Sustainability management

Sport e ESG: tutti i Goals della Juventus

Un percorso e un impegno che nasce più di dieci anni fa con tanta attenzione alle iniziative sul territorio, alla misurabilità dei risultati e al reporting. La testimonianza e le esperienze di Andrea Maschietto, Sustainability Manager Juventus FC

01 Ago 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Andrea Maschietto, Sustainability Manager Juventus

Il settore dello sport in generale e del calcio in particolare possono svolgere un ruolo molto importante nel raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. Le imprese di questo settore, i team, rappresentano un veicolo di diffusione, di divulgazione e di coinvolgimento che possono amplificare e rafforzare messaggi importanti e contribuire a indirizzare una evoluzione nei comportamenti. Non sono molto numerose a oggi le imprese sportive che hanno scelto di posizionarsi e impegnarsi su questi temi, la Juventus Football Club è tra le prime ad aver affrontato questo percorso da diversi anni ed è presente in alcuni rating ESG. Per meglio analizzare e comprendere obiettivi, strategie e risultati di questo impegno sui temi della sustainability e dell’inclusione abbiamo chiesto il contributo di Andrea Maschietto, Sustainability Manager Juventus.

 

Come Juventus avete iniziato da diversi anni a definire una strategia e un impegno sui temi della sostenibilità. Quando è nata questa attenzione e come si sta concretizzando?

In Juventus, l’impegno verso la sostenibilità, in termini di progetti e organizzazione dedicata, risale ormai a oltre dieci anni fa, grazie a una intuizione del Presidente e della Direzione comunicazione. Il contesto all’epoca era nettamente diverso rispetto a quello attuale, ed era caratterizzato da una attenzione particolare ai temi CSR che già storicamente si vedevano nel mondo del calcio, grazie ad alcune forme di charity e grazie al supporto e alla valorizzazione dell’impegno dei giocatori rispetto a qualche causa importante. All’epoca è nata appunto l’idea di creare una organizzazione che permettesse di trasformare in obiettivi aziendale e in una traiettoria quelle manifestazioni di interesse. Il tema poi è cresciuto in maniera organica, grazie anche a tante spinte esterne e al ruolo in generale che ha assunto la sostenibilità. In particolare, nel 2017 inizia la mia storia professionale in Juventus, anche in concomitanza con un ulteriore passo in avanti da parte della proprietà e del presidente. Ma a questo proposito va sottolineato che siamo un’azienda quotata, che siamo parte di un gruppo e che si è ritenuto strategico esprimere una ulteriore evoluzione sui temi della sostenibilità in modo coerente con il contesto nel quale operiamo.

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Già il senso del mio ruolo, con un impegno full time su questi temi, ha rappresentato un fattore di posizionamento molto importante rispetto al settore calcio, sia italiano sia europeo e rappresenta la volontà di inserire in modo strutturale e integrato i temi legati alla sostenibilità all’interno delle attività, dei progetti e delle “agende” delle varie funzioni aziendali.

Vediamo i contenuti e le modalità di avvicinamento ai temi della sostenibilità?

Negli ultimi cinque anni, la volontà è stata quella di differenziarci sapendo che il tema prima o poi sarebbe diventato centrale anche per il nostro settore. Abbiamo operato da azienda più che da club. Rispetto al contesto italiano, facciamo fatica a trovare un benchmark rispetto agli altri club di qualsiasi fascia. Ci sono club con iniziative significative, ma non c’è ancora una vera diffusione di metodiche, di pratiche, di modelli organizzativi a livello di club. Basti dire che in serie A, circa due anni fa, è stata istituita una commissione CSR e attualmente solo alcuni club esprimono una figura dedicata, ma siamo consapevoli che l’evoluzione del calcio porterà sempre di più ad affrontare in maniera strutturata e consapevole le tematiche ESG.

E a livello europeo?

Se guardiamo oltre i nostri confini le cose non cambiano molto, vediamo più club impegnati in modo strutturato su queste tematiche. Sicuramente aiuta e si sente la spinta che arriva dalle società quotate; infatti nel mese di marzo Standard Ethics ha pubblicato l’SE European Football Index. Un indice costituito da 15 Club quotati. (Una “classifica” basata su Standard Ethics Ratings (SER) corredato da una serie di criteri tra cui le dimensioni economiche, la disponibilità di dati ESG, extra-financial e financial reporting; la qualità nella disclosure e nella disponibilità di documenti. L’obiettivo dell’SE European Football Index  è quello di mettere a disposizione una visione e una analisi dell’impegno in termini di Sustainability nell’industria e nella football community e permettere di monitorare le performance dei club europei in quest’area: QUI per maggiori informazioni n.d.r.)

