Finance e sustainability

Il Fintech per la sostenibilità

Il Crowdlisting di Opstart a sostegno di Glass to Power: un esempio di come il Fintech sia di aiuto allo sviluppo di progetti e soluzioni per la sostenibilità. Le innovazioni presenti nel Fintech hanno infatti reso la circolazione dei capitali più semplice, economica e veloce, offrendo un’alternativa valida alle soluzioni proposte dalla finanza tradizionale. Grazie alle raccolte di equity crowdfunding, molte startup che utilizzano nuove tecnologie e pongono attenzione verso l’ambiente hanno potuto ottenere le risorse per realizzare i loro ambiziosi progetti.

09 Mag 2022

Paolo Divizia

In un periodo che rischia di diventare sempre più preoccupante, tra crisi economiche, periodi di pandemia e tensioni internazionali crescenti, l’esigenza di facilitare la circolazione dei capitali per la creazione di nuovi progetti che favoriscono le esigenze della società e la salvaguardia dell’ambiente, ha trovato una risposta in sistemi di finanziamento come il crowdfunding, che sono diventati sempre più popolari aiutando in diversi modi le nuove idee a proporsi al mercato. 

Tra i molti casi diventati noti al grande pubblico, troviamo quelli in cui le forme di crowdfunding vengono attuate per raccogliere fondi anche nell’ambito sociale e artistico: negli ultimi anni, molti progetti che hanno riscosso un certo successo sono stati resi possibili rendendo partecipi direttamente i loro estimatori della loro produzione, grazie alle piccole offerte che ognuno ha potuto donare. Diversi progetti di grande utilità sociale come libri, film e concerti sono stati realizzati grazie a uno strumento che rende le varie iniziative spontanee di imprese e associazioni direttamente frutto dell’iniziativa collettiva dell’interesse parallelo di molte singole persone. Il crowdfunding rende  l’uomo della strada al tempo stesso fruitore e partecipe del finanziamento dei prodotti che consumerà e dei servizi della società che contribuisce a creare, creando un’economia sempre più partecipata da parte delle singole persone. 

Una nuova categoria di imprese di green crowdfunding

Nel mondo dell’impresa le raccolte di equity crowdfunding, rendono possibile a chiunque diventare proprietario di una piccola parte di una nuova impresa o di un progetto sociale ed economico. I marketplaces di lending crowdfunding (o peer-to-peer lending) coprono ogni tipo di progetto, sia imprenditoriale che privato, e permettono di indirizzare grandi o piccoli prestiti direttamente da un investitore istituzionale o da un qualsiasi risparmiatore, il quale può scegliere, sulla piattaforma, quale progetto promuovere. 

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Dal 2005, nell’ambito delle società di crowdfunding, si è persino venuta a creare una categoria di imprese di green crowdfunding, dedicata a raccogliere fondi da privati riservati a progetti sostenibili  con valore ecologico e sociale. Ad oggi, esistono nel mondo più di 450 società di green crowdfunding, tra cui la statunitense GreenUnite e l’olandese GreenFounder. 

 

La sostenibilità tra società e mondo dell’impresa

“Uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”  Tale è il concetto di sostenibilità come espresso nella Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo tenutasi a Rio De Janeiro nel 1992.   L’esigenza di un’idea di sviluppo che comprenda progresso tecnologico ed economico coincidente con una maggiore giustizia sociale e con la salvaguardia dell’ambiente viene però adottata per la prima volta nell’ambito di un grande incontro politico internazionale nel rapporto “Our Common Future” della Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite, pubblicato e discusso a Stoccolma, in Svezia, nel 1987.  

I dati di questo rapporto vedranno un effetto concreto nella redazione e nell’impegno concordato nell’Agenda 21, che impegna le nazioni aderenti all’ONU ad incoraggiare uno sviluppo dell’economia mondiale che coincida con un progresso costante della lotta contro la povertà e la difesa dell’ambiente dagli squilibri della crisi ecologica.  

Sono i primi passi di un impegno politico internazionale che comincia ad incontrare i primi aspetti di problemi ambientali drammaticamente attuali nel nostro presente, come il cambiamento climatico dato dallo sfruttamento eccessivo e sregolato delle risorse ambientali provocato dal modello di produzione e di commercio industriale, ulteriormente aggravatosi con l’aumento della produzione industriale e della cultura del consumo facilitata dalla creazione di un mercato e di un’economia mondiale.  

