Tecnologie climatiche: cosa sono e a cosa servono
Le tecnologie climatiche, o climate tech sono le le soluzioni innovative progettate per contrastare il cambiamento climatico e gestirne gli effetti, includono tecnologie per produrre energia rinnovabile, migliorare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni industriali.
Alla tecnologie climatiche appartengono anche sistemi di accumulo, mobilità elettrica, materiali a basse emissioni e soluzioni per l’economia circolare. In agricoltura in particolare aiutano a utilizzare meglio acqua, suolo e fertilizzanti, rendendo le coltivazioni più resilienti.
Sensori, satelliti, piattaforme digitali e intelligenza artificiale permettono di misurare emissioni e rischi climatici di individuare criticità e sviluppare soluzioni correttive.
La climate tech sostiene sia la mitigazione, intervenendo sulle cause del riscaldamento globale e l’adattamento, proteggendo città, infrastrutture, imprese e comunità dagli eventi meterologici estremi.
Lo sviluppo climate tech favorisce nuovi mercati, investimenti, competenze professionali e modelli di business sostenibili e sono uno essenziale per trasformare gli obiettivi climatici in azioni concrete e misurabili.
Le tecnologie innovative per affrontare i cambiamenti climatici
Le tecnologie necessarie per contrastare il cambiamento climatico esistono, ma non sempre riescono a superare la fase sperimentale e a raggiungere i Paesi e le comunità che ne hanno maggiormente bisogno. Per accelerarne lo sviluppo e la diffusione servono collaborazioni capaci di mettere in relazione governi, ricerca, imprese, finanza e istituzioni internazionali. È questo il messaggio chiave emerso dall’evento “Accelerating Climate Action through Partnerships under the Technology Mechanism”, organizzato da UN Climate Change durante i negoziati intermedi sul clima di Bonn, SB64. Un appuntamento che ha lo scopo di portare una visione più concreta del ruolo delle tecnologie climatiche alla COP 31 di Antalya.
Nella costruzione di questo ruolo sono coinvolti rappresentanti dei governi, fondi climatici, organizzazioni internazionali, istituti di ricerca e industria per esplorare nuove forme di cooperazione nella mitigazione e nell’adattamento. Il punto di partenza è che la tecnologia, da sola, è determinante ma non sufficiente e deve essere accompagnata da politiche, finanziamenti, competenze e capacità di attuazione.
Che cos’è il Technology Mechanism?
Il Technology Mechanism rappresenta il braccio tecnologico della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il meccanismo sostiene i Paesi nell’individuazione, nello sviluppo e nell’impiego delle tecnologie necessarie per affrontare il cambiamento climatico e promuovere uno sviluppo sostenibile. Il Technology Mechanism è poi composto da due organismi complementari: il Technology Executive Committee, TEC, e il Climate Technology Centre and Network, CTCN.
Il Technology Executive Committee svolge prevalentemente una funzione di indirizzo politico e strategico. Analizza le questioni tecnologiche, elabora raccomandazioni e contribuisce a integrare l’innovazione nelle politiche climatiche internazionali.
Il Climate Technology Centre and Network si concentra sull’assistenza tecnica e sulla realizzazione dei progetti, mette in contatto i Paesi in via di sviluppo con una rete internazionale di esperti, istituzioni e fornitori di tecnologie, aiutandoli a progettare e adottare soluzioni coerenti con le loro priorità.
Il ruolo del Joint Work Programme del Technology Mechanism
TEC e CTCN collaborano attraverso il Joint Work Programme del Technology Mechanism relativo al periodo 2023-2027. Il programma mira a stimolare l’innovazione e a favorire la diffusione su larga scala delle tecnologie per la mitigazione e l’adattamento.
La tecnologia è indispensabile per l’azione climatica, ma non si diffonde autonomamente. Per trasformare l’innovazione in impatto servono infatti collaborazione tra politiche pubbliche, finanza, rafforzamento delle competenze e attuazione.
Le partnership per portare le tecnologie su larga scala
L’efficacia di una tecnologia climatica non dipende soltanto dalle sue prestazioni. Deve essere accessibile, adattabile al contesto locale, economicamente sostenibile e supportata da competenze in grado di garantirne l’utilizzo nel tempo. Le partnership permettono di riunire governi, fornitori di tecnologie, istituzioni finanziarie e soggetti incaricati della realizzazione intorno a soluzioni pratiche che possano essere replicate.
L’obiettivo non è quindi trasferire indistintamente una tecnologia da un Paese all’altro, ma costruire un ecosistema capace di adattarla ai bisogni locali e di sostenerne l’applicazione.
Dalla decarbonizzazione industriale all’intelligenza artificiale
Le National Designated Entities sono i punti di riferimento nazionali attraverso i quali i Paesi interagiscono con il Technology Mechanism. Raccolgono le esigenze tecnologiche, facilitano le relazioni con il CTCN e contribuiscono a trasformare le priorità nazionali in richieste di assistenza e progetti.
In questo scenario si colloca anche i lancio dell’AI for Climate Action Award 2026, destinato a riconoscere le applicazioni innovative dell’intelligenza artificiale capaci di sostenere l’azione climatica, con particolare attenzione ai Paesi in via di sviluppo.
L’AI può contribuire a migliorare le previsioni climatiche, ottimizzare i sistemi energetici, monitorare le emissioni, gestire le risorse naturali e rafforzare i sistemi di allerta precoce. La sua adozione richiede però infrastrutture digitali, dati affidabili, competenze e modelli di governance che ne garantiscano un impiego equo e responsabile.
Il premio intende dunque valorizzare non soltanto l’innovazione tecnologica, ma anche la sua capacità di rispondere a bisogni climatici concreti.
Il collegamento decisivo tra tecnologia e finanza
Uno dei principali ostacoli alla diffusione delle tecnologie climatiche è la distanza tra ideazione e finanziamento. Molti progetti rimangono bloccati perché non raggiungono un livello di maturità sufficiente per attirare capitali pubblici o privati.
Questa connessione è particolarmente importante per l’adattamento. Tecnologie per la gestione dell’acqua, l’agricoltura resiliente, il monitoraggio climatico e la protezione delle coste producono spesso benefici collettivi difficili da tradurre in rendimenti finanziari immediati. Servono quindi fondi climatici, banche multilaterali di sviluppo e strumenti di finanza agevolata capaci di condividere i rischi e accompagnare le iniziative nelle fasi iniziali.
Il Technology Mechanism entra nella Digital Public Goods Alliance
L’adesione di UN Climate Change e del CTCN alla Digital Public Goods Alliance, rete internazionale impegnata nella promozione di tecnologie digitali aperte e interoperabili per lo sviluppo sostenibile è un altro punto qualificante di questo percorso.
I digital public goods possono comprendere software open source, modelli di intelligenza artificiale, piattaforme, standard e raccolte di dati utilizzabili e adattabili da soggetti diversi. La collaborazione punta a rendere le soluzioni digitali per il clima più accessibili, interoperabili e replicabili, riducendo la necessità per ogni Paese di sviluppare autonomamente strumenti analoghi.
L’approccio può assumere particolare rilievo nelle economie che dispongono di risorse finanziarie e tecnologiche limitate. L’accesso a strumenti aperti può diminuire i costi, favorire la condivisione delle conoscenze ed evitare la dipendenza da soluzioni proprietarie difficili da adattare.









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