Finanza ESG

Investimenti: quattro decisioni su cinque includono il rischio climatico

Lo svela l’indagine condotta dal team Multi-Manager Research di Aviva Investors, che raccoglie le opinioni su temi ESG di un’ampia gamma di società di asset management. Registrato un notevole aumento della percentuale di firmatari dei Principi per Investimenti responsabili delle Nazioni Unite: dall’83% del 2019 all’attuale 99%

01 Lug 2021

Redazione ESG360

Il rischio climatico è una variabile sempre più determinante e centrale nelle decisioni di investimento. Lo svela l’indagine ESG  condotta dal team Multi-Manager Research di Aviva Investors, sondaggio biennale che raccoglie le opinioni su temi ESG di un’ampia gamma di società di asset management responsabili di un patrimonio collettivo in gestione di 32.000 miliardi di sterline.

Questa volta la ricerca ha rilevato che l‘80% degli asset manager incorpora “sempre” o “spesso” il rischio climatico nelle decisioni di investimento.  Al contrario, solo il 2% ha dichiarato di non aver “mai” incluso il rischio climatico nel proprio processo decisionale.
Secondo il sondaggio, inoltre, quasi tre asset manager su cinque (58%) affermano che la pandemia da Covid-19 ha accelerato l’adozione di investimenti ESG da parte degli investitori, in quanto le aziende rispondono alla maggiore pressione da parte degli investitori retail e istituzionali a considerare i rischi ambientali e sociali, nonché alle opportunità più “green” prodotte dagli interventi di ripresa dal Covid-19.  Solo il 7% degli intervistati ritiene che la pandemia non abbia generato un aumento di interesse da parte degli investitori per le strategie d’investimento di tipo ESG.

Combustili fossili sempre meno decisivi nei portafogli

“Gli asset manager stanno chiaramente evidenziando che i combustibili fossili e le industrie ad alta emissione di carbonio avranno un ruolo ridotto nei portafogli in futuro, con l’87% dei gestori intervistati che prevede un’esposizione strutturalmente inferiore in queste aree – afferma Cameron Falconer, Senior Manager Research Analyst di Aviva Investors -. Più sorprendentemente, gli asset manager sostengono che il cambiamento climatico è già ben integrato nelle pratiche di investimento. Se questo è davvero il caso, i selezionatori di fondi dovrebbero richiedere maggiori prove e trasparenza su come i rischi fisici, così come le opportunità e i rischi derivanti dalla transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio, vengono valutati e riportati”.

Tra gli asset manager intervistati, il 60% collega la retribuzione dei dirigenti alle prestazioni ESG, un netto aumento rispetto al 28% degli intervistati nello stesso sondaggio del 2019. I gestori sembrano anche dedicare più tempo e risorse alla formazione dei responsabili degli investimenti sull’integrazione delle considerazioni ESG, con il 94% delle aziende che forniscono tali programmi – questo rispetto a solo il 64% delle aziende intervistate nel sondaggio precedente.

Soluzioni sostenibili da personalizzare in base ai clienti

L’indagine ha anche mostrato un notevole aumento della percentuale di asset manager firmatari degli Un Pri (Principi per Investimenti Responsabili delle Nazioni Unite) tra i sondaggi del 2019 e del 2021, con il 99% degli intervistati firmatari rispetto all’83% del 2019. 

“L’adesione a iniziative come i Principi Un Pri è diventata quasi universale, e il 99% delle aziende intervistate ora ottiene un punteggio A o A+ rispetto al 90% del 2018 – aggiunge Falconer -. Tuttavia, il semplice allineamento a iniziative di terze parti non rappresenta più un fattore di differenziazione e l’onere di dimostrare un’azione ESG e di sostenibilità significativa all’interno delle pratiche di investimento è ora sui manager. Sempre più spesso, le soluzioni sostenibili devono essere personalizzate in base alle esigenze dei singoli clienti e devono essere fornite prove di risultati positivi attraverso l’engagement. Spostare le valutazioni degli investitori dai modelli di punteggio assoluto porterà a una maggiore differenziazione, consentendo confronti più significativi”.

Nonostante il notevole sostegno per la diversità a livello di settore, gli interventi sono in ritardo a livello di consigli di amministrazione. L’indagine ha rilevato che per il 58% degli asset manager la rappresentanza femminile all’interno dei consigli di amministrazione è al di sotto del 30%, mentre il 61% delle aziende non ha alcuna rappresentanza etnica. Dato che molti si stanno impegnando a raggiungere obiettivi a livello direttivo, il modo e la velocità con cui questo divario si riduce saranno indicatori importanti dell’impegno verso la diversità e l’inclusione.

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