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Passi decisivi verso la transizione energetica: Italia, -5% di consumi e -9% di emissioni

Settori civile ed industriale in prima linea con un calo nell’ordine del 10%, mentre le rinnovabili crescono ma obiettivo del 40% entro 2030 richiede ulteriore slancio. ISPRED, l’indice di transizione energetica di ENEA, migliora del 14% rispetto al primo trimestre 2023

Pubblicato il 14 Ago 2023

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Nonostante i prezzi significativamente più bassi in tutto lo spettro energetico, il consumo di energia in Italia è diminuito del 5% nel primo semestre 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022. Un altro dato molto interessante riguarda la significativa riduzione delle emissioni di CO2 (-9%), già in calo tra ottobre e dicembre 2022 dopo sei aumenti trimestrali consecutivi. Questa tendenza al ribasso, scoperta attraverso l’ultima analisi ENEA del sistema energetico italiano, riflette il culmine di misure amministrative mirate, anomalie meteorologiche e la ferma determinazione a inaugurare un futuro più verde.

Riduzioni significative nel settore civile e industriale, trasporti in risalita

Questa traiettoria discendente dei consumi energetici è stata più pronunciata nel settore civile, che ha registrato una riduzione del 12%. La combinazione di prudenti misure di efficienza e temperature insolitamente miti, in particolare nel mese di gennaio, ha contribuito a limitare l’uso del gas per il riscaldamento.

Nel frattempo, come spiega Francesco Gracceva, responsabile Analisi ENEA del sistema energetico, il panorama industriale italiano ha rispecchiato questa tendenza, registrando una significativa riduzione del 10% dei consumi energetici. Da ascrivere principalmente ad un calo del 20% della produzione nei settori ad alta intensità di gas (prodotti chimici di base, carta, minerali non metallici e acciaio).

Al contrario, i consumi dei trasporti sono aumentati (+3%), con quasi tutto l’aumento concentrato nel Q1 2023 e un graduale ritorno ai livelli pre-pandemia.

La diminuzione dei consumi energetici in Italia nel 1° trimestre è stata coerente con il resto dell’Eurozona, sempre a causa del clima mite e delle economie deboli. Anche in Europa, il PIL è diminuito principalmente a causa del calo del settore manifatturiero, particolarmente marcato nei settori ad alta intensità di gas.

Rinnovabili in aumento, ma non basta: Italia al 40% entro il 2030

In termini di fonti energetiche, mentre il consumo di combustibili fossili ha registrato un notevole calo, gas (-16%) e carbone (-15%), le importazioni di energia elettrica sono aumentate del 22%. Le rinnovabili elettriche sono in crescita (+5%), con la quota complessiva delle rinnovabili sul consumo finale che dovrebbe superare il massimo storico del 2020 (20,4%) entro la fine del 2023. “Ma la traiettoria verso il nuovo obiettivo del 40% entro il 2030 richiederebbe una crescita molto più forte”, ha osservato Gracceva.

La crescita delle rinnovabili elettriche, che segna un aumento del 5%, porta con sé la promessa di superare il massimo storico raggiunto nel 2020, con un obiettivo ambizioso del 40% di energia rinnovabile entro il 2030. Gli ultimi dati, tuttavia, sottolineano la necessità di più crescita sostanziale per guidare l’Italia con determinazione verso questo obiettivo fondamentale.

Secondo le stime ENEA, le rinnovabili elettriche non programmabili (eolico e solare) hanno registrato un nuovo massimo storico nella fascia oraria 1-3 del 10 aprile (Pasquetta), coprendo oltre l’80% della domanda.

Settori ETS e non ETS in Italia, una lotta comune per la sostenibilità

Sia i settori ETS (produzione di energia e industria ad alta intensità energetica) che i segmenti non ETS (civile, trasporti, agricoltura, rifiuti e piccola industria) hanno contribuito alla riduzione di CO2 emissioni nel Q1 2023.

“Nel secondo trimestre, invece, la flessione si è concentrata principalmente nei settori ETS (-19%), principalmente a causa del minor utilizzo di carbone nella produzione di energia elettrica (-60%) e dell’aumento delle importazioni di energia elettrica (+4%) e delle rinnovabili (+9%), oltre al già forte calo della produzione energivora. Al contrario, il calo delle emissioni nel periodo aprile-giugno 2023 è diventato marginale nei settori non ETS (-2%), confermando il fatto che, a parte la diminuzione dei consumi invernali di gas, non sembrano verificarsi dinamiche virtuose nei settori civile e dei trasporti”, ha aggiunto Gracceva.

Rialzo del punteggio ISPRED, Italia verso la transizione energetica

Dopo una lunga serie di variazioni negative e pur rimanendo vicino al minimo storico, l’indice ISPRED sviluppato dall’ENEA per misurare la transizione energetica sulla base dell’andamento dei prezzi, delle emissioni e della sicurezza torna a migliorare (+14% rispetto al 1° trimestre) grazie al miglioramento della componente di decarbonizzazione (riduzione dell’utilizzo del carbone e della produzione energivora) e alla diminuzione dei prezzi dell’elettricità e del gas, che tuttavia rimangono ancora ben al di sopra delle medie di lungo periodo.

“Secondo le valutazioni preliminari effettuate dall’ENEA, nel primo semestre dell’anno il prezzo medio dell’energia elettrica per un’impresa a consumi medio-bassi è stato di poco inferiore ai 300 €/MWh (-15% rispetto al secondo semestre 2022), mentre il prezzo medio del gas è stimato tornare ben al di sotto dei 100 €/MWh nel primo semestre 2023 (-30% rispetto al record del secondo semestre 2022)”, Gracceva ha concluso.

L’analisi completa e la sintesi dei risultati saranno disponibili a breve QUI.

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