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Ricarbonatazione calce: perché occorre rivedere il carbon accounting negli ETS



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L’industria italiana della calce, rappresentata da CAMA, chiede il riconoscimento della ricarbonatazione naturale nel sistema ETS, per inserire nel calcolo una capacità di riassorbimento delle emissioni di processo che può arrivare al 33%

Pubblicato il 22 mag 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Ricarbonatazione
Leone La Ferla, Presidente di CAMA

Nel mondo dell’Hard to Abate il settore della calce rappresenta certamente uno degli ambiti più complessi e più ricchi di contraddizioni. La produzione di calce è indiscutibilmente un settore hard-to-abate, ovvero presenta una elevata intensità di carbonio che, appunto, è molto difficile da abbattere. In altre parole una percentuale molto elevata, pari o oltre il 60-70% delle emissioni relative alla produzione di calce è “strutturale” al processo produttivo ed è chimicamente inevitabile, in quanto collegata alla calcinazione del calcare, che rilascia CO2. Nello stesso tempo però, sempre la calce è funzionale ai processi di decarbonizzazione di altri settori. La calce è fondamentale per la produzione dell’acciaio o per la gestione dei gas di scarico industriali, per il trattamento delle acque reflue, o per la stabilizzazione dei terreni. Ma l’aspetto che è importante qui sottolineare la calce riassorbe naturalmente una parte significativa della CO2 emessa per la sua produzione grazie al processo della ricarbonatazione.

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