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Rischi di mitigazione e adattamento: le priorità del WEF Global Risk 2023

Le priorità del WEF Global Risk Report 2023 del World Economic Forum giunto alla 18ma edizione sono largamente condizionate, nell’orizzonte dei prossimi dieci anni, dalle preoccupazioni per la situazione ambientale e per le sue conseguenze

Pubblicato il 14 Gen 2023

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

FONTE: Global Risk Report 2023 del World Economic Forum

Nell’immediato la preoccupazione più forte è per i rischi legati al costo della vita, ai disastri naturali e alle crisi geopolitiche, ma nelle previsioni per i prossimi dieci anni nelle prime cinque posizioni ci sono temi direttamente legati alla “E” di ESG: il fallimento negli interventi a livello di mitigazione del climate change, il fallimento nei progetti di adattamento alle situazioni create dai cambiamenti climatici, (temi che sono stati al centro della COP27), i disastri naturali e e gli eventi atmosferici estremi, i rischi connessi alla perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi naturali. Il primo rischio “sociale” di questa classifica ovvero gli effetti migratori su larga scala sono peraltro in larga parte causati anche dagli effetti dei cambiamenti climatici a cui segue un altro tema ambientale definito come crisi delle risorse naturali.

La chiave di lettura del Global Risk Report 2023

Le priorità del WEF Global Risk Report 2023 del World Economic Forum (QUI per accedere al report originale n.d.r.) giunto alla 18ma edizione sono largamente condizionate dalle preoccupazioni e, purtroppo, dall’analisi scientifica di una situazione ambientale che peggiorando sotto i nostri occhi. E dobbiamo a questo propositio ricorda come abbiamo titolato l’articolo relativo all’edizione del report dello scorso anno: Climate change, l’incapacità di agire è il rischio più grave nel mondo da qui a dieci anni.

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Fonte: WEF Global Risk Report 2023 del World Economic Forum

Peraltro, come sottolinea l’analisi del WEF i primi anni di questa decade sono indubbiamente uno dei periodi più drammatici e disruptive della nostra storia. Alla pandemia Covid-19 non è affatto seguito un ritorno sperato al new normal quanto una serie di crisi che si sono sommate e interconnesse con quella sanitaria, che non è peraltro superata. La guerra in Ucraina ha messo in evidenza le debolezze di una globalizzazione basate su supply chain estremamente estese e complesse e anche per questa ragione più vulnerabili a fronte di rischi un tempo difficilmente prevedibili. Le catene di fornitura del mondo agroalimentare hanno sofferto pesantemente di questa crisi, le supply chain del mondo tecnologico, del settore automotive, dell’industria farmaceutica sono, per ragioni diverse, in difficoltà e alla ricerca di un nuovo equilibrio. (Per approfondire i temi legati al rischio di fornitura) .Per non parlare della crisi energetica, dei costi impraticabili e spesso ingestibili del gas e dell’energia in generale, tanto che non poche imprese sono state costrette a ripensarsi completamente se non, addirittura, a cessare le attività.

L’inflazione ha riacceso forti preoccupazioni per i rischi legati al cost of living

La seconda parte del 2023 e l’inizio del 2023 ha poi aggiunto a queste situazioni il ritorno di altri problemi che erano diventati un ricordo di anni economicamente più difficili come l’inflazione e come le difficoltà, per una fetta molto vasta della popolazione, di affrontare il costo della vita. In un mondo sempre più interconnesso, sia a livello di fenomeni sia per quanto riguarda industrie ed economie, queste difficoltà hanno contribuito a un rallentamento della crescita, a una maggiore prudenza negli investimenti, a una frenata nello sviluppo economico. Anche perché – e questa è l’altra grande lente attraverso la quale leggere questo periodo – lo sviluppo così come lo abbiamo conosciuto viene messo pesantemente e seriamente in discussione. La forte pressione dettata dalla necessità di agire per ridurre i rischi legati ai cambiamenti climatici sta cambiando lo scenario per le imprese, per il mondo finanziario per le nazioni.

I risultati del Global Risks Report 2023 devono essere letti con una sorta di “strabismo”: i rischi di oggi e quelli dei prossimi dieci anni. Ovvero, dobbiamo guardare dove mettiamo i piedi nel nostro cammino quotidiano (nei prossimi due anni), ma con uno sguardo capace di guardare anche a dove pensiamo di correre nella prossima decade.

