Sustainability management

Verso una catena del valore sostenibile: la roadmap ESG di Leonardo

Grande attenzione alle priorità, agli obiettivi e alla misurabilità delle azioni e dei progetti: la sostenibilità secondo Leonardo nel confronto con Renata Mele, Senior Vice President Sustainability

Pubblicato il 05 Ott 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Renata Mele, Senior Vice President Sustainability di Leonardo

La sostenibilità non è “uguale” per tutti. Ci sono industrie e settori che hanno un ruolo e un peso particolari e che richiedono una attenzione a loro volta speciale. Uno di questi settori è certamente rappresentato dal mondo dell’industria aerospaziale, della difesa e della sicurezza. Leonardo è a questo proposito un esempio di realtà che opera sui temi della sostenibilità con una doppia veste: quella di azienda impegnata in una evoluzione che la sta portando al raggiungimento di precisi target di sostenibilità e quella di impresa impegnata nel fornire tecnologie e innovazione ad aziende e organizzazioni per favorire la loro transizione energetica ed ecologica. ESG360 ha raccolto la visione e la testimonianza su questi temi di Renata Mele, Senior Vice President Sustainability di Leonardo.

Quali sono i principali obiettivi legati alla sostenibilità per Leonardo?

La sostenibilità sta diventando un tema di crescente importanza per tutte le imprese. Si tratta di una priorità chiave nell’azione strategica delle aziende e su cui Leonardo si è attivata già da anni, ma in quest’ultimo periodo abbiamo rafforzato la nostra ambizione, anche in vista di una serie di sfide che presto si paleseranno e che richiederanno a nostro avviso una valutazione attenta non solo dei rischi ma anche delle opportunità. Più concretamente, siamo convinti che la sostenibilità sia una leva di competitività e intendiamo con questo affermare che ci saranno opportunità di sviluppo che si potranno cogliere solo se le aziende sapranno attuare strategie per una trasformazione di lungo periodo.

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Ed è qui che si collocano i vostri obiettivi di sostenibilità?

Come Leonardo cerchiamo costantemente soluzioni a problemi globali. Siamo un’azienda globale del settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza e sviluppiamo tecnologie strategiche con varie forme e tipologie di impatto. Una delle più importanti riguarda il ruolo della digitalizzazione e per questo, negli ultimi anni, abbiamo accelerato lo sviluppo verso una digital transformation che sia in grado di incidere direttamente sulla sostenibilità. I nostri stessi obiettivi di sostenibilità riflettono questa visione. Due anni fa abbiamo “spinto” la nostra azione strategica verso la sostenibilità introducendo nuovi target che sono stati pubblicati nel nostro Bilancio integrato (QUI per maggiori informazioni o per consultarlo) con cui abbiamo scelto di rafforzare il nostro impegno soprattutto verso la “E” dell’ESG in termini di capacità di azione verso il contrasto al climate change. Abbiamo stabilito un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 in valore assoluto, rafforzando la nostra azione relativamente alle emissioni Scope 1 e di Scope 2 al 2030. Un dato per tutti: ci impegniamo a ridurre del 40% le nostre emissioni rispetto al 2019.

Ma queste non sono le nostre uniche azioni, ne abbiamo in programma altre perché la crisi climatica è un tema incombente ed è una componente centrale del nostro Piano di sostenibilità che punta a coprire tutta la value chain e che si pone l’obiettivo di garantire la transizione verso un modello di business sostenibile, nel rispetto degli SDGs dell’Agenda 2030 ONU e del Green Deal UE.

Principali azioni del Piano di Sostenibilità e integrazione nella catena del valore – Fonte: Leonardo

Vediamo più nello specifico come avete impostato le vostre azioni?

Abbiamo definito un piano d’azione che ha come obiettivo il coinvolgimento dei fornitori e della filiera. Il nostro business è strettamente collegato all’interazione con un numero molto importante di partner e alla capacità di stimolare e supportare anche le loro scelte di sostenibilità.

