Sustainability manager

Persone e ambiente al centro: la sostenibilità vista da Banca Mediolanum

Dal confronto con Gianluca Randazzo, Head of Sustainability della “banca costruita attorno a te” esce un quadro degli obiettivi, delle strategie e di una costante attenzione alla social responsibility che appartiene da sempre al DNA dell’istituto fondato da Ennio Doris

05 Feb 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Gianluca Randazzo, Head of Sustainability di Banca Mediolanum

Difficile affrontare una intervista con l’Head of Sustainability di Banca Mediolanum senza pensare al concetto di “banca costruita intorno a te”. Un messaggio, questo, che ha accompagnato la storia dell’istituto e che è stata interpretata direttamente, “mettendoci la faccia”, dallo stesso fondatore. Il concetto di persona al centro ci porta naturalmente a considerare gli ingredienti e le dimensioni della sostenibilità per il mondo bancario, dove, pensando alle logiche ESG, si avverte una maggiore consistenza della “S” di Social e della “G” di Governance rispetto alla “E” di Environmental e dove il tema della responsabilità sociale appare come il principale punto focale.

E il confronto con Gianluca Randazzo, Head of Sustainability di Banca Mediolanum richiama proprio costantemente la vocazione alla social responsibility che è parte integrante dell’idea stessa di questo istituto sin dalle sue origini e che ha dato prova di sé in tante circostanze, anche quando i temi della sostenibilità e della CSR non erano ancora al centro dell’attenzione.

Partiamo dalla strategia: quali sono i principali obiettivi direttamente e indirettamente legati alla sostenibilità per Mediolanum?

Come banca abbiamo lavorato su una strategia che guida l’approccio sostenibile al business basata su quattro livelli di responsabilità: una responsabilità economica, una responsabilità verso i Clienti e verso i Collaboratori e infine la responsabilità verso l’Ambiente e la collettività.

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La nostra matrice di materialità è stata ricondotta a queste quattro responsabilità e prevede un ascolto e un orientamento da parte di tutti gli attori dell’azienda e degli stakeholder sia interni sia esterni. A questo proposito, è stato molto importante ricondurre in questa matrice tutte le priorità che attengono al nostro orientamento, accogliendo nello stesso tempo i temi rilevanti che sono stati proposti dagli stakeholder esterni.

Siamo nell’ambito della “banca costruita intorno a te”?

Sì, siamo una banca che è nata con un approccio che possiamo definire nativamente stakeholder oriented, che mette subito al centro la persona. Uno dei punti qualificanti del nostro percorso di sostenibilità è proprio l’idea di centralità della persona: siamo persone che lavorano per le persone, siamo dipendenti, dirigenti, family banker e realizziamo il nostro mandato verso le persone. A questo concetto abbiamo associato anche quello dell’impatto, ovvero della consapevolezza del ruolo che svolgiamo e dell’impatto che le nostre attività possono avere su ambiente e collettività. Nella nostra visione, dobbiamo essere consapevoli e responsabili di questo impatto. Per questo lavoriamo per costruire una sempre maggiore consapevolezza di essere parte della collettività, sia in termini di rapporto con i clienti sia dal punto di vista dei rapporti con l’ambiente sociale nel quale operiamo.

Diamo uno sguardo al percorso che avete effettuato e vediamo da dove arriva l’attenzione e la focalizzazione sui temi della sostenibilità?

Il nostro fondatore Ennio Doris ha creato questa azienda partendo dalla convinzione che fosse necessario mettere a disposizione dei clienti tutti i servizi e non fermarsi a solo un prodotto, per quanto vincente. L’idea del nostro fondatore era quella di fornire delle soluzioni, di garantire ai clienti la possibilità di avere delle risposte concrete a tutte le loro esigenze. Tutto questo può funzionare solo si crea un rapporto di fiducia in cui la banca accompagna il proprio cliente nel suo percorso. Si tratta di una visione molto chiara che esprime il suo valore nel tempo e che si rivela anche e soprattutto nei momenti in cui si affrontano delle difficoltà o delle crisi.

