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Energia low carbon: cos’è, come funziona e quali tecnologie la rendono possibile



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L’energia low carbon è l’energia prodotta e utilizzata con basse emissioni di CO2 lungo l’intero ciclo di vita, grazie a rinnovabili, efficienza, reti intelligenti, accumuli e – in alcuni casi – cattura e stoccaggio del carbonio

Pubblicato il 7 gen 2026



energia low carbon

Indice degli argomenti

Cosa si intende esattamente per energia low carbon?

L’energia low carbon è una modalità di produzione, distribuzione e consumo di energia che permette di ridurre drasticamente le emissioni climalteranti rispetto ai sistemi basati su carbone, petrolio e gas.

“Low carbon” significa che per produzione e consumo si genera molto meno carbonio per ogni kWh generato o utilizzato rispetto ad altre forme di produzione e gestione. Ed è proprio questa distinzione a rendere l’energia low carbon una delle leve più pragmatiche della transizione proprio perché permette di tagliare le emissioni subito, mentre tecnologie e infrastrutture maturano verso scenari sempre più vicini allo “zero netto”.


Energia low carbon: qual è il suo significato operativo?

Quando si parla di energia low carbon si intende energia (elettrica o termica) ottenuta da fonti e processi che generano basse emissioni di gas serra rispetto alle fonti fossili. Il criterio di base per arrivare alla energia low carbon non è solo nell’utilizzo di energie rinnovabili, ma quanto carbonio si produce nella catena del valore della produzione e del consumo considerando anche ciò che accade prima e dopo la generazione: estrazione delle materie prime (utilizzo ad esempio di low carbon materials), costruzione degli impianti, manutenzione, fine vita.

In termini operativi, energia low carbon significa:

  • ridurre l’intensità di carbonio (emissioni di CO2 equivalente per unità di energia);
  • elettrificare dove possibile (passando da combustione a elettricità a basse emissioni);
  • integrare tecnologie e infrastrutture (reti, accumuli, flessibilità) per mantenere affidabilità e costi sostenibili.

La parola “low” è importante perché introduce un concetto di gradiente: ci sono livelli diversi di intensità emissiva, e la transizione si fa per passi. Per questo l’energia low carbon comprende un insieme di soluzioni che, pur diverse tra loro, convergono su un obiettivo comune: abbattere le emissioni del sistema energetico.

Energia low carbon non è sinonimo di “rinnovabile”

Le rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico) sono tipicamente energia low carbon. Ma non tutta l’energia low carbon è per definizione rinnovabile: anche il nucleare, ad esempio, è generalmente considerato a basse emissioni lungo il ciclo di vita. Inoltre, in alcuni contesti rientrano nella categoria energia low carbon anche soluzioni che includono combustibili fossili con cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), oppure idrogeno verde prodotto con basse emissioni.

Energia low carbon e “net zero”: differenza di prospettiva

Net zero” è un traguardo: azzerare (o compensare) le emissioni nette. L’energia low carbon è un mezzo: ridurre in modo robusto e misurabile l’intensità emissiva dell’energia che usiamo. Si può adottare energia low carbon anche in un percorso che non ha ancora raggiunto lo zero netto, e spesso è proprio così che la transizione diventa credibile e crea un ambiente sostenibile e una produzione sostenibile.


Come si misura l’energia low carbon: intensità emissiva e ciclo di vita

Per capire se un’energia è davvero low carbon è necessario misurare tutti i fattori che concorrono alla generazione delle emissioni. E qui entrano in gioco due concetti:

intensità di carbonio: quanta CO2 per ogni kWh

L’indicatore più usato è l’intensità emissiva espressa in gCO₂e/kWh. “CO2e” significa “CO2 equivalente”: include anche metano e altri gas serra convertiti in un’unica unità comparabile.

Più l’indicatore è basso, più l’energia è “low carbon”. Il punto cruciale è che questa intensità può variare:

  • per tecnologia (solare vs gas vs nucleare);
  • per localizzazione (mix elettrico nazionale);
  • per ora del giorno (produzione rinnovabile disponibile, picchi di domanda).