Più nello specifico stiamo lavorando intensamente nell’orizzonte degli obiettivi legati allo Scope 3 perché la nostra footprint ambientale è appunto fortemente connessa alla nostra filiera. In questo ambito rientrano obiettivi specifici sulla digitalizzazione dei fornitori, ed è molto importante perché questa azione ha effetti sia sulla transizione ecologica sia sul livello di competenze e di efficienza delle catene di fornitura.

Si può parlare di Green Procurement?

Preferisco parlare, e ripetere, il concetto di coinvolgimento dei fornitori. Un tema questo che è peraltro iniziato nel momento in cui abbiamo formulato il Piano di sostenibilità, proprio perché con questo approccio siamo nella condizione di poter agire su tutta la filiera del valore con una serie di obiettivi: dalla ricerca e sviluppo orientata ai temi della sostenibilità, alle operations più efficienti, dalla definizione di obiettivi specifici di tutela delle risorse, alla ricerca di nuovi materiali e tanto altro. Ed è sulla filiera che abbiamo poi innestato anche specifiche azioni che vanno a comporre il nostro Piano, come il coinvolgimento dei fornitori strategici con interventi formativi per aumentare la loro consapevolezza sulle tematiche di sostenibilità.

Ci tengo poi a sottolineare che oltre l’80% dei nostri fornitori in Italia sono PMI e la percezione della sostenibilità presso queste realtà è spesso diversa rispetto a quella che si trova nelle grandi aziende.

A che punto siete rispetto alle principali azioni del Piano di Sostenibilità?

C’è una fase molto importante alla quale stiamo lavorando che rientra nella mappatura dell’esistente, una fase di raccolta dati e di analisi, così da inquadrare le diverse iniziative in un framework definito… Allo scopo abbiamo scelto di adottare il framework del World Economic Forum che punta su quattro pillar: Governance, Planet, People and Prosperity, così da coprire tutti i diversi ambiti a beneficio dei nostri stakeholder.

Relativamente all’ambito Planet siamo impegnati nella decarbonizzazione, nella tutela della risorsa idrica e nella gestione efficiente dei rifiuti per citare alcuni degli obiettivi più importanti. Nell’ambito People stiamo dedicando energie al tema della parità di genere con iniziative che puntano a favorire la partecipazione femminile. Inoltre, per rendere concreti questi obiettivi, li abbiamo riportati nella politica di remunerazione coinvolgendo tutto il top management e tutti i manager a diversi livelli dell’organizzazione.

Non va poi dimenticato che le aziende orientate alla sostenibilità sono oggi nella condizione di intercettare, trattenere e coltivare meglio i talenti. Stiamo osservando con attenzione come in fase di recruitment, l’attenzione dei giovani sia fortemente orientata in questa direzione.

Entriamo nel merito della vostra organizzazione aziendale sulla sostenibilità. Come siete arrivati a definire il modello organizzativo attuale?

Abbiamo lavorato molto per creare un modello operativo di sostenibilità che permetta di raggiungere gli obiettivi che l’azienda si sta prefissando e per questo si è scelto di impostare una organizzazione basata su una struttura centrale composta da: :

  • Una organizzazione dedicata alla Sostenibilità (guidata da Renata Mele n.d.r.) all’interno del Chief Technology & Innovation Office proprio per rimarcare che sostenibilità e innovazione sono due facce della stessa medaglia e devono lavorare in maniera sinergica. Questa a sua volta coordina quattro Unità, ognuna guidata da un manager della sostenibilità di area;
  • Una seconda Unità dedicata all’ESG reporting all’interno del Chief Financial Office che si occupa di rendicontazione con il compito di redigere il Bilancio integrato, relativamente ai temi di sostenibilità.

Questo modello risponde anche ai principi della logica integrata in base ai quali non c’è separazione tra business e sostenibilità, ma al contrario vanno gestiti e organizzati in modo integrato. In secondo luogo, le nostre azioni sono strutturate per coinvolgere l’intera organizzazione.

All’interno di tutte le divisioni e delle unità corporate c’è poi una rete diffusa di coordinatori di sostenibilità, che garantiscono all’azienda un presidio specifico sulla sostenibilità nelle varie aree aziendali. Alla struttura centrale è affidata l’orchestrazione di queste risorse.

Come state misurando e controllando le performance relative alla sostenibilità?

