Analisi

PNRR: digitalizzazione, sostenibilità, efficienza gli obiettivi per far ripartire l’Italia

Pronto per essere inviato alla UE il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza stilato dal Governo per accedere ai fondi del Next Generation EU. 191,5 miliardi ai quali si aggiungono i 30,6 miliardi del Fondo Complementare. Lo abbiamo analizzato in relazione a sette tematiche chiave: Industria, Sostenibilità, Economia Circolare, Agricoltura, Energia, Efficientamento energetico, Tutela del territorio

30 Apr 2021

Maria Teresa Della Mura

Il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è pronto per essere inviato alla UE. In questi giorni, il testo definitivo del programma ha ricevuto l’approvazione da parte dei due rami del Parlamento e dovrebbe arrivare ai tavoli dell’Unione entro il termine del 30 aprile a suo tempo fissato e definito dal Presidente del Consiglio Draghi importante “per ottenere prima i fondi”.
Ora che il testo è noto (consultabile qui), abbiamo voluto cercare di capire quali possono essere gli impatti sui mercati di cui ci occupiamo più direttamente con le nostre testate. Non solo ESG 360, ma anche Internet4Things, Industry4Business, Agrifood.tech, EnergyUp, TechCompany360.

I pilastri su cui poggia il PNRR Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Partiamo dai punti fondamentali, i pilastri su cui si sviluppa il programma.
Il PNRR è di fatto il documento programmatico attraverso il quale il Governo definisce gli indirizzi di spesa destinati ai finanziamenti che arriveranno dall’Unione Europea attraverso il Next Generation EU.
Le cifre in ballo sono alte.
Si parla infatti di 221 miliardi di euro complessivi, dei quali 191,5 miliardi provengono da NGEU, ripartiti tra sussidi veri e propri (sono 68,9 miliardi erogati a fondo perduto) e prestiti a basso tasso di interesse, e 30,6 miliardi del Fondo Complementare, vale a dire risorse interne, “recuperate” con il più recente scostamento di bilancio votato il 27 aprile 2021, da utilizzare entro i prossimi 5 anni, vale a dire entro il 2026.
Va precisato che il 70% delle sovvenzioni è già stato fissato, mentre per capire quale sarà la cifra effettivamente determinata per la parte rimanente bisognerà aspettare il 30 giugno 2022: l’ammontare dipenderà dall’andamento del PIL degli Stati membri nel periodo 2020-2021.
Stiamo in ogni caso parlando di un piano strategico, ripartito in un arco temporale relativamente breve: un quinquennio, che dovrebbe servire per rimettere in moto il nostro Paese, guidandolo verso nuovi obiettivi di sostenibilità ed efficienza.
E non è un caso che nella prolusione, dopo aver elencato i motivi che in questi anni e nell’ultimo in particolare hanno avuto un impatto negativo sul PIL, il Presidente del Consiglio scriva: “Per l’Italia il NGEU rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme. L’Italia deve modernizzare la sua pubblica amministrazione, rafforzare il suo sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze. Il NGEU può essere l’occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni”.
Sulla carta le premesse ci sono: la vera sfida sarà, una volta ottenuti i fondi, tradurre nella realtà gli obiettivi, garantire la governance sulla spesa e sulle progettualità, rispettare i tempi.
Secondo quanto anticipato, ci sarà una struttura di coordinamento centrale presso il Ministero dell’Economia, cui è affidata la supervisione sulla attuazione del piano l’invio delle richieste di pagamento alla Commissione Europea. Ulteriori due strutture si occuperanno rispettivamente di valutazione e controllo, mentre la responsabilità deli investimenti e delle riforme sarà affidata alle amministrazioni di competenza, che dovranno rendicontare alla struttura di coordinamento centrale. Ulteriori task force supporteranno le amministrazioni territoriali, mentre la governance politica sarà in capo a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio al quale partecipano i ministri competenti.

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Per ciascun progetto è fissato un cronoprogramma e sarà determinante per la concretizzazione del Piano, riuscire a mantenerlo.

