L'analisi

Greenium: 5 spunti di riflessione per l’investitore

Secondo la ong Climate Bonds Initiative, tra il 2019 ed il 2021 più della metà dei green bond analizzati ha presentato un ‘greenium’, ovvero il fenomeno che si verifica quando un investitore paga un prezzo superiore per uno strumento ‘sostenibile’ rispetto ad un’obbligazione equivalente non ‘green’. Jaime Diaz Rio Varez, Research Analyst di MainStreet Partners, ha stilato una serie di suggerimenti da tenere in considerazione

Pubblicato il 01 Ago 2022

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‘Greenium’, un termine sempre più diffuso nel mondo ESG. Ma cosa significa?
Il termine si riferisce al fenomeno che si verifica quando un investitore paga un prezzo superiore per uno strumento ‘sostenibile’ rispetto ad un’obbligazione equivalente non ‘green’. Un emittente che ha emesso un bond con un ‘greenium’ è riuscito, quindi, ad ottenere capitale ad un tasso inferiore rispetto ad un’obbligazione tradizionale.

Secondo la ONG Climate Bonds Initiative (CBI), tra il 2019 ed il 2021, più della metà dei green bond analizzati ha presentato un ‘greenium’.

Gli aspetti da tenere in considerazione

A primo impatto ‘green’ sembra tradursi in costi di finanziamento inferiori per le società e prezzi maggiorati per gli investitori. Ma ci sono alcuni importanti aspetti sul ‘greenium’ da tenere in considerazione. Ecco il punto, in 5 spunti di riflessione, di Jaime Diaz Rio Varez, Research Analyst di MainStreet Partners.

1. Domanda molto forte

“Da diversi anni, ormai, la domanda per green bond è molto forte – spiega l’analista -. Nel 2021 i fondi che investono in obbligazioni sostenibili UCITS hanno raccolto EUR102 miliardi di nuove masse, un terzo in più rispetto ai EUR69 miliardi raccolti dai fondi di obbligazioni tradizionali UCITS. Se la domanda per strumenti sostenibili, tra cui i green bond, dovesse rimanere robusta, probabilmente continueremo ad osservare con frequenza il fenomeno del ‘greenium’”.

2. Offerta in crescita

Anche l’offerta, ovvero le emissioni, di green bond sta crescendo con veemenza. “Le emissioni nei primi cinque mesi del 2022 hanno raggiunto i USD140 miliardi, dopo che abbiamo assistito ad anno record, con circa USD500 miliardi di emissioni nel 2021 – il doppio rispetto al 2020 –  puntualizza Diaz Rio Varez -. Le analisi di CBI sottolineano quanto la richiesta di green bond non accenni a diminuire: nel periodo analizzato, la domanda per i green bond denominati in euro è stata in media pari a 3,4 volte l’offerta, ben superiore al 2,7x rilevato per bond simili non-green”.

3. Percentuale minima in green bond

E ancora: i green bond sono uno strumento molto richiesto nell’universo obbligazionario, in particolare dagli investitori ‘green’. Negli ultimi sei mesi del 2021, in media il 66% dei green bond emessi sul mercato sono stati comprati da investitori che gestiscono fondi sostenibili, un dato in netto aumento rispetto al 50% registrato nel 2020. Un ulteriore fattore determinante per il fenomeno del ‘greenium’ è la tendenza di questi investitori a trattenere i loro investimenti (in green bond) con decisione. È infatti spesso richiesto da documenti ufficiali che questi fondi mantengano una percentuale minima di investimento in green bond.

4. Disparità settoriali e geografiche

Il fenomeno del ‘greenium’ si verifica con importanti disparità settoriali e geografiche. In linea generale, dove troviamo più green bond, come nel settore bancario ed in quello delle utilities elettriche, si presenta con minore frequenza. In settori che hanno invece raramente emesso green bond, è probabile invece rilevar maggiore domanda. Uno degli esempi più importanti di questo è il green bond dello stato sovrano della Danimarca. Il primo green bond della regione è stato emesso in congiunzione con un’obbligazione equivalente non-green (un cosiddetto ‘twin bond’). Il pricing dell’emissione ‘green’ ha, infatti, ricevuto un premio di ben cinque punti base rispetto al ‘twin bond’.

5. Fenomeno inesistente nel mercato onshore cinese

Nonostante la Cina sia la seconda regione con il mercato più grande di green bond, ad oggi, il ‘greenium’ è pressoché inesistente nel mercato onshore della regione. “Una componente secondo noi determinante è che gli emittenti di green bond cinesi possano utilizzare fino al 50% dei proventi per finanziare attività non-green – puntualizza l’analista -, in contrasto con un massimo del 5% raccomandato come standard internazionale (secondo i ‘Green Bond Principles’ dell’ICMA). La trasparenza, e l’impatto ambientale dei progetti, sono infatti, secondo noi, componenti fondamentali per il successo di un green bond”.

Queste considerazioni sottolineano come il ‘greenium’ non può essere dato per scontato.

Necessario valutare i green bond e i progetti finanziati

La crescente attenzione nei green bond, legata necessariamente alla crescente richiesta normativa in termine di dati ed informazioni di sostenibilità, condurrà gli investitori progressivamente verso progetti ed emittenti più ‘green’, e gli emittenti meno sostenibili ad accelerare il proprio processo di transizione ambientale. Per evitare accuse di ‘greenwashing e per giustificare, o meno, un eventuale ‘greenium’, l’investitore dovrà sempre più celermente valutare i green bond, ed i progetti che questi finanziano.

Per aggiungere complessità all’outlook di mercato, i green bond si trovano per la prima volta dinanzi ad un contesto di tassi di interesse in salita. L’inasprimento delle politiche monetarie e dell’instabilità geopolitica globale ha già reso più alti i costi per ottenere capitale finanziario sul mercato, e potrebbe a sua volta anche rallentare il fenomeno del ‘greenium’. Nei primi quattro mesi del 2022 le emissioni globali di green, social, e sustainability bond sono inferiori del 41% rispetto allo stesso periodo nel 2021. Mentre le obbligazioni sostenibili tradizionali hanno subito una frenata, i sustainability-linked bond, ovvero le emissioni legate al raggiungimento di KPI di sostenibilità, hanno però fatto registrare un aumento del +35% rispetto al 2021.

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