Circular Economy

Economia circolare come sfida e opportunità per le supply chain

Davanti alla prospettiva di supportare le imprese nel raggiungimento di nuovi risultati in termini di sostenibilità ambientale la circular economy sta dimostrando oggi più ancora che nel passato di portare benefici concreti tanto all’ambiente quanto allo sviluppo del business e alla redditività aziendale. Dal webinar “Economia Circolare: Opportunità e Sfide per il Business e le Supply Chain” del Laboratorio RISE un contributo per permettere alle imprese di capire i benefici della “circolarità”

10 Feb 2021

Marco Perona

Nicola Saccani

Gianmarco Bressanelli

Marco Perona, Professore dell’Università di Brescia e direttore scientifico del Laboratorio RISE,

Davanti a un mercato che sta interpretando la sostenibilità ambientale come un reale valore aggiunto le prospettive legate alla circular economy sono chiamate a svolgere un ruolo strategico in tanti settori. Il. Fare bene all’ambiente fa bene non è più solo un obiettivo etico o legato alla responsabilità sociale ma rappresenta sempre di più un requisito per sviluppare nuove forme di competitività e per incontrare le esigenze dei clienti e dei mercati. Ma il passaggio da una economia di tipo “lineare” a modelli “circolari” rappresenta una sfida decisiva per tante imprese ed è proprio per rispondere ai principali interrogativi che stanno sul “tavolo” di queste realtà che si concentra il lavoro avviato dal Laboratorio RISE sulla Circular economy. (si suggerisce anche la lettura del servizio su Circular economy: perché oggi l’attenzione all’ambiente è anche “conveniente”).

Una tappa importante di questo percorso di approfondimento sull’economia circolare è rappresentata dal Webinar “Economia Circolare: Opportunità e Sfide per il  Business e le Supply Chain”. Un momento di confronto che ha permesso di mettere in evidenza come i principi della circolarità consentono di far bene non solo all’ambiente, ma anche alla redditività aziendale. In particolare l’evento ha focalizzato l’attenzione su tre temi chiave:

  • Come aziende e filiere possono approcciare con successo questo nuovo paradigma?
  • Quali sono le principali sfide e opportunità?
  • Quali sono e come si misurano i benefici?

Digitali, orientate al servizio e all’economia circolare: il futuro delle imprese secondo il Laboratorio RISE

Marco Perona, Professore dell’Università di Brescia e direttore scientifico del Laboratorio RISE, che ha sottolineato il ruolo e la visione del Laboratorio RISE dell’Università di Brescia agli oltre 150 partecipanti mettendo in evidenza quanto sia oggi importante porsi come un ponte e come uno strumento di collegamento tra il mondo dell’Università e quello delle Imprese, attraverso attività di Ricerca scientifica per l’Innovazione, con l’applicazione pre-competitiva delle nuove idee generate, e con la capacità di Implementare e mettere a terra le applicazioni sviluppate.

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Attivo sin dalle origini sulle tematiche tradizionali dell’Ingegneria Gestionale come Operations e Supply Chain Management, il Laboratorio RISE crede fortemente che le aziende del futuro dovranno essere Circolari, oltre che digitali e servitizzate. Le imprese che si muoveranno per prime verso questi obiettivi acquisiranno enormi vantaggi competitivi, oltre ad assicurarsi una sostenibilità nel lungo termine.

Il Laboratorio RISE vede l’Economia Circolare come uno degli elementi chiave dell’innovazione industriale degli ultimi anni, spesso confusa con il fatto di ridurre solamente l’impatto ambientale. In realtà, Economia Circolare rappresenta in primo luogo uno degli strumenti principali per trasformare le catene del valore considerando il futuro del pianeta, e contribuendo alla sostenibilità economica, oltre che ambientale.

Un ciclo di webinar dedicati alla circular economy

Per queste ragioni il Laboratorio RISE ha deciso di lanciare un intero ciclo di Webinar dedicati all’Economia Circolare, che si terranno lungo tutto il 2021. Il programma, illustrato nella tabella seguente, è iniziato con “Economia Circolare: Opportunità e Sfide per il  Business e le Supply Chain”  e coprirà nei mesi successivi le tematiche calde legate alla rigenerazione dei prodotti e dei componenti, al ruolo della finanza agevolata per l’economia circolare, al fattore abilitante delle tecnologie digitali per nuovi modelli di business circolari, e ad applicazioni circolari su settori specifici come i RAEE e la filiera dell’elettrodomestico. Per ulteriori informazioni sul ciclo di webinar, si rimanda alla pagina RISE per l’Economia Circolare.