Tre assi strategici e sei Missioni chiave

Il piano si sviluppa intorno a 3 assi strategici condivisi a livello europeo, vale a dire digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale, ed è stato sviluppato in linea e nel solco dei sette Flagship Programmes annunciati lo scorso settembre in apertura del semestre europeo: Power up (per incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili), Renovate (per migliorare l’efficienza energetica degli edifici), Recharge and refuel (per dare impulso alla mobilità sostenibile), Connect (per favorire la diffusione delle connessioni a banda larga), Modernise (per digitalizzazione di alcuni importanti servizi pubblici), Scale-up (per raddoppiare la produzione in Europa di semiconduttori avanzati), Reskill and upskill (Dare nuove e più elevate competenze).
Il Piano le affronta tutte.
È articolato in 6 missioni chiave, ciascuna destinataria di fondi e di precisi obiettivi e ambiti di investimento.

Missione 1

La Missione 1 è destinataria di un fondo da 40,3 miliardi e, come recita il testo licenziato del PNRR, ha come obiettivi “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”. Di fatto è lo strumento attraverso la quale si promuove e sostiene la transizione digitale del Paese sia nell’ambito della pubblica amministrazione, sia nel sistema produttivo, sia ancora nello sviluppo delle infrastrutture di comunicazione.

Missione 2

La Missione 2, cui sono destinati 59,33 miliardi, è imperniata su “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e ha dunque nei suoi obiettivi rendere sostenibile, anzi sostenibilmente competitivo il sistema. Per raggiungerli si dovrà intervenire su agricoltura, fonti energetiche rinnovabili, filiere industriali, mobilità.
Rientrano in questo ambito anche interventi per l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato, oltre a iniziative di protezione e salvaguardia territoriale.

Missione 3

La Missione 3, con 25,13 miliardi a disposizione, si focalizza sulle “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”. In questo caso si parla del potenziamento delle infrastrutture ferroviarie, del potenziamento del trasporto merci in logica intermodale, di interventi per la digitalizzazione del traffico aereo e della piattaforma logistica nazionale (PNL) per la rete dei porti.

Missione 4

La Missione 4, che può contare su 30,88 miliardi, si focalizza su Istruzione e ricerca con interventi che attraversano tutti i percorsi, dalla prima infanzia fino al mondo universitario e al settore della ricerca.

Missione 5

La Missione 5 si focalizza su “Inclusione e coesione” e tocca anche le politiche attive del lavoro, l’imprenditorialità femminile e la coesione territoriale. Ha in dotazione un fondo da 19,81 miliardi di euro.

Missione 6

La Missione 6, infine riguarda l’ambito della Salute, con focus sul rafforzamento della prevenzione e dell’assistenza sul territorio e sulla promozione della ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario. Ha a disposizione 15,63 miliardi di euro.

Opportunità generazionali e inclusione

Prima di addentrarci su alcuni aspetti specifici del PNRR, è importante sottolinearne gli aspetti di inclusività e di attenzione alle opportunità generazionali e territoriali.
Non va dimenticato, infatti, l’intenzione primigenia della dotazione che l’Europa rende disponibile ai suoi Stati membri. Il Next Generation EU guarda, o dovrebbe guardare, alle nuove generazioni. È a loro che vanno restituiti i fondi in termini di nuove opportunità, di sostenibilità, di prospettive non di breve, ma di medio e lungo termine.
Ecco, dunque, che nel PNRR si parla di nuove opportunità generazionali, di pari opportunità di genere (su questo punto si legge una richiesta di intervento “sulle molteplici dimensioni della discriminazione verso le donne”, riconoscendo quanto in Italia il tasso di partecipazione delle donne al lavoro in Italia sia di molto inferiore alla media europea: 53,1% contro 67,4%), di riduzione del divario di cittadinanza verso “una nuova stagione di convergenza tra Sud e Centro-Nord”, di pari opportunità per le persone con disabilità, “in linea con la convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità”.
C’è un richiamo, nella prolusione scritta da Mario Draghi, alla questione giovanile. C’è la consapevolezza che il nostro Paese sia, all’interno dell’Unione, quello con il più alto tasso di giovani NEET, vale a dire non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione.

Cerchiamo ora di analizzare come alcune delle tematiche che, come accennato all’inizio, maggiormente presidiamo attraverso le nostre testate, nello specifico Industria, Sostenibilità, Economia Circolare, Agricoltura, Energia, Efficientamento energetico, Tutela del territorio, possono trarre impulso da quanto previsto dal PNRR.

