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Energy technology, il mercato vola verso i 2.000 Mld



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Le tecnologie per l’energia valgono già 1.200 miliardi di dollari e potrebbero superare i 2.000 miliardi entro il 2035. Il rapporto “Energy Technolgy Perspectives” IEA mostra i progressi di solare, batterie e idrogeno, ma anche le vulnerabilità nelle filiere, la concentrazione verso la Cina e i ritardi nelle infrastrutture

Pubblicato il 3 set 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Energy technology: come stanno evolvendo le tecnologie innovative per l'energia
Fonte: Energy Technology Perspectives 2026, INTERNATIONAL ENERGY AGENCY, IEA. CC BY 4.0 Notes: CCUS = carbon capture, utilisation and storage; DAC = direct air capture; EV = electric vehicle; FCEV = fuel cell electric vehicle; HP = heat pumps; SAF = sustainable aviation fuels; ZEV = zero-emission vehicle. Dependence on climate policy is calculated based on the deployment ratio between the Stated Policies Scenario (STEPS) and Net Zero Emissions by 2050 Scenario (NZE Scenario).
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Punti chiave

  • Definizione e ambito: l’energy technology è un ecosistema che include fotovoltaico, eolico, batterie, reti, pompe di calore, idrogeno e cattura della CO₂.
  • Impatto strategico: favorisce la elettrificazione, la decarbonizzazione e la competitività; mercato in espansione trainato dall’auto elettrica e dall’accumulo.
  • Sfide: servono infrastrutture, investimenti e filiere resilienti; la concentrazione produttiva (soprattutto Cina) e la lentezza delle connessioni ostacolano la transizione; utile l’AI.
Riassunto generato con AI


Energy technology: innovazione e tecnologia stanno cambiando l’energia

Quando prendiamo in considerazione l’utilizzo di fonti rinnovabili, quando valutiamo l’utilizzo di batterie o, ancora e a maggior ragione, quando consideriamo il ruolo delle reti intelligenti all’idrogeno, stiamo mettendo in diretta relazione il ruolo dell’innovazione con nuove prospettive di produzione e di consumo dell’energia. Stiamo cioè applicando, su diversi livelli e dimensioni i principi dell’innovazione, primariamente tecnologica, all’energia e siamo nel campo delle energy technology . Un campo, quello delle tecnologie per l’energia, che comprende le soluzioni utilizzate per produrre, trasformare, accumulare, distribuire e consumare energia. Abbiamo detto “un campo” ma sarebbe meglio ancora definirlo come un ecosistema che si sta dimostrando determinante per garantire la possibilità di produrre e consumare energia e nello stesso tempo agire sui piani della decarbonizzazione, della sicurezza e della competitività.

Che cosa si intende per energy technology?

Con l’espressione energy technology, o tecnologie per l’energia, si indica per la precisione l’insieme di strumenti, impianti, materiali, processi e sistemi digitali impiegati lungo l’intero ciclo energetico.

La definizione comprende le soluzioni che consentono di produrre energia, convertirla da una forma all’altra, trasportarla, immagazzinarla e utilizzarla in modo più efficiente. Non riguarda quindi soltanto i pannelli fotovoltaici o le turbine eoliche, ma un ecosistema molto più ampio, nel quale rientrano reti elettriche, batterie, pompe di calore, biocarburanti, idrogeno, sistemi di cattura della CO₂ e piattaforme software.

Le tecnologie energetiche possono utilizzare fonti fossili, nucleari o rinnovabili. Oggi, tuttavia, il termine viene associato soprattutto alle soluzioni necessarie per costruire un sistema energetico più pulito, elettrificato, digitale e resiliente.

Le tecnologie di riferimento per produrre energia

Una prima categoria comprende le tecnologie di generazione. Ne fanno parte il fotovoltaico, l’eolico terrestre e offshore, l’idroelettrico, la geotermia e gli impianti alimentati da biomasse sostenibili.