Implementare l’Economia circolare nelle aziende e nelle filiere manifatturiere

Nicola Saccani, Università di Brescia, Laboratorio RISE

Nicola Saccani del Laboratorio RISE (Università di Brescia) ha concentrato l’attenzione sui limiti dell’attuale modello di produzione e consumo più diffuso (ovvero l’Economia Lineare), e ha contestualmente introdotto uno schema di riferimento per le azioni che le aziende e le filiere manifatturiere possono intraprendere per muoversi verso il paradigma dell’Economia Circolare.

Il modello Lineare, basato sul principio take-make-dispose, presenta infatti evidenti limiti che lo rendono non sostenibile nel lungo periodo. In particolare per quattro grandi limiti che sono possono essere così identificati:

  • i temi legati alla gestione della generazione dei rifiuti
  • la disponibilità sempre più limitata di risorse naturali
  • i rischi legati ai cambiamenti climatici
  • la scarsa capacità di rispondere ai rischi globali come alle interruzioni di fornitura delle supply chain

La circular economy e i cicli di riutilizzo delle materie prime, dei componenti e dei prodotti finiti

L’Economia circolare si pone come una risposta a queste problematiche: paragonabile all’economia delle navicelle spaziali, non è infatti possibile generare materie prime differenti rispetto a quelle già disponibili, e non è possibile smaltire i rifiuti portandoli altrove. L’Economia Circolare si basa quindi su cicli di riutilizzo delle materie prime, dei componenti e dei prodotti finiti, attraverso diversi cicli di riduzione degli sprechi, di riutilizzo dei prodotti, di rigenerazione dei componenti e di riciclaggio dei materiali.

L’Economia Circolare consente così di costruire una supply chain più resiliente, poiché tendenzialmente si basa su filiere più corte, locali e più flessibili rispetto alle supply chain globali basate sui principi di efficienza e con un più alto rischio di fornitura, anche perché incentivano meccanismi di riparazione e rigenerazione locale dei prodotti stessi senza aver necessità di approvvigionamenti provenienti da altre filiere produttive. A parziale dimostrazione di questo, l’Economia Circolare è (e deve) diventare un’opportunità di business per le aziende: l’ultimo rapporto GreenItaly ha evidenziato come le imprese “green” hanno ottenuto risultati migliori (il 16% ha aumentato il fatturato vs 9% non green); innovano di più (73% contro 46%); investono di più in R&S (33% contro 12%) e sono più digitalizzate. Gli investimenti circolari si associano infatti a nuove fonti di ricavo, ad una riduzione dei costi e costituiscono una leva di differenziazione rispetto alla concorrenza, a condizione di andare oltre al greenwashing per fini pubblicitari.

Ostacoli e fattori abilitanti per la circular economy

Bisogna comunque fare attenzione a tutta una serie di ostacoli per le aziende, che devono essere superati. Secondo una recente ricerca Laboratorio RISE, le aziende e le filiere che vogliono muoversi verso l’Economia Circolare devono affrontare sicuramente una questione finanziaria, poiché gli investimenti fatti oggi ritornano molto più avanti nel tempo, devono tenere conto dell’impatto farraginoso delle normative, come ad esempio le normative end-of-waste sull’utilizzo delle materie prime, devono affrontare l’effetto moda, e superare una certa reticenza da parte dei clienti ad acquistare prodotti ricondizionati. Di conseguenza, sulla base di questi ostacoli solo il 2% delle aziende raggiungono davvero i loro obiettivi di sostenibilità.

In che modo dunque le aziende e le filiere manifatturiere possono muoversi verso l’Economia Circolare? Secondo lo schema metodologico del Laboratorio RISE, diventa necessario implementare tutta una serie di leve Circolari volte alla riprogettazione dei prodotti, riconversione dei processi produttivi, ripensamento dei modelli business (prodotto come servizio), e riconfigurazione della supply chain.

Riprogettare i prodotti significa adottare logiche di durabilità, standardizzazione e modularità all’interno del design dei prodotti, oltre a promuovere l’adozione di nuovi materiali green.