Industria: la digitalizzazione e il Piano Transizione 4.0

Il mondo industriale rientra negli obiettivi della Missione 1. Dei 40,73 miliardi della dotazione, alla “Digitalizzazione, Innovazione e Competitività nel Sistema Produttivo”, vale a dire la Componente 2 della Missione, sono destinati 24,30 miliardi.
A questa cifra, è importante segnalarlo in questo contesto, devono essere aggiunti 5,88 miliardi dei 30,6 del Fondo Complementare, che vanno a integrare il Piano Transizione 4.0, che vale ora 18,45 miliardi di euro.
Va detto che a settembre il Piano Transizione valeva 21,7 miliardi e che dunque ha perso comunque una dotazione di 3 miliardi di euro rispetto a quanto preventivato lo scorso anno.
In ogni caso si tratta di un “tesoretto” importante per un settore cruciale per il nostro Sistema Paese.
Gli obiettivi sono così esplicitati: “La Componente 2 della Missione ha l’obiettivo di promuovere l’innovazione e la digitalizzazione del sistema produttivo”. Questo attraverso interventi mirati e complementari atti a rafforzarne il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e internazionalizzazione.
È evidente ed esplicitata l’integrazione con il piano per la Transizione 4.0 e la volontà di incentivare gli investimenti in tecnologie all’avanguardia, in ricerca, sviluppo e innovazione, e incrementando, al contempo, il grado di coinvolgimento delle attività economiche di minore dimensione e collocate al Sud, nella logica di maggiore inclusione territoriale citata in precedenza.
C’è un focus specifico sulle piccole e medie imprese, delle quali si sostengono i percorsi di internazionalizzazione, nella logica di maggiore posizionamento del Made In Italy (cui è destinata anche la riforma della proprietà intellettuale) così come sulla ricerca di maggiore competitività filiere industriali più innovative e strategiche.
Come leva abilitante, sono previsti importanti investimenti per garantire la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultra-larga (fibra FTTH, FWA e 5G).
Il cronoprogramma prevede che entro la prima metà del prossimo anno 30.000 imprese beneficino del Piano Transizione 4.0 e che i decreti attuativi per le politiche industriali di filiera e per l’internazionalizzazione siano promulgati entro la seconda metà dell’anno in corso.

Sostenibilità, tra rinnovabili e agricoltura

Alla “Rivoluzione verde e transizione ecologica” è destinata la tranche più “corposa” dei finanziamenti: sono 59,33 miliardi suddivisi in 4 componenti:

  • Economia circolare e agricoltura sostenibile, cui sono destinati 5,27 miliardi. Questa componente si prefigge da un lato di migliorare la gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, dall’altro, sviluppare una filiera agricola/ alimentare smart e sostenibile
  • Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile (23,7 miliardi). Questa componente ha come obiettivo raggiungere la progressiva decarbonizzazione di tutti i settori
  • Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (15,22 miliardi). Attraverso la Componente 3 si vuole rafforzare l’efficientamento energetico incrementando il livello di efficienza degli edifici
  • Tutela del territorio e della risorsa idrica (15,06 miliardi). La Componente 4 pone in campo azioni per rendere il Paese più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici, proteggere la natura e le biodiversità, e garantire la sicurezza e l’efficienza del sistema idrico.

È un fondo importante, la cui istituzione nasce dalla considerazione – fortemente caldeggiata dalla stessa UE – dell’urgente necessità di intervenire sulle emergenze climatiche. È un piano che si sviluppa in linea con obiettivi globali ed europei al 2030 e 2050: Sustainable Development Goals, Accordo di Parigi, European Green Deal.
Nel PNRR si sottolinea tuttavia quanto sia importante questa transizione per il nostro Paese e richiede un approccio specifico in considerazione del nostro ecosistema naturale, dei rischi climatici cui la nostra configurazione geografica ci espone, della relativa facilità di utilizzare alcune risorse rinnovabili di cui vi è abbondanza, rispetto alle risorse tradizionali di cui vi è relativa scarsità.

Nel PNRR un focus specifico sull’Economia Circolare

Nella Componente 1 della Missione 2 si fa specifico riferimento all’Economia Circolare. Si fa riferimento all’introduzione di misure mirate in alcuni settori a forte valore aggiunto, con target di riciclo specifici, tra i quali RAEE, carta e cartone, plastica e tessile, con la costituzione tra l’altro, di Plastic e Textile Hubs.
Rientra in questo capitolo una nuova strategia nazionale per l’economia circolare, che verrà adottata entro giugno del prossimo anno e che “integrerà nelle aree di intervento l’ecodesign, ecoprodotti, blue economy, bioeconomia, materie prime critiche. […] Della strategia nazionale farà parte anche il nuovo sistema di tracciabilità che consentirà anche di supportare gli organi di controllo e le forze dell’ordine.

