Economia circolare

Recupero del fosforo in ottica circolare: il progetto NEOFOS



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Il progetto NEOFOS che vede la collaborazione di Gruppo CAP, MM Spa, Politecnico di Milano (POLIMI) e Università di Bologna (UNIBO). punta su tecnologie biologiche avanzate e collaborazione tra utility, ricerca e territorio per recuperare e valorizzare il fosforo da acque reflue e fanghi urbani. Le sperimentazioni pilota nell’area milanese evidenziano la riduzione dei reagenti…

Pubblicato il 2 feb 2026



recupero del fosforo

La progressiva scarsità di materie prime critiche, tra cui il fosforo, impone una revisione dei modelli di gestione delle risorse a livello europeo. In questo scenario, il recupero e la valorizzazione del fosforo da flussi di rifiuti rappresentano un tassello strategico per sostenere la transizione verso l’economia circolare. In questo contesto si inserisce il progetto NEOFOS come una realtà che punta su soluzioni tecnologiche innovative e su una stretta collaborazione tra utility, centri di ricerca e territorio. In particolare, la sperimentazione sul campo permette di testare metodologie avanzate per il recupero del fosforo e offre una serie di evidenze sulle possibilità di replicare questi modelli su scala più ampia.

Il contesto strategico del recupero del fosforo in ottica di economia circolare

Il fosforo rappresenta un elemento chiave per l’agricoltura e l’industria, ma la sua disponibilità è sempre più vincolata a dinamiche geopolitiche e alla scarsità delle risorse minerarie. La crescente classificazione del fosforo come materia prima critica da parte dell’Unione Europea riflette la necessità di ridurre la dipendenza dai paesi extra-UE, promuovendo strategie di approvvigionamento alternative come l’urban mining.

Su queste sfide si muove appunto NEOFOS, il programma di sperimentazione che conta su un investimento complessivo vicino a 1,5 milioni di euro, che è stato finanziato grazie al bando promosso dal MASE – Materie Prime Critiche e che vede la collaborazione di Gruppo CAP, MM Spa, Politecnico di Milano (POLIMI) e Università di Bologna (UNIBO)

Dare vita a un modello di sviluppo territoriale per favorire l’economia circolare anche nell’ambito delle materie prime critiche

Nello specifico NEOFOS punta alla sperimentazione di tecnologie e strategie innovative per la gestione dei nutrienti e il recupero del fosforo come risorsa strategica. L’obiettivo è quello di dare vita a forme di integrazione territoriale in grado di sviluppare e sostenere un modello di economia circolare dedicato alle materia prime critiche.

Recupero del fosforo da acque reflue e fanghi urbani

In questa cornice, il recupero del fosforo da acque reflue e fanghi urbani assume una valenza strategica: trasforma flussi di scarto in risorse utili, mitiga il rischio di volatilità dei mercati internazionali e si inserisce nella transizione verso modelli produttivi circolari. Il potenziale impatto non è confinato all’ambito agricolo – dove il fosforo è indispensabile per la produzione di fertilizzanti –, ma si estende a settori tecnologici avanzati, come la fabbricazione di batterie litio-ferro-fosfato per automotive elettrico. L’Italia, storicamente legata alle importazioni per questa materia prima, si trova così davanti a un’opportunità concreta per rafforzare autonomia e resilienza industriale.

recupero del fosforo

Obiettivi e innovazione tecnologica del progetto NEOFOS per il recupero del fosforo

Il progetto NEOFOS nasce con l’intenzione di sviluppare soluzioni integrate per il recupero e la valorizzazione del fosforo, orientandosi su processi che privilegiano sostenibilità e qualità del prodotto finale. Il progetto mira a sostituire l’approccio tradizionale basato sull’impiego massivo di reagenti chimici con tecnologie biologiche avanzate, in particolare tramite la rimozione biologica potenziata (S2EBPR). Questo metodo utilizza consorzi batterici selezionati per intercettare il fosforo nelle acque reflue, riducendo sia il consumo energetico sia l’impatto ambientale.