Rientrano nell’energy technology anche le tecnologie nucleari, dai reattori tradizionali ai piccoli reattori modulari, fino alla fusione. L’innovazione interessa sia la capacità degli impianti di produrre energia sia i materiali utilizzati. Celle solari più efficienti, turbine di maggiori dimensioni e sistemi avanzati di controllo permettono di aumentare la produzione riducendo costi, consumi di risorse e occupazione del suolo.

Energy technology: il ruolo sempre più importante dell’accumulo e delle reti per gestire l’elettricità

Sole e vento non producono energia in modo costante e impongono alle strategia basate sulle energie rinnovabili di disporre di soluzioni per l’accumulo in modo da bilanciare domanda e offerta. Le batterie possono conservare l’elettricità generata nelle ore di maggiore disponibilità e renderla utilizzabile quando la produzione diminuisce o i consumi aumentano.

Accanto alle batterie agli ioni di litio si stanno sviluppando soluzioni basate su sodio, batterie a flusso, sistemi termici, accumulo gravitazionale e pompaggio idroelettrico. Ogni tecnologia risponde a esigenze differenti, dalla gestione domestica dell’energia allo stoccaggio di lunga durata per le reti.

Le smart grid

Le reti intelligenti, o smart grid, utilizzano sensori, contatori digitali, automazione e piattaforme di analisi per controllare in tempo reale i flussi energetici.

Consentono di integrare impianti rinnovabili distribuiti, sistemi di accumulo, veicoli elettrici e comunità energetiche. Si tratta di soluzioni che trasformano inoltre il consumatore in un soggetto attivo, capace di produrre, condividere e vendere energia.

Efficienza ed elettrificazione dei consumi

Le energy technology comprendono anche le soluzioni che permettono di consumare meno energia a parità di servizio. Motori efficienti, illuminazione LED, sistemi di recupero del calore, materiali isolanti ed Energy Management System riducono consumi e costi negli edifici e nei processi industriali.

L’elettrificazione trasferisce invece all’elettricità attività tradizionalmente alimentate da combustibili fossili. Le pompe di calore sostituiscono le caldaie a gas, mentre automobili, autobus e mezzi industriali elettrici riducono il ricorso a benzina e diesel.

Quando l’elettricità proviene da fonti a basse emissioni, questa trasformazione consente di abbattere in modo significativo l’impronta climatica dei consumi.

Idrogeno, biocarburanti e nuovi combustibili

Non tutte le attività possono essere elettrificate direttamente. Per aviazione, navigazione e industrie ad alta temperatura servono combustibili alternativi capaci di sostituire carbone, petrolio e gas.

In questa categoria rientrano l’idrogeno a basse emissioni, il biometano, i biocarburanti avanzati, l’ammoniaca e i carburanti sintetici. L’idrogeno verde viene prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua utilizzando elettricità rinnovabile e può trovare applicazione nella siderurgia, nella chimica, nei trasporti pesanti e nell’accumulo energetico.

Queste soluzioni presentano però costi ancora elevati e richiedono nuove infrastrutture di produzione, trasporto e distribuzione.

Le tecnologie per decarbonizzare l’industria

Un’altra area comprende i processi destinati a ridurre le emissioni dei settori industriali più difficili da decarbonizzare, come acciaio, cemento, chimica e alluminio (hard-to-abate).

La cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio della CO₂ permette di intercettare l’anidride carbonica generata dagli impianti, evitando che venga rilasciata nell’atmosfera. Altre tecnologie modificano direttamente i processi produttivi, sostituendo i combustibili fossili con elettricità, idrogeno o materie prime circolari.

L’obiettivo è produrre materiali a emissioni basse o prossime allo zero senza comprometterne qualità, sicurezza e disponibilità.

Digitale e intelligenza artificiale per l’energia

Software, Internet of Things, cloud, digital twin e intelligenza artificiale sono ormai parte integrante dell’innovazione energetica. Queste tecnologie consentono di prevedere la produzione rinnovabile, ottimizzare i consumi, individuare anomalie e programmare la manutenzione degli impianti. L’AI può inoltre accelerare la scoperta di nuovi materiali per batterie e pannelli solari, migliorare la progettazione delle reti e coordinare migliaia di risorse energetiche distribuite.

