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Commitment Net Zero? Come si comportano le aziende aderenti alla SBTi

Cosa vuol dire fissare un Commitment Net Zero e come si comportano le aziende? Quante e quali tipologie fissano degli impegni e quali si attivano per agire. Un’analisi delle aziende aderenti alla Science Based Target Initiative

Pubblicato il 08 Dic 2023

Anna Domeneghini

Collaboratrice Laboratorio RISE, Università degli Studi di Brescia

Fonte: laboratorio RISE

Sempre più aziende dichiarano un Commitment Net Zero, ma quali caratteristiche hanno in particolare queste aziende? E qual è il “vero” grado di impegno verso la riduzione delle emissioni che dichiarano? L’analisi di oltre 5000 aziende a livello globale che partecipano all’autorevole Science-Based Target Initiative ci consente di scoprirne di più.

Dallo studio del Laboratorio RISE emerge un quadro dove una linea sottile separa l’impegno dal rischio di “greenwashing”. Ad un primo sguardo è lampante la crescita esponenziale del numero di aziende che si impegnano verso obiettivi “science-based” di riduzione delle emissioni. Ma andando un po’ più in profondità, ci si accorge che molte aziende per ora si limitano ad “impegnarsi a prendere un impegno” verso la riduzione delle emissioni, altre definiscono impegni di riduzione di breve periodo e ben poche hanno effettivamente definito un piano con dei target quantitativi per arrivare davvero all’azzeramento delle emissioni.

La “Race to Zero” e la Science-Based Target Initiative (SBTi)

I sempre più tangibili effetti del cambiamento climatico e la spinta istituzionale hanno portato le aziende ad intraprendere percorsi di riduzione e azzeramento delle proprie emissioni. A tale scopo sono nate molteplici iniziative pubbliche e private per guidare il percorso verso il raggiungimento del Net Zero. Essere parte di queste iniziative può dare vantaggi a livello di comunicazione e marketing o attrarre l’attenzione degli investitori che sono sempre più sensibili alle tematiche ambientali. In aggiunta, entrando a far parte di queste iniziative si diviene membri di una community di aziende, in cui è possibile condividere conoscenze, idee e best practices, traendo spunto per applicarle anche al proprio business.

Tra le maggiori iniziative vi è certamente la Race to Zero, campagna globale promossa dalle Nazioni Unite. È un’iniziativa “ombrello” di ampia portata, che include al suo interno molteplici iniziative “Net Zero” che ne rispettano i requisiti: complessivamente la Race to Zero ad oggi coinvolge più di 11.000 soggetti, tra cui città, governi locali e più di 8.000 aziende.

La Science-Based Target Initiative (SBTi) è una di tali iniziative “Net Zero”. Nasce nel 2015 da una partnership tra Carbon Disclosure Project, United Nations Global Compact, World Resources Institute (WRI) e World Wide Fund for nature (WWF) per aiutare le aziende a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni in linea con le scienze del clima e l’Accordo di Parigi, con l’obiettivo di dimezzare le emissioni globali prima del 2030 e raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. SBTi ha pubblicato nel 2021 i propri standard Net Zero fornendo linee guida e supporto nella stesura di una strategia di azzeramento delle emissioni. La SBTi ad oggi coinvolge oltre 6000 aziende, enti finanziari e pubblici.

Commitment Net Zero: quali sono le “companies taking action”? Il campione di aziende SBTi

Abbiamo analizzato un recente database rilasciato dalla SBTi (la lista dei soggetti aderenti viene aggiornato ogni settimana e cresce a ritmi molto elevati), estrapolando la sola componente delle aziende. Il campione di analisi consta di 5.027 aziende, definite “Companies taking action” che hanno cioè definito un target science-based oppure hanno dichiarato il loro impegno a farlo.

Si tratta per lo più di grandi imprese (73% del campione), seguite dal 23% di imprese classificate come medio-piccole ed il 4% di istituzioni finanziarie.  La distribuzione geografica vede il 54% delle imprese con sede in Europa, seguito dalle aziende site in Asia (25%) e in Nord America (15%), si veda la Figura 1. Nello specifico, osservando lo stato d’appartenenza delle 2.723 aziende europee aderenti, la maggior parte sono situate nel Regno unito (31%), Germania (11%) e Francia (9%). Solo il 3% delle aziende europee sono Italiane, a testimonianza che il movimento del nostro tessuto economico verso queste tematiche è più recente delle altre grandi economie Europee.

