spingono gli agricoltori a valutare con maggiore attenzione ogni investimento. La propensione all’innovazione, tuttavia, non sembra essersi arrestata: a essere cambiati sono soprattutto i criteri con cui vengono selezionate tecnologie, attrezzature e soluzioni per la gestione delle aziende agricole.
È quanto emerge dal Global Farmer Insights 2026 di McKinsey & Company, indagine condotta su 5.500 agricoltori in dieci tra i principali mercati agricoli di Nord America, Sud America, Europa e Asia.
ESG360 ha seguito anche le altre edizioni della ricerca dedicate al rapporto tra agricoltura e automazione e alle sfide della sostenibilità per l’agricoltura e alle startup AgTech.
Realizzata tra aprile e luglio 2026, la ricerca fotografa un settore alle prese con una forte pressione sui margini. Fertilizzanti, energia, lavoro, macchinari e finanziamenti hanno registrato rincari significativi, ai quali si sono aggiunte l’instabilità geopolitica e la crescente imprevedibilità climatica.
Le intenzioni di spesa diminuiscono di 24 punti
Rispetto all’indagine del 2024, le intenzioni di spesa degli agricoltori sono diminuite di 24 punti percentuali. Il dato segnala una maggiore prudenza, ma non una chiusura generalizzata agli investimenti: la maggior parte degli intervistati dichiara infatti di prevedere un aumento della spesa nei successivi 12-18 mesi.
Per difendere la liquidità, molte aziende stanno rinviando gli acquisti più importanti, riducendo i costi in alcune categorie e scegliendo prodotti meno costosi. Le decisioni dipendono però dall’andamento della redditività e possono cambiare rapidamente quando migliorano i margini.
Fertilizzanti e macchinari al centro delle scelte
I fertilizzanti rappresentano la prima voce sulla quale intervenire in caso di contrazione dei profitti: il 36% degli agricoltori afferma che ridurrebbe inizialmente questa spesa. Allo stesso tempo, il 50% la ripristinerebbe per prima in presenza di una ripresa della redditività.
Una dinamica simile riguarda le attrezzature agricole per l’agricoltura 4.0. Il 16% degli intervistati le indica tra le prime categorie da sacrificare, mentre il 36% tornerebbe a investirvi quando le condizioni economiche migliorano. Si tratta del maggiore recupero positivo rilevato fra tutte le categorie analizzate.
Cresce l’interesse per prodotti generici
La pressione sui costi sta modificando anche il valore attribuito ai marchi. Il 35% degli agricoltori nordamericani e il 30% di quelli europei impegnati nelle colture estensive prevede di orientarsi verso prodotti generici per la protezione delle colture.
Per i produttori di mezzi tecnici diventa quindi essenziale dimostrare che un prodotto di marca offre vantaggi concreti rispetto alle alternative più economiche. Affidabilità, incremento delle rese, riduzione degli sprechi e semplicità di utilizzo sono elementi sempre più importanti nella decisione d’acquisto.
Biologici sempre più presenti nelle aziende agricole
Nonostante la prudenza finanziaria, gli agricoltori continuano ad adottare prodotti innovativi quando ne riconoscono il valore. Le soluzioni biologiche, in particolare, stanno diventando una componente stabile del portafoglio di input agricoli.
Secondo McKinsey, il 41% degli intervistati utilizza prodotti per il biocontrollo, destinati a contrastare parassiti e malattie attraverso organismi naturali o sostanze di origine biologica. Il 48% dichiara invece di avere adottato biostimolanti, utilizzati per favorire lo sviluppo delle piante, l’assorbimento dei nutrienti e la capacità di resistere agli stress ambientali.
La diffusione di questi prodotti riflette la ricerca di un equilibrio tra produttività, sostenibilità e riduzione dell’impiego di sostanze chimiche convenzionali.
L’agtech cresce, ma rallenta nei mercati maturi
A livello globale, il 49% degli agricoltori utilizza almeno una soluzione agtech. La quota è aumentata di quattro punti percentuali rispetto al 2024, anche se la crescita appare meno dinamica nei mercati nei quali le tecnologie agricole digitali sono presenti da più tempo.
Il rallentamento evidenzia alcune difficoltà ancora aperte: costi iniziali, integrazione con macchinari e piattaforme esistenti, frammentazione delle soluzioni e necessità di dimostrare un ritorno economico facilmente verificabile.
L’innovazione non viene quindi respinta, ma sottoposta a una selezione più rigorosa. Le tecnologie devono essere semplici da adottare e capaci di produrre risultati utili in tempi compatibili con le esigenze finanziarie delle aziende.
L’intelligenza artificiale generativa arriva nei campi
Uno dei dati più significativi riguarda l’intelligenza artificiale generativa. Il 17% degli agricoltori intervistati dichiara di utilizzarla già per attività connesse alla gestione dell’azienda, tra cui pianificazione, analisi e gestione delle colture.
La velocità di adozione è particolarmente rilevante per un settore nel quale le nuove tecnologie hanno tradizionalmente incontrato ostacoli legati agli investimenti iniziali e all’integrazione con sistemi già operativi.
Negli Stati Uniti, sia l’impiego complessivo sia l’utilizzo di servizi a pagamento basati sull’AI generativa stanno aumentando a un ritmo paragonabile a quello delle tecnologie agricole che in passato hanno registrato la diffusione più rapida.
A favorire questa crescita è anche la facilità di accesso: molte applicazioni di AI possono essere utilizzate attraverso dispositivi e software già disponibili, senza richiedere necessariamente l’acquisto di nuovi macchinari.
Gli strumenti digitali cambiano il percorso d’acquisto
I canali digitali assumono un ruolo crescente anche nella ricerca e nella valutazione dei prodotti. Il 32% degli agricoltori li utilizza per raccogliere informazioni, mentre il 36% se ne serve per confrontare soluzioni e offerte. Quest’ultima quota è aumentata di 14 punti percentuali rispetto al 2024.
Siti specializzati, piattaforme commerciali e strumenti digitali consentono di accedere più rapidamente a dati tecnici, prezzi e prestazioni. Il processo di acquisto diventa però anche più articolato, perché aumenta il numero di alternative disponibili e delle informazioni da verificare.
Gli agronomi restano decisivi per la fiducia
La crescita del digitale non elimina il valore delle competenze professionali. Il 56% degli agricoltori considera gli agronomi tecnici una delle principali fonti di influenza nelle decisioni d’acquisto, soprattutto tra le generazioni più giovani.
Il rapporto umano e la consulenza specializzata rimangono quindi centrali per interpretare i dati, adattare le tecnologie alle condizioni locali e ridurre il rischio di investimenti poco efficaci.
L’innovazione deve dimostrare il proprio valore
Dalla ricerca emerge un orientamento comune: gli agricoltori sono ancora disposti a spendere e innovare, ma intendono farlo alle proprie condizioni. Ogni soluzione deve rispondere a esigenze precise e offrire vantaggi economici comprensibili, misurabili e raggiungibili.
Per le imprese dell’agritech e i fornitori di mezzi tecnici, la sfida sarà tradurre l’innovazione in risultati concreti: minori costi, maggiore produttività, riduzione dei rischi e migliore capacità di affrontare gli eventi climatici.
Le aziende che non riusciranno a documentare questi benefici dovranno probabilmente competere sul prezzo con alternative più semplici. Quelle capaci di dimostrare il ritorno dell’investimento potranno invece trovare spazio anche in una fase caratterizzata da una forte disciplina finanziaria.













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