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Servitizzazione e sostenibilità, il service per la transizione ambientale: il caso Toyota Material Handling Italia



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La sostenibilità nel manifatturiero passa sempre più dai servizi. Lo studio del centro di ricerca ASAP evidenzia come manutenzione, logistica e gestione degli asset possano generare valore ambientale misurabile. Il caso Toyota Material Handling Italia mostra come trasformare efficienza operativa e service in una leva concreta di sostenibilità

Pubblicato il 12 giu 2026

Federico Adrodegari

Laboratorio RISE, Università degli Studi di Brescia e Centro di Ricerca ASAP

Luca Lussignoli

Laboratorio RISE, Università degli Stusi di Brescia e Centro di Ricerca ASAP

Nicola Saccani

Laboratorio RISE, Università di Brescia e Centro di Ricerca ASAP

Laura Scalvini

Laboratorio RISE, Università di Brescia e Centro di Ricerca ASAP

Francesca Simoncelli

QHSE & Sustainability Manager, Toyota Material Handling Italia



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Si è svolto a Brescia l’evento di presentazione dei risultati della ricerca ASAP “Servitizzazione e Sostenibilità(vai qui per accedere alla pagina dell’evento) dedicata al ruolo dei servizi nella transizione sostenibile del manifatturiero. Dall’incontro è emersa una sfida chiave per le imprese: trasformare il potenziale ambientale dei servizi in valore misurabile. Tra gli speaker anche Francesca Simoncelli, QHSE & Sustainability Manager, Toyota Material Handling Italia, che ha portato un caso concreto di come la sostenibilità passi anche dalle scelte operative quotidiane.

Il rapporto tra servitizzazione e sostenibilità ambientale è sempre più al centro delle strategie industriali, ma tradurre questo legame in risultati concreti e misurabili resta una sfida ancora aperta. È questo il messaggio emerso con forza durante l’evento finale di presentazione dell’annuale ricerca ASAP dedicata ad esplorare il legame tra Servitizzazione e Sostenibilità nel manifatturiero, svoltosi il 7 maggio a Brescia.

L’iniziativa, promossa dal Centro Interuniversitario ASAP, ha riunito quasi un centinaio tra manager, aziende e ricercatori con l’obiettivo di discutere il ruolo dei servizi nella transizione sostenibile del settore manifatturiero. La giornata ha alternato momenti di presentazione dei risultati della ricerca a tavole rotonde con imprese appartenenti a differenti comparti industriali, confermando il valore del dialogo tra mondo accademico e industria sui temi della trasformazione sostenibile del manufacturing.

I servizi come leva per la sostenibilità

La ricerca sviluppata da ASAP ha analizzato il modo in cui le imprese percepiscono oggi il ruolo della servitizzazione rispetto alla sostenibilità ambientale. Dai risultati emerge che la sostenibilità è sempre più presente nelle strategie aziendali, spesso spinta da normative, obiettivi reputazionali e richieste del mercato. Tuttavia, il trasferimento di questi obiettivi alla funzione service non è ancora pienamente consolidato. (Leggi anche il servizio sul valore ambientale dei servizi).

Molte aziende riconoscono infatti il potenziale dei servizi industriali nel contribuire a percorsi di sostenibilità: manutenzione preventiva e predittiva, monitoraggio remoto, refurbishment, revamping, remanufacturing e servizi di fine vita sono considerati strumenti capaci di estendere la vita utile degli asset, ridurre sprechi ed emissioni, migliorare l’efficienza operativa ed energetica e supportare logiche di economia circolare.

La necessità di collegare i servizi a benefici ambientali osservabili

Il nodo critico, tuttavia, riguarda la capacità di collegare questi servizi a benefici ambientali osservabili. In molti casi il valore ambientale del service resta implicito: è percepito come effetto positivo di attività nate per obiettivi economici, tecnici o organizzativi, ma non sempre viene misurato o comunicato in modo strutturato.

