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Ricarbonatazione calce: perché occorre rivedere il carbon accounting negli ETS



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L’industria italiana della calce, rappresentata da CAMA, chiede il riconoscimento della ricarbonatazione naturale nel sistema ETS, per inserire nel calcolo una capacità di riassorbimento delle emissioni di processo che può arrivare al 33%

Pubblicato il 22 mag 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Ricarbonatazione
Leone La Ferla, Presidente di CAMA
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Punti chiave

  • Il settore della calce è hard-to-abate: 60-70% delle emissioni derivano dalla calcinazione che libera CO2, mentre la ricarbonatazione ne riassorbe parte.
  • Le associazioni EuLA e CAMA chiedono la revisione del ETS per riconoscere il riassorbimento; report South Pole stima 33% riassorbito nel primo anno e 127,86 Mt CO2 nel 2020.
  • Le imprese investono in efficienza, uso di biomassa (54% del fabbisogno 2024), tecnologie CCUS e nel riconoscimento per trasformare il calcestruzzo in leva di decarbonizzazione.
Riassunto generato con AI

Nel mondo dell’Hard to Abate il settore della calce rappresenta certamente uno degli ambiti più complessi e più ricchi di contraddizioni. La produzione di calce è indiscutibilmente un settore hard-to-abate, ovvero presenta una elevata intensità di carbonio che, appunto, è molto difficile da abbattere. In altre parole una percentuale molto elevata, pari o oltre il 60-70% delle emissioni relative alla produzione di calce è “strutturale” al processo produttivo ed è chimicamente inevitabile, in quanto collegata alla calcinazione del calcare, che rilascia CO2. Nello stesso tempo però, sempre la calce è funzionale ai processi di decarbonizzazione di altri settori. La calce è fondamentale per la produzione dell’acciaio o per la gestione dei gas di scarico industriali, per il trattamento delle acque reflue, o per la stabilizzazione dei terreni. Ma l’aspetto che è importante qui sottolineare la calce riassorbe naturalmente una parte significativa della CO2 emessa per la sua produzione grazie al processo della ricarbonatazione.

Un nuovo approccio alla decarbonizzazione del settore: più attenzione al rapporto tra ricarbonatazione e ETS

In occasione dell’Assemblea Generale dell’EuLA, le principali associazioni europee attive nel comparto della calce si sono riunite a Roma per discutere della competitività e delle strategie di decarbonizzazione del settore. Il focus delle imprese in questo periodo è concentrato sui temi che prevedono o invitano a una revisione del sistema ETS, ovvero il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione, che attualmente non sembra rispecchiare in modo fedele la realtà operativa di questa industria.

In particolare, emerge l’esigenza di aggiornare i benchmark emissivi basandosi sulle più recenti scoperte scientifiche riguardanti la capacità di assorbimento della CO2 da parte della calce stessa.

EuLA: che cos’è e perché svolge un ruolo determinante in relazione alla decarbonizzazione nel settore della calce

Prima di procedere nella valutazione di questi nuovi scenari per il settore conviene sottolineare il ruolo di EuLA. La European Lime Association (Associazione Europea della Calce) rappresenta il settore industriale dei produttori di calce a livello europeo: al proprio interno raggruppa circa il 95% della produzione continentale di calce e riunisce 27 associazioni nazionali (tra cui l’italiana CAGEMA, parte di Federbeton Confindustria) e oltre 100 aziende del settore.

Il raggio d’azione della EuLA tocca temi caldi della politica economica e industriale che comprendono gli ambiti della decarbonizzazione e degli ETS (Emission Trading System), del riconoscimento della ricarbonatazione: ovvero uno dei temi tecnici e normativi più complessi relativi alla carbon accounting. Un impegno questo che punta al riconoscimento ufficiale della ricarbonatazione naturale. A questi temi si aggiungono lo sviluppo di tecnologie CCUS e più in generale le politiche energetiche.

Il ruolo di CAMA e le sfide del sistema ETS

L’Associazione CAMA che riunisce i produttori italiani della calce e delle malte e rappresenta questa filiera all’interno di Federbeton Confindustria, ha voluto sottolineare come l’attuale struttura del sistema ETS possa penalizzare ingiustamente un comparto che è invece considerato strategico per l’economia. Secondo Leone La Ferla, Presidente di CAMA, è fondamentale che i meccanismi di contabilizzazione del carbonio includano in modo chiaro e preciso il contributo della ricarbonatazione. Una rappresentazione più accurata del bilancio climatico non solo sosterrebbe la competitività industriale dell’Europa, ma rappresenterebbe anche un volano per nuovi investimenti in tecnologie d’avanguardia e sistemi avanzati per la cattura della CO2.

