più che una trasformazione sostenibile il 2026 sta creando una trasformazione profonda nel rapporto tra imprese e sostenibilità. Gli effetti delle crisi geopolitiche da una parte e del revisionismo in corso in molte aree del pianeta in merito agli impegno sulla transizione energetica, stanno cambiando l’atteggiamento nei confronti delle priorità climatiche.
Non tutto il male viene per nuocere, va detto infatti che se il clima risulta meno favorevole è altrettanto vero che chi ha scelto di affrontare la transizione energetica e la transformazione sostenibile con convinzione non solo non è tornato indietro, ma non si è nemmeno fermato e ha anzi trovato nuove motivazioni, certo non facili, per monetizzare queste scelte. Certamente, in ogni caso, ci sono dei cambiamenti che attengono al rapporto tra top management e sostenibilità che fanno del 2026 un anno di transizione e di ridefinizione delle priorità.
I CEO guidano una transizione sostenibile a più velocità
Un contributo importante per capire il rapporto con la sostenobilitù del top management aziendale è offerto dal report “The Visionary CEO’s Guide to Sustainability 2026” di Bain & Company. La guida 2026 mostra come la transizione sostenibile si stia muovendo a più velocità: crescono gli investimenti, ma tecnologie e mercati avanzano in modo diseguale. Per le imprese diventano decisivi la selezione dei progetti, la resilienza climatica e un uso dell’Intelligenza artificiale capace di unire benefici ambientali e valore economico.
Gli investimenti nella sostenibilità crescono, ma i risultati seguono percorsi differenti. Alcune tecnologie conquistano il mercato più rapidamente del previsto, altre incontrano ostacoli che ne rallentano la diffusione. Per le imprese, questa distanza rende più importante la capacità di scegliere dove investire e come prepararsi ai cambiamenti.
In questo quadro delineato da The Visionary CEO’s Guide to Sustainability 2026, la raccolta di ricerche e analisi dedicata ai vertici aziendali il tema centrale è la divergenza: transizioni, comportamenti dei consumatori e capacità delle organizzazioni evolvono con tempi diversi. Comprenderli permette di collegare gli obiettivi ambientali alla strategia industriale.
Investimenti record, transizioni a velocità diverse
Secondo Bain, nell’ultimo decennio gli investimenti globali nelle tecnologie sostenibili hanno raggiunto circa 17.000 miliardi di dollari, superando di circa 4.000 miliardi il ritmo atteso nel 2015. Nel 2025 il valore annuale è arrivato al record di 2.400 miliardi di dollari. La crescita dei capitali non si traduce però in progressi uniformi. Il Green Technology Performance Index di Bain confronta la diffusione di 37 tecnologie nel 2025 con le previsioni formulate dieci anni prima: solare, accumuli a batteria e veicoli elettrici sono i tre casi che hanno superato nettamente le aspettative.
Bain identifica poi tre condizioni necessarie alla diffusione delle soluzioni sostenibili: competitività tecnologica, politiche pubbliche e comportamenti degli utilizzatori. Se una di queste condizioni manca, anche una tecnologia più promettente può faticare a raggiungere dimensioni industriali.
I consumatori cercano sostenibilità, salute e risparmio
La quarta indagine annuale Bain sui consumatori, condotta su circa 7.500 persone, rileva che l’85% degli intervistati si dichiara preoccupato per la sostenibilità ambientale, contro il 79% dell’anno precedente. Le motivazioni che orientano i comportamenti sono tuttavia articolate. Ridurre i consumi energetici domestici può rispondere al bisogno di contenere le spese; cambiare alimentazione può essere una scelta legata alla salute. Azioni con benefici ambientali vengono quindi adottate anche senza essere esplicitamente definite sostenibili.
Per le imprese, il punto è comprendere queste motivazioni e collegarle alle caratteristiche dei prodotti. Rimane una difficoltà informativa: il 68% del campione fatica a riconoscere l’alternativa con minori emissioni tra due opzioni. Secondo Bain, strumenti AI e applicazioni dedicate alle informazioni di prodotto stanno modificando l’accesso ai dati durante l’acquisto.
Il rischio climatico si nasconde nelle dipendenze della filiera
La guida dedica un approfondimento alla resilienza climatica, basato anche sull’analisi di quasi 150.000 asset. L’esposizione di un’impresa va valutata oltre i confini dei suoi stabilimenti: fornitori, nodi logistici e materie prime possono concentrare vulnerabilità decisive. Avere più fornitori non garantisce una protezione sufficiente se questi dipendono dalla stessa regione climatica. Anche le coperture assicurative possono lasciare scoperti effetti indiretti, come aumento dei costi, perdita di clienti e compressione dei margini.
Bain invita a individuare i punti nei quali un’interruzione potrebbe compromettere maggiormente il business. La resilienza può inoltre essere integrata negli aggiornamenti già programmati degli impianti, rendendo più efficiente l’attuazione degli interventi di adattamento.
AI sostenibile: allineare ritorni economici e gestione dei rischi
L’analisi Bain su 400 professionisti evidenzia una distanza tra le priorità delle funzioni aziendali. Il 75% dei dirigenti considera l’incertezza del business case o del ritorno economico una delle principali barriere all’adozione dell’AI per la sostenibilità. I professionisti ESG attribuiscono maggiore peso a qualità dei dati, standard, conformità e rischio. Le applicazioni indicate comprendono efficienza energetica, ottimizzazione dei processi, previsione della domanda e monitoraggio delle emissioni. L’AI può inoltre supportare lo sviluppo commerciale e la valutazione dell’esposizione climatica degli asset.
Per estendere questi utilizzi, Bain sottolinea il ruolo della governance condivisa tra business, tecnologia e sostenibilità. In questa lettura il valore economico, gli impatti ambientali, gli effetti sul lavoro e la fiducia devono entrare nello stesso processo decisionale, sostenuto da dati affidabili e competenze adeguate.
Per i CEO, la priorità è nell’evoluzione del processo decisionale
Bain propone tre orientamenti che permettono di comprendere le evoluzioni del rapporto tra CEO e sostenibilità:
- contribuire attivamente alle transizioni rilevanti per il proprio business,
- monitorare gli sviluppi ancora incerti
- evitare opportunità poco pertinenti.
Questa indicazione richiede al management di valutare costi, domanda e condizioni normative, aggiornando le scelte quando il contesto cambia. Il vantaggio competitivo che si va a costruire deriva dalla capacità di concentrare risorse sulle opportunità più convincenti e costruire le competenze necessarie a realizzarle. La sostenibilità entra in questo modo nelle decisioni su capitale, prodotti e continuità operativa. E nella prospettiva della guida Bain, il compito dei vertici aziendali è quello di trasformare una transizione diseguale in un insieme di priorità concrete, coerenti con il futuro dell’impresa.













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