Tecnologie

Teleriscaldamento, il cammino verso efficienza e risparmio passa dalle rinnovabili

Il teleriscaldamento rappresenta il sistema che distribuisce calore prodotto in un impianto centralizzato attraverso una rete di tubazioni isolate per riscaldare edifici e produrre acqua calda sanitaria. Può utilizzare fonti rinnovabili, calore di recupero o cogenerazione, migliorando efficienza energetica e riducendo le emissioni di CO₂

Pubblicato il 08 Ago 2026

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Teleriscaldamento: come funziona e perché è strategico

Il teleriscaldamento è una delle soluzioni più efficaci per ridurre i consumi energetici e le emissioni di gas serra nelle città. Si tratta di un sistema che produce calore in un impianto centralizzato e lo distribuisce, attraverso una rete di tubazioni sotterranee ben isolate, a edifici residenziali, uffici, ospedali, scuole e industrie, dove viene utilizzato per il riscaldamento degli ambienti e la produzione di acqua calda sanitaria.

A differenza degli impianti tradizionali, in cui ogni edificio dispone di una propria caldaia, il teleriscaldamento concentra la produzione del calore in un’unica centrale, migliorando l’efficienza energetica e riducendo le emissioni inquinanti. Il calore viene trasportato sotto forma di acqua calda o surriscaldata fino agli edifici collegati alla rete, dove uno scambiatore termico trasferisce l’energia all’impianto interno senza miscelare i fluidi.

Uno dei principali punti di forza del teleriscaldamento è la possibilità di utilizzare molteplici fonti energetiche. Oltre al gas naturale, sempre più reti sono alimentate da biomasse, geotermia, impianti di cogenerazione, termovalorizzatori, grandi pompe di calore ed energia solare termica. Un ruolo sempre più importante è svolto anche dal recupero del calore di scarto proveniente da processi industriali e dai data center, trasformando un’energia che verrebbe dispersa nell’ambiente in una risorsa utile per interi quartieri.

Negli ultimi anni il teleriscaldamento è diventato uno degli strumenti chiave della transizione energetica europea. La crescente elettrificazione dei consumi e la diffusione delle fonti rinnovabili richiedono infatti sistemi capaci di integrare diverse tecnologie e valorizzare ogni forma di energia disponibile. Le reti di teleriscaldamento consentono proprio di sfruttare fonti che difficilmente potrebbero essere utilizzate a livello del singolo edificio, aumentando l’efficienza complessiva del sistema energetico.

I benefici ambientali del teleriscaldamento

Dal punto di vista ambientale, i benefici sono significativi. Centralizzare la produzione del calore permette di ridurre il consumo di combustibili fossili, limitare le emissioni di CO₂ e diminuire l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane. L’integrazione con fonti rinnovabili e con il recupero del calore contribuisce inoltre a migliorare la resilienza energetica dei territori e a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili.

Anche sotto il profilo economico il teleriscaldamento offre diversi vantaggi. Gli utenti non devono installare e mantenere una caldaia individuale, mentre le amministrazioni locali possono pianificare reti energetiche più efficienti e flessibili. Per le imprese, inoltre, il recupero del calore rappresenta un’opportunità per valorizzare un sottoprodotto dei propri processi produttivi, generando benefici sia economici sia ambientali.

Oggi il settore sta vivendo una profonda evoluzione grazie ai cosiddetti sistemi di teleriscaldamento di quarta e quinta generazione, caratterizzati da temperature di esercizio più basse, maggiore integrazione con le energie rinnovabili, accumuli termici e gestione digitale delle reti. Queste tecnologie consentono di ridurre ulteriormente le perdite di energia e di aumentare la flessibilità del sistema.

In prospettiva, il teleriscaldamento è destinato a diventare una componente fondamentale delle città sostenibili. Integrato con data center, impianti industriali, comunità energetiche, pompe di calore e reti intelligenti, rappresenta uno dei principali strumenti per decarbonizzare il riscaldamento degli edifici, uno dei settori che oggi contribuisce maggiormente alle emissioni climalteranti. Per questo motivo è considerato una delle infrastrutture strategiche per accelerare la transizione energetica e costruire sistemi urbani più efficienti, resilienti e sostenibili.

Come funziona il legame tra teleriscaldamento ed efficienza energetica

Qual è il legame fra teleriscaldamento ed efficienza energetica? Già il Decreto legislativo 4 luglio 2014 n. 102, in attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, faceva luce su questo legame, partendo dalla definizione di teleriscaldamento e teleraffreddamento: «Qualsiasi infrastruttura di trasporto dell’energia termica da una o più fonti di produzione verso una pluralità di edifici o siti di utilizzazione, realizzata prevalentemente su suolo pubblico, finalizzata a consentire a chiunque interessato, nei limiti consentiti dall’estensione della rete, di collegarsi alla medesima per l’approvvigionamento di energia termica per il riscaldamento o il raffreddamento di spazi, per processi di lavorazione e per la copertura del fabbisogno di acqua calda sanitaria». Ai fini della maggiore efficienza di entrambi, il legislatore specifica che questa può essere garantita tramite un utilizzo in proporzione delle seguenti fonti di energia:
a) il 50% di energia derivante da fonti rinnovabili;
b) il 50% di calore di scarto;
c) il 75% di calore cogenerato;
d) il 50% di una combinazione delle precedenti.