Negli oltre vent’anni successivi, il dibattito andò avanti evolvendo di pari passo con la crescente consapevolezza del problema sociale e ambientale. Da una parte, la crisi ambientale si sarebbe aggravata fin quando l’innalzamento delle temperature e il cambiamento climatico sarebbe diventato inevitabile. Dall’altra, lo sviluppo di partiti, movimenti di opinione, associazioni ambientaliste ha ampliato la portata del dibattito, ponendo la cura dell’ambiente sempre più in evidenza in un numero sempre più ampio di iniziative che riguardano molti ambiti dall’agenda politica delle nazioni alla vita quotidiana delle singole persone. 

Ma il momento in cui la sostenibilità diventa il tema chiave sia per la politica che per le iniziative economiche di molti paesi occidentali può essere identificato nella pubblicazione dell’Agenda 2030 da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015. E’ un nuovo elenco di obiettivi ambiziosi per i governi mondiali, tra i quali troviamo la riduzione di inquinamento di combustibili fossili insieme a varie iniziative per garantire condizioni di vita dignitose ad ogni abitante della terra e l’attenuazione delle diseguaglianze tra le ricchezze delle varie nazioni attraverso rapporti di cooperazione internazionale. 

L’impegno del mondo delle imprese per la sostenibilità 

E’ da questo momento che la sostenibilità diventa il core business di un gran numero di imprese. Tra queste ricordiamo anche grandi multinazionali come Amazon e Global Optimism, che nel 2019 hanno riunito più di 300 imprese di successo, tra cui Heineken e Visa, nella sottoscrizione del Climate Pledge, un impegno ad annullare il proprio fabbisogno di combustibili fossili entro il 2040. Ad oggi, il conglomerato Proctor & Gamble (P&G) usa il 30% degli impianti ad energia rinnovabile. Anche Netflix, attraverso una propria iniziativa, ha trovato diversi modi per raggiungere questi scopi, condividendo un gran numero di documentari e di inchieste a favore dell’ambiente e spendendo parte del proprio capitale in progetti per rimuovere l’eccesso di anidride carbonica dall’atmosfera, contribuendo a ridurre l’insieme di gas responsabile dell’effetto serra. 

Ma in molti altri casi, negli ultimi anni si sono moltiplicate esponenzialmente le imprese che vedono la proposta di prodotti e servizi che possano includere la sostenibilità nel loro core-business. Molti di questi hanno potuto iniziare proprio grazie a contributi raccolti attraverso raccolte di crowdfunding. Sono casi come quello di Forever Bambù, una società che coltiva foreste di bambù gigante in modo da trarre dai germogli un materiale alternativo alla plastica per la produzione di oggetti e di prodotti alimentari. Inoltre, possiamo trovare il caso dello hub Green Energy Sharing,  promosso dalla società  Ges Site Zero S.r.l, che  intende realizzare progetti di acquisto di impianti di energia eolica e geodinamica attraverso raccolte di equity crowdfunding per tutte le tasche, che richiedono quote per partecipare da un minimo di 500 euro. Un altro caso interessante è quello dell’impresa bolognese Arco FC, specializzata nel produrre celle a combustibile ad idrogeno e batterie al Litio, a loro volta impiegate per la costruzione di motori elettrici per automobili non inquinanti.  

In quest’articolo, analizzeremo però il caso di Glass to Power, un’impresa sostenibile che, grazie a diverse raccolte di crowdfunding, è riuscita a raccogliere sia i finanziamenti iniziali che la visibilità necessaria per iniziare il suo business. Grazie ad un nuovo percorso di quotazione tratto dal crowdfunding, il Crowdlisting®, Glass to Power è riuscita a quotarsi nel mercato azionario paneuropeo Euronext, coronando ulteriormente il proprio percorso di sviluppo. 

GlassToPower: l’avanguardia della sostenibilità incontra la nuova frontiera del crowdfunding 

Il case history di Glass to Power inizia con l’impegno e la passioni di due ricercatori, sostenuti nei loro sforzi dalla propria università e da pochi amici, che finisce con una quotazione in borsa di un’azienda stabile dal capitale sociale di milioni di euro.  Glass to Power nasce nel 2016 dalle intuizioni del prof. Francesco Meinardi, docente di Fisica della Materia, e del prof. Sergio Brovelli, docente di Fisica Sperimentale, entrambi ricercatori dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, e aprirà una sede operativa a Rovereto, nel Trentino. 