Riconvertire i processi produttivi significa riprendere le logiche della lean production e convertirle adottando un focus ambientale per ridurre gli scarti di produzione, sostituire tecnologie e materiali con alternative meno impattanti, adottare misure di efficientamento energetico e meccanismi di scambio di sottoprodotti all’interno di sistemi di simbiosi industriale.

Ripensare i modelli di business significa valutare il passaggio da logiche tradizionali di compravendite a modelli alternativi di utilizzo come lo sharing ed il pay-per-use, in grado di massimizzare l’utilizzo e il ri-utilizzo dei prodotti.

Riconfigurare le supply chain significa sperimentare nuove forme di collaborazione con tutti gli attori di un Ecosistema Circolare, ed attuare meccanismi di reverse logistics in grado di recuperare i prodotti a fine vita.

Tutte queste leve possono essere abilitate da una serie di fattori abilitanti come la trasformazione digitale, gli interventi legislativi e le spinte dei clienti finali.

L’Economia Circolare nel settore metal: il caso Feralpi Siderurgica

Maurizio Fusato, Direttore dello Stabilimento di Lonato del Gruppo Feralpi Siderurgica

Maurizio Fusato, Direttore dello Stabilimento di Lonato del Gruppo Feralpi Siderurgica porta la testimonianza di un gruppo che è tra i principali produttori siderurgici in Europa ed è specializzato nella produzione di acciai destinati sia all’edilizia sia ad applicazioni speciali. La missione che si propone Feralpi non è soltanto quella di produrre i migliori acciai per l’edilizia, ma di farlo nel modo più sostenibile possibile, ovvero abbattendo i consumi e le emissioni utilizzando le migliori tecnologie, oppure brevettandone di nuove grazie ad un’intensa attività interna di innovazione e ricerca. Il Gruppo Feralpi conta 1,3 mld€ di fatturato, impiega quasi 600 persone su 6 paesi.

La sostenibilità è da sempre al centro della strategia del Gruppo Feralpi. Il primo bilancio di sostenibilità è stato pubblicato nel 2004, e recentemente il gruppo ha razionalizzato il proprio impegno in sette pilastri, prendendo spunto dai 17 Sustainable Development Goals. Nello specifico, l’impegno del gruppo per l’Economia Circolare è stato focalizzato nel Pilastro n°2: moltiplicare gli utilizzi della materia. Il ciclo produttivo siderurgico di Feralpi, basato sul forno elettrico, è un esempio importante di Economia Circolare: la circolarità consiste proprio nel produrre acciaio da rottame, ovvero nel recuperare un metallo evitando la sua dispersione nell’ambiente ed il consumo di materie prime vergini come il minerale ferroso. Pur essendo Circolari dalla nascita, questo non è abbastanza. Ecco perché il Gruppo mantiene un impegno costante per investire in soluzioni innovative volte al riutilizzo di materiali e per scegliere tecnologie volte alla riduzione delle emissioni. All’interno del processo produttivo entrano infatti diversi flussi di materia e di energia. Grazie all’impegno costante in termini di Economia Circolare, il gruppo recupera costantemente diverse tipologie di materiali. I materiali refrattari ottenuti quando vengono demolite le siviere vengono macinati e reimmessi nel forno fusorio in sostituzione della calce dolomitica. Le polveri ed i fumi ad elevato contenuto di zinco (rifiuto pericoloso) vengono inviati ad impianti specifici per recuperare lo zinco. I metalli non ferrosi, spesso presenti nel rottame di partenza, vengono selezionati meccanicamente e venduti a terze parti, poiché hanno un importante valore di mercato e sarebbero dannosi per il ciclo produttivo dell’acciaio. Inoltre, Feralpi ha recentemente portato a termine una serie di progetti d’innovazione Circolare.

Il progetto Greenstone prevede il recupero della scoria nera del forno elettrico, un sottoprodotto gestito con un processo ad-hoc. Inizialmente conferita in discarica, grazie al trattamento specifico ideato in tale progetto (di cui è disponibile il brevetto) adesso tale materiale può essere utilizzato in sostituzioni a materiali vergini in diverse applicazioni (es. new jersey, pareti provvisorie, etc.). Il progetto è un ottimo caso di successo di come un rifiuto possa diventare una risorsa, ed un costo di smaltimento possa diventare un ricavo: nel 2019, l’azienda ha venduto 83.000 tonnellate di Greenstone.

