Climate Change

Ondate di calore e siccità in Italia: le rilevazioni dello European Extreme Events Climate Index

Frequenza record di giorni con temperature massime sopra i valori climatologici raggiunta a maggio 2022, nelle regioni in cui insiste gran parte del bacino del fiume Po e il Trentino Alto Adige nel complesso della Marmolada. Marzo è il mese di picco della siccità 2022: dieci regioni hanno raggiunto il valore massimo dal 1981. Situazione particolarmente critica nel Lazio e in Umbria

25 Lug 2022

La contemporanea azione di ondate di calore e siccità mette a dura prova il sistema italiano. Il 2022 registra temperature analoghe all’estate record 2003 (periodo durante il quale le temperature raggiunte provocarono in Italia circa 4.000 decessi). Nel maggio 2022 la frequenza di giorni con temperature anomale, ben oltre la media, ha raggiunto i valori massimi dal 1981 superando quelli del 2003 alla scala nazionale e in diverse regioni, mentre il mese di giugno è secondo solo a quello registrato appunto 19 anni fa. Per quanto riguarda la siccità attuale, è dovuta in particolare alla drastica riduzione delle precipitazioni invernali mentre sui mesi primaverili è seconda a quella del 2020 che, essendo occorsa in pieno lockdown, ha suscitato molto meno scalpore.

Sono le evidenze che emergono dalle rilevazioni dell’European Extreme Events Climate Index (E3CI) che analizza la frequenza e la severità degli eventi atmosferici estremi, sviluppato con il supporto scientifico della Fondazione CMCC (il Centro Euro Mediterraneo sul Climate Change) e Leithà S.r.l. (centro di eccellenza in Data Science e Informatica del Gruppo Unipol), finanziato da IFAB (la Fondazione per lo sviluppo dei Big Data e l’Intelligenza Artificiale).

Si tratta di un’aggregazione di più indici in grado di fornire informazioni sulle aree interessate da diversi tipi di calamità meteo-indotte. L’indice ricava tendenze e dettagli su ondate di caldo e di freddo, siccità, precipitazioni e venti estremi. Per ognuno, dallo studio dello stato dell’arte è stato possibile definire un indicatore di riferimento, calcolato su base mensile in termini di anomalia standardizzata rispetto a un periodo di riferimento (1981-2010). Nello specifico, valori superiori a 1 su un’unità amministrativa indicano uno scostamento rispetto alla media nella frequenza o severità di quel fenomeno superiore alla variabilità interannuale “climatologica” così come calcolata sul periodo di riferimento.

Temperature estreme: a Maggio il picco dal 1981, Giugno secondo solo all’anno “record” 2003

Sin da maggio, gran parte della Penisola è stata interessata da anomalie significative (valori superiori a 1) nel numero di giorni in cui si registrano temperature particolarmente elevate. Il valore raggiunto nel 2022 su scala nazionale è il massimo della serie (2.15) mentre quello relativo al 2003 è il secondo registrato. Nel 2022, in otto regioni è stato attinto il valore massimo della serie (5 per il 2003); tra queste ricadono quelle in cui insiste gran parte del bacino del fiume Po, interessate contestualmente dai fenomeni siccitosi, e il Trentino Alto Adige in cui si trova il complesso della Marmolada.

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Le anomalie risultano ancora più evidenti se si considera il mese di giugno: in tutte le regioni è stimato un valore superiore ad 1. Alla scala nazionale, il massimo è raggiunto nel 2003 (3.24) mentre quello relativo al 2022 è il secondo della serie (circa 3.1). Entrambi sono ben al di sopra degli altri registrati nel corso degli ultimi 42 anni (il terzo è pari a 1.9 per il 2019). Su ogni regione, il valore massimo è registrato in uno dei due anni: 11 regioni per il 2003 e le restanti 9 per il 2022.

Per comprendere la potenziale evoluzione del fenomeno nel resto della stagione estiva, con tutte le cautele del caso, si può far riferimento a quanto accaduto in passato. Nel 2003, l’ondata di calore vide un brusco rallentamento nel mese di luglio (valore di picco nella sola Sicilia) per poi riprendere vigore in agosto con valori di picco in tutte le regioni ad eccezione dell’area sud-orientale dell’Italia. L’annus horribilis, è rappresentato dal 2015 dove l’indicatore di E3CI restituisce il valore massimo in tutte le regioni (ad eccezione della Sicilia).

 

Siccità, il picco 2022 a marzo: 10 regioni hanno raggiunto il valore massimo dal 1981

Il picco del fenomeno è stato registrato nel mese di marzo, quando in 10 regioni è stato raggiunto il valore massimo mensile della serie storica degli ultimi 42 anni (in 5 regioni è il secondo valore). Tale dato è rilevante in quanto l’indicatore porta in conto le precipitazioni cumulate su tre mesi: il valore associato al mese di marzo include le precipitazioni cadute anche nei mesi di gennaio e febbraio, che spesso rappresentano una cospicua parte del bilancio annuale, con conseguenze anche sulla disponibilità di acqua in primavera. In realtà, la siccità attualmente in corso segue quella registrata nella Primavera 2020 nel corso della quale in diverse regioni si è raggiunto il valore massimo della serie e che, essendo occorsa in pieno primo lockdown, ha suscitato molto meno clamore.

Dopo il picco di marzo, i fenomeni di siccità si sono concentrati soprattutto nel Centro Italia. Attualmente, la situazione più complicata è riscontrabile nel Lazio in cui per due mesi consecutivi è stato stimato il valore massimo di deficit. È inoltre da rilevare la situazione dell’Umbria che ha registrato il valore massimo nel mese di giugno e la Sicilia in cui i tre valori massimi nel mese di febbraio sono tutti osservati negli ultimi tre anni, a testimonianza di una situazione sempre più complessa da gestire.

La siccità che ha interessato l’Italia è riportata in dettaglio da gennaio a giugno nella figura. Sono riportate, per ogni mese, le aree in cui è stato raggiunto il valore massimo, secondo, terzo della serie storica mensile di valori.
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