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ESG e procurement sostenibile: la nuova leva per le imprese



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Integrare i criteri ESG nei processi aziendali non è più solo una scelta reputazionale: oggi significa rafforzare supply chain, ridurre i rischi e migliorare la resilienza. La visione di BearingPoint aiuta a comprendere come sostenibilità, procurement e tecnologia stiano ridisegnando la competitività d’impresa

Pubblicato il 17 apr 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



ESG e procurement sostenibile
Nicolò Masserano, Sourcing&Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia
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La sostenibilità ha cessato di essere un capitolo separato del business per diventare a tutti gli effetti una variabile che incide direttamente su competitività, resilienza e ridisegno dei modelli di business. Per le imprese italiane, il tema ESG non riguarda più soltanto la compliance o la reputazione: oggi entra nei processi decisionali, nella gestione dei rischi, nella relazione con i fornitori e nella capacità di affrontare uno scenario sempre più instabile.

Il contesto è cambiato rapidamente. Le tensioni geopolitiche, le fragilità delle catene di fornitura, la crescente attenzione degli investitori e un quadro normativo in evoluzione stanno spingendo le aziende a ripensare in profondità il proprio modello operativo. In questo scenario, integrare i criteri ESG non significa semplicemente “fare meglio”, ma costruire organizzazioni più solide, più efficienti e più capaci di reagire agli shock.

ESG: serve un focus speciale sul procurement

Uno dei terreni in cui questa trasformazione è più evidente è il procurement. La funzione acquisti, da tempo uscita dalla logica del puro contenimento dei costi, è oggi al centro di una partita che mette insieme sostenibilità, continuità operativa, controllo del rischio e creazione di valore. La supply chain è diventata il luogo in cui si misura davvero la maturità ESG di un’impresa.

A fare la differenza, sempre di più, è anche la tecnologia. Piattaforme digitali, analytics avanzati, strumenti di supplier monitoring e intelligenza artificiale consentono oggi di leggere in tempo reale i segnali deboli, anticipare criticità e prendere decisioni più consapevoli. Ma la sfida non è accumulare dati: è saperli trasformare in scelte coerenti con una strategia di lungo periodo.

Per comprendere meglio questi scenari abbiamo voluto raccogliere la testimonianza di Nicolò Masserano, Sourcing&Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione su come sta cambiando il rapporto tra ESG, procurement e performance aziendale: dalle sfide che le imprese italiane devono affrontare per integrare la sostenibilità nelle operations quotidiane, fino ai vantaggi competitivi che derivano da un approccio più maturo e data-driven.

Quali sono, dal vostro punto di osservazione, le principali sfide che le imprese italiane devono affrontare per integrare i criteri ESG nelle operazioni quotidiane?

    Oggi la vera sfida non è più “fare sostenibilità”, ma renderla parte integrante del modo in cui l’azienda opera ogni giorno, prendendo decisioni complesse in modo coerente con la propria visione di sostenibilità. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una forte spinta, sia normativa sia comunicativa, ma il 2026 ha segnato un cambio di passo: il contesto è diventato più complesso e meno uniforme, e questo obbliga le imprese a essere molto più selettive.
    Diventa quindi fondamentale passare da iniziative spesso isolate o guidate dalla compliance a una reale integrazione nei processi core. Questo implica fare scelte, stabilire priorità e soprattutto concentrarsi su ciò che genera valore concreto, non solo reputazionale. Non tutte le aziende sono allo stesso livello di maturità: c’è chi ha fatto della sostenibilità un elemento distintivo e chi invece sta ancora cercando il giusto equilibrio tra ambizione e sostenibilità economica. A mio parere, le aziende da considerarsi oggi più mature sono quelle che integrando KPI di sostenibilità nei propri processi chiave: gestione della supply chain, leva per gli investimenti, alla gestione del rischio.

    La partita si gioca quindi su due fronti: da un lato integrare l’ESG nei processi chiave, dall’altro farlo in modo pragmatico, puntando su iniziative che creano valore e rafforzano la resilienza dell’impresa.

    In che modo le politiche ESG influenzano il processo di sourcing e procurement nelle aziende?

      Da tempo il procurement non è più solo una funzione orientata al costo, ma una leva strategica per abilitare un’efficiente gestione di rischio, resilienza e sostenibilità lungo tutta la filiera. Negli ultimi anni abbiamo osservato come le criticità legate alle terze parti – dallo sfruttamento lungo la filiera ai rischi cyber, fino alle crisi di fornitura dovute a tensioni geopolitiche – abbiano un impatto diretto sul business: continuità operativa e solidità finanziaria. Questo porta le aziende a ripensare profondamente i modelli di sourcing: valutazione dei fornitori su criteri ESG, maggiore trasparenza sulle catene di subfornitura, monitoraggio continuo dei rischi e capacità di intervenire rapidamente in caso di criticità. Il procurement diventa quindi il punto in cui sostenibilità e gestione del rischio operativo si incontrano.