Per affrontare questo passaggio, la ricerca ha utilizzato il concetto di Environmental Value Drivers, cioè i meccanismi attraverso cui un servizio può generare una variazione nelle prestazioni ambientali di un sistema prodotto-servizio. Gli EVD permettono di leggere il contributo ambientale dei servizi attraverso effetti concreti, come riduzione dei consumi energetici, estensione della vita utile degli asset, riduzione dei guasti, minimizzazione degli sprechi, maggiore circolarità dei materiali o migliore efficienza operativa. La ricerca ASAP ha inoltre sviluppato una matrice Servizi-EVD, costruita incrociando 40 tipologie di servizi con 16 Environmental Value Drivers.

Questa lente è utile anche per interpretare il caso Toyota: non si tratta di chiedersi se il service sia “sostenibile” in senso generico, ma di capire attraverso quali attività operative possa contribuire a ridurre impatti, inefficienze e sprechi lungo il ciclo di vita dell’asset.

Il caso Toyota Material Handling Italia: la sostenibilità passa anche dal Service

Tra le testimonianze aziendali presentate durante l’incontro, quella di Toyota Material Handling Italia ha offerto uno degli esempi più concreti di come la sostenibilità possa essere integrata nella gestione operativa del service. Francesca Simoncelli, QHSE & Sustainability Manager, Toyota Material Handling Italia, ha illustrato il percorso avviato dall’azienda per tradurre gli obiettivi ambientali in pratiche operative misurabili, mostrando come il contributo del service alla sostenibilità non dipenda soltanto da grandi strategie industriali, ma anche dalla capacità di governare processi quotidiani, dati e indicatori di performance.

Toyota Material Handling Italia opera nel settore dei carrelli elevatori e dei sistemi per la movimentazione dei materiali, un contesto in cui il rapporto tra prodotto, utilizzo e servizio è particolarmente stretto. Nel caso analizzato dalla ricerca ASAP, l’organizzazione italiana impiega ad oggi circa 830 dipendenti e svolge attività di distribuzione, vendita, noleggio, revisione e manutenzionedi carrelli semoventi. Sono inoltre presenti un centro ricambi e un Customization Centre dedicato alla personalizzazione dei prodotti in funzione delle esigenze dei clienti.

Un elemento particolarmente rilevante riguarda il peso del modello access-based. Circa metà della clientela è costituita da clienti diretti e, tra questi, il 70% sceglie formule basate sul noleggio. Questo dato modifica profondamente la logica del rapporto tra azienda, cliente e asset: il valore non si esaurisce nella vendita del carrello, ma si costruisce nella gestione continuativa del mezzo, attraverso disponibilità, manutenzione, affidabilità, efficienza degli interventi, gestione dei ricambi e trattamento dei rifiuti.

Servizio come componente strutturale del modello di business

In questo quadro, il service non rappresenta un’attività accessoria, ma una componente strutturale del modello di business e, di conseguenza, uno spazio concreto in cui agire anche sulla sostenibilità. La vita utile dell’asset, il numero di interventi necessari, la capacità di risolvere i problemi al primo passaggio, i chilometri percorsi dai tecnici e l’organizzazione logistica dei ricambi diventano così variabili operative con potenziali implicazioni ambientali.

Toyota Material Handling Italia presenta inoltre una strategia di sostenibilità formalizzata, con obiettivi legati alla gestione dei rifiuti, al consumo di energia, al consumo di acqua e all’impegno net zero entro il 2040, supportato da target approvati dalla Science Based Targets initiative. L’azienda integra questi obiettivi nel proprio bilancio di sostenibilità e pubblica dal 2012 un report annuale che aggrega le performance delle filiali europee. Il percorso include inoltre certificazioni come ISO 50001 per la gestione dell’energia e ISO 14001 per il sistema di gestione ambientale.