Sul fronte dell’energia, il gruppo ha avviato un progetto di teleriscaldamento per recuperare il calore in eccesso dei processi produttivi e scaldare sia edifici interni, sia palazzetti, case di risposo, uffici comunali e alcune aziende del territorio di Lonato. Oltre a vantaggi di natura economica (riduzione di costo) ed ambientale (evitato il consumo di combustibili fossili e le relative emissioni in atmosfera), si possono vantare anche dei miglioramenti in termini di sicurezza, poiché le aziende hanno dismesso le proprie caldaie private.

Recentemente, l’azienda ha intrapreso un progetto innovativo per utilizzare dei polimeri d’acciaio. Il progetto consiste nell’utilizzare come materie prime dei materiali provenienti da recupero. Carbone e antracite son stati sostituiti nel 2020 da un polimero derivante da plastiche riciclate selezionate attraverso pezzatura e composizione. Oltre ai notevoli vantaggi economici e ambientali, l’azienda ha scoperto che questo materiale si comporta addirittura meglio dell’originale dal punto di vista delle performance tecniche.

Nonostante ogni progetto abbia mostrato dei chiari vantaggi economici, ambientali ed anche tecnologici, Fusato non vuole illudere nessuno. I progetti di Economia Circolare sono pur sempre dei progetti complessi, che richiedono molta collaborazione tra le diverse funzioni aziendali e tra filiere di settori diversi (come, ad esempio, la filiera della plastica con Corepla per il progetto polimeri d’acciaio). Serve inoltre più collaborazione tra pubblico e privato. Solo così l’azienda può diventare una fonte di ricchezza anche per il territorio e la comunità locale.

Rifò: la startup per una moda Circolare

La seconda testimonianza aziendale è stata affidata a Niccolò Cipriani, fondatore e CEO di Rifò. Da ormai tre anni Niccolò ha creato e tutt’ora gestisce questa realtà di Economia Circolare nel settore tessile. L’obiettivo è creare nuovi capi di abbigliamento partendo dai rifiuti tessili: ogni anno moltissimi vestiti usati finiscono nell’inceneritore, e questo spreco costituisce il 60% di quello che viene raccolto. Molto spesso inoltre vengono acquistati più capi di abbigliamento di quelli che ci servono realmente.

Ecco perché è nata Rifò: per valorizzare la produzione a chilometro zero a Prato di filati e tessuti in materiale rigenerato. A Prato, infatti, esiste una tradizione centenaria legata al recupero degli stracci da utilizzare per produrre filati e tessuti in materiale rigenerato. Gli attori più importanti del processo sono i cenciaioli, che selezionano i rifiuti tessili che arrivano a Prato, tagliano i tessuti con forbici e li selezionano manualmente rimuovendo le parti in fibra sintetica. L’idea di Rifò è quindi valorizzare un processo industriale completamente made in Italy con fibre rigenerate. Spesso si parla di Economia Circolare e di materiale rigenerato, ma questo non sempre significa avere tra le mani una soluzione completamente sostenibile. Ecco perché è importante procedere con delle valutazioni di impatto ambientale (LCA) per verificare se le soluzioni di Economia Circolare sono effettivamente sostenibili.

Un’analisi condotta da Rifò sui propri processi ha consentito di determinare come i capi di abbigliamento di Rifò in materiale tessile rigenerato consentano una riduzione del 77% dell’impatto di energia, dell’88% del consumo di acqua, del 74% di utilizzo di sostanze chimiche e del 93% consumo di CO2.

Essere veramente sostenibili significa, per Rifò, anche dover contrastare tutta una serie di cattive abitudini da sempre radicate all’interno del settore moda. Ecco perché, tra le diverse strategie impiegate, Rifò utilizza sempre il concetto della prevendita prima di lanciare il prodotto finito per produrre esattamente ciò che chiede il mercato, evitando i disavanzi di produzione. Il cliente che acquista in prevendita ottiene uno sconto considerevole sul capo di abbigliamento. Inoltre, Rifò applica una politica che evita assolutamente i saldi, garantendo gli stessi prezzi lungo tutto l’anno. Il cliente può restituire vecchi maglioni di cachemire e ottenere in cambio un voucher per l’acquisto. Recentemente Rifò ha attivato una partnership con NaturaSì per recuperare e rigenerare jeans usati, in sinergia con altre realtà. Inizialmente previsto a Parma, Lucca, Prato e Pistoia, da aprile il progetto verrà esteso ad altre dieci città. La filosofia, con al centro il consumatore finale, è sempre la stessa: “dovremmo affezionarci maggiormente a ciò che acquistiamo per poterlo tenere più a lungo nel tempo”.

