Nuovi scenari

Banca europea per lo sviluppo sostenibile: ok della Cciaa Vg a Trieste candidata, ora via all’iter verso l’Ue

La Camera di Commercio Venezia Giulia sostiene il progetto messo a punto nel maggio scorso dall’Associazione Sustainable Financing: condivisa l’idea con le categorie economiche del territorio, con cui ora verrà redatto un piano per procedere verso l’approvazione in sede europea. La città diventerebbe così un polo internazionale per finanza e assicurazioni: importante il supporto dell’Est Europa

16 Set 2021

Redazione ESG360

Trieste quale sede italiana della nuova Banca europea per lo sviluppo climatico e sostenibile? La Camera di Commercio Venezia Giulia dice sì. Nei giorni scorsi l’ente camerale ha condiviso l’idea con le realtà del territorio, in un incontro dal quale è emersa la decisione di predisporre un documento comune redatto da Camera di Commercio e Categorie economiche da presentare congiuntamente al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga.
Le principali associazioni imprenditoriali del territorio, i cui vertici sono stati convocati in Camera di Commercio Venezia Giulia dal presidente Antonio Paoletti, hanno analizzato il piano messo a punto nel maggio scorso dall’Associazione Sustainable Financing e supportato in questi tre mesi da una intensa attività di relazioni internazionali specie nei Paesi dell’Est Europeo, svolta nel massimo riserbo.

Un progetto concreto, in sede locale ed europea

Nell’incontro nell’Ente camerale è emerso quanto si tratti di un piano concreto (finalizzato a fare di Trieste un polo internazionale per finanza e assicurazioni) che trova appiglio e base nelle caratteristiche della città. Nella sua location strategica e nelle prospettive di sviluppo che riguardano sia l’Est Europeo, sia l’area mediterranea, con particolare attenzione a quella del Levante. Come dire: Trieste ha tutte le carte in regola e il sostegno delle categorie imprenditoriali, e può fornire anche alle Istituzioni, locali, regionali e nazionali, le chiavi per appoggiare in modo coeso questo progetto.

Progetto che ha per altro precisi appigli in Unione europea, considerato che già il 5 dicembre 2019 il Consiglio Ue aveva affermato la necessità di rinnovare l’architettura finanziaria europea per lo sviluppo, rendendolo più forte, più flessibile, integrato, coerente, strategico e reattivo ai cambiamenti climatici e alle esigenze di sviluppo; in quell’occasione, e in successive riunioni a vari livelli comunitari, questa necessità si è fatta urgente attraverso l’invito formulato dal Consiglio Europeo ai propri organi preparatori a monitorare i progressi compiuti nell’attuazione delle presenti conclusioni e gli Stati membri a fornire ulteriori orientamenti sulla via da seguire preferita per rafforzare l’architettura finanziaria europea per lo sviluppo entro la fine del 2020-inizio 2021. Inoltre fra le sfide lanciate dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per il futuro dell’Unione europea figura proprio il riposizionamento della Banca europea per gli investimenti (BEI) e della Banca europea per la ricostruzione e sviluppo (BERS) anche nell’ottica delle problematiche poste dalla Brexit.

Progetto che può segnare una svolta

L’iniziativa, frutto di un lavoro che si protrae nella massima riservatezza da quasi un anno, era stata presentata a grandi linee a fine maggio a Trieste dal presidente dell’Associazione “Sustainable Financing”, Giuseppe Razza, un imprenditore specializzato nello sviluppo di business high-tech. Nelle intenzioni dei promotori il progetto dovrebbe usufruire di una corsia preferenziale e di tempi particolarmente serrati per la presentazione alle Istituzioni europee. In prima battuta sarà analizzato nel dettaglio dalle Istituzioni locali, per essere poi trasmesso al Ministero dell’Economia e Finanze al fine della formulazione della candidatura ufficiale in Unione europea.

“Troppo spesso – ha affermato Giuseppe Razza, coordinatore dell’Associazione aperta di imprese che sostengono la collocazione a Trieste della nuova Banca europea – la città si è impegnata in sogni irrealizzabili. Quello della Banca per lo sviluppo sostenibile, per la quale non casualmente stanno manifestando interesse anche altre città europee, può segnare una svolta”. Secondo quanto ribadito da Razza, Trieste a oggi ha bruciato sul tempo le possibili candidature di altre città europee. Il supporto delle Istituzioni territoriali dovrebbe ora preludere un impegno delle Istituzioni territoriali e quindi un diretto coinvolgimento dei ministeri competenti.

Le motivazioni

Queste le motivazioni alla base del progetto:

  • L’attuale assetto di controllo e gestione delle organizzazioni finanziarie europee è sbilanciato sull’asse franco-tedesco
  • L’Italia può e deve candidarsi autorevolmente per ospitare la sede di tale nuova BES essendo l’unico paese, dei tre maggiori contributori netti, non rappresentato né come presidenza, né soprattutto come sede
  • In Italia, Trieste potrebbe essere una delle sedi maggiormente autorevoli, in quanto una delle poche città europee a vantare le seguenti caratteristiche fondamentali per una simile candidatura: la vicinanza ai paesi dell’Est Europeo; la centralità nel Mediterraneo e quindi le connessioni con i Paesi del Mediterraneo, dell’Area Balcanica e del Medio Oriente, principali destinatari dei supporti finanziari che saranno assegnati e gestiti dalla nuova Banca di Sviluppo; il regime di zona franca, derivante da Trattati di pace internazionali e quindi con potenziali valenze fiscali, che permetterebbe l’agibilità operativa e finanziaria con l’utilizzo di strumenti particolarmente agevolati a sostegno delle operazioni off-shore di tale nuovo organismo; l’interesse americano sulla città, anche in relazione allo sviluppo del colosso economico e politico del Medio Oriente (Emirati-Arabia, Egitto-Giordania), con Israele e connessioni relative.
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