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Reporting ESG automation: come fare, dalla CSRD al dato digitale



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Le nuove regole europee sulla rendicontazione di sostenibilità impongono alle imprese un cambiamento profondo nell’organizzazione dei dati, dei processi e delle responsabilità interne. L’articolo spiega come strutturare sistemi affidabili e scalabili, capaci di integrare requisiti normativi, controllo delle informazioni e preparazione all’assurance, trasformando un obbligo in una leva di governo e credibilità

Pubblicato il 23 gen 2026



reporting ESG automation

Per anni la rendicontazione di sostenibilità è stata percepita come un esercizio prevalentemente narrativo, spesso concentrato su obiettivi, iniziative e buone pratiche. Oggi questo approccio non è più sufficiente. Con l’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea nel 2022, la sostenibilità diventa parte integrante del sistema di reporting aziendale, con un livello di formalizzazione, responsabilità e verificabilità che richiama da vicino quello dell’informativa finanziaria.

La CSRD amplia in modo significativo il numero di imprese coinvolte e introduce requisiti più stringenti in termini di contenuti, processi e controlli. Il riferimento operativo sono gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), sviluppati da EFRAG e adottati dalla Commissione europea con regolamento delegato nel 2023. Gli ESRS non definiscono soltanto “cosa” rendicontare, ma anche “come”, imponendo una struttura coerente, il principio della doppia materialità e una crescente attenzione alla tracciabilità del dato.

In questo scenario, parlare di reporting ESG automation significa riconoscere che la sostenibilità non può più essere gestita con fogli di calcolo isolati, scambi di email e consolidamenti manuali a ridosso delle scadenze. L’automazione diventa una condizione necessaria per garantire continuità, affidabilità e controllo, non un semplice strumento di efficienza.

Automation non vuol dire scrivere il report con un software

Uno degli equivoci più diffusi riguarda il significato stesso di automazione. Automatizzare il reporting ESG non significa delegare a una piattaforma la scrittura del documento finale, né tantomeno affidare a sistemi di intelligenza artificiale la responsabilità dei contenuti. L’automazione riguarda prima di tutto la catena del dato, dal punto di origine fino alla disclosure.

La CSRD e gli ESRS richiedono informazioni coerenti, comparabili nel tempo, riconducibili a fonti chiare e supportate da evidenze. Questo implica che la raccolta, il calcolo e il consolidamento dei dati ESG debbano essere progettati come un processo strutturato e ripetibile. In altre parole, il report è solo l’ultimo anello di una filiera molto più ampia, che comprende sistemi informativi, regole di calcolo, controlli interni e responsabilità organizzative.

Chi parte dal documento finale rischia di costruire un sistema fragile, incapace di reggere l’aumento di granularità richiesto dagli ESRS o l’introduzione dell’assurance. Al contrario, chi investe nella solidità del dato crea le basi per una rendicontazione più fluida, credibile e sostenibile nel tempo.

CSRD ed ESRS come leva strutturale dell’automazione

Il vero fattore abilitante dell’automazione del reporting ESG è la combinazione tra CSRD ed ESRS. La direttiva europea chiarisce che la dichiarazione di sostenibilità deve essere parte integrante della relazione sulla gestione e predisposta in formato elettronico, aprendo la strada alla digitalizzazione strutturata delle informazioni. Gli ESRS, dal canto loro, definiscono in modo puntuale i datapoint richiesti, distinguendo tra requisiti generali, standard tematici ambientali, sociali e di governance.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il lavoro di EFRAG sul digital reporting, in particolare sullo sviluppo delle tassonomie XBRL per gli ESRS. Questo elemento, richiamato anche dalla Commissione europea, rende evidente che il futuro del reporting di sostenibilità non sarà soltanto leggibile dagli esseri umani, ma anche interpretabile dalle macchine. Automatizzare oggi senza considerare il formato digitale significa esporsi a costosi rifacimenti domani.

Le linee guida di EFRAG sulla materialità, sulla value chain e sui datapoint rappresentano un riferimento prezioso per comprendere come tradurre i requisiti normativi in processi operativi. Utilizzarle come base progettuale consente di evitare interpretazioni arbitrarie e di costruire sistemi allineati alle aspettative dei regolatori e dei revisori.

Interoperabilità tra ESRS, GRI e ISSB: perché l’automazione è decisiva

L’adozione degli ESRS non avviene in un vuoto normativo. Molte imprese, soprattutto quelle con una presenza internazionale o con una base di investitori articolata, si trovano a dover rispondere contemporaneamente a standard e framework differenti. Accanto agli ESRS continuano infatti a essere rilevanti i GRI Standards, ampiamente utilizzati per la rendicontazione orientata agli impatti, e gli standard dell’International Sustainability Standards Board (ISSB), che rappresentano il riferimento globale per l’informativa di sostenibilità rivolta agli investitori.

Questa coesistenza non è necessariamente un problema, ma lo diventa rapidamente se il reporting resta un processo manuale. Senza automazione, ogni framework viene gestito come un mondo a sé, con raccolte dati duplicate, definizioni non allineate e rischi crescenti di incoerenza. Al contrario, un sistema automatizzato consente di lavorare su una base informativa unica, dalla quale derivare output diversi attraverso mappature strutturate.