Teleriscaldamento in Italia: cresce l’efficienza, ma il potenziale è ancora enorme

Il teleriscaldamento continua a rafforzare il proprio ruolo nella transizione energetica italiana. Secondo AIRU e ARERA aumentano efficienza, recupero del calore e integrazione delle fonti rinnovabili, ma la copertura della domanda di calore resta limitata al 2,7%, lasciando ampi margini di sviluppo.

Il teleriscaldamento rappresenta una delle infrastrutture più promettenti per decarbonizzare il riscaldamento degli edifici, un settore che in Italia continua a incidere in modo significativo sui consumi energetici e sulle emissioni di gas serra. Grazie alla capacità di integrare fonti rinnovabili, recuperare calore di scarto e valorizzare la cogenerazione, questa tecnologia è considerata uno degli strumenti chiave per accelerare la transizione energetica delle città.

Lo scenario secondo l’Annuario AIRU 2025

Secondo l’Annuario AIRU 2025, il settore continua a evolversi sotto il profilo tecnologico e ambientale, pur rimanendo ancora limitato rispetto al proprio potenziale di sviluppo. In Italia sono state rilevate 432 reti di teleriscaldamento, di cui 291 monitorate dall’associazione, con una rete complessiva di circa 5.200 chilometri distribuita in 243 centri urbani. Negli ultimi dieci anni sono stati realizzati 64 nuovi sistemi, a conferma di una crescita graduale ma costante.

Le reti oggi servono circa 411,7 milioni di metri cubi di volumetria riscaldata, ma coprono soltanto il 2,7% della domanda nazionale di calore per il riscaldamento. Si tratta di una quota ancora contenuta se confrontata con quella di molti Paesi del Nord Europa, evidenziando un potenziale di espansione ancora molto elevato. Secondo AIRU, il calore tecnicamente disponibile in Italia potrebbe raggiungere 211 TWh, con un potenziale realmente sfruttabile di circa 59 TWh, pari a quasi cinque volte le dimensioni attuali del settore.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’evoluzione del mix energetico. Sebbene il 72% dell’energia utilizzata dalle reti monitorate provenga ancora da fonti fossili, cresce progressivamente il contributo di fonti rinnovabili, recupero di calore industriale, bioenergie, geotermia, pompe di calore e solare termico. Questo processo rende il teleriscaldamento una piattaforma tecnologicamente flessibile, capace di integrare nuove fonti energetiche senza modificare le infrastrutture di distribuzione.

Dal punto di vista dei benefici ambientali, AIRU stima che nel solo 2024 il teleriscaldamento abbia consentito un risparmio di circa 0,6 Mtep di energia primaria e l’evitamento di oltre 1,8 milioni di tonnellate di CO₂, grazie alla maggiore efficienza degli impianti centralizzati e al crescente utilizzo di fonti rinnovabili e calore di recupero.

Cosa dice la relazione annuale di ARERA 2026

Anche la Relazione Annuale 2026 di ARERA, riferita ai dati del 2025, conferma il consolidamento del settore. Le centrali di teleriscaldamento hanno prodotto 11.409 GWh di energia termica, 6.511 GWh di energia elettrica attraverso impianti di cogenerazione e 146 GWh di energia frigorifera destinata al teleraffrescamento.

Il gas naturale rimane la fonte energetica prevalente, con una quota del 70,5%, seguito dai rifiuti valorizzati energeticamente (14,9%) e dalle bioenergie (11%). L’obiettivo dei prossimi anni sarà ridurre progressivamente la dipendenza dal gas aumentando il ricorso al recupero del calore disperso, alle grandi pompe di calore alimentate da energia rinnovabile, alla geotermia e alle biomasse sostenibili.

Le reti di teleriscaldamento restano fortemente concentrate nel Nord Italia. Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Veneto rappresentano infatti oltre il 95% dell’energia termica distribuita, anche se la dimensione e le caratteristiche delle reti risultano molto differenti da territorio a territorio. Le utenze sono prevalentemente residenziali (65%) e del settore terziario (32%), mentre l’impiego nei processi industriali rimane ancora marginale.

Le prospettive di sviluppo appaiono strettamente legate alla diffusione dei data center, alla valorizzazione del calore di scarto industriale, all’integrazione con le comunità energetiche e all’evoluzione delle reti di quarta e quinta generazione, caratterizzate da temperature di esercizio più basse, maggiore efficienza e integrazione con sistemi di accumulo e fonti rinnovabili.

In questo scenario il teleriscaldamento non rappresenta più soltanto una tecnologia per riscaldare gli edifici, ma una vera infrastruttura energetica strategica capace di mettere in relazione produzione, recupero e utilizzo del calore. La sfida per l’Italia sarà trasformare questo potenziale in investimenti concreti, ampliando la diffusione delle reti e rendendole uno degli strumenti centrali per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio e delle città.