Commitment Net Zero: ripartizione in Europa

Figura 1: Ripartizione geografica aziende

La ripartizione tra settore dei servizi e manifatturiero è piuttosto equilibrata. Infatti, il 55% del campione (2.772 aziende) è classificabile come attività produttiva ed il restante 45% (pari a 2.255 aziende) opera nel settore dei servizi.

Commitment Net Zero: il ruolo del mondo dei servizi e del manifatturiero

Figura 2: Ripartizione aziende per ambito di attività

Si osserva quindi una prevalenza di grandi aziende, per lo più europee, equamente ripartite tra manifatturiero e servizi, con un’elevata presenza di aziende britanniche rispetto agli altri paesi.

Analisi aziende Net Zero

Una fondamentale distinzione tra le aziende aderenti la SBTi è lo stadio del loro impegno verso la riduzione delle emissioni: “committed” o “target set”.

Le aziende committed sono quelle che hanno firmato la lettera di impegno ed hanno un periodo di tempo di 24 mesi da tale data per presentare i propri target (obiettivi quantitativi) per la validazione.

Le aziende target set hanno effettivamente definito questi obiettivi, validati dalla SBTi. Nel dashboard analizzato rientrano ancora aziende che sono fuori dal termine massimo per la presentazione dei target (si trovano nel periodo di transitorio concesso alle aziende nel passaggio dalla vecchia politica alla nuova “Commitment compliance policy”).

Le aziende, contestualmente alla firma della lettera di commitment, devono indicare la tipologia di impegno che intendono prendersi: si possono limitare al raggiungimento di un target a breve termine di riduzione delle emissioni oppure definire anche una strategia di lungo periodo mirata a raggiungere il Net Zero (entro il 2050).

Commitment Net Zero: come si muovono le aziende attivi a livello SBTi

Figura 3: Caratterizzazione del campione per tipo di impegno

Commitment Net Zero: il 59% ha “solo” una strategia di breve periodo

Incrociando i dati delle aziende aderenti con il Commitment al Net Zero è emerso, come mostra la Figura 3, che il 59% del campione analizzato si è limitato a proporre una strategia di breve periodo ed il restante 41% si è impegnato verso il raggiungimento di uno status “Net Zero”: sono quasi tutte grandi aziende (92%). Ma è interessante notare che di queste più di 2000 aziende la maggior parte (36% del totale) non hanno ancora definito e validato un target Net Zero, solo il restante 5% ha fissato un obiettivo per il raggiungimento di zero emissioni nette.

Quindi, anche se questo numero sta salendo rapidamente, possiamo affermare che ancora oggi il “Net Zero” è una prospettiva desiderata dalle aziende molto più di quanto non sia un obiettivo concretamente pianificato.

In merito alla distribuzione per settore di business delle aziende Net Zero committed riportato in Figura 4, si può notare che le aziende più impegnate sono quelle appartenenti ai settori software&telecom e dei servizi professionali, seguite da tessile-abbigliamento, edilizia e agrifood.

Figura 4: Distribuzione aziende net zero committed per macrosettore

Infine, l’anno target Net Zero definisce entro quando le aziende mirano ad aver neutralizzato le emissioni residue. In linea a quanto definito nello standard Net Zero science based, la maggior parte delle aziende che hanno definito un target Net Zero (Figura 5) mira a raggiungere tale obiettivo al 2050 (50%), mentre la restante quota ha definito dei target year più ottimistici, in genere compresi tra il 2030 ed il 2045. Due soltanto le aziende che si sono poste l’obiettivo di raggiungere il Net Zero al 2027.

Commitment Net Zero: cresce l'impegno mentre sono ancora limitati i piani d'azione quantitativi

Figura 5: Distribuzione aziende in funzione del Net Zero target year

Il quadro complessivo che si delinea quindi presenta luci ed ombre: ad un’accelerazione quasi esponenziale dell’ “impegno” verso la riduzione delle emissioni, fa ancora da contraltare una difficoltà a tradurre le dichiarazioni generiche in piani d’azione quantitativi, verificabili e di cui si è valutata la fattibilità.

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