Tra Agricoltura 4.0 e Green Communities

C’è un approccio “Dal produttore al consumatore”, nella componente che si prefigge l’obiettivo di sviluppare una filiera agroalimentare sostenibile, uno dei settori di eccellenza dell’economia italiana, “migliorando la competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, rafforzando le infrastrutture logistiche del settore, riducendo le emissioni di gas serra e sostenendo la diffusione dell’agricoltura di precisione e l’ammodernamento dei macchinari”.
Obiettivo è una transizione equa e inclusiva a tutto il territorio italiano su temi di bioeconomia e circolarità e gli investimenti saranno indirizzati allo sviluppo della logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo, ma anche al potenziamento della capacità di esportazione delle PMI agroalimentare italiane, al miglioramento della tracciabilità dei prodotti e alla riduzione degli sprechi alimentari.
Nel programma rientrano anche fondi per l’ammodernamento dei macchinari agricoli che permettano l’introduzione di tecniche di agricoltura di precisione, l’utilizzo di tecnologie di agricoltura 4.0, l’ammodernamento del parco automezzi.
Interessanti sono poi i progetti per lo sviluppo delle Isole Verdi e delle Green Communities, sostenere lo sviluppo sostenibile e resiliente delle piccole isole e dei territori rurali e di montagna.
Non manca, infine, una componente formativa, volta a creare cultura e consapevolezza sui temi e sulle sfide ambientali.

Energia, tra rinnovabili e idrogeno

Corposo, e destinatario di quasi 23,8 miliardi di euro, è il capitolo dedicato a “Energia rinnovabile, idrogeno, rete e transizione energetica e mobilità sostenibile”.
Molti gli obiettivi e i piani di investimento per una Componente che punta alla decarbonizzazione attraverso cinque linee strategiche:

  • – incremento della quota di energie rinnovabili
  • – potenziamento e digitalizzazione delle infrastrutture di rete
  • – crescita dell’idrogeno verde nel mix energetico
  • – sviluppo di un trasporto locale più sostenibile
  • – sviluppo di supply chain competitive

Efficientamento energetico ed edilizia sostenibile

La Componente 3 della Missione 2, alla quale sono destinati 15,2 miliardi di euro, riguarda l’efficienza energetica e riqualificazione degli edifici. Il fondo è così ripartito: 1,23 miliardi per l’efficientamento degli edifici pubblici, 13,7 miliardi per l’efficientamento energetico e sistemico dell’edilizia residenziale e pubblica e 200 milioni per i sistemi di teleriscaldamento.
Anche in questo caso sono stati presi in considerazione obiettivi di respiro europeo, come il Clean Energy Package, e il Piano è comunque in linea con quanto previsto dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima). La progettualità supportata dal fondo parte dalla presa d’atto che “gli edifici italiani rappresentano più di un terzo dei consumi energetici del Paese e la maggior parte è stata realizzata prima dell’adozione dei criteri per il risparmio energetico e della relativa normativa”.
Riduzione dei consumi, abbattimento delle emissioni di CO2, misure di prevenzione di rischi sismici sono i tre obiettivi di un piano programmatico del quale si sottolinea anche la capacità di dare impulso all’economia e all’occupazione del Paese.

Tutela del territorio e mitigazione dei rischi

Ci sono poco più di 15 miliardi di euro a disposizione della Componente 4 della Missione 2, incentrata sulla tutela del territorio e della risorsa idrica. Territorio, si legge nel testo, “di valore inestimabile che rappresenta un elemento centrale dell’identità, della cultura e della storia nazionale, motore dello sviluppo economico presente e futuro”.
Obiettivo è rendere rendere il Paese più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici, proteggendo la natura e le biodiversità attraverso azioni di mitigazione dei rischi idrogeologici, di salvaguardia delle aree verdi e della biodiversità,  di eliminazione dell’inquinamento delle acque e del terreno, miglioramento della disponibilità di risorse idriche.
A tal fine servirà nello specifico un sistema avanzato ed integrato di monitoraggio e previsione, che faccia leva sulle soluzioni avanzate di sensoristica, dati e sistemi di elaborazione analitica, per identificare tempestivamente i possibili rischi e i relativi impatti per definire conseguentemente le risposte ottimali.

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Maria Teresa Della Mura
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