Glass to Power produce e commercializza un tipo particolare di vetro, che include nanoparticelle in grado di trasformare l’energia ottica dei raggi del sole in energia elettrica. Usando questo nuovo tipo di prodotto, è possibile formare delle vetrate fotosensibili che, applicate alle finestre di grandi edifici, oltre a contribuire all’estetica degli stabili possono fornire loro energia solare pulita. 

La prima società, uno spin-off dell’Università di Bicocca, viene fondata da undici soci, tra cui gli inventori Mainardi e Brovelli, il 28 settembre 2016, in un’assemblea costitutiva presso la sede del senato accademico dell’Università Bicocca. Già pochi mesi dopo la costituzione della società, Glass to Power riceve i riconoscimenti del Sette Green Awards, il premio dedicato dalla rivista settimanale del Corriere della Sera rivolto alle eccellenze italiane nell’innovazione, e lo Special Recognition Award nel concorso americano R&D 100 Awards, che premia ogni anno le 100 migliori innovazioni nel mondo delle scienze e delle tecnologie. 

Nei suoi primi anni di vita, la società si consolida, aumentando il proprio numero di investitori e arrivando a contare da undici a più di seicento soci. Tre anni dopo la fondazione, Glass to Power arriva ad aumentare due volte il suo capitale e riesce, nel 2018, ad acquistare il proprio brevetto per un milione di euro. Nel marzo dello stesso anno, dopo tre anni da scale-up, Glass to Power decide di costituirsi come SPA, acquisendo sul mercato più di due milioni di euro.  

Per  raggiungere questo scopo, l’impresa ambrosiano-trentina organizza, con la piattaforma Crowdfundme, due raccolte di equity crowdfunding di grande successo, attraverso le quali aumenta il proprio capitale esponenzialmente. Ma l’affermazione definitiva che porta Glass to Power a diventare una piccola realtà affermata, avviene grazie alla quotazione in borsa, proposta con un metodo innovativo, sperimentato allora solo in pochi casi di successo.   

L’intuizione di Giovanpaolo Arioldi di organizzare delle raccolte di equity crowdfunding a sostegno di quotazioni dirette aggiunge ai vantaggi di una quotazione diretta la possibilità sia di liquidare immediatamente i soci che cedono i loro titoli, sia di stabilire immediatamente il valore delle nuove azioni immesse sul mercato. Inoltre, Opstart riesce a portare il progetto di Glass to Power all’attenzione del mercato finanziario europeo di Euronext, dando la possibilità all’azienda di aumentare il numero di investitori e la propria visibilità e permettendole di acquisire risorse per l’espansione e il successo definitivo. 

La campagna di equity crowdfunding a supporto della quotazione di Glass to Power è durata dal 2 marzo al 31 maggio 2021, riuscendo a raccogliere, tra i capitali dei diversi investitori, la somma record di 2, 3 milioni di euro, una cifra molto superiore all’obiettivo minimo previsto.  Il capitale raccolto è riuscito ad aumentare esponenzialmente le risorse dell’azienda, che ha perfezionato negli ultimi anni le sue tecnologie e aumentato le sue offerte. 

Gli ultimi mesi del 2021 hanno visto Glass to Power riuscire nell’impresa di quotarsi in borsa, aggiudicarsi un ordine di quasi un milione di euro dall’azienda Domutopia e avere all’attivo diversi progetti di edilizia pubblici e privati: la partnership con l’industria vetrificia La Fabbrica del Vetro, che sfrutta la tecnologia di Glass to Power per produrre vetrate per edifici da rivendere al dettaglio; il progetto Renata, che consiste nella vetratura di diversi edifici in in Italia; il progetto Greenhub, che ha come obiettivo la vetrificazione della stazione ferroviaria di Rapallo. (GE)  Con una certificazione europea sul prodotto e un progetto brevettato, grazie alle risorse del crowdfunding, Glass To Power riesce a diventare una scale-up in meno di cinque anni. Un tempo da record per un’impresa emergente. 

Nel febbraio del 2022, il processo di crowdlisting arriva alla conclusione, con l’inserimento dei titoli di Glass to Power sul listino del mercato azionario intereuropeo di Euronext Parigi. Il valore complessivo delle azioni arrivò a toccare 25,38 milioni di euro. 