GRI, ESRS e ISSB condividono infatti molti elementi comuni, pur avendo finalità differenti. Gli ESRS integrano esplicitamente il principio della doppia materialità, mentre gli standard ISSB si concentrano sulla materialità finanziaria. I GRI, dal canto loro, restano centrali per la rappresentazione degli impatti verso l’esterno. Un’architettura dati ben progettata permette di collegare questi livelli, evitando che la stessa informazione venga prodotta più volte con criteri diversi.

In questa prospettiva, l’automazione non è soltanto un fattore di efficienza, ma uno strumento di coerenza strategica. Le imprese che riescono a dimostrare allineamento tra disclosure CSRD, reporting GRI e comunicazioni verso il mercato rafforzano la propria credibilità e riducono il rischio di messaggi contraddittori. È un risultato difficilmente raggiungibile senza un approccio industriale al dato ESG.

La doppia materialità come processo, non come esercizio formale

La doppia materialità è uno dei pilastri degli ESRS e, al tempo stesso, uno degli ambiti più delicati da gestire in ottica di automazione. Non si tratta di una semplice matrice, ma di un processo decisionale che integra analisi di impatti, rischi e opportunità, coinvolgimento degli stakeholder e valutazioni strategiche.

Automatizzare la doppia materialità non significa sostituire il giudizio manageriale, ma strutturare il flusso informativo che lo supporta. Le imprese possono trarre grande beneficio da sistemi che consentano di raccogliere in modo ordinato le evidenze, documentare i criteri di valutazione, collegare gli esiti della materialità ai requisiti ESRS e mantenere traccia delle decisioni nel tempo.

Le implementation guidance pubblicate da EFRAG chiariscono che la materialità deve essere difendibile e documentata. In questo senso, l’automazione diventa uno strumento di governance, perché permette di dimostrare non solo il risultato finale, ma anche il percorso che ha portato a quel risultato.

Dalla raccolta dei dati ESG a un vero modello informativo

Uno dei passaggi più complessi nel reporting ESG riguarda la raccolta dei dati, che spesso provengono da fonti eterogenee: sistemi contabili, piattaforme HR, strumenti di gestione ambientale, dati energetici, informazioni sui fornitori. Senza un disegno coerente, questa pluralità genera incoerenze, duplicazioni e difficoltà di controllo.

Il cuore dell’automazione è la costruzione di un modello dati ESG, capace di gestire unità di misura diverse, perimetri organizzativi complessi e regole di consolidamento chiare. Questo modello deve includere metadati, informazioni sulla qualità del dato e collegamenti alle evidenze di supporto.

Per le emissioni di gas serra, ad esempio, il riferimento tecnico rimane il GHG Protocol Corporate Standard, sviluppato da WRI e WBCSD. Integrare le logiche del GHG Protocol nei sistemi di raccolta e calcolo consente di garantire coerenza metodologica e comparabilità nel tempo, riducendo il rischio di contestazioni.

Automazione e controlli interni: due facce della stessa medaglia

Un sistema automatizzato privo di controlli è un moltiplicatore di errori. Per questo motivo, il tema dell’internal control è centrale nel reporting ESG automation. Un riferimento chiave è il documento Internal Control over Sustainability Reporting pubblicato da COSO, che adatta i principi del controllo interno alla rendicontazione di sostenibilità.

Secondo COSO, le organizzazioni dovrebbero definire ruoli e responsabilità chiari, separare le funzioni di inserimento e approvazione dei dati, introdurre controlli preventivi e successivi e formalizzare le politiche di gestione delle modifiche. Automatizzare questi aspetti significa rendere il sistema più robusto e meno dipendente dalle singole persone.

Questo approccio è particolarmente rilevante alla luce dell’evoluzione dell’assurance. L’IAASB, organismo internazionale che definisce gli standard di revisione, ha pubblicato ISSA 5000, uno standard generale per gli incarichi di assurance sulla sostenibilità. Anche se l’applicazione pratica varierà nel tempo, la direzione è chiara: senza tracciabilità e controlli, l’assurance diventa un percorso in salita.

Il ruolo del CFO e del finance nel reporting ESG automatizzato

L’evoluzione del reporting di sostenibilità sta ridefinendo anche gli equilibri organizzativi interni. Se in passato la sostenibilità era spesso collocata in funzioni specialistiche o di comunicazione, la CSRD porta in primo piano il ruolo del CFO e della direzione finance. Non si tratta di una semplice estensione delle responsabilità, ma di un cambiamento strutturale nel modo in cui l’informazione ESG viene prodotta e governata.

Il finance è abituato a operare in contesti regolati, con scadenze rigide, controlli interni formalizzati e interazioni costanti con i revisori. Queste competenze diventano cruciali quando la sostenibilità entra nel perimetro dell’assurance e quando la qualità del dato ESG viene valutata con criteri sempre più simili a quelli finanziari. L’automazione diventa il linguaggio comune tra sostenibilità e finanza, perché consente di tradurre esigenze qualitative in processi strutturati.

