La ricerca

Trasformazione sostenibile, ecco gli ostacoli sul percorso

L’indagine realizzata da U-Earth Biotech: tra le criticità emergono la necessità di un maggior focus sui progetti per la gestione delle emissioni e di un più alto interesse per la biodiversità, insieme all’attenzione sulla misurazione dei risultati

Pubblicato il 07 Giu 2023

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Realizzare una fotografia sullo stato dell’arte nel percorso che porta alla trasformazione sostenibile delle aziende: è questo l’obiettivo dell’indagine promossa da U-Earth Biotech, società specializzata nello sviluppo di soluzioni biotech per la purificazione dell’aria. A comporre il panel figure professionali direttamente coinvolte nei progetti di sostenibilità, per il 13,6% Ceo, per il 33,7% Head of Sustainability e Sustainability Specialist, e per oltre il 50% marketing manager o responsabili delle risorse umane.

Qualità dell’aria in cima alle proeccupazioni

Passando in rassegna i progetti che le aziende hanno iniziato a realizzare in tema di sostenibilità, il 25,6% riguarda iniziative legate alla gestione della qualità dell’aria e delle emissioni, in primis quelli “net zero” per ridurre le emissioni a medio-lungo termine.

Il 30,1% del campione si affida principalmente ad energie pulite, mentre il 23,3% sceglie politiche per limitare le emissioni dai trasporti, come lo smart working o la promozione dei trasporti pubblici. Sulla purificazione dell’aria investe invece soltanto il 10,6% degli intervistati.

Le iniziative per la gestione delle risorse idriche e dei rifiuti e quelle per la riduzione della plastica vengono scelte dal 13,5% degli intervistati, mentre il 9,8% adotta un approccio più ampio, dando vita a veri e propri piani per la sostenibilità. Quanto infine ai progetti a sfondo sociale e sulla diversità e l’inclusione, riguardano poco più dell’8% delle aziende. All’efficienza energetica si dedica il 7,4 del campione, mentre a chiudere la lista ci sono i progetti per la biodiversità, scelti soltanto dell’1,9% del campione.

Le complessità da affrontare

Un’azienda su cinque pone in primo piano, tra le complessità da affrontare, l’aspetto economico, l’entità degli investimenti da affrontare per la trasformazione dei modelli organizzativi e il ripensamento delle infrastrutture e dei processi.

A questo si aggiunge la   “mancanza di una visione orientata alla sostenibilità” e di figure professionali che si facciano carico dello sviluppo dei progetti. Alla guida del processo di trasformazione verso la sostenibilità ci dovrebbe essere, secondo il 27,3% degli intervistati il Ceo, seguito dal’head of Sustainability (21,8%) o da una governance allargata (16,4%) gestita da un organo collegiale.

La questione delle competenze

Alla guida del processo di trasformazione sostenibile, secondo i risultati della ricerca, dovrebbe esserci una figura dotata di pensiero strategico e capacità di visione rivolta al futuro. Quanto all’execution, il 26,7% degli intervistati considera fondamentali le conoscenze tecniche e le competenze applicative, affiancate da una cultura aziendale orientata alla sostenibilità sia all’interno dell’organizzazione e verso l’esterno, guardando quindi anche a partner e fornitori.

Per il 25,5% del campione, inoltre, sarà centrale la creazione di una strategia organica e di lungo respiro, che parta  partire dall’analisi e passi dalla definizione di obiettivi, azioni mirate, responsabilità, fino alla valutazione dei risultati.

Ma tutto questo non sarebbe di per sé sufficiente senza la passione, che “gioca un ruolo primario, combinata alla resistenza – spiega U-Earth Biotech – Insieme fanno sì che non ci si scoraggi di fronte alle numerose difficoltà e si trovino le energie per raggiungere i traguardi prefissati”.

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