COP28

Decarbonizzare le supply chain: a COP28 Al Gore sostiene i dati indipendenti di Climate Trace

C’è anche la voce dell’ex vicepresidente USA a sollecitare un impegno del mondo industriale per decarbonizzare le catene di fornitura e a presentare l’aggiornamento della piattaforma per il controllo pubblico delle emissioni che è arrivata a monitorare oltre 350 milioni di attività

Pubblicato il 04 Dic 2023

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Un grande database pubblico alimentato da piattaforme di raccolta e analisi dei dati progettate per sfruttare appieno tutte le potenzialità dell’Intelligenza artificiale, della raccolta di dati dalla sensoristica sul campo e dalle space technology al servizio della decarbonizzazione delle supply chain. A COP28 è l’ex vice-presidente degli Stati Uniti Al Gore a lanciare (o meglio, rilanciare) Climate Trace, la piattaforma per il monitoraggio indipendente delle emissioni di gas serra. Dalle cronache legate agli interventi dell’ex vicepresidente si coglie l’accento su tre punti: la necessità di disporre e valorizzare l’indipendenza dei dati, la necessità di sfruttare le potenzialità di una tecnologia che permette di disporre di analisi sempre più precise e che permette di condividerle per aumentare e diffondere conoscenza e la possibilità di esercitare pressione sulle grandi imprese affinché adottino realmente e su larga scala una strategia di decarbonizzazione su tutte le loro catene di fornitura. Un’azione che obbligherebbe un crescente numero di aziende ad attivarsi in modo coordinato e a condividere dati e analisi.

Dati da oltre 350 milioni di attività

L’invito che arriva da Al Gore alle aziende è quello di passare da un modello di controllo e pianificazione della decarbonizzazione che faceva riferimento alle autodichiarazioni delle singole imprese a un modello che utilizza fonti indipendenti e le analizza e interpreta a sua volta in modo indipendente.

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Il database Climate TRACE è stato strutturato per tracciare oltre 352 milioni di attività focalizzando l’attenzione su tutte le principali fonti di emissioni di gas serra (GHG) e per mettere a disposizione delle stime, appunto basate su dati raccolti dall’ambiente, sulle emissioni di ciascuna organizzazione.

Climate Trace copre le emissioni legate alle industrie pesanti, alle centrali per la produzione di energia, alle raffinerie, ai trasporti di mare e di terra e rileva e analizza fenomeni che sono a loro volta fonti di emissioni, come l’utilizzo di fertilizzanti in agricoltura, la deforestazione piuttosto che gli incendi boschivi.

Rispetto al 2022 Climate Trace ha aumentato di 4.400 volte il numero di attività coperte e conferma la propria vocazione a mettere a disposizione gratuitamente questi dati e queste analisi.

Una sollecitazione al settore privato per creare una produzione sostenibile

Il focus legato alla presenza a COP28 è da attribuire in modo particolare al ruolo che questa piattaforma può svolgere in favore del settore privato per migliorare migliorare la conoscenza sui loro stessi dati relativi alle emissioni in relazione alle emissioni dei propri fornitori e per creare le condizioni per un approvvigionamento sostenibile e per una produzione sostenibile.

Lo stesso ex vicepresidente degli Stati Uniti che è anche co-fondatore di Climate Trace in una nota emessa dall’azienda ha sottolineato che “Grazie a questa piattaforma si possono osservare chiaramente le cause della crisi climatica fino alla singola fonte. In questo modo è possibile individuare dove agire senza ulteriori ritardi”

L’enfasi sul mondo privato è anche giustificato dalla volontà di Climate Trace di arrivare a monitorare il livello delle emissioni anche all’interno delle singole aziende, con la condivisione di fonti è possibile verificare l’intensità delle emissioni dei prodotti anche in relazione alla posizione geografica delle strutture e dalle politiche governative locali. Ad esempio, l’acciaio prodotto da impianti siderurgici della stessa azienda ha una intensità di emissioni per tonnellata di acciaio molto diversa in ragione delle performance degli stabilimenti.

Emissioni in aumento dell’1,5% rispetto al 2021 e dell’8,6% rispetto al 2015

Grazie al monitoraggio di 352 milioni di attività Climate Trace è anche una fonte primaria di analisi indipendente e da queste analisi emerge che nel 2022 le emissioni sono aumentate dell’1,5% rispetto al 2021 e dell’8,6% rispetto al 2015. L’aumento delle emissioni è da attribuire primariamente al mondo dell’energia, sia a livello di produzione sia di utilizzo. Le emissioni di metano sono a loto volta aumentate dell’1,8% anche in quello che l’anno successivo all’annuncio del Global Methane Pledge. Nell’ambito dei trasporti su strada le emissioni sono in aumento del 3,5% nel 2022 nei paesi sviluppati o a più alto reddito. La diffusione di veicoli elettrici contribuisce ma non sta ancora rallentando l’aumento delle emissioni.

Rimanendo ad ambiti che attengono a mobilità e trasporti l’aviazione, anche a causa dell’aumento della domanda di voli post covid ha segnato un aumento delle emissioni nei voli internazionali del 74% tra il 2021 e il 2022, e delle emissioni dei voli domestici del 18%.

Tra i segnali positivi, nell’ambito dei dati forniti da Climate Trace la diminuzione nelle attività di deforestazione anche se le emissioni globali legate a questo fenomeno rimangono elevate e sono aumentate del 5% nel 2022 ma con riduzioni significative in alcune aree del pianeta che sembrano aver intrapreso un processo virtuoso.

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