L’aspetto più interessante, però, riguarda il modo in cui questi obiettivi entrano nella gestione quotidiana del service. Un esempio significativo emerso durante il confronto riguarda l’organizzazione delle attività dei tecnici sul campo. Il modello adottato prevede che i tecnici si dedichino esclusivamente agli interventi presso i clienti, mentre durante la notte un servizio dedicato rifornisce i loro furgoni con i ricambi necessari e ritira i rifiuti accumulati durante la giornata. Questa soluzione evita il rientro sistematico dei tecnici in sede e consente di mantenere elevata l’efficienza operativa. Secondo quanto emerso nel caso analizzato, una diversa organizzazione che imponesse il rientro quotidiano dei tecnici comporterebbe una perdita di efficienza stimata tra il 15% e il 20%.

Il ruolo del disegno dei flussi operativi nella gestione della sostenibilità nei servizi

Questo passaggio è particolarmente significativo perché mostra in modo molto concreto come la sostenibilità nei servizi non dipenda soltanto dall’adozione di tecnologie a minore impatto, ma anche dal disegno dei flussi operativi: come vengono pianificati gli spostamenti, come vengono riforniti i furgoni, come sono gestiti i rifiuti e come si evitano viaggi e attività non produttive.

Durante la tavola rotonda dell’evento, Toyota Material Handling Italia ha richiamato anche alcuni indicatori operativi utilizzati per monitorare il contributo del service, tra cui i chilometri percorsi dai tecnici e il first fix rate, cioè la capacità di risolvere un problema al primo intervento. Sono stati inoltre citati interventi concreti sui furgoni del service, come la riduzione del peso dei mezzi, l’ottimizzazione delle attrezzature e dei ricambi trasportati e la valutazione di soluzioni a minore impatto ambientale.

Questi indicatori non sono metriche ambientali in senso stretto, ma rappresentano efficaci metriche ponte tra prestazione operativa e impatto ambientale. Ridurre i chilometri percorsi significa diminuire consumi ed emissioni associate agli spostamenti; aumentare il first fix rate significa evitare visite ripetute, ridurre tempi di fermo e limitare trasferte aggiuntive; ottimizzare il contenuto del furgone significa trasportare solo ciò che è realmente necessario, riducendo peso, inefficienze e sprechi.

In questa prospettiva, il caso Toyota mostra come la misurazione della sostenibilità nel service possa partire anche da metriche operative già note alle funzioni aziendali, purché siano collegate in modo esplicito ai meccanismi ambientali che possono attivare. È proprio questo uno degli elementi che rende il caso particolarmente interessante nel contesto della ricerca ASAP: la capacità di tradurre obiettivi di sostenibilità in pratiche operative concrete, monitorabili e integrate nella gestione quotidiana del service.

Il caso Toyota consente inoltre di evidenziare alcune indicazioni utili anche per altre imprese manifatturiere che intendono rendere il service una leva concreta di sostenibilità.

Il legame tra modello di business e sostenibilità

La prima riguarda il legame tra modello di business e sostenibilità. Nei modelli basati su noleggio, accesso o disponibilità dell’asset, il fornitore mantiene una relazione più lunga con il prodotto e con il cliente. Questo crea condizioni favorevoli per ottimizzare manutenzione, utilizzo, ricambi, fine vita e recupero di valore lungo il ciclo di vita dell’asset. Tuttavia, perché questo potenziale si traduca in benefici concreti, servono processi strutturati, responsabilità chiare e strumenti di monitoraggio adeguati.

La seconda indicazione riguarda la logistica del service. La sostenibilità passa anche dall’organizzazione degli interventi: pianificazione delle visite, riduzione degli spostamenti non necessari, disponibilità dei ricambi corretti, gestione dei rifiuti derivanti dall’assistenza e configurazione dei mezzi utilizzati dai tecnici. In questo senso, il furgone del service diventa un punto di osservazione molto concreto del rapporto tra efficienza operativa e impatto ambientale.

La terza riguarda l’utilizzo delle metriche operative. Indicatori come chilometri percorsi, first fix rate, disponibilità dell’asset, numero di interventi ripetuti o efficienza della gestione ricambi vengono utilizzati per rendere più visibile il contributo ambientale del service. Pur non sostituendo metriche ambientali dirette, come consumi o emissioni, questi indicatori permettono di collegare le attività operative agli effetti ambientali generati e rappresentano un primo livello di misurazione pragmatico e comprensibile per le diverse funzioni aziendali.

