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Sostenibilità e ESG: la Cina si avvicina



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Il Ministero delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato il Corporate Sustainable Disclosure Standard No. 1 – Climate (Trial), primo standard tematico del sistema nazionale di disclosure sostenibile. Concretamente la Cina sta lavorando alla costruzione di un proprio linguaggio normativo della sostenibilità, partendo dal clima come terreno prioritario

Pubblicato il 12 mar 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Cina sostenibilità ESG

Dalle strategie per controllare il mercato delle energie rinnovabili alla disclosure di sostenibilità

Da tempo la Cina ha scelto di guardare al mondo delle tecnolgoie per la transizione energetica con un grande pragmatismo commerciale. Dai pannelli fotovoltaici alle infrastrutture, dalle soluzioni per l’accumulo all’eolico l’industria cinese ha creato una filiere produttiva unica al mondo a partire dal controllo strategico delle materie prime critiche necessarie allo sviluppo delle rinnovabili sino al quasi completo monopolio dall’estrazione alla trasformazione delle Terre rare sul pianeta. Accanto a questa dimensione prettamente industriale e commerciale la Cina si sta anche sul piano dell’introduzione di logiche e normative per governare – al proprio interno e per il proprio sviluppo – le politiche e le performance legate alla sostenibilità.

La Cina verso la costruzione di un sistema nazionale di disclosure per la sostenibilità e l’ESG

In questo percorso sulle opportunità di sviluppo legate alla sostenibilità la Cina ha scelto di muovere un nuovo passo nella costruzione del proprio sistema nazionale di disclosure sostenibile. Lo scorso dicembre 2025 il Ministero delle Finanze ha inserito tra le pubblicazioni ufficiali il provvedimento con cui viene diffuso il “Corporate Sustainable Disclosure Standard No. 1 – Climate (Trial)”, cioè il primo standard specifico dedicato al clima dopo il varo del quadro generale rappresentato dal Basic Standard (Trial). Nella descrizione ufficiale del Ministero, il nuovo testo segna il passaggio da una cornice generale di gestione della rendicontazione di sostenibilità a un livello più operativo e tematico che interviene sulla regolamentazione della sostenibilità d’impresa.

Obiettivo: definire una normativa chiara per la disclosure di sostenibilità delle imprese

Il documento nasce, secondo la spiegazione fornita dal Dipartimento contabilità del Ministero, per “promuovere uno sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile”, per “normare la disclosure di sostenibilità delle imprese” e per portare avanti in modo graduale la costruzione di un sistema cinese unificato di standard di disclosure. Il clima viene trattato come la materia prioritaria, non solo per il suo peso nella governance globale ma anche perché rappresenta il terreno più maturo e urgente su cui sperimentare una standardizzazione nazionale.

Perché Pechino ha scelto di partire dal clima

Nella nota ufficiale che accompagna il provvedimento, il Ministero chiarisce che la scelta di partire dal clima ha una valenza che è insieme politica, economica e industriale. Da una parte, il nuovo standard viene presentato come uno strumento coerente con gli obiettivi cinesi di sviluppo green e dall’altra, viene descritto come una risposta al crescente peso che la disclosure climatica sta assumendo nei mercati, nella finanza, nell’ESG e nella finanza sostenibile in particolare e negli scambi internazionali.

Le quattro motivazioni principali della focalizzazione sul clima

Relativa alla specifica attenzione ai temi climatici il Ministero cinese insiste su quattro motivazioni principali.

La prima è il rafforzamento del meccanismo di sviluppo low carbon attraverso un sistema informativo più trasparente, comparabile e affidabile.

La seconda è l’allineamento con le dinamiche internazionali, in particolare con i riferimenti globali di disclosure sulla sostenibilità, pur mantenendo un impianto adattato alle condizioni cinesi.

La terza è la volontà di contrastare fenomeni di “greenwashing” e di indirizzare in modo più efficiente i capitali verso attività coerenti con la transizione.

La quarta è il ruolo fondativo del testo, presentato come il primo standard specifico di un sistema nazionale destinato ad allargarsi in seguito ad altri temi ambientali, sociali e di governance.