Ma va aggiunto che il fattore che più sta influenzando i club è rappresentato a mio avviso soprattutto dalle pressioni dagli stakeholder esterni, principalmente dal mondo degli investitori. I club che si sono interfacciati con questi stakeholder esterni sentono la necessità di agire sui temi della sostenibilità.

 

Quali sono i freni o le problematiche che incontrate nell’ambito ESG?

Il fatto che il settore calcio, nel contesto dei benchmark o rating ESG, non sia chiaramente definito. In alcuni casi siamo sotto la voce “media” in altri casi si parla di sport, in altri casi ancora ci sono altre categorie, questo certamente non aiuta, ma direzione è più che tracciata e credo che prima i grandi e poi i piccoli si allineeranno a questo percorso.

Veniamo agli obiettivi strategici che vi siete dati?

Va detto che una prima parte del nostro percorso ha puntato alla creazione di un linguaggio comune, per discutere in un modo consapevole del tema. E va aggiunto che il nostro è stato anche un percorso di raccolta dati, di conoscenza, per motivare le richieste e le scelte che poi sono state riportate nel piano di sostenibilità.

Dunque, il lavoro di questi anni si è focalizzato prima di tutto sulla creazione di una base comune di discussione affinché tutti i leader aziendali potessero capire e condividere concretamente il valore della sostenibilità. Abbiamo lavorato per creare una cultura manageriale sulla sostenibilità.

L’altro importante step di questo percorso ha puntato a definire con ogni leader, rispetto alla propria area di azione, i primi punti di contatto su cui lavorare, le prime priorità. Su alcune aree è stato relativamente “semplice”, come può essere ad esempio nell’ambito del facility maintenance, dove già esistono dei parametri di riferimento. Su altre aree è stato più complesso proprio per le peculiarità specifiche di una società sportiva.

In concreto abbiamo realizzato un percorso che ci portasse alle azioni pratiche quotidiane sulle basi di una preparazione culturale e manageriale. Inoltre abbiamo voluto definire una solida base “quantitativa” di materialità per motivare scelte e investimenti.

Vediamo dunque quanto è importante un lavoro in termini di analisi di materialità?

Le analisi di materialità aiutano a identificare e posizionare correttamente le priorità dell’azienda e aiutano a fare in modo che diventino parte dell’agenda. Ritengo poi che l’evoluzione della nuova direttiva europea sul reporting aziendale di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive CSRD) con i temi della doppia materialità, della valutazione dell’impatto finanziario e dell’analisi di rischio ambientale, rappresenti una modalità di gestione del tema concretamente business-oriented. Con questo passaggio si abbandona la tendenza a trattare la sostenibilità come “ancella” dell’azienda e si inizia a trattarla come una funzione aziendale con tutti i pro e contro e come un fattore di business a tutti gli effetti.

Il punto chiave oggi è proprio nel passaggio da una situazione di sostenibilità vissuta spesso come una sorta di dovere o di adempimento a una sostenibilità che sta alla base di tutte le funzioni aziendali, che si innesta in tutte le attività. La logica della doppia materialità di fatto va in quella direzione facendo convergere aspetti un tempo slegati con aspetti di tipo finanziario economico per far sì che ci sia una integrazione reale tra risultato di business e gli obiettivi di sostenibilità.

Quanto conta avere un presidio dei temi della sostenibilità in un mondo particolare dello sport

Sicuramente l’importanza è in crescita. Oggi il tema è “amplificato” per l’attenzione che ha ricevuto a livello di opinione pubblica e in qualsiasi area è diventato prioritario. Per me questo è ovvio, ma purtroppo, tornando al contesto, per molti altri club non siamo in questa situazione. Rispetto sicuramente agli ultimi cinque anni vedo maggiore attenzione, ci sono diversi club che stanno ragionando e lavorando sul tema. Il valore della sostenibilità per il nostro settore è legato anche al fatto che ci siano più attori impegnati e che si possano creare situazioni virtuose, forme di collaborazione, per estendere e diffondere sensibilità e creare nuove forme di ingaggio verso il mondo dei tifosi.

Scendiamo nel dettaglio degli obiettivi “sul campo” possiamo vedere come li avete impostati?

Abbiamo definito quelli che chiamiamo i Juventus Goals e che attengono a tre grandi valori: Rispetto, condivisione e inclusione delle diversità. Su questi valori fondamentali lavoriamo non solo per migliorarci, ma per portarli, e questo è molto importante, verso le proprie comunità.

Nei Juventus Goals rientrano iniziative a impatto sociale che hanno ormai più di dieci anni e tante collaborazioni che insistono sulle tre aree di maggior rilevanza, vale a dire il Gioco, l’Educazione, l’Inclusione e la Diversity.