      Quali tecnologie digitali possono aiutare a monitorare e ottimizzare le pratiche di procurement sostenibile?

        La tecnologia è un abilitatore chiave, soprattutto perché la complessità dei rischi oggi è tale da non poter essere gestita senza dati e strumenti adeguati. Le aziende stanno investendo sempre più in piattaforme che integrano diverse dimensioni di rischio (ESG, finanziario, geopolitico e cyber) in un unico modello di valutazione dinamica. A questo si affiancano soluzioni di analytics avanzato, AI e strumenti di supplier monitoring che permettono di avere una visione in tempo reale della propria supply chain, traducendo segnali ancora deboli in potenziali criticità prima che diventino eventi operativi. Inoltre, un aspetto sempre più rilevante è la capacità di bilanciare trasparenza e protezione delle informazioni: la vera sfida non consiste più in avere più informazioni, ma informazioni corrette, con un livello di profondità coerente con le decisioni da prendere, tutelando know-how e competitività dei fornitori.

        Quali sono i principali vantaggi competitivi che le aziende possono ottenere adottando una strategia sostenibile e orientata all’ESG?

          Le aziende che riescono a integrare davvero la sostenibilità nel proprio modello operativo ottengono un vantaggio competitivo concreto e cumulativo. Il primo beneficio è la resilienza, intesa come capacità di anticipare e gestire rischi lungo la supply chain, garantendo continuità operativa anche in contesti instabili. A questo si aggiungono effetti strutturali sul business: maggiore capacità di innovazione, accesso più favorevole ai capitali e una reputazione basati sui fatti, non sulla comunicazione. Oggi, infatti, siamo in una fase più matura: non vince chi comunica di più, ma chi dimostra che la sostenibilità è integrata nei processi e genera valore reale e misurabile.

          Come valutate il futuro dell’integrazione dei fattori ESG nella valutazione delle performance aziendali?

            L’ESG è destinato a diventare parte integrante dei sistemi di performance management aziendali, come KPI direttamente collegato ai risultati operativi e finanziari. In particolare, vediamo una sempre più crescente integrazione tra metriche ESG e indicatori di rischio e resilienza: capacità di gestire le terze parti, trasparenza della supply chain, rapidità di reazione agli shock. La sostenibilità entra così nel perimetro del cosiddetto “business as usual” ed è valutata sulla base della sua capacità di proteggere e rafforzare la performance nel medio-lungo periodo, non solo di rispondere a requisiti normativi.

            Quali sono i principali vantaggi economici che un’impresa può ottenere implementando una strategia sostenibile?

              Da un lato, c’è un tema di efficienza e ottimizzazione che prende in considerazione supply chain più robuste, minori interruzioni operative, migliore gestione e soprattutto collaborazione con i propri fornitori che nelle corrette condizioni devono evolvere in veri e propri partner. Dall’altro, c’è una riduzione del rischio legato ad eventi critici, legali, reputazionali o operativi, che possono avere impatti economici molto rilevanti. Il punto chiave è che oggi le aziende stanno passando da un approccio “valoriale” a uno sempre più pragmatico e investire in sostenibilità si traduce nell’investire in stabilità e performance di lungo periodo.

              In che modo BearingPoint supporta i clienti nell’implementazione delle pratiche ESG e nella misurazione delle performance sostenibili?

                L’approccio di BearingPoint parte da un presupposto dirimente: la sostenibilità funziona solo se è integrata nei processi e nei modelli operativi, non se viene gestita come un layer separato.

                Supportiamo i clienti lungo tutto il percorso, dalla definizione della strategia, alla definizione delle azioni concrete da implementare fino all’implementazione delle stesse, con un forte focus su procurement, supply chain e gestione delle terze parti. Lavoriamo molto sull’integrazione delle diverse dimensioni di rischio in modelli di valutazione dinamica e data-driven.
                Un elemento distintivo è l’abilitazione tecnologica, intesa come strumento per rendere la sostenibilità misurabile, governabile e sostenibile nel tempo. In un contesto in cui le aziende stanno adottando approcci sempre più differenziati e differenzianti il nostro ruolo è aiutare i clienti a individuare le leve rilevanti e a trasformarle in resilienza e valore duraturo.

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