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Digitalizzazione e dati per la sicurezza e la sostenibilità agroalimentare



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Il progetto europeo DRG4FOOD, con la partecipazione di ENEA, esplora il ruolo di tecnologie digitali, dati e soluzioni IoT nell’ottimizzazione della filiera agroalimentare. Tracciabilità, nutrizione personalizzata ed educazione alimentare per promuovere scelte consapevoli e innalzare gli standard di sicurezza e sostenibilità

Pubblicato il 19 feb 2026



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L’impatto delle tecnologie digitali sulla sicurezza e la sostenibilità agroalimentare

La digitalizzazione sta ridefinendo l’agroalimentare, offrendo nuovi strumenti per incrementare sicurezza e sostenibilità lungo tutta la filiera. Il progetto europeo DRG4FOOD, a cui ha partecipato ENEA, si è focalizzato proprio sull’uso strategico dei dati e delle tecnologie digitali per supportare decisioni informate sia da parte degli agricoltori che dei consumatori.

Soluzioni come sensori GPS e dispositivi IoT per l’agricoltura di precisione consentono oggi agli operatori di ottimizzare le risorse e migliorare l’efficienza produttiva, mentre sistemi avanzati di tracciamento permettono di monitorare in tempo reale l’origine, la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti.

“La trasparenza rappresenta uno dei maggiori vantaggi dell’integrazione dei dati nel settore alimentare”, sottolinea Claudia Zoani, ricercatrice della Divisione Sistemi agroalimentari sostenibili del Dipartimento Sostenibilità ENEA e referente del progetto. “Grazie allo sfruttamento di tecnologie di tracciamento avanzate – prosegue – consumatori e aziende possono sapere esattamente da dove provengono i prodotti alimentari e chi è coinvolto nella lavorazione, permettendo così di effettuare scelte più consapevoli. Non solo: le informazioni basate sui dati consentono di monitorare gli standard di sicurezza alimentare, così da ridurre la probabilità di contaminazione e garantire la qualità del cibo che arriva sulle tavole”.

Tracciabilità e personalizzazione: le iniziative del progetto DRG4FOOD

Nel quadro di DRG4FOOD sono state sviluppate diverse iniziative che puntano a coniugare tracciabilità, personalizzazione nutrizionale ed educazione alimentare. Tra queste si evidenzia GENIE, piattaforma che propone consigli dietetici ultra-personalizzati sfruttando analisi genetiche, del microbiota, parametri biochimici e preferenze individuali dei consumatori. PINACLE si concentra invece su raccomandazioni dietetiche mirate, abbinando in modo avanzato e personalizzato le donazioni alimentari alle esigenze nutrizionali dei beneficiari per promuovere diete più sane.

Sul fronte dell’educazione digitale rivolta ai più giovani è stata realizzata SafeNutriKids, app pensata per bambini tra i 6 e i 12 anni che utilizza l’intelligenza artificiale per fornire percorsi educativi su misura e migliorare l’alfabetizzazione alimentare in età scolare.

Raccomandazioni e prospettive per l’adozione consapevole del digitale nella filiera

L’esperienza maturata nell’ambito DRG4FOOD ha evidenziato il ruolo positivo dei dati nella nutrizione personalizzata, nella tracciabilità degli alimenti e nella promozione di scelte più consapevoli da parte dei consumatori. La collaborazione tra ENEA e gli altri partner del progetto ha portato alla definizione di una roadmap con raccomandazioni concrete rivolte a governi, imprese, ricercatori e società civile su come adottare strumenti digitali a tutela dei diritti individuali, favorendo la fiducia tra tutti gli attori della filiera agroalimentare e generando benefici diffusi.

“Come ENEA abbiamo collaborato attivamente anche alla realizzazione di una roadmap che fornisce raccomandazioni chiare a governi, imprese, ricercatori e società civile su come utilizzare gli strumenti digitali in modo da tutelare i diritti delle persone, creare fiducia e apportare benefici a tutti gli anelli della catena agroalimentare”, conclude Zoani.