La digitalizzazione introduce però nuove vulnerabilità: impianti e reti sempre più connessi devono essere protetti da malfunzionamenti, attacchi informatici e rischi legati alla gestione dei dati.

Perché le energy technology sono strategiche

Le tecnologie per l’energia non servono soltanto a contrastare il cambiamento climatico. Contribuiscono a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili, proteggere i Paesi dalla volatilità dei prezzi e rendere più competitivo il sistema produttivo. La loro diffusione dipende dalla disponibilità di infrastrutture, investimenti, competenze e materie prime critiche. Conta anche la capacità di costruire filiere industriali resilienti, evitando dipendenze eccessive da un numero limitato di fornitori.

Le energy technology rappresentano per tutte queste ragioni il punto d’incontro tra innovazione scientifica, politica industriale, sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità. La transizione energetica non dipenderà da una singola tecnologia, ma dall’integrazione di molte soluzioni diverse all’interno di un sistema più efficiente, flessibile e interconnesso.

Energy technology: perché sta diventando un terreno di competizione globale?

Le tecnologie per l’energia hanno un impatto sempre più diretto esempre più veloce sull’economia e stanno diventando uno dei principali terreni di competizione economica e industriale globale. Non rappresentano soltanto uno strumento per ridurre le emissioni, ma una leva strategica per la sicurezza energetica, la competitività delle imprese e la capacità dei Paesi di controllare filiere produttive sempre più importanti.

È questo il quadro delineato dall’International Energy Agency IEA nell’Energy Technology Perspectives 2026, il rapporto , disponibile in forma integrale QUI, analizza lo sviluppo delle tecnologie pulite, la crescita dei mercati, gli investimenti industriali e la distribuzione geografica della produzione.

Il messaggio di fondo è chiaro: la transizione energetica continua ad avanzare nonostante l’incertezza politica, economica e commerciale, ma il successo non dipenderà soltanto dalla disponibilità di tecnologie più efficienti, saranno decisive anche le infrastrutture, la solidità delle catene di fornitura e la capacità dei governi di creare una domanda stabile.

Un mercato destinato a raddoppiare entro il 2035

Il valore globale delle principali tecnologie energetiche pulite è cresciuto mediamente del 20% all’anno nell’ultimo decennio, raggiungendo quasi 1.200 miliardi di dollari nel 2025.

Secondo lo scenario basato sulle politiche oggi in vigore, questo mercato potrebbe arrivare a circa 2.000 miliardi di dollari nel 2035, una dimensione paragonabile a quella del mercato mondiale del petrolio greggio nel 2025. Nello scenario che considera anche gli impegni già annunciati dai governi, il valore potrebbe invece sfiorare i 3.000 miliardi.

L’auto elettrica guida la crescita

Le automobili elettriche sono destinate a rappresentare la componente economicamente più rilevante. Nel 2035 potrebbero generare circa tre quarti del valore complessivo del mercato delle tecnologie energetiche pulite.

La crescita non riguarda però soltanto la mobilità. Fotovoltaico, eolico, batterie, pompe di calore, elettrolizzatori e tecnologie per le reti elettriche stanno costruendo quella che l’IEA definisce sempre più chiaramente come “l’era dell’elettricità”. (Leggi l’articolo dedicato al report IEA sull’energia pulita n.d.r.)

Energy Technology Cosa dice il report Energy Technology Perspectives della IEA
Cosa dice il report Energy Technology Perspectives della IEA

A favorire questa evoluzione sono soprattutto la modularità delle tecnologie, la produzione su larga scala e la riduzione dei costi. Oggi circa l’80% della generazione mondiale da nuovi impianti solari ed eolici presenta costi inferiori rispetto alle alternative alimentate a carbone o gas.

Batterie e fotovoltaico cambiano l’economia dell’energia

Le batterie costituiscono uno degli esempi più evidenti di innovazione industriale applicata all’energia. Nell’arco di dieci anni i loro prezzi sono diminuiti del 75%, sostenendo la diffusione dei veicoli elettrici e rendendo più semplice integrare nelle reti una quota crescente di produzione solare ed eolica.