Accade nella vita economica, bancaria e finanziaria che possano presentarsi degli incidenti, anche molto gravi, che creano problemi che non dipendono dalla banca o dai clienti. E quando parliamo di una sostenibilità che viene da lontano diciamo che è in queste circostanze che si concretizza il senso di responsabilità. Nel 1994, per citare un periodo in cui la sostenibilità non era certo di moda, in occasione di una grave alluvione in Piemonte, il nostro presidente decise di intervenire per aiutare finanziariamente i clienti che avevano subito danni.

Più recentemente, nel 2008, in occasione del fallimento della Lehman Brothers, con una iniziativa che ha visto l’impegno anche del secondo socio di maggioranza dell’azienda (Fininvest, n.d.r.) sempre il nostro presidente decise di acquisire il debito dei propri clienti legato a questo crack. E stiamo parlando di un impegno di qualcosa come 140 milioni di euro che segue peraltro a un impegno che, nell’anno precedente, aveva visto la banca abbassare i propri tassi sopportando un onere molto importante in termini di mancati ricavi, per dare respiro ai propri clienti nella crisi dei subprime.

Quali sono le altre tappe del vostro percorso di sostenibilità?

La prima tappa in realtà risale al momento della nascita stessa dell’azienda, lo abbiamo già detto, la centralità della persona fa parte del nostro DNA. Nel 2001 è stata avviata la Fondazione Mediolanum con la missione, dal 2005, di portare attenzione e valore nella gestione dell’impatto sociale in particolare per l’infanzia in condizioni di disagio. Dal punto di vista organizzativo una tappa importante è poi da identificare nel lancio della Mediolanum Corporate University nel 2009, che arriva a compimento dopo un lavoro iniziato nel 2007, anche qui con un investimento molto importante che ha superato i 30 milioni di euro. Si tratta in questo caso di una iniziativa che nasce dalla convinzione che è sempre più importante e necessario investire sull’asset della formazione.

Una nuova tappa importante è poi arrivata con la costituzione dell’ufficio Corporate Social Responsibility che diventa successivamente Sustainability nella Direzione Innovazione, Sostenibilità e Value Strategy che riporta direttamente all’AD.

 

Vediamo meglio il modello organizzativo che avete definito? 

Il riporto diretto all’Amministratore delegato è un modello pensato per far crescere il comportamento sostenibile all’interno di tutta l’azienda. Si tratta di una attenzione che deve valere anche per tutte le funzioni aziendali, come, ad esempio, chi ha il compito di sviluppare i prodotti o nella relazione diretta con i clienti, con i collaboratori e così via.. Per questo, nelle direzioni è presente un referente per la sostenibilità e si lavora con tutti per dare una coerenza complessiva al percorso evolutivo dell’azienda. Il nostro modello vuole garantire il presidio da un lato e lo sviluppo dall’altro. Il presidio, in modo particolare, si raggiunge con un modello di gestione e rendicontazione di tutte le attività mentre lo sviluppo è indirizzato con un programma di progetti in un contesto molto vivo e dinamico dove possono convivere anche 20 o 30 progetti diversi.

Quali obiettivi vi siete dati e a che punto siete? 

Il tema degli obiettivi è molto importante, perché devono essere il risultato di una visione strategica capace di tenere conto di tutti i fattori, interni ed esterni, che determinano la capacità dell’azienda di generale valore. In questo senso sostenibilità vuol dire anche prestare grande attenzione all’evoluzione delle regolamentazioni, agli aspetti tecnici dei mercati, alle logiche dell’asset management. È importante conoscere e lavorare per aiutare il mercato nella gestione di queste esigenze, nella implementazione di analisi, di servizi e di modelli di lavoro che permettano all’azienda di assumersi le proprie responsabilità in modo più efficace.