Sei pronto per l’Economia Circolare? Da dove iniziare

I tre interventi (il contesto presentato da Nicola Saccani e le due realtà aziendali presentate da Maurizio Fusato e da Niccolò Cipriani) ci hanno mostrato come le azioni da fare per intraprendere un percorso di Economia Circolare siano molteplici. Feralpi ha messo in luce come, per riconvertire i processi produttivi, sia necessario entrare in simbiosi con diversi attori addirittura di filiere diverse da quelle di partenza. Rifò ha mostrato che per ridisegnare ed offrire prodotti circolari (in questo caso, capi d’abbigliamento tessile in materiale rigenerato) sia necessario adottare un modello di business specifico, nonostante i processi di rigenerazione dei filati a Prato siano centenari. Il messaggio emerso è che le azioni da fare sono tante, ma per vincoli di tempo e di budget non è possibile fare tutto subito, oltre al rischio di perdersi.

Ecco perché all’interno del Laboratorio RISE suggeriamo alle aziende di seguire un approccio strutturato per la realizzazione di progetti di Economia Circolare, che prevedono tre momenti importanti di creazione della consapevolezza all’interno dell’azienda, di identificazione delle azioni, di valutazione degli impatti (economici, ambientali e sociali) delle stesse ai fini di un’adeguata prioritizzazione e quindi di definizione di una roadmap per la transizione, per poi procedere con una più corretta implementazione.

Per agevolare i primi step di creazione della consapevolezza e di identificazione preliminare delle azioni da intraprendere, il Laboratorio RISE ha sviluppato uno strumento (Tool C-Readiness), che permette una valutazione preliminare della prontezza delle aziende manifatturiere all’Economia Circolare.

La valutazione viene fatta su diverse aree aziendali: Struttura del Prodotto mira a valutare la circolarità di un’azienda nella primissima fase del ciclo di vita di un prodotto, come l’utilizzo di materie prime seconde, la presenza di certificazioni ambientale dei prodotti, il grado di progettazione circolare di un prodotto; Processi Produttivi mira a valutare la circolarità durante le fasi di produzione, come l’incidenza degli sfridi e degli scarti di produzione, la presenza di sistemi di monitoraggio dei consumi, l’utilizzo di energia derivante da fonti rinnovabili; la presenza di un sistema di gestione ambientale; Modello di Business mira a valutare la modalità con cui i prodotti vengono offerti, come la presenza di una linea di prodotti rigenerati o di sistemi product-as-a-service; Supply Chain mira a valutare la circolarità nelle fasi di approvvigionamento e distribuzione, come i criteri di selezione dei propri fornitori e l’eventuale ottimizzazione della rete distributiva; Logistica Inversa, Rigenerazione e Fine Vita mira a valutare la circolarità nelle fasi di recupero e rigenerazione dei prodotti, valutando la struttura di reverse logistics e delle attività di rigenerazione e fine vita; Cultura e Buone Prassi Aziendali, mira ad analizzare l’approccio aziendale adottato nei confronti dei temi della sostenibilità ambientale.

Lo strumento prevede una prima fase di raccolta dati, una seconda fase di elaborazione risultati e di integrazione degli stessi con un’analisi di impatto ambientale (LCA), ed infine una terza fase che prevede un momento di discussione e confronto dei risultati, all’interno del quale emergono le potenziali azioni da prioritizzare.

Grazie al tool si ottiene sia un punteggio di Circolarità dell’azienda (totale e per singola area), che fornisce un inquadramento della situazione di partenza, sia una mappatura delle potenziali azioni da intraprendere.

Il Tool è stato pensato principalmente per le aziende manifatturiere. Esistono due modalità di fruizione: la modalità self-service attraverso portale online oppure una modalità guidata con i Ricercatori del Laboratorio RISE, che prevede anche il seminario di discussione risultati.

Chi vuole rivedere il webinar lo può fare QUI 

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