Il valore scientifico della ricarbonatazione naturale

La ricarbonatazione rappresenta un processo chimico naturale di grande rilevanza attraverso il quale i prodotti a base di calce, durante il loro intero ciclo di vita, riassorbono anidride carbonica dall’atmosfera circostante. Questo fenomeno permette alla calce di trasformarsi nuovamente in carbonato di calcio, chiudendo in parte il ciclo del carbonio avviato durante la produzione. Il riconoscimento ufficiale di questo processo permetterebbe di riflettere in modo scientificamente corretto il reale profilo emissivo della filiera, evitando valutazioni incomplete che gravano sulla gestione economica delle imprese.

Evidenze dal report South Pole ed EuLA sulla ricarbonatazione

Dati concreti a supporto di questa richiesta arrivano da un autorevole report sviluppato dagli esperti di South Pole in stretta collaborazione con EuLA. Lo studio ha analizzato quattordici applicazioni principali della calce, che complessivamente coprono circa l’80% del mercato totale, evidenziando risultati di particolare importanza in termini di impatto: circa il 33% delle emissioni di processo viene riassorbito in modo permanente entro il primo anno di utilizzo del prodotto. A livello internazionale, l’impatto di questo fenomeno è massiccio, con un assorbimento stimato che ha raggiunto i 127,86 milioni di tonnellate di anidride carbonica nel corso del solo anno 2020.

Ricarbonatazione

Ricarbonatazione: verso una decarbonizzazione sostenibile e innovativa

Il settore della calce è, come noto, classificato tra le industrie cosiddette “hard-to-abate”, ovvero quelle realtà produttive in cui la riduzione delle emissioni risulta particolarmente complessa a causa della natura stessa dei processi chimici coinvolti. Nello specifico, circa il 69% delle emissioni totali deriva dalla calcinazione del calcare, un passaggio chimico tecnicamente inevitabile per ottenere il prodotto finito, mentre la quota restante è imputabile ai combustibili necessari per alimentare i forni. Nonostante queste difficoltà intrinseche, l’industria italiana ha già dimostrato un forte impegno verso la sostenibilità ambientale attraverso investimenti costanti e significativi.

Investimenti tecnologici e uso delle biomasse

Le imprese associate a CAMA hanno intrapreso da tempo un percorso di efficientamento energetico che ha portato a risultati tangibili, come la progressiva sostituzione dei combustibili fossili tradizionali con fonti di energia più pulite. Nel 2024, l’utilizzo di biomassa rinnovabile ha coperto circa il 54% dell’intero fabbisogno energetico del comparto italiano, a dimostrazione di una volontà precisa di partecipare attivamente agli obiettivi climatici europei. CAMA, nata nel 2022 come evoluzione della storica CA.GE.MA. fondata nel 1994, continua a promuovere l’adozione di impianti moderni progettati per minimizzare l’inquinamento e massimizzare il risparmio energetico in ogni fase produttiva.

Ricarbonatazione: un ruolo chiave per la corretta valutazione dell’impatto del settore della calce

Per meglio comprendere l’impegno di CAMA nella richiesta di un riconoscimento ufficiale delle “performance ambientali” associate al processo di ricarbonatazione è utile portare l’attenzione specificatamente su questo tema e sul suo ruolo in termini di decarbonizzazione.

La ricarbonatazione è un processo chimico naturale o indotto attraverso il quale l’anidride carbonica CO2 reagisce per riformare il carbonato di calcio. Si tratta del fenomeno inverso rispetto alla decarbonatazione, ovvero il processo termico di cottura del calcare (calcinazione) utilizzato nelle cementerie per produrre il clinker, la base del cemento.

Dal punto di vista della sostenibilità e della transizione ecologica, la ricarbonatazione dovrebbe essere considerata come un componente determinante dell’economia circolare e più in generale delle strategie di mitigazione climatica nel settore delle costruzioni.

Se si considera che al settore del cemento si deve addebitare qualcosa come il 7-8% delle emissioni globali di gas serra (per effetto della combustione necessaria per raggiungere le altissime temperature dei forni e per la decomposizione chimica del calcare stesso). Andrebbe correttamente calcolato che le strutture in calcestruzzo esposte all’aria assorbono a loro volta carbonio, ovvero catturano la CO2 atmosferica.

Nel momento in cui si gestisce e accelera artificialmente, la ricarbonatazione rappresenta a tutti gli effetti una tecnologia di economia circolare e CCUS (Cattura, Utilizzo e Stoccaggio del Carbonio). Una strategia basata su soluzioni che permettono di sequestrare stabilmente tonnellate di emissioni direttamente nei materiali edili.

Per certi aspetti la ricarbonatazione è un ulteriore rappresentazione della complessità del settore della calce e della complessità specifica dei materiali cementizi: da una parte rappresenta una sfida tecnologica per il mondo delle costruzioni che è chiamato a individuare soluzioni in grado di garantire la durabilità e la sicurezza delle infrastrutture ma nello stesso tempo rappresenta una possibile soluzione per trasformare il calcestruzzo da problema ambientale a soluzione per lo stoccaggio permanente della CO2.

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