Climate Change

Climate Change: il contributo scientifico dell’IPCC alla COP26

Anche l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) sarà presente alla ventiseiesima Conferenza delle Parti (COP26) organizzata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che si svolgerà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, partecipando alle attività ufficiali dell’incontro e a un proprio programma ricco di eventi

03 Nov 2021

Chi è e di cosa si occupa l’IPCC

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di valutare lo stato delle conoscenze scientifiche, tecniche e socioeconomiche sul cambiamento climatico. Istituito dallo United Nations Environment Programme (UNEP) e dalla World Meteorological Organization (WMO) nel 1988, fornisce ai leader politici valutazioni scientifiche periodiche sul cambiamento climatico, sulle implicazioni e sui potenziali rischi, proponendo al contempo strategie efficaci di adattamento e mitigazione.

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I rapporti di valutazione, speciali e metodologici redatti dall’IPCC costituiscono un input chiave nei negoziati internazionali per affrontare il climate change. Redatti e rivisti in più fasi, garantiscono obiettività e trasparenza. Per fare ciò, l’IPCC conta sull’operato di tre gruppi di lavoro: Working Group I, che si occupa delle basi scientifiche fisiche del cambiamento climatico; Working Group II, che si occupa di impatti, adattamento e vulnerabilità; e Working Group III, che si occupa della mitigazione dei cambiamenti climatici. Dispone inoltre di una Task force che sviluppa metodologie per la stima delle emissioni e della rimozione dei gas a effetto serra.

Rapporti di valutazione scientifica completi vengono pubblicati ogni 6-7 anni; l’ultimo, il quinto rapporto di valutazione, è stato completato nel 2014 e ha fornito il principale contributo scientifico all’Accordo di Parigi, la prima intesa universale e giuridicamente vincolante sul climate change. Quest’anno, l’IPCC parteciperà, con un ampio programma di eventi, alla XXVI Conferenza delle Parti (COP26) organizzata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che si svolgerà a Glasgow, in Scozia, fino al 12 novembre 2021.

Cambiamenti previsti della temperatura media (in alto) e delle precipitazioni medie (in basso) a 1,5°C (a sinistra) e 2°C (al centro) del riscaldamento globale rispetto al periodo preindustriale (1861-1880) e la differenza tra 1,5°C C e 2°C di riscaldamento globale (a destra)

Gli appuntamenti con IPCC alla COP26

L’1 e il 2 novembre, gli esperti dell’IPCC hanno presentato i risultati del rapporto del Gruppo di lavoro I nel cosiddetto Second meeting of the Structured Expert Dialogue, una piattaforma della COP in cui si discuterà di come conoscenza scientifica ed evidence-based generano formulazioni della politica climatica. In linea con la richiesta della COP di considerare le informazioni non appena disponibili, le discussioni saranno incentrate sull’ultimo rapporto dell’IPCC, sulla quarta valutazione biennale e panoramica dei flussi finanziari climatici e su altri rapporti pubblicati di recente da organizzazioni internazionali.

L’Earth Information Day – che offre un dialogo per lo scambio di informazioni sullo stato del sistema climatico globale e sugli sviluppi dell’osservazione sistematica – si terrà il 3 novembre e l’IPCC presenterà il tema Updates on Earth observation of the climate system and climate change.

Il 4 novembre, gli esperti dell’IPCC presenteranno i risultati del più recente rapporto del Working Group I intitolato Climate Change 2021: The Physical Science Basis durante un evento speciale organizzato insieme al Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice (SBSTA) dell’UNFCCC. Questo evento della durata di tre ore è programmato per iniziare alle 10:30 GMT. Il rapporto fornisce nuove stime sulla possibilità di superare il livello di riscaldamento globale di 1,5°C nei prossimi decenni e rileva che, a meno che non ci siano riduzioni immediate, rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra, limitare il riscaldamento a circa 1,5°C o anche 2°C sarà estremamente difficile, se non impossibile.