Analisi del ciclo di vita

L’energia low carbon si valuta sempre più spesso con logiche life cycle: non conta solo ciò che avviene in esercizio, ma anche:

  • materiali e componenti (acciaio, cemento, silicio, rame);
  • costruzione e trasporti;
  • manutenzione e sostituzioni;
  • smaltimento/riciclo.

Questo approccio è essenziale per evitare scorciatoie comunicative. Un impianto può avere emissioni operative quasi nulle, ma una “impronta” legata a produzione e infrastrutture. La differenza, però, è che queste emissioni sono in gran parte front-loaded (concentrate nella fase di costruzione) e spesso possono essere ridotte con filiere più pulite e riciclo.


Come funziona l’energia low carbon: il sistema dietro la tecnologia

Parlare di energia low carbon come se fosse “una singola fonte” è fuorviante. Funziona come un ecosistema che tiene insieme produzione, rete, accumulo e consumi.

Generazione: produrre elettricità a basse emissioni

Il primo fattore chiave è la produzione: impianti rinnovabili, nucleare, e in alcuni casi impianti fossili con cattura CO2. Ma la generazione da sola non basta: un sistema energetico moderno deve garantire continuità e qualità della fornitura.

Rete: trasportare e distribuire energia in modo efficiente

La rete è il “sistema circolatorio”. Senza investimenti in trasmissione e distribuzione, anche molta energia low carbon rischia di non arrivare dove serve o di essere sprecata (curtailment). Reti più intelligenti, sensori, automazione e gestione dinamica permettono di integrare più rinnovabili senza compromettere stabilità.

Accumulo e flessibilità: gestire l’intermittenza e i picchi

Energia solare ed eolico sono variabili: producono quando c’è sole o vento. Per questo l’energia low carbon richiede:

  • accumuli (batterie, pompaggio idroelettrico, accumuli termici);
  • demand response (spostare consumi quando l’energia pulita è disponibile);
  • interconnessioni e mercati capaci di bilanciare domanda e offerta.

Il vero moltiplicatore dell’energia low carbon è l’elettrificazione di usi finali:

  • pompe di calore per riscaldamento;
  • veicoli elettrici;
  • processi industriali elettrificabili (forni, caldaie elettriche, induzione).

L’effetto è potente: riduci emissioni non solo “in centrale”, ma in tutta l’economia.


Tecnologie chiave dell’energia low carbon

Relativamente alle tecnologie necessarie per l’energia low carbon entrano in gioco una serie di fattori e una serie di interrogativi come ad esempio la necessità di conoscere quali sono le fonti e le soluzioni che rendono possibile l’energia low carbon.

Solare fotovoltaico: energia low carbon modulare e scalabile

Il fotovoltaico converte la luce in elettricità. È scalabile (dal tetto alla grande centrale), ha emissioni operative quasi nulle e tempi di realizzazione relativamente rapidi. Il suo limite è la produzione diurna e la variabilità stagionale: per questo dà il meglio quando è integrato con accumulo e gestione intelligente dei carichi.

Eolico: potenza low carbon, spesso complementare al solare

L’eolico onshore e offshore produce quando c’è vento, spesso in fasce orarie e stagioni diverse dal solare. L’offshore ha potenziali elevati ma richiede investimenti e tempi maggiori. Anche qui la chiave è l’integrazione con rete e flessibilità.

Idroelettrico e pompaggio: low carbon e stabilità di sistema

Dove la geografia lo consente, l’idroelettrico è una fonte low carbon preziosa perché può essere programmabile e, con impianti di pompaggio, funge anche da accumulo su larga scala. Tuttavia è limitato da vincoli ambientali, idrologici e di disponibilità del sito.

Geotermia: low carbon continuo, ma localizzato

La geotermia può fornire energia continua (baseload) e calore rinnovabile. Il limite principale è la dipendenza dal contesto geologico e, in alcuni casi, complessità autorizzative e gestione degli impatti locali.

Bioenergia sostenibile: low carbon se la filiera è davvero sostenibile

Biomasse, biogas e biometano possono essere low carbon se derivano da scarti, residui e filiere non in competizione con cibo o biodiversità. Qui la parola “sostenibile” è decisiva: se la biomassa genera deforestazione o pressioni sui suoli, la promessa low carbon si indebolisce.