Sicurezza alimentare e ESG

La sicurezza alimentare è spesso trattata come un tema “a parte”, tecnico e regolatorio, mentre oggi è una leva centrale della strategia ESG.
Non solo perché la filiera del cibo è esposta a rischi climatici, geopolitici e logistici, ma perché incrocia in modo diretto ambiente, persone e governance.
In questo senso, parlare di food safety significa parlare di resilienza: capacità di garantire disponibilità, accessibilità e qualità degli alimenti nel tempo.
E la resilienza, per investitori e stakeholder, è ormai un indicatore implicito di sostenibilità.

ESG, sicurezza alimentare e cambiamento climatico

Sul versante E, la connessione è immediata: cambiamento climatico, siccità, eventi estremi e perdita di biodiversità impattano rese, prezzi e qualità. Un’azienda agroalimentare che riduce emissioni, tutela suolo e acqua, diversifica le fonti e investe in agricoltura rigenerativa non sta facendo solo “green”: sta proteggendo la continuità produttiva. La gestione idrica diventa un tema di sicurezza alimentare tanto quanto un tema ambientale. Così come la riduzione degli sprechi: meno perdite lungo la supply chain significa più disponibilità di cibo e minore pressione su risorse naturali.

Equità, prezzi, accesso a cibo sicuro

Sul versante S, la sicurezza alimentare è anche equità. Prezzi, potere d’acquisto e accesso a diete sane incidono su salute pubblica, disuguaglianze e stabilità sociale.
Le imprese entrano in gioco quando definiscono politiche di pricing responsabile, programmi contro lo spreco, donazioni strutturate, partnership territoriali.
Ma anche quando garantiscono condizioni dignitose ai lavoratori, spesso anello fragile della catena: salari, sicurezza sul lavoro, alloggi, diritti.
E quando gestiscono con rigore la qualità e la tracciabilità, riducendo rischi sanitari che ricadono soprattutto sulle fasce più vulnerabili.

Governance come impegno a mantenere e controllare la sicurezza alimentare nel tempo

La G è il pilastro che trasforma gli impegni in affidabilità.
Sicurezza alimentare significa standard, controlli, audit, responsabilità chiare e capacità di intervenire rapidamente in caso di contaminazioni o frodi.
Una governance solida include sistemi di tracciabilità, gestione dei richiami, piani di continuità operativa e monitoraggio dei fornitori. Include anche trasparenza: dichiarazioni verificabili su origine, ingredienti, filiere, pratiche agricole.
Perché in un mercato ad alta sensibilità reputazionale, la fiducia è un asset: e si costruisce con processi, non con claim.

Il tema della gestione del rischio

Il rapporto tra sicurezza alimentare ed ESG emerge con forza anche nella gestione del rischio. Per molte aziende il rischio climatico è già rischio di approvvigionamento: meno materia prima, più volatilità, più esposizione a speculazioni e strozzature logistiche. L’ESG, in questo scenario, non è un “report”: è una modalità di gestione integrata dei rischi lungo la filiera. E spinge verso scelte concrete: diversificazione geografica, contratti di filiera, investimenti in tecnologie di precisione, magazzini intelligenti, cold chain efficiente.

C’è poi un punto spesso sottovalutato: la transizione regolatoria.
Norme su sicurezza, etichettatura, pesticidi, packaging, due diligence e sostenibilità stanno alzando l’asticella di compliance.
Chi integra food safety e ESG in un unico modello di controllo riduce costi e incoerenze: meno silos tra qualità, sostenibilità, procurement e risk management.
E migliora la capacità di rendicontare: indicatori chiari su sprechi, acqua, emissioni, condizioni di lavoro, audit di filiera, incidenti e richiami.

Sicurezza alimentare, sostenibilità, ESG e innovazione

Infine, la sicurezza alimentare è anche innovazione.
Nuove proteine, agritech, fermentazione, miglioramento genetico, packaging evoluto e digitalizzazione della tracciabilità possono aumentare efficienza e ridurre impatti.
Ma l’innovazione “ESG” richiede accettabilità sociale, valutazioni etiche, governance dei dati e dei claim. In altre parole, non basta rendere il cibo disponibile: bisogna renderlo sicuro, accessibile, sostenibile e affidabile. È qui che ESG e sicurezza alimentare smettono di essere due capitoli separati e diventano un unico racconto industriale.

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