Beyond Cop27

Finanza sostenibile, ecco i 5 “comandamenti” per chi vuole investire in ESG

Gli investimenti in progetti green hanno portato ottimi risultati fino allo scoppiare del conflitto russo-ucraino, che ha contribuito a un rialzo delle oil & gas company negli ultimi mesi. In questo scenario, gli esperti di Investing.com svelano gli aspetti che non vanno assolutamente scordati nel caso di impegno finanziario sul fronte Sustainability

Pubblicato il 30 Nov 2022

Secondo il Schroders Global Investor Study 2022,  per più del 50% degli intervistati la sostenibilità non è solo una scelta responsabile in quanto cittadini, ma anche una garanzia di rendimento sul lungo periodo, mentre meno di un terzo teme performance poco soddisfacenti. Tra le preoccupazioni venute a galla spicca su tutte quella della trasparenza, legata al greenwashing ed espressa principalmente da investitori delle nuove generazioni, che denunciano attivismi di facciata e sottolineano l’importanza di puntare sulla formazione.

E allora, anche alla luce dei recenti dibattiti che hanno tenuto banco alla Cop27, quali sono punti fondamentali da tenere a mente se si intende investire in ESG in futuro? A dare una risposta al quesito è Investing.com che, tenendo come punto di riferimento l’Agenda 2030 e gli SDGs dell’Onu, suggerisce ben 5 fattori di scelta. 

I cinque “comandamenti”

Puntare sui corporate green bond

Sono molte le critiche arrivate negli ultimi anni per la poca trasparenza in materia di obbligazioni legate ai temi ESG. Tuttavia, avere in portafoglio obbligazioni verdi è oggi la partecipazione più diretta che si possa avere in progetti dedicati alla sostenibilità e alle energie rinnovabili.

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Azioni green, ma solo con ampio orizzonte temporale

La guerra in Ucraina ha portato a un brusco rallentamento dei piani di transizione energetica e al contempo un revival dei combustibili fossili. Le società green quotate in Italia e nelle altre Borse occidentali restano tuttavia numerose e i progetti nei loro piani industriali rimangono. A questo si aggiungono gli incentivi statali e il Recovery Fund in Europa. Inoltre, molti investimenti green coinvolgono società più piccole, quindi una maggiore volatilità, ma con la realizzazione di progetti e l’avvicinamento ai target di carbon zero, i rischi andranno sempre più ad attenuarsi. Parola d’ordine: lungo termine.

Fondi ETF: capire cosa si intende per “green”

Un altro strumento molto usato anche per bond e azioni sono gli exchange traded fund, fondi che permettono di investire in un ampio paniere di strumenti. Qui, tuttavia, occorre fare un chiarimento per capire la diversificazioni di quello che significa green: la maggior parte degli ETF verdi si concentra su società coinvolte direttamente o indirettamente nella ricerca, nello sviluppo, nella produzione e nella fornitura di energia alternativa, e ogni ETF ha i propri criteri per determinare i requisiti di ammissibilità degli asset. Inoltre, i principali fondi si concentrano su un tipo di energia rinnovabile, come quella eolica, e molto usati sono anche gli ETF sul nucleare, considerato un’alternativa più green del gas e quindi inserita nei criteri di ammissioni ESG.

Attenzione ai mercati emergenti

Nonostante l’aumento di emissioni green, gli EM sono considerati ancora troppo acerbi per il mondo ESG. La maggior parte di questi Paesi, infatti, non dispone di un quadro normativo sui green bond e l’ultima COP27 ha dimostrato come gli EM siano molto reticenti a rispettare gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Senza uno sforzo concertato per educare e incentivare gli investitori locali e per sostenere i governi nella creazione di infrastrutture e protocolli adeguati, le emissioni verdi locali continueranno a rimanere indietro.

Fattore Cina: serve cautela

La Cina prosegue a doppia velocità. Da una parte continua ad essere fortemente dipendente dal carbone (15% dei fondi esposti in Cina investe proprio sul carbone), mentre dall’altra ha fissato nuovi obiettivi quinquennali sulla riduzione delle emissioni di carbonio con l’implementazione di nuovi programmi pilota per promuovere un’economia pulita. Stock e green bond sono in decisa crescita rispetto agli scorsi anni, ma anche qui, come altrove, non c’è molta chiarezza sul termine green dal punto di vista regolatorio e ancora poche imprese pubblicano informazioni sulle proprie emissioni (26% secondo Syntao Green Finance nel 2021). Consiglio: cautela e orizzonte molto lungo.

Imparare a guardare sul lungo termine

“Con l’abbandono improvviso delle risorse green, ancora non sufficienti a sfamare un intero continente senza energia, i governi sono stati costretti a ritornare al passato, causando un brusco rallentamento degli sforzi fino a quel momento dedicati all’implementazione di soluzioni più sostenibili. Questo si è riflettuto anche sui mercati finanziari che, spinti dal rialzo dei prezzi delle materie prime, hanno registrato un forte ribasso dei fondi ESG quotati e dei titoli delle società operanti nelle rinnovabili, parallelamente a un ritorno in auge delle oil & gas company – commenta Alessandro Albano, analista di Investing.com Italia – Tuttavia, quando si parla di ESG, un investitore deve essere capace di guardare sul lungo termine, senza contare che anche le banche centrali hanno favorito finanziamenti verso imprese con progetti di energia pulita, la BCE ha comprato green bond all’interno del programma QE e un terzo del Recovery Fund è destinato proprio a investimenti nel green”.

Si aggiunge a ciò che anche le tradizionali società Oil hanno iniziato il loro processo di decarbonizzazione interno, inserendo nei propri piani industriali le restrizioni alle emissioni e maggiori investimenti in progetti “puliti”.

“Nextra Energy, Clearway Energy, Plug Power, Stem e First Solar sono tutti titoli importanti e da considerare per un investitore convinto della ripresa degli investimenti sulle rinnovabili, mentre in Europa possiamo aggiungere alla lista le grandi utility come Enel e la spagnola Iberdrola. In Borsa Italiana, lo sviluppo delle rinnovabili è affidato a molte società quotate su listini minori, come la green holding Alerion Clean Power, Frendy Energy o Falck Renewables, a cui si aggiungono le società dei servizi pubblici come A2A”, conclude Albano.

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