Una doppia lettura fondamentale per diverse ragioni. Il presente ci condiziona com’è normale, ma sono le azioni e le decisioni che assumiamo oggi che ci permettono di disegnare lo scenario economico e sociale nel quale ci muoveremo in futuro e per questo la sfida, per chi fa ricerca, è anche quella di capire come i rischi di oggi condizionano le scelte di investimento, di ricerca, di innovazione, di trasformazione necessari per preparare un futuro migliore, ad esempio a livello di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

Fallimento: i rischi dei prossimi dieci anni sono legati alla capacità di creare misure adeguate per la mitigazione e l’adattamento

La mitigazione e l’adattamento sono come già anticipato i due grandi temi ambientali e i due grandi rischi che caratterizzeranno i prossimi dieci anni. Il rischio di non riuscire a limitare l’aumento della temperatura grazie a un diminuzione nelle emissioni di CO2 e il rischio di non riuscire ad adattare le condizioni di vita e di lavoro a un ambiente trasformato da cambiamenti climatici in atto sono i due grandi fattori di rischio destinati a cambiare imprese e pubbliche amministrazioni.

Fattori che risentono per entrambe le prospettive delle gravi crisi geopolitiche in corso, purtroppo ancora lontane da una soluzione. Crisi che mettono seriamente in discussione le condizioni di vita così come le abbiamo vissute e conosciute e che distolgono attenzione e risorse dalle emergenze ambientali. È poi veramente significativo che tra i rischi dei prossimi dieci anni sia cresciuto il rischio di perdita nella biodiversità e il rischio di un collasso a livello di ecosistemi naturali.

La fiducia nella tecnologia inizia purtroppo a incrinarsi. Non perché non ci siano dimostrazioni concrete del ruolo dell’innovazione, al contrario queste non mancano, tuttavia c’è un rischio non certamente nuovo che si sta allargando. C’è un rapporto con la tecnologia che rischia di aggravare le disparità, che aumenta il digital divide e che si fatica a colmare. Un solco che appare ancora più rischioso anche per le minacce a livello di cybersecurity che ci vede sempre più esposti.

La ricerca e sviluppo per fortuna non si ferma e nei prossimi dieci anni promette di fornire tante nuove risposte anche a molti dei rischi che abbiamo davanti. L’Intelligenza Artificiale, il Quantum computing, le biotecnologie e le CleanTech sono anche una soluzione ai rischi che dobbiamo affrontare. Il vero grande tema è quello della governance di queste opportunità per fare in modo che i vantaggi che possono arrivare, ad esempio a livello di miglioramento nella sicurezza alimentare e di adattamento ai cambiamenti climatici, siano distribuiti e messi a disposizione di tutti coloro che ne hanno effettivamente bisogno. Differentemente, le disparità che si allargano sono fonte di nuovi rischi.

L’interconnessione tra fenomeni amplifica i rischi

L’altro grande aspetto sul quale il Global Risks Report 2023 invita a portare l’attenzione riguarda l’interconnessione tra i diversi fenomeni, tra le tecnologie e tra le diversi industrie. Lo sviluppo del digitale nel mondo dell’agrifood sta portando straordinari benefici, sia sul campo, sia nelle filiere agroalimentari ma espone un settore un tempo lontanissimo dai rischi di cyberattacchi a rischi di sicurezza informatica. Lo stesso dicasi per il mondo della sanità. Rischi che non sono solo in capo a una capacità di innovazione tecnologica, ma che devono fare riferimento un vero e proprio sviluppo culturale del digitale in ogni ambito della nostra vita sociale ed economica.

Geografica dei rischi: come cambia la mappa delle priorità

Se si guarda alla classifica sui primi 32 rischi nell’orizzonte temporale di due e di dieci anni si vede un forte movimento in termini di composizione della mappa, ma una sostanziale stabilità in termini di presenza di tipologie di fattori di rischio.

I rischi ambientali sono presenti 6 volte, i rischi sociali si contano 9 volte, i rischi geopolitici a loro volta arrivano a 6 in entrambe le situazioni, i rischi tecnologici si ripetono 5 volte, così come i rischi economici sono 6. La lettura “quantitativa” dei fattori di rischio non cambia.

Quello che cambia è la priorità e la severità dei rischi. Nelle prime cinque posizioni per i prossimi due anni: 2 sono rischi  ambientali, 2 sono sociali e 1 è geopolitico. Nelle prime cinque posizioni per i prossimi dieci anni invece ben 5 sono ambientali e uno è sociale.

Su ESG Smart Data una selezione e una sintesi delle ricerche e delle analisi sul ruolo e sulle prospettive della sostenibilità per le imprese e per le pubbliche amministrazioni.

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