L'accordo

La Cop26 dichiara guerra alla deforestazione: stop in 10 anni

Per raggiungere l’obiettivo saranno stanziati 20 miliardi di dollari, tra fondi pubblici e privati. Intanto Stati Uniti e Unione Europea ottengono l’ok di 100 nazioni per l’abbattimento del 30% entro il 2030 delle emissioni di metano

Pubblicato il 03 Nov 2021

foresta

Venti miliardi di dollari per dire basta alla deforestazione entro il 2030. A dare l’annuncio dell’accordo raggiunto è stato ieri il premier britannico Boris Johnson durante  Cop26, la conferenza internazionale sul clima delle Nazioni Unite in corso a Glasgow.

Il tema del contrasto alla deforestazione ha raccolto un consenso pressochè unanime: la dichiarazione ha infatti potuto contare sulla sottoscrizione di 110 nazioni: prevede, come dicevamo, che entro 10 anni si metta fine alla “devastazione” di alberi per milioni di ettari. Per raggiungere questo obiettivo saranno stanziati 15 miliardi di sterline, pari a circa 20 miliardi di dollari, di cui 8,7 mld£ da fondi pubblici, e 5,3 mld£ da investimenti privati, che nelle intenzioni di Johnson andranno anche “a beneficio di popolazioni indigene e comunità locali”. Tra i firmatari dell’accordo ci sono i capi di stato di Paesi che ospitano l’85% delle foreste del pianeta, come la Russia, l’Indonesia, il Congo, la Colombia e il Brasile. Al progetto gli Stati Uniti hanno destinato finanziamenti per 9 miliardi di dollari, l’Unione europea un miliardo di euro, e il Regno Unito 1,5 miliardi di sterline in un orizzonte di 5 anni.

Accanto al risultato sulla deforestazione, Stati Uniti e Unione Europea hanno annunciato di aver ottenuto il consenso di 100 Paesi sul taglio delle emissioni di metano del 30% entro il 2030: gli aderenti insieme vanno a formare il 70% del Pil globale: fuori rimangono ancora per il momento alcuni grandi produttori di Gas come la Russia o diversi Paesi del mondo arabo, insieme a India e Cina, che si attestano su tempi più lunghi per la loro transizione green e il contenimento più generale delle emissioni, tra il 2060 (Cina e Russia) e il 2070 (India).

Qui il servizio pubblicato da Agrifood.Tech

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