Facciamo qualche esempio

Nell’ambito dell’educazione e dell’integrazione Juventus ha avviato diverse iniziative come i progetti educativi Fair People dedicato alle scuole primarie e Un Calcio al Razzismo dedicato alle scuole medie con focus su rispetto, razzismo, discriminazione e stereotipi. Anche i ragazzi delle nostre giovanili che frequentano lo Juventus College sono coinvolti nei nostri progetti sociali: ad esempio gli atleti delle squadre “Juventus For Special” hanno condiviso con i nostri ragazzi le loro storie ed esperienze con l’obiettivo di superare i pregiudizi legati alla disabilità.

Come state misurando le performance di sostenibilità?

Un’altra importante intuizione del percorso di sostenibilità di Juventus è stata quella di iniziare il reporting dal primo giorno in cui sono iniziate queste attività. Il reporting è stato un pilastro della sostenibilità Juventus e il fatto di seguire le linee guida dello standard GRI riconosciute a livello europeo ha permesso di raccogliere dati, definire KPI e avere a disposizione numeri validi che a loro volta hanno consentito alle varie funzioni aziendali di fare le loro valutazioni e di definire un proprio percorso di sostenibilità. Man mano che si avanza, questi KPI che riportiamo ogni anno, stanno diventando centrali nel percorso delle varie funzioni.

 

Anche qui, possiamo a fare un esempio?

Dal 2019 il Club ha intrapreso un ambizioso processo volto a valutare le proprie emissioni dirette e indirette di gas serra. Dalla rendicontazione e analisi delle proprie emissioni Scope 1 e Scope 2, Juventus è stata in grado di comprendere la propria carbon footprint e punta a rendere ancora più approfonditi i propri sforzi di reporting, raccogliendo, ove possibile, dati e informazioni che possano fornire un quadro sempre più puntuale dei propri impatti diretti ed indiretti relativamente alle emissioni di CO2. Grazie a questi sforzi, durante questa stagione abbiamo concluso anche l’analisi delle emissioni di Scope 3 ed inizieremo a pubblicare i dati a partire dal prossimo bilancio.

Vediamo nello specifico che rapporto avete con i rating ESG?

Rating e benchmark di settore ci permettono di esprimere una valutazione in termini di visione dell’impegno e degli obiettivi di una realtà e una valutazione dei progetti e degli obiettivi sui quali si sta lavorando.  Siamo tra i primi club ad essere seguiti e valutati da diverse agenzie, ma occorre fare una riflessione su questo tema. Certamente il ruolo dei rating e dei benchmark sta crescendo e questi rappresentano un utile strumento di valutazione ma allo stesso tempo  non tutti possiedono quella profondità e quella criticità specifica che attiene alla conoscenza di ogni singolo settore. Sicuramente, in questo ambito, una metodologia trasparente e pubblica risulta fondamentale.

Possiamo raccontare una esperienza particolarmente significativa dal punto di vista della sostenibilità?

Lo scorso anno Juventus per quello che vale è stata inserita da Forbes nei 100 campioni per la sostenibilità, unica azienda di sport in Italia, tra tanti colossi di altri settori. È un milestone importante nel nostro percorso anche in termini di benchmark.

Dal punto di vista aziendale, abbiamo veramente tante esperienze e casi concreti ne citiamo alcuni che si collocano, accanto a quelli già citati prima, per dare una visione del nostro impegno. Il progetto “Difference Make the Difference”, come forma di sensibilizzazione contro ogni forma di pregiudizio e discriminazione; il podcast “Sulla Razza – Powered by Juventus”, che punta a tradurre e spiegare in italiano una serie di concetti ed espressioni tipiche della cultura anglofona sui temi del rispetto razziale in Italia; la collaborazione tra Juventus e Save the Children, con un focus sull’educazione, sulla protezione e sulla promozione delle attività sportive; e poi il progetto “Numbers don’t lie” per celebrare la Giornata Internazionale contro la discriminazione razziale in cui giocatrici e i giocatori della Juventus hanno indossato una versione customizzata dei numeri di maglia per rappresentare una statistica legata al razzismo.

Una nota a parte poi per “More Colorful Together” la campagna ideata per il mese del Pride di quest’anno che si aggancia all’iniziativa relativa al Pride month: un tema “ostico” per il mondo del calcio, ma sul quale Juventus ha scelto di posizionarsi pubblicamente assumendo una posizione e un impegno chiari. Un impegno partito con la pubblicazione dell’episodio di Wonder Women in cui la nostra giocatrice Lina Hurtig e sua moglie Lisa hanno annunciato l’imminente nascita della figlia e che è stato anche premiato dall’Arcigay (Associazione LGBTI italiana) nella categoria club sportivi.

Prosegui la lettura delle strategie e delle esperienze di sustainability manager  di importanti aziende e organizzazioni.

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