Nucleare: low carbon programmabile e ad alta densità energetica

Il nucleare è spesso classificato come low carbon lungo il ciclo di vita e ha il vantaggio della continuità di produzione. I punti critici riguardano costi, tempi, accettabilità sociale, gestione dei rifiuti e sicurezza. Nel dibattito contemporaneo, un’attenzione crescente va anche agli SMR (Small Modular Reactors), con l’idea di ridurre complessità e rendere più modulare lo sviluppo, pur con molte variabili ancora aperte sul piano industriale.


Energia low carbon e affidabilità: perché non basta produrre “pulito”

Un sistema energetico deve garantire energia sempre, non solo quando le condizioni sono favorevoli. Per questo si parla spesso di energia low carbon affidabile, disponibile h24.

Accumuli: batterie, pompaggio e soluzioni emergenti

Le batterie sono adatte a bilanciare su orizzonti di ore, utili per spostare il solare dal giorno alla sera e gestire picchi. Il pompaggio idroelettrico è un grande “accumulo meccanico” dove esistono siti adatti. Per periodi più lunghi servono spesso soluzioni complementari: accumuli termici, idrogeno, gestione della domanda.

Flessibilità della domanda: consumare quando l’energia low carbon c’è

La sostenibilità non è solo lato offerta. Spostare consumi industriali e ricariche EV nelle ore a più alta produzione rinnovabile aumenta l’autoconsumo di sistema e riduce la necessità di generazione fossile.

Reti e interconnessioni: l’infrastruttura che rende scalabile l’energia low carbon

Senza rete, la transizione si inceppa. Integrare più energia low carbon significa:

  • potenziare capacità di trasmissione;
  • digitalizzare la distribuzione;
  • accelerare connessioni e autorizzazioni;
  • gestire congestioni e colli di bottiglia.

Cattura e stoccaggio della CO2: quando entra nel perimetro low carbon

La cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) punta a trattenere CO2 da impianti industriali o centrali e a stoccarla in siti geologici. In alcuni scenari è considerata una soluzione di transizione, soprattutto dove l’elettrificazione è difficile. Il suo contributo alla energia low carbon dipende da tre fattori: tasso di cattura, consumi energetici del processo e infrastrutture di trasporto/stoccaggio.

È un tema delicato, perché può diventare sia una soluzione ponte sia un alibi per ritardare la trasformazione. Il criterio per valutarla è sempre lo stesso: riduzione reale e verificabile delle emissioni complessive.


Idrogeno low carbon: che cos’è e quando serve davvero

L’idrogeno può essere un vettore utile, ma non è automaticamente “low carbon”. Lo diventa in base a come viene prodotto.

Idrogeno verde e idrogeno a basse emissioni

  • Idrogeno verde: prodotto da elettrolisi con elettricità rinnovabile (quindi low carbon se l’elettricità lo è davvero).
  • Idrogeno “low carbon”: prodotto da gas con cattura CO2 o con mix a basse emissioni, a seconda delle definizioni e dei criteri adottati.

L’idrogeno è particolarmente rilevante dove l’elettrificazione diretta è complessa: acciaio, chimica, alcuni trasporti pesanti, stoccaggi stagionali. Ma va trattato come risorsa preziosa: se lo usi dove puoi usare elettricità low carbon direttamente, rischi di perdere efficienza.


Energia low carbon e calore: la parte spesso dimenticata

Quando si parla di energia low carbon si pensa all’elettricità, ma una grande quota dei consumi riguarda il calore.

Pompe di calore e teleriscaldamento

Le pompe di calore, alimentate da elettricità low carbon, sono una delle tecnologie più efficaci per decarbonizzare il riscaldamento. Il teleriscaldamento può diventare low carbon se sfrutta recuperi di calore industriale, geotermia, biomassa sostenibile o grandi pompe di calore.

Efficienza energetica: il “primo combustibile” low carbon

L’energia più pulita è quella che non consumi ovvero il risultato dell’efficienza energetica. Isolamento, ottimizzazione impianti, recupero termico, processi più efficienti riducono domanda e rendono più facile alimentare tutto con energia low carbon.