Il ruolo del Digital Product Passport

Infine, emerge il tema della governance dei dati. Toyota Material Handling Italia sta lavorando anche sul Digital Product Passport, concepito come strumento per tracciare e rendere più trasparenti le informazioni lungo il ciclo di vita del prodotto. Le attività oggi in corso, focalizzate in particolare sulla mappatura dei flussi dei fornitori delle batterie, rappresentano un ulteriore passo verso una maggiore tracciabilità delle informazioni di prodotto e di service.

Nel complesso, il caso Toyota mostra come il valore ambientale dei servizi non si generi soltanto attraverso tecnologie innovative o servizi esplicitamente “green”, ma anche tramite una gestione più evoluta delle attività ordinarie di assistenza tecnica, manutenzione, logistica e gestione dei dati. La sostenibilità del service emerge così non come un elemento accessorio, ma come il risultato di processi operativi, metriche e decisioni organizzative capaci di rendere misurabile il contributo ambientale generato lungo il ciclo di vita degli asset.

Dal caso del Service Toyota a un modello di sostenibilità integrata universale

Il caso Toyota Material Handling Italia conferma una delle principali evidenze emerse dalla ricerca ASAP: il contributo ambientale dei servizi esiste, ma raramente si manifesta in modo immediato o direttamente visibile. Più spesso prende forma attraverso miglioramenti operativi: meno guasti, meno interventi ripetuti, maggiore disponibilità degli asset, migliore gestione dei ricambi, riduzione degli spostamenti e maggiore durata del ciclo di vita dei prodotti.

Per questo motivo, la misurazione della sostenibilità nel service richiede una lettura integrata. Da un lato servono metriche ambientali dirette, legate ad esempio a energia, emissioni, materiali e rifiuti. Dall’altro diventano fondamentali indicatori operativi capaci di evidenziare le condizioni che rendono possibile il beneficio ambientale, come affidabilità, disponibilità, tasso di guasto, vita utile residua o first fix rate.

È proprio questa la logica alla base del modello MIVAS sviluppato nella ricerca ASAP, pensato per supportare l’identificazione degli indicatori più adatti alla misurazione del valore ambientale generato dai servizi di manutenzione. L’obiettivo non è soltanto quantificare gli impatti finali, ma comprendere il legame tra attività di service, prestazioni operative ed effetti ambientali potenziali.

In questa prospettiva, il caso Toyota assume particolare rilevanza perché mostra come la sostenibilità possa essere integrata nella gestione quotidiana del service attraverso pratiche concrete e già monitorabili. I chilometri percorsi dai tecnici, il first fix rate, l’organizzazione del rifornimento notturno dei furgoni o l’ottimizzazione dei ricambi non rappresentano soltanto indicatori di efficienza interna, ma diventano strumenti utili per leggere il contributo ambientale delle attività di assistenza.

Service al centro dei percorsi di sostenibilità del manifatturiero

L’esperienza presentata durante l’evento evidenzia inoltre come il service possa assumere una nuova centralità nei percorsi di sostenibilità del manifatturiero. È infatti nel service che il prodotto incontra il suo utilizzo reale: qui emergono inefficienze, bisogni di manutenzione, opportunità di estensione della vita utile e possibilità di miglioramento continuo. Se adeguatamente integrata nelle strategie aziendali, la funzione service può quindi diventare non solo un supporto operativo, ma anche una leva concreta per generare valore ambientale lungo tutto il ciclo di vita dell’asset.

L’evento ha così confermato che la sfida non consiste semplicemente nell’offrire servizi più sostenibili, ma nel saperne dimostrare in modo credibile, misurabile e comprensibile l’impatto reale. In questa prospettiva, il confronto tra ricerca e imprese promosso dal Centro Interuniversitario di Ricerca ASAP continua a rappresentare un laboratorio privilegiato per sviluppare modelli, strumenti e casi concreti capaci di accompagnare le aziende nel passaggio dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità misurata.


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