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Un impianto vicino agli standard internazionali, ma con caratteristiche cinesi

Uno degli aspetti più interessanti dell’annuncio ufficiale riguarda il rapporto tra il nuovo standard cinese e i riferimenti internazionali. Il Ministero spiega di avere valutato già dal 2023 l’applicabilità in Cina dell’IFRS Sustainability Disclosure Standard S2 dell’ISSB e di avere concluso che molti elementi fossero utilizzabili, pur in presenza di criticità e adattamenti necessari. Da qui la scelta di costruire un testo “basato sugli standard internazionali”, ma calibrato sul contesto normativo, economico e industriale del Paese.

I punti di riferimento: governance, strategia, gestione di rischi e opportunità, metriche e obiettivi

La struttura adottata conferma questa impostazione. Il nuovo standard si fonda infatti su quattro pilastri classici della disclosure climatica — governance, strategia, gestione del rischi e opportunità, metriche e obiettivi — ma, nella descrizione del Ministero, incorpora anche una dimensione ulteriore legata agli impatti climatici, costruendo quello che viene definito un framework “quattro pillar più impatti” con caratteristiche cinesi. È un passaggio importante perché segnala la volontà di non limitarsi a una traduzione meccanica di modelli esterni, ma di costruire una propria architettura regolatoria.

Sostenibilità e ESG: cosa chiede la Cina alle imprese

Sul piano dei contenuti, il testo richiede alle imprese di fornire informazioni su rischi, opportunità e impatti legati al clima, con l’obiettivo di mettere investitori, creditori, autorità pubbliche e altri stakeholder nelle condizioni di assumere decisioni economiche, di allocazione delle risorse o di altra natura. Per certi aspetti si tratta di richieste che fanno riferimento ai modelli relativi all’analisi di materialità prima di tutto e alla Doppia materialità in seconda istanza.

Una governance attenta ai meccanismi che presidiano i temi climatici

La parte sulla governance riguarda il modo in cui organi societari, management e meccanismi di controllo presidiano la materia climatica. La sezione sulla strategia chiede invece di spiegare in che modo i rischi e le opportunità climatiche influenzano scelte aziendali, decisioni operative, effetti finanziari attuali e attesi e capacità di resilienza. La sezione su rischi e opportunità entra nel merito dei processi con cui l’impresa identifica, valuta, monitora e integra il tema climatico nel proprio risk management complessivo. Infine, la sezione su metriche e obiettivi copre indicatori comuni, indicatori settoriali, target climatici e basi utilizzate per il calcolo delle emissioni di gas serra.

Il tema cruciale delle emissioni e dello Scope 3

Uno dei punti più sensibili riguarda la contabilizzazione delle emissioni e in particolare l’uso di dati ragionevoli e fondati per la catena del valore e per le emissioni Scope 3. Il draft precisa che l’impresa, nel predisporre la disclosure, deve utilizzare le informazioni ragionevolmente disponibili senza costi o sforzi eccessivi, anche quando si tratta di dati provenienti da soggetti diversi lungo la value chain o di ipotesi e input necessari per la quantificazione dello Scope 3.

Questo aspetto è rilevante perché mostra un approccio pragmatico. la Cina chiede una progressiva costruzione di qualità informativa entro un quadro di ragionevolezza e proporzionalità. Lo stesso Ministero, nella Q&A ufficiale, sottolinea infatti l’introduzione di un principio di proportionality, pensato per adattare le modalità di disclosure alle risorse delle imprese e per contenere soprattutto i costi di compliance delle realtà più piccole.

Un percorso costruito in più fasi

L’annuncio relativo al Corporate Sustainable Disclosure Standard No. 1 – Climate (Trial) arriva al termine di un percorso che era iniziato con la valutazione di applicabilità degli standard internazionali avviata nella seconda metà del 2023 a cui era seguito un lavoro di ricerca e redazione del climate standard a sua volta partito alla fine di quell’anno. A marzo 2025 è stata elaborata una bozza di discussione; ad aprile è stata pubblicata la versione per consultazione pubblica; tra luglio e settembre sono stati organizzati test di simulated disclosure con 40 imprese, chiamate a redigere un report di sostenibilità focalizzato sul clima seguendo il nuovo standard.