Il 9 novembre, l’IPCC terrà un evento collaterale intitolato IPCC scientific assessments in a pandemic world  a partire dalle 10.00 GMT.

Inoltre, per tutta la durata della conferenza, l’IPCC, l’Organizzazione meteorologica mondiale e il Met Office del Regno Unito, supportati dalla Presidenza britannica della COP26, ospiteranno congiuntamente il Padiglione della scienza della COP26. Gli eventi IPCC al Padiglione mostreranno le ultime scoperte scientifiche sul riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici specifici delle regioni del mondo. Ulteriori eventi saranno organizzati con partner, come la fondazione cilena Filantropía Cortés Solari. Un altro partner è la Union of Economic and Social Councils of Similar Institutions of Africa (UCESA), un’organizzazione regionale che riunisce 19 consigli economici e sociali del continente africano.

Maggiori dettagli sugli eventi IPCC al COP26 Science Pavillion possono essere trovati QUI.

Tre ricerche che guidano tante discussioni alla COP26

Tre report speciali frutto del lavoro congiunto dei tre gruppi di lavoro dell’IPCC sintetizzano le questioni che stanno animando la Conferenza delle Nazioni Unite.

Lo Special Report on Global Warming of 1.5°C (SR15, October 2018), verte sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali e sui relativi percorsi globali di emissione di gas serra, nel contesto del rafforzamento della risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico, dello sostenibile sviluppo e degli sforzi per sradicare la povertà. Esiste infatti, una interazione bidirezionale tra lo sviluppo sostenibile e le azioni per il clima tanto che l’implementazione di opzioni di mitigazione coerenti con percorsi a 1,5°C porta a molteplici sinergie in una serie di dimensioni dello sviluppo sostenibile. Allo stesso tempo, il ritmo rapido e l’ampiezza del cambiamento che sarebbero necessari per limitare il riscaldamento a 1,5°C, se non gestiti con cura, porterebbero a compromessi con alcune dimensioni dello sviluppo sostenibile.

Quello sul Climate Change and Land, (SRCCL, August 2019) getta luce sui rischi legati all’aumento della temperatura media globale, che si tradurrà in un continuo aumento della perdita di vegetazione globale, del degrado costiero, nonché della diminuzione dei raccolti alle basse latitudini, della stabilità alimentare ridotta, dell’accesso al cibo e alla nutrizione e nel continuo degrado del permafrost e nella scarsità d’acqua nelle zone aride. Il report parla anche di come la gestione sostenibile del territorio può migliorare la resilienza e invertire la tendenza, la sicurezza alimentare e i flussi di gas serra negli ecosistemi terrestri. Agire sull’aumento della produttività alimentare; sulla riduzione della deforestazione e del degrado forestale; sull’aumento del contenuto di carbonio organico nel suolo; come sul cambiamento nella dieta e sulla riduzione dello spreco alimentare, ha un grande potenziale di mitigazione.

Infine, il report speciale dedicato a Ocean and Cryosphere in a Changing Climate (SROCC, September 2019) sottopone all’attenzione le caratteristiche e l’interconnessione dell’oceano e della criosfera e ne evidenzia l’importanza nel sistema terrestre e per le società umane alla luce del cambiamento climatico; si concentra sui cambiamenti regionali e globali del livello del mare, il rischio associato per le isole basse, le coste e gli insediamenti umani e le opzioni di risposta; valuta i cambiamenti nell’oceano e negli ecosistemi marini, compresi i rischi per i servizi ecosistemici e la vulnerabilità delle comunità dipendenti; esamina gli estremi e i cambiamenti improvvisi o irreversibili nell’oceano e nella criosfera in un clima che cambia e identifica strategie di gestione del rischio sostenibili e resilienti.

I percorsi di sviluppo resilienti al clima (o Climate-resilient development pathways, CRDPs) descrivono traiettorie che perseguono il duplice obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5°C rafforzando al contempo lo sviluppo sostenibile
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