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L’Italia perde slancio sulle rinnovabili e i target 2030 si allontanano



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Dopo tre anni di crescita, nel 2025 l’Italia registra un rallentamento del 6% nelle nuove installazioni rinnovabili. Il Renewable Energy Report 2026 realizzato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano lancia l’allarme: raggiungere i 131 GW previsti al 2030 sarà arduo senza regole stabili, nonostante segnali positivi da PPA, accumulo e agrivoltaico

Pubblicato il 23 apr 2026



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Fonte: Renewable Energy Report 2026 – Energy&Strategy – POLIMI School of Management (Evoluzione annua della capacità di generazione da rinnovabili in Italia. Fonte: rielaborazione su dati Terna)
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Un calo inaspettato per le energie rinnovabili in Italia dopo il triennio di crescita

Dopo un tre anni caratterizzati da una crescita sostenuta e continua, il 2025 ha segnato una preoccupante inversione di tendenza per il settore delle energie rinnovabili in Italia. Secondo i dati del Renewable Energy Report 2026 preparato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, le nuove installazioni hanno raggiunto i 7,2 GW di potenza, segnando – purtroppo – una flessione del 6% rispetto ai 7,6 GW registrati nel 2024. Questo rallentamento porta la capacità totale installata nel Paese a 81,7 GW, una cifra che, per quanto importante, appare ancora insufficiente di fronte alle ambizioni climatiche nazionali.

(Leggi anche gli articoli sui report Energy&Strategy 2023: Rinnovabili, per l’Italia gli obiettivi al 2030 restano lontani e sul report 2024: Fotovoltaico ed eolico fanno brillare la transizione energetica n.d.r.)

Il fotovoltaico continua a brillare

Il comparto che ha mostrato maggiore resilienza è stato il fotovoltaico, con 5,6 GW di nuova potenza. Anche per quanto attiene alla taglia degli impianti a partire dal 2024 si è registrato un fenomeno che ha visto le grandi installazioni guadagnare terreno fino a coprire il 50% della potenza totale fotovoltaica.

Il vento non è più così favorevole per l’eolico

Il settore eolico al contrario continua a soffrire di una cronica debolezza, con appena 562 MW installati nel 2025, concentrati quasi esclusivamente (95%) in Puglia, Basilicata e Campania. Si tratta di una situazione di stallo particolarmente critica poiché l’eolico, grazie alla sua capacità di produrre energia anche di notte e nei mesi invernali, sarebbe fondamentale per mitigare la non programmabilità delle fonti green.

Fonte: Renewable Energy Report 2026 – Energy&Strategy – POLIMI School of Management (Scenario BAU – Andamento della capacità installata di fotovoltaico e di eolico)

Cosa succede ai target Pniec 2030 e alla crisi energetica

La frenata del 2025 rischia di mettere seriamente in discussione il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) per il 2030. Il target prevede di arrivare a 131 GW di capacità totale, il che richiederebbe l’installazione di ulteriori 49 GW nei prossimi anni. Ancora più sfidante è l’obiettivo della produzione elettrica, che dovrebbe toccare i 228 TWh annui, segnando un incremento del 75% rispetto ai 130 TWh generati nel 2025. Senza un cambio di passo, lo scenario “Business As Usual” (BAU) stima che l’Italia arriverebbe al 2030 con soli 78 GW di fotovoltaico ed eolico, contro i 107 GW previsti per queste due sole tecnologie dal Pniec.

Gli effetti diretti e indiretti della crisi energetica

Il 2026 si è aperto con una nuova crisi energetica alimentata da conflitti internazionali (vedi blocco allo Stretto di Hormuz) che ha riportato tensioni sui prezzi di gas ed elettricità paragonabili a quelle del 2022. Tuttavia, a differenza del passato, l’Italia non sembra aver sfruttato questa urgenza per accelerare sulle rinnovabili. Se nel 2022 la necessità di sostituire il gas russo aveva dato una spinta alle installazioni (superando i 3 GW dopo anni di stagnazione), oggi la fragilità delle alternative, come il GNL dal Qatar, non sta producendo lo stesso effetto.

Resta il senso di una occasione persa, in termini di sviluppo, considerando che le rinnovabili dovrebbero diventare il fattore determinante per il prezzo di mercato, integrate in un mix che preveda anche il nucleare nel medio-lungo periodo per garantire resilienza al sistema.

Si fanno sentire gli ostacoli normativi e le incertezze del mercato

Sono diverse le ragioni che hanno portato a questa frenata nello sviluppo delle rinnovabili. Nel caso dei piccoli impianti, si è sentito l’impatto della riduzione delle detrazioni fiscali. Per i grandi progetti, l’incertezza è stata alimentata dai ritardi nei decreti attuativi come il FER X e dalle polemiche sulle cosiddette “aree idonee”. Quest’ultimo punto è diventato terreno di scontro tra Stato e Regioni, facendo venire meno l’obiettivo originale di mappare i territori pronti a ospitare la crescita delle rinnovabili. Inoltre, la riforma delle connessioni alla rete, pur tecnicamente valida, ha introdotto un rimescolamento delle carte che ha rallentato i processi autorizzativi nel breve termine.