Uno standard frutto di una costruzione graduale

Sempre secondo la fonte ufficiale, durante la consultazione sono arrivate 994 osservazioni scritte da soggetti cinesi e internazionali. Il Ministero riferisce che il feedback ha giudicato nel complesso ragionevole la struttura del testo e utile il suo orientamento, pur chiedendo modifiche e chiarimenti. Il dato è interessante perché suggerisce che la Cina abbia voluto presentare il nuovo standard non come un atto calato dall’alto e immutabile, ma come il risultato di una costruzione graduale, testata e parzialmente aperta all’interazione con mercato, imprese e consulenti.

Il rapporto con il Basic Standard e la road map cinese

Il climate standard va compreso e analizzato alla luce del Basic Standard (Trial), pubblicato alla fine del 2024, che ha definito concetti, principi, obiettivi e requisiti generali del sistema cinese di sustainable disclosure. Il documento di accompagnamento del draft climatico spiegava già come l’obiettivo nazionale fosse quello di vedere pubblicati in sequenza il basic standard e il climate standard entro il 2027, per arrivare entro il 2030 a un sistema nazionale sostanzialmente completo.

In questo senso, il Corporate Sustainable Disclosure Standard No. 1 – Climate (Trial) rappresenta il primo tassello di una costruzione più ampia. Il Ministero afferma infatti che l’esperienza maturata sul clima servirà come base per sviluppare successivamente altri standard su temi ambientali, sociali e di governance. Il messaggio politico-regolatorio è infatti chiaro: la Cina non si limita più a osservare l’evoluzione della disclosure sostenibile globale, ma intende costruire una propria infrastruttura normativa coerente, progressiva e potenzialmente influente.

Impatti attesi su imprese, finanza e competitività

L’effetto più immediato del nuovo standard sarà probabilmente un aumento del livello di formalizzazione della disclosure climatica da parte delle imprese cinesi, soprattutto di quelle più esposte ai mercati dei capitali, alla manifattura internazionale, alle catene globali del valore e ai settori ad alta intensità emissiva. L’enfasi del Ministero sulla trasparenza, sulla comparabilità e sulla affidabilità segnala una volontà precisa: fare della disclosure climatica non solo un esercizio reputazionale, ma una componente del funzionamento dei mercati e della transizione industriale.

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Una disclosure che punta a ridurre i costi di frizione tra mercati interni e mercati internazionali

C’è poi una seconda implicazione. Il fatto che lo standard sia stato costruito in dialogo con i riferimenti globali, ma con regole adattate al contesto cinese, suggerisce che Pechino punti a ridurre i costi di frizione tra mercati interni e mercati internazionali, cercando al tempo stesso di non importare passivamente un modello elaborato altrove. È una mossa che può incidere sulla capacità delle imprese cinesi di dialogare con investitori, partner commerciali e istituzioni finanziarie globali con un linguaggio più allineato, ma senza rinunciare a una cornice nazionale autonoma.

Perché questo annuncio conta oltre la Cina: la disclosure climatica è ormai percepita come un’infrastruttura economica

Il comunicato del Ministero delle Finanze cinese conta anche per chi guarda dall’esterno. In un contesto in cui le regole della disclosure sostenibile stanno diventando un terreno di competizione normativa, finanziaria e industriale, l’adozione del primo standard climatico cinese mostra che Pechino vuole presidiare in modo più strutturato il rapporto tra sostenibilità d’impresa, mercati e politica industriale. Non si tratta soltanto di un adempimento tecnico: è un segnale del fatto che la disclosure climatica è ormai percepita come un’infrastruttura economica.

Per questo il Corporate Sustainable Disclosure Standard No. 1 – Climate (Trial) è anche l’indicazione di una traiettoria: la Cina sta costruendo il proprio linguaggio normativo della sostenibilità, partendo dal clima come terreno prioritario, sperimentando una convergenza selettiva con gli standard internazionali e cercando di legare disclosure, finanza e trasformazione verde in un quadro unificato.

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