L’importanza della scalabilità industriale delle soluzioni per il recupero del fosforo

In parallelo, NEOFOS esplora la possibilità di estrarre fosforo anche dai fanghi e dalle ceneri derivanti dalla combustione degli stessi, trasformando queste matrici difficili in fonti secondarie di materie prime. L’attenzione è rivolta sia alla purezza dei composti ottenuti sia alla scalabilità industriale delle soluzioni, con l’obiettivo di tracciare un percorso concreto verso la chiusura dei cicli dei nutrienti nel tessuto urbano-metropolitano.

Sperimentazioni pilota: tecnologie applicate e primi risultati

L’implementazione delle tecnologie NEOFOS avviene attraverso una rete di siti pilota distribuiti nell’area milanese. L’impianto dimostrativo S2EBPR a Bareggio costituisce il fulcro delle sperimentazioni sulla rimozione biologica del fosforo, mentre i depuratori di Milano San Rocco e Nosedo offrono condizioni operative reali per testare l’efficacia dei processi su scala significativa.

Parallelamente, presso la BioPiattaforma di Sesto San Giovanni viene portata avanti l’ottimizzazione della produzione di struvite da fanghi e ceneri. I primi dati indicano una riduzione sensibile dell’utilizzo di reagenti chimici senza compromettere le prestazioni depurative; inoltre, i composti ottenuti mostrano caratteristiche idonee all’impiego sia in ambito agricolo che industriale. Le attività pilota consentono inoltre di raccogliere dati preziosi sulla stabilità dei processi, sulla loro adattabilità alle fluttuazioni nelle caratteristiche dell’influent e sulle esigenze manutentive degli impianti.

Partnership tra utility, ricerca e territorio per la gestione sostenibile delle risorse e per il recupero del fosforo

La struttura consortile dietro NEOFOS riflette un modello collaborativo che integra competenze operative tipiche delle utility con know-how accademico avanzato. Gruppo CAP guida le attività grazie alla propria esperienza nella gestione integrata della risorsa idrica urbana, mentre MM apporta una prospettiva operativa radicata nel territorio milanese.

Il Politecnico di Milano e l’Università di Bologna svolgono un ruolo decisivo nell’elaborazione dei modelli di processo e nell’analisi della sostenibilità tecnica ed economica delle soluzioni adottate. Questa sinergia permette non solo di accelerare la sperimentazione sul campo ma anche di produrre valutazioni indipendenti sulle performance ambientali e sulla replicabilità industriale dell’approccio. Il coinvolgimento diretto degli impianti metropolitani garantisce infine che le soluzioni sviluppate siano compatibili con le esigenze gestionali concrete delle grandi reti idriche urbane.

Verso modelli replicabili di gestione delle materie prime critiche

L’ambizione ultima del progetto NEOFOS va oltre il mero recupero locale del fosforo: mira a delineare un modello operativo esportabile in altri contesti urbani europei. Attraverso l’integrazione tra tecnologie biologiche avanzate e strategie gestionali innovative, il consorzio intende definire best practice che facilitino il superamento degli ostacoli normativi (End of Waste) e rendano economicamente sostenibile il recupero diffuso delle materie prime critiche.

Un approccio modulare alle soluzioni per il recupero del fosforo

L’approccio modulare adottato facilita l’adattamento a differenti scale impiantistiche e condizioni territoriali; inoltre, le attività di monitoraggio costante consentono una valutazione trasparente dei benefici ambientali ed economici generati. In prospettiva, iniziative come NEOFOS possono contribuire in modo strutturale alla sicurezza dell’approvvigionamento europeo, favorendo al contempo una maggiore autonomia strategica delle filiere industriali nazionali rispetto alle oscillazioni dei mercati globali delle materie prime.

Serve una revisione delle logiche di collaborazione tra soggetti pubblici e privati

Le iniziative come quelle descritte nel progetto NEOFOS suggeriscono che la valorizzazione delle risorse critiche, quali il fosforo, non riguarda solo l’adozione di tecnologie avanzate, ma richiede anche una revisione delle logiche di collaborazione tra soggetti pubblici e privati. L’integrazione tra competenze scientifiche, know-how industriale e attenzione alle specificità territoriali rappresenta una condizione imprescindibile per affrontare sfide complesse come la gestione sostenibile delle materie prime secondarie. In questa prospettiva, la costruzione di modelli operativi condivisi e replicabili sembra destinata a diventare un punto nodale per garantire resilienza e autonomia nei sistemi produttivi europei, senza perdere di vista l’impatto locale e le opportunità offerte dall’economia circolare.

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