Guardando allo specifico degli obiettivi, che ruolo hanno gli SDGs per la vostra banca e che impatto hanno sull’azione quotidiana? 

Gli SDGs sono un punto di riferimento per noi e dovrebbero esserlo per tutti. La vera sfida è quella di agire sui comportamenti, riuscire a modificare le abitudini quotidiane, le decisioni e le microdecisioni che tutti i giorni prendiamo e che hanno un impatto ambientale, sociale ed etico. Questa considerazione mi è utile per sottolineare che accanto a tutte le azioni di cui abbiamo parlato e che attengono al senso di responsabilità della nostra banca e al rapporto sociale con i clienti e con il territorio, c’è poi un tema di azione sul mercato, un contributo all’evoluzione dei comportamenti e delle abitudini in termini più generali.

Come misurate le performance relative alla sostenibilità? Quali sono gli standard di riferimento e quali sono gli strumenti che state utilizzando?

 

Utilizziamo GRI come modello di rendicontazione e gli strumenti di assessment delle agenzie di rating per migliorare costantemente.

Che ruolo svolge l’ESG? 

È per noi estremamente importante, ci permette di sintetizzare l’impatto dell’azienda in modo chiaro ed è un contributo alla strategia e all’azione operativa.

Come sono cambiati i servizi erogati nel corso del tempo in funzione degli obiettivi di sostenibilità e come è cambiata la vostra organizzazione?

Attraverso l’adozione di specifiche politiche e l’istituzione di presidi organizzativi dedicati, Banca Mediolanum persegue l’integrazione dei fattori di natura ambientale, sociale e di governance (ESG) nei propri processi core. Il che significa considerare l’impatto di sostenibilità lungo il ciclo di vita dei propri prodotti, dalla progettazione, alla messa a disposizione dei clienti, fino ai servizi “post-vendita” e monitorare nel continuo la rispondenza di prodotti e servizi ai criteri di qualità dell’offerta stabiliti. Nell’ambito del risparmio gestito in particolare, dove anche l’attenzione del Regolatore europeo è crescente, la Banca attua un presidio a monte dei prodotti offerti e dei partner finanziari con cui si relaziona e una verifica nel tempo del posizionamento degli stessi anche attraverso indicatori ad hoc e rating elaborati da info-provider specializzati sui temi ESG. La crescente attenzione del Gruppo Mediolanum alla sostenibilità fa sì che cresca nel tempo anche la presenza di prodotti sostenibili, come i fondi d’investimento green, all’interno della propria gamma.

Abbiamo visto diversi passaggi significativi in termini di organizzazione, di assunzione di responsabilità, di innovazione. Quali sono gli altri momenti che hanno segnato il vostro percorso di sostenibilità?

Ce ne sono tantissimi e sono legati a tante dimensioni. Un esempio arriva anche dal percorso di dematerializzazione o dall’adozione di nuovi materiali come nel caso della carta di debito in PLA (materiale derivato dal mais non alimentare), ma il passaggio forse più significativo in questo senso è rappresentato da Flowe, la banca innovativa e sostenibile, una società benefit, un’azienda BCorp, controllata al 100% da Banca Mediolanum. Si tratta di un progetto che offre un conto di pagamento che vanta nel proprio DNA innovazione e sostenibilità e che si rivolge a tutti coloro che sono sensibili ai temi della sostenibilità, del benessere individuale, dell’impatto ambientale. Con questa iniziativa abbiamo unito il tema dell’innovazione digitale con un approccio innovativo ai bisogni, ai comportamenti e alle nuove sensibilità.

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Mauro Bellini
Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Direttore responsabile delle testate “verticali” di Digital360: Blockchain4Innovation, PagamentiDigitali, Industry4Business, BigData4Innovation, RiskManagement360, Energyup.Tech e Agrifood.Tech si occupa di innovazione digitale applicata alla realtà delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e del sociale.

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