Il fallimento delle misure “omeopatiche”

Il report definisce “omeopatici” alcuni interventi governativi che hanno avuto un impatto modesto o nullo. Il Decreto Energia, ad esempio, ha introdotto meccanismi come lo “spalma incentivi” che, secondo le simulazioni, comporterebbero perdite di valore economico per gli impianti (NPV tra -3% e -9%). Anche il supporto alle filiere industriali europee attraverso il bando NZIA del FER X Transitorio ha mostrato limiti: il prezzo medio offerto è stato superiore di 10 €/MWh rispetto agli standard, riflettendo i maggiori costi dei componenti non cinesi e le difficoltà di approvvigionamento. Infine, i fondi per Transizione 5.0 sono stati ridotti da 6,2 a 2,5 miliardi di euro e dichiarati esauriti già a novembre 2025.

I segnali positivi: PPA, accumulo e agrivoltaico

La crescita a doppia cifra dei Power Purchase Agreement (PPA)

Nonostante le difficoltà normative, il mercato mostra segni di grande dinamismo privato. I PPA (Power Purchase Agreement) hanno registrato una crescita del 60% nel 2025, con 1,8 GW di contratti firmati. Questo risultato rende l’Italia il secondo mercato europeo per importanza dopo la Spagna. La flessibilità di questi strumenti sta attirando sempre più imprese: il 70% degli operatori intervistati intende firmare un PPA nei prossimi tre anni per vendere energia.

Fonte: Renewable Energy Report 2026 – Energy&Strategy – POLIMI School of Management (I 10 paesi europei con la maggiore capacità di PPA firmati nel 2025 [GW]. Fonte: rielaborazione su dati Pexapark)

L’energia “positiva” dei sistemi di accumulo e il potenziale del revamping

Un dato importante arriva dai sistemi di accumulo, la cui capacità è passata da 720 MWh nel 2021 a quasi 18 GWh nel 2025, moltiplicandosi per 25 in soli cinque anni. Il numero di impianti è decuplicato, superando le 884.000 unità, grazie a una redditività ormai pari a quella degli impianti senza accumulo. Parallelamente, emerge il potenziale del revamping: circa 9 GW di impianti raggiungeranno i 20 anni di vita entro il 2030. Ammodernarli potrebbe aumentare la potenza fino al 140% per l’eolico e al 70% per il fotovoltaico.

Agricoltura ed energia: l’agrivoltaico ha seminato bene

L’agrivoltaico rappresenta un altro segnale molto positivo e ha riscosso un successo inaspettato, con 1,76 GW di progetti ammessi alle aste a fronte di un contingente di 740 MW.

La necessità di un sistema di regole più stabile

Per uscire dalla stagnazione, il report segnala la necessità di creare un sistema di regole stabile che dia maggiori certezze agli investitori almeno fino al 2035, che permetta di velocizzare le autorizzazioni potenziando le commissioni di valutazione e che sia nello stesso tempo in grado di rispondere in modo più efficace alle domande di connessione alla rete. La variabile critica è sempre più nella tempestività e solo un’accelerazione immediata (pari al 46%) permetterà all’Italia di costruire un sistema energetico che sia davvero resiliente e sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico.

“Purtroppo, il 2026 è iniziato con una nuova crisi energetica, frutto dell’ennesimo conflitto. Lo scenario appare simile a quello del 2022, con la tensione sui prezzi di gas ed energia elettrica e la ricerca di soluzioni immediate, ma le circostanze sono cambiate”, commenta Davide Chiaroni, vicedirettore di E&S e responsabile del Report, presentato insieme alle aziende partner. Lo studio, oltre a rilevare l’andamento delle rinnovabili, si occupa dell’evoluzione del quadro regolatorio, caratterizzato anche nel 2025 da incertezze e modifiche, e dei principali trend tecnologici, tra cui soluzioni in crescita come l’agrivoltaico e l’eolico offshore.

Nel commento alla ricerca Davide Chiaroni, vicedirettore di E&S e responsabile del Report ha osservato che “Il 2026 è iniziato con una nuova crisi energetica, frutto dell’ennesimo conflitto e si è riproposto uno scenario simile a quello del 2022, con la tensione sui prezzi di gas ed energia elettrica e la ricerca di soluzioni immediate, ma le circostanze sono cambiate. Nel 2022 la necessità di sostituire le forniture di gas russo aveva dato in tutta Europa una nuova spinta al processo di indipendenza energetica dalle fonti fossili e anche l’Italia aveva ripreso a installare rinnovabili per oltre 3 GW. Ora abbiamo di nuovo la necessità di trovare un’alternativa alla fornitura di GNL dal Qatar, che si è rivelata una fragile sostituzione del gas russo, ma nel frattempo le rinnovabili, come purtroppo avevamo previsto lo scorso anno, segnano il passo. Se non sapremo rilanciarle e farle divenire a breve il fattore che determina il prezzo del mercato – in un corretto mix integrato di fonti che vede anche, non in alternativa, il nucleare, caratterizzato da tempi medio-lunghi per l’entrata in esercizio – non saremo mai in grado di costruire un sistema energetico davvero resiliente, oltre che sostenibile ambientalmente ed economicamente”.

Leggi anche il report Energy&Strategy relativo alle tecnologie pulite

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