 

Fintech e impresa: una collaborazione virtuosa per un’economia sostenibile 

 

Negli ultimi anni, l’incontro felice tra innovazione finanziaria e impresa sostenibile ha trovato una delle sue forme di sviluppo nella diffusione di modelli e tecnologie per i servizi finanziari a livello globale. La stessa diffusione di Internet come strumento di comunicazione e di scambio di informazioni in ogni paese del mondo è di per sé una caratteristica intrinseca che rende  più convenienti  i modelli Fintech per investire e far circolare capitali. La realtà che può raggiungere  un marketplace di crowdfunding è estremamente più ampia di quella toccata da un mediatore creditizio locale o dal gestore di un fondo di investimento, e può arrivare a promuovere persino progetti troppo all’avanguardia per fornire garanzie sufficienti agli istituti della finanza tradizionale, o riguardanti progetti di sviluppo in aree tanto remote da rimanere fuori quasi automaticamente dallo spettro degli investitori. Viene così redistribuita ricchezza in molti contesti che normalmente rimarrebbero privi di fondi per svilupparsi. Inoltre, raccogliendo capitali ingenti attraverso forme di microcredito, il crowdfunding permette alle imprese di  inserire la loro proposta in un mercato più o meno ampio usando un semplice smartphone, invece di interfacciarsi con un istituzione tradizionale e con la complessità delle sue procedure.  

Come possiamo leggere nel report del 2015 delle Nazioni UniteThe Financial System we need” possiamo leggere: Un sistema finanziario è sostenibile, se crea e trasferisce asset in modo tale da promuovere il benessere di un’economia inclusiva nel lungo termine”. 

Secondo una ricerca del 2020 dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, il 27% delle startup Fintech sono da considerare imprese sostenibili secondo i Sustainable Development Goals identificati dall’ONU. In questa percentuale, il 54% delle imprese ha luogo in Africa, il 40% in Asia, il 26% in Europa, il 22% negli stati americani.  Grazie alle imprese Fintech sostenibili, i Paesi in via di sviluppo possono ampliare l’accesso ai servizi finanziari, ridurre l’inquinamento migliorando la salute pubblica, stimolare l’utilizzo di energia pulita, mentre i paesi più ricchi possono invece trarre vantaggio da un mercato più integro, più “resiliente”, legato all’economia reale e alle necessità degli anni a venire, come la transizione verso le energie rinnovabili. Le prospettive future di un legame ancora più stretto tra Fintech e sostenibilità potranno venire facilitate dal contributo delle istituzioni politiche nazionali e mondiali, che hanno già colto l’opportunità dello sviluppo delle nuove tecnologie finanziarie a favore di un’economia più etica e responsabile. 

L’economista del WWF European Policy Office Sebastien Godinot afferma: “ Assicurarsi che il capitale sia investito in società che contribuiscono a un futuro sicuro dal punto di vista del clima è fondamentale per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, riducendo i rischi finanziari relativi al clima e massimizzando i guadagni”.  

In accordo a quest’affermazione, le istituzioni europee hanno redatto e stabilito l’EU Taxonomy Climate Delegated Act, la costituzione di un istituto che aiuti gli investitori a riorientare i loro investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili per rendere l’Europa “climate neutral” entro il 2050. 

Le istituzioni politiche e accademiche italiane, in compenso, partecipano attivamente al  Gruppo di Studio per una Finanza Verde (Green Finance Study Group) creato dal G20 e membro della Task Force per la trasparenza finanziaria sui temi del cambiamento climatico. E’ un esempio di un lavoro di ricerca che vede coinvolti governi, istituti di vigilanza e banche centrali, che vuole portare risposte sempre più precise su come  i fattori di sostenibilità impattino sulla stabilità finanziaria e sugli investimenti di lungo periodo.  

L’impegno delle istituzioni politiche è l’ultimo anello di un circolo virtuoso che lega politica, finanza, impresa, sensibilità etica e responsabilità civile, nella quale lo sviluppo parallelo di imprese, società finanziarie e istituzioni diventerà sempre più stretto e più armonico, con la speranza di costruire delle basi per il ritorno di un sistema economico che accompagni la ricerca della prosperità con una sempre maggiore responsabilità verso la società e l’ambiente. 

dal 14 al 17 giugno 2022
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