Circular biocarbon: che cos’è e come funziona
Trasformare i rifiuti organici urbani e i fanghi di depurazione in nuove materie prime per l’industria e per l’agricoltura, superando il tradizionale modello di smaltimento. Si tratta del concetto che sta alla base del circular biocarbon e che si riferisce a un modello di economia circolare orientato a recuperare e valorizzare il carbonio di origine biologica presente nei rifiuti organici, trasformandolo in nuove materie prime, materiali e prodotti ad alto valore aggiunto. Il circular biocarbon nasce con l’obiettivo, un tempo primario, di superare il tradizionale approccio allo smaltimento dei rifiuti, considerandoli a tutti gli effetti come risorse da reinserire nei cicli produttivi.
Nello specifico, il carbonio biogenico è contenuto nella materia organica, come possono essere i residui alimentari, gli scarti agricoli, le biomasse e i fanghi di depurazione. A differenza del carbonio fossile, appartiene al ciclo biologico del carbonio, anche se il suo utilizzo non è automaticamente neutrale dal punto di vista climatico.
Le bioraffinerie al servizio del circular biocarbon
Attraverso processi biologici, chimici e biotecnologici, questi materiali possono essere trasformati in bioplastiche, biopolimeri, fertilizzanti, biostimolanti e altri prodotti bio-based. Per attuare questa trasformazione un ruolo importante è svolto dalle bioraffinerie, ovvero da impianti che integrano diverse tecnologie per recuperare contemporaneamente materia, nutrienti ed eventualmente energia dai rifiuti organici.
In concreto il modello Circular Biocarbon può contribuire a ridurre il consumo di materie prime fossili, limitare la produzione di rifiuti e favorire la decarbonizzazione dei processi industriali, a condizione che i benefici siano verificati lungo l’intero ciclo di vita.
In Europa, questo approccio viene sperimentato attraverso il progetto circular biocarbon a cui è affidata la prospettiva di sviluppare bioraffinerie urbane capaci di collegare gestione dei rifiuti, depurazione delle acque, industria e agricoltura, creando nuove filiere territoriali di economia circolare e bioeconomia sostenibile.
Nello specifico il progetto europeo circular biocarbon conta sulla BioPiattaforma di Sesto San Giovanni, gestita da ZeroC, società di Gruppo CAP specializzata nel recupero della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) e dei fanghi di depurazione.
Circular biocarbon: la BioPiattaforma di Sesto San Giovanni diventa un laboratorio europeo
L’impianto lombardo è uno dei due siti dimostrativi su scala reale del progetto, insieme a quello di Saragozza, in Spagna. L’iniziativa, sostenuta dalla Bio-based Industries Joint Undertaking (BBI JU) nell’ambito del programma europeo Horizon 2020, punta a verificare la fattibilità industriale di tecnologie innovative per il trattamento integrato dei rifiuti organici e dei fanghi. L’obiettivo del progetto è quello di sviluppare un modello di bioraffineria urbana capace di recuperare materia dai rifiuti e generare prodotti ad alto valore aggiunto, contribuendo alla transizione verso un’economia circolare e alla riduzione della dipendenza dalle risorse fossili.
Dai fanghi di depurazione alle bioplastiche e ai fertilizzanti
La sperimentazione italiana si concentra sull’integrazione di nuove tecnologie nei processi industriali già esistenti. Gruppo CAP mette a disposizione gli impianti, i fanghi provenienti dal depuratore e la FORSU pretrattata, con l’obiettivo di valorizzare congiuntamente flussi che vengono tradizionalmente gestiti separatamente.
Due sono le principali direttrici di ricerca. La prima riguarda la produzione di biomasse ricche di PHA (poliidrossialcanoati), biopolimeri che possono essere utilizzati per realizzare bioplastiche. La seconda punta al recupero del fosforo presente nei flussi di trattamento, una risorsa strategica per la produzione di fertilizzanti e biostimolanti destinati all’agricoltura.
Rifiuti come fonte di materie prime
Il progetto intende quindi dimostrare come i rifiuti possano diventare una fonte di materie prime alternative, favorendo la nascita di nuove filiere industriali bio-based.
Michele Falcone, direttore generale di Gruppo CAP ha sottolineato in una nota dell’azienda che «Circular Biocarbon rappresenta un’opportunità per portare la ricerca all’interno dei processi industriali e verificare sul campo nuove soluzioni per la valorizzazione delle risorse». In particolare si tratta di una sfida che punta a dimostrare come queste tecnologie possano essere applicate su scala industriale, creando le condizioni per replicare il modello anche in altri contesti europei.
Economia circolare: il potenziale dei rifiuti organici in Europa
Va poi ricordato che la valorizzazione dei rifiuti organici rappresenta una delle opportunità più significative per lo sviluppo della bioeconomia europea. Secondo i dati Eurostat nel 2023 la frazione organica rappresentava il 28,8% della composizione complessiva dei rifiuti urbani europei. Si tratta di una quantità rilevante di materiali che, attraverso tecnologie di recupero e trasformazione, potrebbero contribuire alla produzione di nuove risorse industriali, riducendo il ricorso a materie prime vergini.
In questa prospettiva, le bioraffinerie urbane possono assumere un ruolo importante nella costruzione di modelli territoriali di economia circolare, integrando il trattamento dei rifiuti, la depurazione delle acque e la produzione di materiali bio-based.
La sfida del progetto non è però soltanto tecnologica: dimostrare che il recupero di materia dai rifiuti organici e dai fanghi di depurazione possa diventare un modello industriale sostenibile, economicamente praticabile e replicabile su scala europea rappresenta anche un impegno per la creazione di condizioni per uno sviluppo sostenibile.









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