Dal punto di vista del CFO, un sistema automatizzato riduce l’esposizione al rischio. La tracciabilità dei dati, la gestione delle versioni e la possibilità di effettuare riconciliazioni aumentano la confidenza nelle informazioni pubblicate. Questo è particolarmente rilevante nei momenti di chiusura, quando i tempi sono compressi e la pressione aumenta.

Allo stesso tempo, il coinvolgimento del finance contribuisce a superare una visione “accessoria” della sostenibilità. Quando i dati ESG vengono trattati con lo stesso rigore dei dati economico-finanziari, il reporting diventa uno strumento di governo e non solo di compliance. In questo senso, l’automazione non è un fine, ma un abilitatore di integrazione tra linguaggi e responsabilità diverse all’interno dell’impresa.

Il ruolo dell’AI: supporto, non scorciatoia

L’intelligenza artificiale sta entrando anche nel dominio ESG, ma il suo utilizzo richiede prudenza. L’AI può essere un valido alleato per migliorare l’efficienza, ad esempio nell’analisi documentale, nella classificazione delle evidenze o nel supporto alla redazione di testi coerenti con i dati. Tuttavia, non può sostituire la responsabilità umana nella validazione delle informazioni.

Nel reporting ESG, il rischio di incoerenze tra numeri e narrativa è elevato. Per questo, qualsiasi utilizzo di strumenti di AI deve essere accompagnato da controlli rigorosi e da una chiara attribuzione delle responsabilità. L’automazione efficace è quella che rafforza la governance, non quella che la indebolisce.

Dal report annuale a un sistema continuo

Uno dei benefici più importanti dell’automazione è il superamento della logica “una volta all’anno”. Un sistema ben progettato consente di aggiornare i dati in modo continuo, monitorare le performance ESG durante l’anno e arrivare alla chiusura del reporting con informazioni già consolidate e controllate.

Questo approccio è particolarmente utile per gestire richieste multiple, come quelle provenienti da investitori, banche o iniziative volontarie come GRI o CDP. Pur avendo finalità diverse, questi framework condividono molte basi informative. Automatizzare la raccolta e la gestione del dato consente di rispondere in modo coerente e tempestivo, evitando duplicazioni e contraddizioni.

Value chain e scope 3: il vero stress test dell’automazione ESG

Se esiste un ambito in cui l’automazione del reporting ESG mostra senza filtri la propria efficacia, questo è la gestione della value chain e, in particolare, delle informazioni relative allo scope 3 delle emissioni. Gli ESRS richiedono alle imprese di estendere l’analisi oltre i confini organizzativi, includendo fornitori, partner e fasi a monte e a valle delle attività.

In assenza di sistemi strutturati, la raccolta dei dati di filiera diventa rapidamente ingestibile. Questionari inviati via email, file restituiti in formati diversi e stime non documentate generano un quadro fragile, difficile da controllare e quasi impossibile da verificare. L’automazione non elimina la complessità dello scope 3, ma la rende governabile.

Un approccio efficace prevede l’integrazione di piattaforme di supplier engagement, l’utilizzo di fattori di emissione riconosciuti e la gestione centralizzata delle metodologie di calcolo. Anche in questo caso, il riferimento al GHG Protocol è essenziale per garantire coerenza e comparabilità. La possibilità di aggiornare progressivamente i dati, migliorando la qualità delle informazioni nel tempo, è uno dei principali vantaggi di un sistema automatizzato.

Dal punto di vista strategico, la gestione automatizzata della value chain consente alle imprese di trasformare un obbligo in un’opportunità. I dati raccolti per il reporting possono infatti supportare decisioni di procurement, valutazioni di rischio e dialoghi strutturati con i fornitori. Senza automazione, questo patrimonio informativo resta frammentato e sottoutilizzato.

Quando l’automazione funziona davvero

Un criterio semplice per valutare l’efficacia di un sistema di reporting ESG automatizzato è la capacità di risalire rapidamente dalla disclosure alla fonte originaria del dato. Se un’organizzazione è in grado di spiegare un numero, il suo perimetro, la metodologia e le eventuali modifiche in tempi brevi, significa che il sistema sta funzionando.

In questo senso, l’automazione non è un traguardo, ma un percorso di miglioramento continuo. Le normative evolvono, gli standard si affinano e le aspettative degli stakeholder crescono. Investire oggi in un’architettura solida significa prepararsi a queste evoluzioni con maggiore serenità.

L’automation come scelta strategica

Il reporting ESG automation non è un progetto IT né un adempimento normativo da “spuntare”. È una scelta strategica che riguarda il modo in cui l’impresa governa le proprie informazioni di sostenibilità, costruisce fiducia e dialoga con il mercato.

La CSRD, gli ESRS, le linee guida di EFRAG, il GHG Protocol, il framework COSO e gli standard di assurance dell’IAASB offrono un quadro di riferimento chiaro e autorevole. Utilizzarli in modo integrato è la chiave per trasformare la rendicontazione di sostenibilità da esercizio reattivo a leva di governo e trasparenza.

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