Servitization e sostenibilità: il contesto
Negli ultimi anni la servitizzazione si è affermata come una delle trasformazioni più significative nel panorama manifatturiero. Sempre più imprese stanno evolvendo da un modello centrato sulla vendita del prodotto a uno fondato su soluzioni integrate prodotto-servizio. Questo cambiamento è stato guidato da esigenze competitive, dalla ricerca di maggiore continuità nei ricavi e dalla volontà di rafforzare la relazione con il cliente.
Parallelamente, la sostenibilità ambientale è diventata una priorità crescente per imprese e istituzioni. Tuttavia, se da un lato la sostenibilità è sempre più presente nelle dichiarazioni strategiche, dall’altro il suo legame con la servitizzazione rimane spesso implicito e poco strutturato.
Gli obiettivi della ricerca del Centro Interuniversitario ASAP
La Ricerca condotta dal Centro Interuniversitario ASAP durante lo scorso anno, nasce esattamente in questo spazio di incertezza con l’obiettivo di trovare risposta a tre domande principali:
- In che modo le soluzioni prodotto-servizio generano benefici ambientali?
- Quali sono i meccanismi attraverso cui questi benefici si producono?
- Come è possibile renderli espliciti, confrontabili e misurabili?
Oggi, infatti, molte imprese riconoscono che i servizi possono contribuire alla sostenibilità, ma raramente sono in grado di descrivere in modo strutturato come questo avvenga. I benefici sono spesso percepiti, ad esempio in termini di maggiore efficienza o minori guasti, ma non tradotti in indicatori ambientali specifici.
L’importanza di fissare con attenzione le priorità strategiche
Un ulteriore elemento rilevante riguarda la distribuzione delle priorità strategiche. Se la sostenibilità è talvolta collegata prevalentemente ai prodotti, la digitalizzazione è invece percepita come una priorità trasversale: quasi tutte le aziende coinvolte utilizzano tecnologie digitali per migliorare i propri servizi. Il punto critico non è quindi la mancanza di strumenti tecnologici, ma l’assenza di un collegamento sistematico tra digitalizzazione e impatto ambientale.
La ricerca si è posta quindi un obiettivo preciso: costruire una struttura analitica che permettesse di passare da affermazioni generiche sulla sostenibilità dei servizi a una comprensione più rigorosa dei meccanismi in gioco.
Metodo e contenuti della ricerca focalizzata sul rapporto tra servitization e sostenibilità
La Community Research 2025 è stata sviluppata in collaborazione con nove aziende manifatturiere appartenenti a diversi settori industriali. La varietà dei contesti ha permesso di osservare configurazioni di servizio differenti, evitando una lettura limitata a un singolo comparto.
Per evitare che il tema restasse sul piano delle dichiarazioni di principio, la ricerca è partita da una domanda molto concreta: in che modo, esattamente, un servizio può generare un beneficio ambientale?
Il primo passo è stato mappare le principali soluzioni prodotto-servizio adottate dalle imprese coinvolte, per capire quali tipologie di servizio fossero effettivamente diffuse e come venissero erogate.
Il ruolo degli Environmental Value Drivers (EVD) per l’analisi
A quel punto è entrato in gioco lo strumento chiave dell’analisi: gli Environmental Value Drivers (EVD). Più che indicatori numerici, gli EVD sono meccanismi causali: rappresentano i modi attraverso cui un servizio può tradursi in un miglioramento ambientale concreto. Ridurre i consumi energetici nella fase d’uso, estendere la vita utile dei prodotti, prevenire guasti e difettosità, diminuire scarti ed emissioni, migliorare la gestione del fine vita: sono questi alcuni dei driver che rendono visibile il legame tra servizio e impatto ambientale.

Utilizzando gli EVD come chiave di lettura comune, ogni servizio è stato analizzato per capire se – e con quale rilevanza – attivasse uno o più driver ambientali. Ne è emersa una matrice di collegamento tra tipologia di servizio e driver attivato, capace di rendere esplicite relazioni che spesso restano implicite nelle strategie aziendali.
Il lavoro non è stato puramente teorico, ma iterativo: analisi dei casi, confronto con i manager, discussione dei legami, progressivo consolidamento delle evidenze. Questo ha permesso di spostare il dialogo da affermazioni generiche (“il servizio migliora la sostenibilità”) a connessioni più strutturate e verificabili (“questo servizio contribuisce a questo specifico driver ambientale”).
Le prime evidenze della ricerca
Le prime evidenze comunque mostrano risultati interessanti. Ad esempio, emerge come i servizi legati alla fase operativa del ciclo di vita del prodotto, il cosiddetto Middle of Life, risultano quelli con il maggior numero di collegamenti attivati agli Environmental Value Drivers. Manutenzione preventiva, monitoraggio remoto e assistenza digitale sono le soluzioni che più frequentemente incidono su driver quali:
- efficienza energetica;
- estensione della vita utile;
- riduzione dei guasti;
- miglioramento dell’efficienza operativa;
- riduzione delle emissioni.
Al contrario, le opportunità legate alle fasi iniziali e finali del ciclo di vita risultano meno esplorate. La riduzione del consumo di materie prime nella fase di produzione o il recupero sistematico dei componenti a fine vita sono temi presenti nella matrice, ma attivati con minore frequenza e intensità.
La servitizzazione contribuisce alla sostenibilità nelle fasi di utilizzo del prodotto
Questa distribuzione suggerisce che, allo stato attuale, la servitizzazione contribuisce alla sostenibilità soprattutto intervenendo sull’uso del prodotto, più che ripensandone radicalmente progettazione o dismissione.
Un secondo elemento emerso riguarda la misurazione. Nonostante la crescente consapevolezza del potenziale ambientale dei servizi, solo poche imprese misurano concretamente questi effetti attraverso indicatori specifici. La valutazione rimane spesso qualitativa, affidata a percezioni o stime generali, senza tradursi in metriche oggettive e comparabili. E questo punto rappresenta una delle principali implicazioni della ricerca: se il legame tra servizio e driver ambientale rimane implicito, il beneficio non può essere valorizzato né all’interno dell’organizzazione né nella relazione con il cliente. La costruzione della matrice EVD-Servizi di ASAP costituisce quindi un primo passo: rende visibile la struttura dei collegamenti, ma apre al contempo la necessità di sviluppare strumenti di misura coerenti.
La Community Research 2025 non si limita dunque a descrivere un fenomeno, ma pone le basi per un percorso più ampio: trasformare i benefici ambientali dei servizi da intuizioni qualitative a elementi strutturati, analizzabili e, progressivamente, misurabili.
Come restare aggiornati
Quanto illustrato è solo un’anteprima del lavoro svolto negli ultimi mesi dalla Community ASAP. Nei prossimi mesi seguiranno altri contributi su questa testata che anticiperanno la presentazione completa dei risultati della ricerca che si terrà il prossimo 7 maggio, nel pomeriggio, presso l’Aula Consiliare di Ingegneria.
Tutti i dettagli sul programma e le modalità di partecipazione sono disponibili alla pagina dell’evento QUI