Come funziona il teleriscaldamento

Dalla centrale, il calore viene distribuito attraverso le tubazioni interrate sotto forma di fluido termoconvettore (acqua calda, surriscaldata o vapore). Quando la rete di tubazioni primaria incrocia quella secondaria degli utenti, avviene lo scambio di calore grazie agli scambiatori installati negli edifici. Il calore, trasferito nell’acqua delle tubazioni secondarie, può essere così utilizzato sia per riscaldare gli ambienti sia per produrre acqua calda sanitaria. Una volta che il fluido termovettore, che nel caso dell’acqua si aggira attorno ai 90-100 °C, perde il proprio calore, ritorna verso la centrale a temperature tra i 30 e i 60 °C per essere nuovamente riscaldato e ridistribuito. L’eliminazione dei fumi emessi dove si trovano le utenze, così come il venir meno della manutenzione in loco, che viene demandata invece a chi gestisce le centrali e la rete, sono degli indubbi vantaggi per l’ambiente, ma non garantiscono l’impatto positivo sulla bolletta auspicato dagli utilizzatori finali, come dimostrato nei fatti. Se ne deduce, perciò, che con teleriscaldamento non viene indicata una particolare fonte energetica, quanto il sistema che nel suo insieme produce e distribuisce calore, a prescindere dalla sua alimentazione. Esistono due modalità di distribuzione del calore, una diretta e un’altra indiretta. Nella prima c’è un unico circuito idraulico che collega la centrale di produzione con il corpo scaldante, vale a dire il termosifone o la piastra dell’utente. Nella distribuzione indiretta, invece, vi sono due o più circuiti separati e connessi tramite scambiatori di calore. La distribuzione indiretta attualmente è quella più diffusa nel nostro Paese, anche se richiede spese più onerose nella progettazione degli impianti.

Il cammino verso centrali più sostenibili

Generalmente le centrali di teleriscaldamento sono formate da impianti di cogenerazione, cioè che danno vita a elettricità e calore sfruttando la medesima fonte di energia. La produzione combinata, a paragone di quella separata delle medesime quantità di energia elettrica e calore, determina un risparmio economico che deriva dal consumo minore di combustibile e dalla riduzione dell’impatto ambientale per via delle emissioni inferiori. La strada verso una effettiva decarbonizzazione, tuttavia, passa da un utilizzo maggiore delle fonti rinnovabili che al momento, complice anche il fatto che alcune delle centrali più grandi presenti in Italia sono state realizzate diversi anni fa, alimentano gli impianti solo in maniera marginale. E anche con le biomasse la termovalorizzazione dei rifiuti e il calore di scarto proveniente dai processi industriali non va meglio, visto quanto si ricava dai dati ufficiali di GSE sulle fonti principali di alimentazione del teleriscaldamento. Un aiuto potrebbe arrivare dai fondi del PNRR che destina 200 milioni di euro «per finanziare progetti relativi alla costruzione di nuove reti o all’estensione di reti di teleriscaldamento esistenti, in termini di clienti riforniti, ivi compresi gli impianti per la loro alimentazione. A tal riguardo è data priorità allo sviluppo del teleriscaldamento efficiente, ovvero quello basato sulla distribuzione di calore generato da fonti rinnovabili, da calore di scarto o cogenerato in impianti ad alto rendimento».

I reali vantaggi del teleriscaldamento

Quanto detto finora non deve gettare ombre sul teleriscaldamento che, comunque, porta dei vantaggi indubbi negli impianti condominiali, che sono i principali intestatari di questo sistema. Anzitutto i costi associati all’acquisto e alla manutenzione delle caldaie tradizionali, nonché quelli che si riferiscono alla predisposizione di appositi vani tecnici e di canne fumarie, vengono meno. Inoltre, si assiste all’azzeramento di rischi connessi a incendi, esplosioni o intossicazione da fumi. Il che significa che quando, infine, l’uso delle fonti alternative rispetto a quelle fossili diventerà preminente, il risparmio in teoria dovrebbe pesare anche in bolletta. Cosa che finora non si è verificata, e ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina. In molte città servite dal teleriscaldamento, a partire dall’inizio del 2021 i rincari sono stati pari se non superiori a quelli di chi ha in casa la classica caldaia a gas. A Torino, per esempio, dal primo trimestre 2021 all’agosto scorso le tariffe sono passate da 0,072 euro a kWh a 0,189 euro, con una crescita di 2,6 volte. A parziale compensazione dei rincari, è stato introdotto da Iren (che serve, oltre al comune di Torino, quelli di Beinasco, Collegno, Genova, Grugliasco, Moncalieri, Nichelino, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rivoli) un bonus rivolto a una platea con ISEE non superiore a 12 mila euro o non superiore a 20 mila, qualora i beneficiari abbiano almeno 4 figli a carico. Si tratta di rimedi tampone, nell’attesa che il teleriscaldamento diventi più efficiente, più green e più economico di quanto sia stato fino a oggi.

Articolo aggiornato l’8 agosto 2026

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