In alcuni mercati emergenti, le auto elettriche a batteria stanno diventando meno costose all’acquisto rispetto ai modelli equivalenti con motore a combustione interna. La competizione non si gioca quindi più soltanto sui benefici ambientali, ma anche sulla convenienza economica.

Il nodo delle reti elettriche

L’espansione delle tecnologie elettriche incontra tuttavia un ostacolo sempre più evidente: la disponibilità delle infrastrutture. Nel 2025 gli investimenti nelle reti e nelle altre infrastrutture abilitanti hanno raggiunto circa 430 miliardi di dollari, il 40% in più rispetto al 2020. Ma nei prossimi anni servirà un’ulteriore accelerazione per collegare nuovi impianti rinnovabili, alimentare i veicoli elettrici e gestire sistemi energetici più distribuiti.

Nello scenario delle politiche dichiarate, l’investimento medio annuo nelle reti tra il 2031 e il 2035 dovrebbe risultare superiore di circa il 60% rispetto ai livelli del 2025, arrivando intorno ai 660 miliardi di dollari all’anno.

Il rischio è che la lentezza delle autorizzazioni, delle connessioni e degli interventi di potenziamento trasformi le reti nel principale collo di bottiglia della transizione.

Idrogeno e cattura della CO₂ avanzano, ma lentamente

Accanto alle tecnologie ormai mature, il rapporto registra progressi anche per le soluzioni che si trovano nelle prime fasi di diffusione commerciale. Gli investimenti globali nella produzione di idrogeno a basse emissioni hanno raggiunto quasi 8 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita dell’80% in un solo anno. Anche gli investimenti nella cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂, CCUS, sono aumentati sensibilmente, superando i 5 miliardi di dollari.

Molti annunci, pochi progetti definitivi

Quasi il 90% dei progetti CCUS annunciati non ha ancora raggiunto la decisione finale di investimento. Una dinamica simile interessa la produzione di acciaio a emissioni quasi zero. Dal 2020 sono stati annunciati impianti per circa 105 milioni di tonnellate di capacità, equivalenti a quasi il 5% della produzione mondiale attuale, ma soltanto il 5% dei progetti ha ottenuto una decisione definitiva di investimento.

Costi elevati, incertezza sulla domanda, difficoltà di finanziamento e assenza di contratti di acquisto di lungo periodo continuano a rallentare il passaggio dalla sperimentazione alla scala industriale.

Biofuel, idrogeno e carburanti sostenibili

Anche il mercato dei combustibili a basse emissioni è destinato a crescere. Il suo valore potrebbe passare da circa 215 miliardi di dollari nel 2025 a 390 miliardi nel 2035.

Circa il 60% dell’incremento dovrebbe provenire da tecnologie relativamente mature, come biometano, bioetanolo e biodiesel. Il biometano, in particolare, potrebbe registrare una crescita media annua compresa tra il 7% e l’8%.

Il decollo difficile dei carburanti per l’aviazione

I carburanti sostenibili per l’aviazione, o SAF, potrebbero crescere del 30% all’anno, anche grazie agli obblighi di miscelazione introdotti in diversi mercati. Nel 2035, tuttavia, coprirebbero ancora soltanto il 4% della domanda mondiale di carburante per aerei. Il principale ostacolo rimane economico. I SAF prodotti attraverso le tecnologie oggi prevalenti costano da due a tre volte più del carburante fossile, mentre il cherosene sintetico può costare oltre nove volte di più.

Per queste soluzioni, il progresso tecnologico da solo non sarà sufficiente: serviranno incentivi, obblighi normativi, accordi di acquisto e segnali di domanda più affidabili.

Dalla fusione nucleare all’intelligenza artificiale

Una parte crescente degli investimenti si sta indirizzando verso tecnologie ancora lontane dalla maturità commerciale. Tra queste figurano la fusione nucleare, il raffreddamento allo stato solido, l’elettrolisi del minerale di ferro, la produzione di cemento senza calcare e la sintesi elettrochimica diretta dell’ammoniaca.

Nel 2025 sono stati raggiunti nuovi risultati sperimentali nella fusione nucleare ed è aumentato l’interesse del venture capital. L’IEA invita però alla prudenza: i tempi di commercializzazione e i costi rimangono altamente incerti e difficilmente queste tecnologie conquisteranno quote significative di mercato entro il prossimo decennio.