Abbiamo una rigorosa struttura di monitoraggio delle attività, che si concretizza non solo attraverso il reporting di fine anno, ma attraverso il monitoraggio puntuale di oltre 250 KPI di sostenibilità definiti per tutte le divisioni e monitorati dall’unità di Data Management & Analytics.

Più in dettaglio aggiungo che abbiamo un doppio livello di controllo performance. Al primo livello monitoriamo i macro-KPI che riguardano le performance di tutta l’azienda. Qui controlliamo KPI legati agli obiettivi che poi pubblichiamo e che comprendono ad esempio le emissioni Scope 1, Scope 2. Ci sono poi KPI di progetto, più specifici e più “verticali”: il nostro piano comprende dunque sia obiettivi generali sia obiettivi di progetto e si lavora, in termini di reportistica, su KPI aggregati e su KPI di progetto.

Che ruolo svolge l’analisi di materialità?

L’analisi di materialità è un elemento cruciale, ci aiuta a individuare e a definire le nostre priorità. Siamo convinti fautori di una sostenibilità data-driven e per questo monitoriamo in maniera capillare una grandissima serie di elementi, lavorando molto su acquisizione e analisi dati e su questi risultati definiamo la priorità delle nostre azioni. Siamo consapevoli della necessità di concentrare gli sforzi sulle attività a maggiore impatto e con questo approccio siamo riusciti in un anno a ridurre le emissioni di CO2 Scope 1 e 2 di gruppo di oltre il 20%. In particolare questo risultato è stato reso possibile dalla decisione di concentrare gli sforzi su un’azione molto precisa: la sostituzione a livello di operations di un gas dalle caratteristiche fortemente climalteranti con un’azione che ha unito capacità di monitoraggio, di previsione e di intervento sull’operatività aziendale.

I 16 temi frutto dell’analisi delle priorità strategiche di Leonardo e dei suoi stakeholder – Fonte: Bilancio Integrato Leonardo 2021

Vediamo anche il ruolo dell’ESG? Come lo valutate?

I rating ESG sono molto importanti per noi. Abbiamo selezionato un certo numero di indici a cui partecipiamo. Nell’ambito della difesa è necessario avere strutture di governance particolarmente robuste e il ruolo dell’ESG è fondamentale. A questo proposito siamo inclusi nei Dow Jones Sustainability Indices di S&P Global da dodici anni; siamo stati confermati per il secondo anno nella Climate-A List di CDP 2021 tra le sei società italiane presenti e unica del nostro settore; siamo poi stati classificati in fascia A nel Defence Companies Index on Anti-Corruption and Corporate Transparency (DCI) di Transparency International. Proseguendo la visione dell’impegno ESG abbiamo ricevuto il riconoscimento UN Global Compact LEAD per la nostra iniziativa globale sulla sostenibilità d’impresa; siamo stati inclusi nel Gender-Equality Index 2022 di Bloomberg per il secondo anno e siamo tra le 40 società con le migliori performance ESG nell’ambito delle aziende incluse nel MIB ESG INDEX di Borsa Italiana (Euronext).

Concludiamo con una esperienza particolarmente significativa sui temi della sostenibilità

Difficile selezionare un caso unico, sono tanti quelli che stanno permettendo a imprese e organizzazioni di raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità. Vorrei sottolineare un aspetto che ritengo particolarmente importante e che attiene alla creazione di valore condiviso tramite lo sviluppo di nuovi prodotti. In questo senso il contributo che può dare Leonardo è particolarmente rilevante grazie alla capacità di innovazione e allo straordinario livello di competenze di cui dispone che possono essere portati a vantaggio di imprese e organizzazioni attraverso servizi a valore aggiunto su una ricca serie di tematiche di sostenibilità in tanti e diversi ambiti. Per citare alcuni esempi parliamo di capacità di previsione di eventi estremi in luoghi vulnerabili, di rilevazione di perdite idriche, di dati e interventi per la riduzione dell’uso dei fertilizzanti e per la gestione dell’irrigazione in agricoltura.

Prosegui la lettura delle strategie e delle esperienze di sustainability manager  di importanti aziende e organizzazioni.

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