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ESG e studi legali: il digitale di 4cLegal al servizio della “G” di Governance

La scelta e la gestione del rapporto con uno studio legale rappresenta un passaggio di “procurement” particolarmente importante per i rating ESG. La piattaforma 4cLegal mette a disposizione delle imprese la possibilità di identificare e scegliere gli studi più vicini alle loro esigenze con procedure tracciabili e trasparenti

13 Ott 2021

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Alessandro Renna, founder e CEO di 4cLegal

Se c’è un tema che fatica a trovare spazio nei “territori” dell’ESG è il concetto di discrezionalità. Le scelte e le decisioni devono rigorosamente fare riferimento a parametri il più possibile oggettivi, diversamente viene meno o si indebolisce il valore stesso di rating e di benchmark. Non possono fare eccezione scelte che sono caratterizzate intrinsecamente da una forte componente soggettiva come, ad esempio, quelle legate alla scelta e al ruolo degli studi legali. Eppure, all’interno della lettera “G” di Governance ci stanno contenuti che invitano e stimolano le organizzazioni a garantire a tutti gli stakeholder (e non solo gli shareholder, come recitano le logiche ESG) che anche quelle scelte sono state condotte nel rispetto di parametri il più possibile oggettivi.

Ed è qui che si colloca la sfida di 4cLegal, un progetto che unisce nello stesso tempo innovazione digitale e metodo, per consentire a qualsiasi organizzazione di gestire il percorso di analisi, di valutazione e di scelta di uno studio legale in modo coerente con le logiche dettate dalle valutazioni definite nei percorsi Environmental, Social e Governance.

Per capire il rapporto tra innovazione digitale, studi legali e ESG e per raccontare il progetto 4cLegal, ESG360 ha incontrato Alessandro Renna, founder e CEO della società.

Quando nasce questo progetto e con quali obiettivi?

4cLegal nasce nel 2014 con una idea molto chiara: mettere a disposizione delle imprese la possibilità di identificare e scegliere gli studi legali più vicini alle loro esigenze con procedure tracciabili e trasparenti.

Da dove arriva la vostra idea?

Dalla consapevolezza che la complessità legata al processo di selezione e valutazione di uno studio per servizi legali corporate ha bisogno di meccanismi forti e innovativi, prima di tutto per ridurre i tanti rischi di inefficienza che accompagnano questo processo e dunque per permettere alle aziende di disporre di informazioni precise e corrette per tutte le loro valutazioni. In secondo luogo, per garantire che tutti i passaggi siano effettivamente seguiti con il massimo rispetto in termini di diligenza nella selezione, di trasparenza nelle identificazione dei candidati, di tracciabilità di tutti i passaggi e di rispetto delle regole di concorrenza. Solo per fare un esempio, occorre garantire a tutte le realtà coinvolte nel processo di selezione una reale simmetria informativa e renderla trasparente in modo che nessuno possa risultare svantaggiato.

Qual è stata la vostra risposta?

Innanzitutto, ci siamo domandati come mai non esistesse una piattaforma capace di garantire tanto la parte di individuazione degli studi quanto quella legata al processo di selezione e abbiamo deciso di crearla considerando anche quanto stia crescendo l’attenzione verso i valori di trasparenza e di affidabilità nella gestione del business.

Entriamo di fatto in un ambito che risponde alle logiche ESG?

I fattori ESG oggi sono un fattore abilitante per il posizionamento e lo sviluppo del business delle aziende. Tra questi ci sono anche i fattori legali che contribuiscono alla creazione di una governance sostenibile e che possono essere identificati nell’ambito di procedure che caratterizzano il legal procurement. Siamo poi convinti che la sostenibilità sia un concetto circolare e un operatore deve anche collaborare con fornitori che siano a loro volta sostenibili. Ad esempio, nella selezione di uno studio tra i parametri da tenere in considerazione non c’è solo la qualità della prestazione, ma anche la qualità dell’organizzazione e la sua capacità di di gestire i dati necessari per il rating ESG.

Veniamo dunque alla piattaforma, come si relaziona con le logiche ESG?

Ogni studio si qualifica e indica su quali temi è in grado di esprimere un proprio posizionamento e per questo abbiamo identificato 26 parametri di riferimento. Un soggetto “terzo” deve poi confermare queste qualificazioni e 4cLegal a sua volta verifica che questa conferma sia adeguata. Abbiamo costituito un comitato interno a cui è affidato il compito di effettuare una verifica finale che si configura nella forma di un rating “on-off”, ovvero un vero e proprio accreditamento su quello specifico parametro. Ciascuno studio ha dunque la possibilità di scegliere il proprio posizionamento sulla base delle proprie caratteristiche, dei servizi erogati, delle competenze interne, delle esperienze svolte o di un proprio percorso di sviluppo verso logiche ESG. Siamo consapevoli che non ci sono studi che siano nella condizione di rispondere positivamente a tutti e 26 i parametri definiti e la proposition che 4cLegal intende promuovere è proprio anche un invito agli studi ad attuare un percorso che parte dalla migliore valorizzazione possibile dei propri asset per costruire un percorso di posizionamento più completo.

A chi vi rivolgete?

Al legal procurement in generale e in particolare verso tutte quelle realtà con un bilancio di sostenibilità o che sono sottoposte a rating ESG. Ma nello stesso tempo pensiamo anche a tutte quelle realtà che stanno portando i parametri ESG nelle loro supply chain e hanno bisogno di un supporto più “esteso”.

Per quanto riguarda invece gli studi professionali, chi sono gli interlocutori?

 

Tutti quei professionisti che sono sollecitati rispetto a questi temi, che capiscono la portata di sviluppo che può arrivare nel momento in cui si mettono nella condizione di supportare le imprese impegnate in percorsi di sostenibilità e di rating ESG. Tutte quelle realtà attente al fatto che se un’azienda è impegnata in un processo ESG ha bisogno di appoggiarsi, anche per i servizi legali, a realtà che siano accreditate sui temi ESG e che di fatto facciano organicamente parte di questo processo. Comprendiamo che si tratta di una sfida non facile, prima di tutto perché questo vuol dire adeguare la propria organizzazione ai principi ESG, che nell’economia di molti studi potrebbe voler dire stravolgere le tradizionali logiche di Work-life balance. Se ci si accredita sui temi ESG è necessario che anche il “proprio Work-life balance” sia correttamente sostenibile ed è un risultato che rischia di modificare pesantemente gli equilibri economici di studi abituati a lavorare assai più delle ore “accettate” nella “S” di Social o nella “G” di Governance ESG. L’altro aspetto di 4cLegal riguarda poi il filone di supporto consulenziale considerando che questo meccanismo di valutazione permette agli studi di diventare una sorta di entry point di servizi di advisory legati alle policy ESG

Con quali prospettive?

A nostro avviso con un approccio simile a quello della privacy che oggi si applica a tutte le imprese e a tutte le organizzazioni. L’ESG sarà destinata a interessare tutte le aziende e anche le aziende più piccole dovranno adeguarsi e assicurarsi la miglior tutela possibile. Senza dimenticare poi che nell’orizzonte di sviluppo del nostro paese c’è un piano come il PNRR che è destinato a favorire quei soggetti che uniscono sostenibilità e governance e che devono essere in grado di dimostrare i risultati che stanno raggiungendo anche a livello di studi legali.

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