Energia low carbon e mercati: come si “acquista” energia a basse emissioni

Per aziende e organizzazioni, energia low carbon significa anche green procurement: come assicurarsi che l’energia consumata sia effettivamente a basse emissioni.

PPA e autoproduzione

I Power Purchase Agreement (PPA) sono contratti di lungo termine con impianti rinnovabili (o altre fonti low carbon) che stabilizzano prezzi e aggiungono capacità nuova. L’autoproduzione (es. fotovoltaico su tetto) aumenta resilienza e riduce esposizione ai prezzi.

Le garanzie d’origine possono supportare la tracciabilità, ma il valore climatico dipende dal contesto: se non abilitano nuova generazione low carbon, rischiano di diventare solo un’etichetta contabile. Per questo molte organizzazioni stanno passando da un approccio “annuale” a uno più rigoroso.

Sempre più aziende puntano a coprire i consumi con energia low carbon “ora per ora”, non solo su base annuale. È complesso, ma spinge innovazione su accumuli, flessibilità e mix low carbon.


Perché l’energia low carbon è strategica per imprese e territori

L’energia low carbon non è solo un tema ambientale ma è sempre di più un tema di strategia industriale.

Ridurre dipendenza da combustibili fossili significa ridurre esposizione a volatilità geopolitica e shock di prezzo. In molti casi, integrare energia low carbon con efficienza e autoproduzione stabilizza il costo complessivo.

Per settori energivori, data center, manifattura e servizi essenziali, l’accesso a energia affidabile è un fattore di continuità. Un mix low carbon ben progettato migliora resilienza, soprattutto quando include accumulo e gestione attiva dei carichi.

Investitori e clienti valutano sempre più l’impronta carbonica, ma premiano soprattutto la qualità dei piani: obiettivi misurabili, investimenti reali, trasparenza. L’energia low carbon è una delle aree dove la differenza tra comunicazione e trasformazione è più evidente.


Applicazioni pratiche dell’energia low carbon

Per capire “come funziona” nella vita reale, vale la pena guardare agli ambiti dove l’energia low carbon cambia davvero i modelli.

In ambito industriale l’impatto riguarda l’elettrificazione dei processi, la generazione di calore low carbon, la possibilità di disporre di idrogeno dove necessario, contratti PPA per stabilizzare costi e ridurre emissioni di Scope 2, e progressiva riduzione di Scope 1 con tecnologie di processo.

Efficienza, pompe di calore, fotovoltaico distribuito, comunità energetiche, accumuli condominiali e reti di teleriscaldamento sono i mezzi per l’energy low carbon in ambito builidng e pubblico. La città low carbon è una macchina energetica che integra produzione, consumi e servizi.

L’elettrificazione di auto e flotte, la disponibilità di infrastrutture di ricarica intelligenti e, per alcune tratte e mezzi, la possibilità di disporre di biocarburanti sostenibili o idrogeno sono la dimensione dell’energia low carbon per la mobilità sostenibile.


Come adottare energia low carbon in azienda: un percorso in 6 tappe

Per l’adozione credibile di energia low carbon è necessario seguire un percorso sequenziale di almeno sei tappe fondamentali

Misurare: baseline e profilo orario dei consumi

Senza capire quando e come si consuma non si può progettare una strategia.

Ridurre la domanda: efficienza prima di tutto

L’efficienza energetica, l’ottimizzazione di processo, il retrofit: rla capacità di idurre kWh rappresenta il modo più rapido per ridurre CO2 e costi.

Elettrificare gli usi finali dove è conveniente

Pompe di calore, motori elettrici, processi sostituibili: l’elettrificazione fa leva sull’energia low carbon del sistema.

Produrre e contrattualizzare: autoproduzione e PPA

Fotovoltaico on-site e PPA off-site sono i due pilastri più diffusi per garantire energia low carbon e prevedibilità di prezzo.

Gestire flessibilità e accumuli

Spostare consumi e installare accumulo dove è possibile e utile aumenta la quota di energia low carbon effettivamente utilizzata, soprattutto in logiche 24/7.

Rendicontare in modo trasparente

Definire criteri, metriche (gCO2e/kWh), confini di rendicontazione e verifiche sono fattori chiave per rendere l’energia low carbon un fattore di competitività.



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