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Rigenerazione urbana: come preparare le città al clima che cambia


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La rigenerazione urbana può rendere le città più resilienti a caldo estremo e allagamenti e perché sia realmente efficace servono dati e capacità previsionale. Verde, suoli permeabili, recupero degli edifici e gestione delle acque devono entrare nei progetti fin dall’inizio per misurare i benefici nel tempo

Pubblicato il 6 ott 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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Rigenerazione urbana in che modo si possono cambiare le città

Nel corso degli anni il concetto di rigenerazione urbana ha attraversato diverse evoluzioni, si è arricchito di nuove prospettive e del prezioso e forte supporto che arriva dall’innovazione tecnologica. Il senso più profondo resta inalterato, ovvero quello di un processo che restituisce funzionalità e qualità a spazi degradati, dismessi o anche solo poco utilizzati. La rigenerazione può essere limitata a un edificio, a una piazza, più spesso a costruzioni che hanno ospitato fabbriche o interi quartieri.
L’obiettivo della rigenerazione urbana è migliorare la vita delle persone attraverso interventi sulle strutture, sul territorio e con azioni che permettano di coinvolgere il tessuto sociale. In questo processo la riqualificazione degli immobili si accompagna necessariamente alla creazione di servizi, e alla organizzazione di luoghi di incontro.
Un’ex area industriale, per esempio, si può trasformare in una struttura in grado di ospitare imprese, abitazioni, attività culturali cercando sempre di garantire spazi verdi.
La dimensione economica è a sua volta importante: il recupero può sostenere attività locali e nuove opportunità di lavoro, può rispondere ai bisogni degli abitanti e può essere un modo per contrastare marginalità e isolamento.

La rigenerazione urbana come azione per affrontare il rischio climatico

La scelta di recuperare un quartiere, di trasformare un’area industriale dismessa o di riqualificare una serie di edifici significa decidere come quello spazio funzionerà nei prossimi decenni. Se il contesto nel quale avviene questa scelta è, come quello attuale, determinato dal cambiamento climatico, ecco che la qualità delle scelte di intervento dipende anche dalla capacità di proteggere persone, edifici e servizi durante ondate di calore o durante gli eventi meteo estremi.

La rigenerazione può diventare in questo modo l’occasione per ridurre vulnerabilità accumulate nel tempo: come l’eccesso di superfici impermeabili, la scarsità di ombra, troppi edifici esposti al surriscaldamento. Perché possa avvenire è necessario inserire il rischio climatico nelle scelte iniziali, dalla destinazione degli spazi alla progettazione delle infrastrutture.

Mitigazione e adattamento: obiettivi complementari che rientrano nella rigenerazione urbana

Ridurre le emissioni e prepararsi agli effetti del riscaldamento globale sono due compiti distinti. Le scelte legate alla rigenerazione urbana concorrono in misura diversa a entrambi ma naturalmente dipende da come vengono impostati e strutturati i progetti. Un edificio energeticamente efficiente contribuisce alla mitigazione; ombreggiamento, ventilazione e protezione dagli allagamenti ne migliorano l’adattamento. La rigenerazione appunto deve perseguire entrambi, valutando insieme consumi, comfort e sicurezza. Ma la rigenerazione deve anche lavorare sulla capacità previsionale, deve far proprie le indicazioni su come cambieranno abitudini e consumi.

Verde e acqua diventano infrastrutture urbane

Alberi, parchi, tetti verdi e sistemi di raccolta delle piogge svolgono funzioni essenziali e la rigenerazione urbana deve essere nella condizione di recuperarli o reinserirli in un contesto sociale. La vegetazione offre ombra e contribuisce al raffrescamento; le superfici permeabili favoriscono l’infiltrazione, dove le condizioni del terreno lo consentono. Le infrastrutture verdi e blu aiutano così a gestire caldo e acqua, offrendo anche benefici per contrastare la perdita di biodiversità e la qualità degli spazi pubblici.

La loro efficacia dipende però anche dal contesto: clima locale, disponibilità idrica, caratteristiche dei suoli e manutenzione. Ecco che piantare alberi richiede spazio per le radici, specie appropriate e cure nel tempo; nei siti industriali dismessi, gli interventi sul terreno devono inoltre essere compatibili con le esigenze di bonifica. E in sostanza è necessaria una pianificazione e una capacità progettuale che possa rendere davvero efficaci gli interventi di rigenerazione.

Dalle superfici asfaltate ai quartieri permeabili

Un parcheggio o un cortile possono essere riprogettati combinando alberature, pavimentazioni drenanti e aiuole capaci di trattenere temporaneamente la pioggia. Nei nuovi assetti urbani, l’obiettivo è rallentare il deflusso e integrare la gestione dell’acqua con gli usi quotidiani degli spazi. Queste soluzioni vanno dimensionate insieme alle reti di drenaggio e alle altre opere di protezione. Si tratta di approccio che deve applicare le logiche dell’architettura sostenibile.

La rigenerazione urbana e l’adattamento devono partire dalla conoscenza dei quartieri

Ogni progetto dovrebbe partire da una lettura delle vulnerabilità: dove si concentra il calore, quali aree si allagano, quali servizi devono restare accessibili e dove vivono le persone più esposte. La piattaforma europea Climate-ADAPT evidenzia il ruolo della pianificazione urbanistica e dell’uso del suolo nella risposta ai rischi climatici.

Mappe, rilievi, dati meteorologici e segnalazioni degli abitanti aiutano a definire le priorità. Ad esempio, un percorso ombreggiato verso una scuola o un presidio sanitario, può avere un valore superiore a un intervento isolato, perché collega la protezione dal caldo all’accessibilità dei servizi.

Misurare i risultati, finanziare la manutenzione

Per valutare un progetto servono indicatori collegati agli obiettivi: superficie resa permeabile, ombra disponibile, capacità di trattenere l’acqua, comfort interno e continuità dei servizi. Il numero di alberi piantati acquista significato se si considera anche la loro sopravvivenza e il servizio ambientale che sono in grado di erogare. La manutenzione deve quindi avere risorse, responsabilità e tempi definiti fin dalla progettazione.

Una rigenerazione climatica urbana deve essere anche inclusiva

La rigenerazione urbana deve essere accessibile e questo significa che nella definizione delle priorità occorre considerare anziani, bambini e persone con minori possibilità di proteggersi dal caldo o con una minore capacità di sostenere costi aggiuntivi. Gli spazi freschi, i servizi di prossimità e le abitazioni confortevoli devono accompagnarsi all’attenzione per l’accessibilità economica del quartiere.

Integrare tutte queste esigenze richiede collaborazione tra urbanistica, ambiente, lavori pubblici, servizi sociali e soggetti privati. In generale quindi il valore della rigenerazione si misura nella capacità di rendere i luoghi più vivibili anche nel momento in cui gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire e creano disagi e difficiltà.

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