L’AI come acceleratore dell’innovazione energetica

Anche l’intelligenza artificiale può contribuire ad accelerare l’innovazione. La maggiore disponibilità di dati, il calo dei costi di elaborazione e il miglioramento degli algoritmi consentono di progettare nuovi materiali, ottimizzare gli impianti, prevedere guasti e rendere più efficiente la gestione delle reti.

In termini di impatto effettivo dell’AI però manca ancora una dimostrazione su larga scala. L’AI può ridurre tempi e costi della ricerca, ma non elimina la necessità di sperimentazione fisica, infrastrutture industriali e investimenti di lungo periodo.

La concentrazione delle filiere espone a nuovi rischi

La crescita delle tecnologie pulite e delle cleantech convive con una forte concentrazione geografica della capacità produttiva. La Cina controlla tra il 60% e l’85% della produzione nelle principali filiere analizzate e, in alcune fasi, supera il 95%.

Ogni catena di fornitura presenta almeno un passaggio nel quale la produzione al di fuori della Cina sarebbe in grado di soddisfare meno di un quarto della domanda degli altri Paesi.

Il peso economico di un’interruzione

Secondo le simulazioni dell’IEA, un mese di interruzione delle esportazioni cinesi legate alla filiera delle batterie provocherebbe una perdita di produzione pari a circa 17 miliardi di dollari negli stabilimenti automobilistici del resto del mondo. Più della metà dell’impatto ricadrebbe sull’Unione europea. Un mese di blocco delle forniture cinesi per il fotovoltaico causerebbe invece circa un miliardo di dollari di mancata produzione negli impianti di moduli localizzati fuori dalla Cina.

Le vulnerabilità più rilevanti riguardano la lavorazione dei minerali critici e le fasi intermedie delle filiere. Particolarmente delicata è la situazione delle terre rare utilizzate nei magneti permanenti, componenti indispensabili per turbine eoliche, auto elettriche, droni e data center.

Competitività e sicurezza diventano inseparabili

Il vantaggio competitivo cinese non dipende soltanto dal costo del lavoro. È il risultato di decenni di investimenti, innovazione, esperienza produttiva, integrazione delle filiere, formazione delle competenze e continuità delle politiche industriali. Nelle batterie, la maggiore efficienza produttiva spiega oltre il 40% della differenza di costo tra Cina ed Europa. Nella produzione a monte del fotovoltaico e delle pale eoliche pesano invece soprattutto i costi dell’energia e del lavoro.

Diversificare senza rinunciare al commercio

La risposta non può consistere semplicemente nel riportare ogni fase produttiva entro i confini nazionali. Una completa autosufficienza avrebbe costi elevati e potrebbe rallentare la diffusione delle tecnologie.

L’IEA indica piuttosto la strada della diversificazione e della cooperazione industriale. Produrre moduli fotovoltaici nell’Unione europea utilizzando wafer importati dal Nord Africa, per esempio, potrebbe costare quasi il 20% in meno rispetto a una produzione interamente europea. Analogamente, assemblare turbine eoliche in Europa ricorrendo a componenti indiani permetterebbe di ridurre del 75% il divario di costo con la Cina.

La tecnologia non basta senza una strategia industriale

In concreto, il rapporto mostra che la transizione energetica non è più soltanto una questione climatica, ma ha tutte le caratteristiche di una trasformazione industriale nella quale innovazione, sicurezza degli approvvigionamenti, politica commerciale e competitività sono sempre più intrecciate.

Le tecnologie esistono e, in molti casi, sono già economicamente competitive. La sfida consiste nel costruire reti adeguate, sostenere la domanda delle soluzioni ancora costose, trasformare gli annunci in progetti industriali e ridurre la dipendenza da pochi fornitori.

Il futuro dell’energia, sulla base di queste evidenze, appare sempre più determinato da chi saprà inventare le tecnologie migliori e da chi riuscirà a produrle su larga scala, integrarle nelle infrastrutture e inserirle in filiere resilienti.

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