carbon credit

Clima 2040: UE e innovazione protagonisti del mercato del carbonio



Indirizzo copiato

L’evento “Carbon Credits and the EU 2040 Climate Target: What’s at Stake for Climate Action” ha mostrato come l’integrazione delle politiche per i crediti di carbonio a livello internazionale sia sempre più influenzata dal ruolo delle nuove tecnologie e dalle soluzioni basate sulla natura

Pubblicato il 15 giu 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



carbon
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti


La numerosità degli eventi che stanno trasformando lo scenario geopolitico a livello globale e l’impatto di molti di questi fattori sulle politiche climatiche impongono una riflessione nuova rispetto all’impegno, agli obiettivi e alle strategie che sono state predisposte per affrontare la crisi climatica in generale. Più nello specifico l’area del pianeta che più di altre ha scelto di impegnarsi, anche dal punto di vista dello sviluppo di strategie e regolamentazioni è certamente l’area UE ed è per questo che l’attenzione ai cambiamenti e alle evoluzioni della Politica Climatica Europea rappresentano anche un importante segnale per comprendere l’evoluzione delle politiche globali.

Partendo da questo presupposto l’evento “Carbon Credits and the EU 2040 Climate Target: What’s at Stake for Climate Action“, guidato da Rebecca Humphries di The Nature Conservancy, ha voluto sottolineare prima di tutto che ci troviamo davanti a un momento cruciale per la politica climatica europea e a una fase in cui le scelte legate al clima hanno e avranno sempre di più un impatto sullo sviluppo economico e sociale dell’area UE. Più ancora nello specifico il tema pone al centro dell’attenzione il ruolo e le prospettive del carbon credit market, come strumento e piattaforma di valorizzazione degli impegni e delle iniziative di decarbonizzazione e di decarbonizzazione industriale.

Clima 2024: la visione e l’impegno della Commissione europea

La Commissione Europea sta attualmente definendo il quadro normativo che permetterà l’uso di una quota limitata di crediti internazionali per raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 2040. La domanda dell’UE potrebbe rappresentare fino alla metà di tutti i crediti di carbonio internazionali nel prossimo decennio, plasmando non solo le politiche interne ma anche i mercati globali.

Crediti di carbonio e crediti di carbonio internazionali

Prima di entrare nel merito dell’evento è utile ricordare che i crediti di carbonio rappresentano uno degli strumenti più utilizzati per compensare le emissioni di gas serra e sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni. In termini generali, un credito di carbonio corrisponde a una tonnellata di anidride carbonica (CO₂) evitata, ridotta o rimossa dall’atmosfera grazie a specifici progetti ambientali.

Nell’ambito dei crediti di carbonio occorre distinguere tra i crediti generati all’interno di un determinato Paese o sistema normativo e i cosiddetti crediti di carbonio internazionali.

Nel primo caso si tratta di crediti che sono frutto di progetti realizzati in un contesto nazionale e possono essere utilizzati per soddisfare obblighi o obiettivi definiti dalle autorità locali.

Nel caso dei crediti di carbonio internazionali invece si tratta del risultato di iniziative sviluppate in altri Paesi e di crediti che sono pensati e strutturati anche per essere scambiati oltre i confini nazionali, secondo regole e standard riconosciuti a livello internazionale.

I crediti internazionali sono in molte circostanze legati a meccanismi previsti dagli accordi sul clima e a standard volontari globali che permettono alle aziende di finanziare interventi di riduzione delle emissioni in diverse parti del mondo.

Un ulteriore elemento da considerare riguarda la tracciabilità e la certificazione. I crediti internazionali devono generalmente rispettare procedure di verifica rigorose per garantire che le riduzioni delle emissioni siano reali, misurabili e non conteggiate più volte da soggetti diversi.

Le imprese davanti alla scelta dei crediti

La scelta tra crediti nazionali e internazionali da parte delle imprese dipende da diversi fattori. Certamente uno dei più importanti è rappresentato dal quadro normativo di riferimento, a questo si devono aggiungere gli obiettivi di sostenibilità e naturalmente le strategie di decarbonizzazione adottate. In ogni caso va precisato e sottolineato che i crediti di carbonio rappresentano uno strumento complementare alle azioni dirette di riduzione delle emissioni, che restano la priorità per raggiungere gli obiettivi climatici fissati a livello globale.

Il quadro normativo Clima 2040 e il ruolo strategico dei crediti

Pedro Martins Barata dell’Environmental Defense Fund, ha sottolineato come il dibattito attuale si concentri in modo particolare sull’attuazione della Legge sul Clima dell’UE, emendata a marzo, che introduce disposizioni sui crediti internazionali.

Funzioni e governance del mercato

I crediti possono fungere da strumento di contenimento dei costi, da leva per la diplomazia climatica o anche come mezzo per plasmare il futuro mercato internazionale. In questo senso Barata ha sottolineato: Se si guarda alla storia dei crediti di carbonio, questa è altalenante… Ma la scelta non è tra avere più ambizione o meno, è mantenere l’ambizione che abbiamo. Ha aggiunto che l’uso dei crediti (fino al 5% dell’ambizione totale) può aiutare a preservare gli obiettivi climatici europei nonostante le forti pressioni politiche interne. Tuttavia, rimane la sfida finanziaria: i crediti saranno utilizzati solo nel periodo 2036-2040, rendendo difficile motivare gli sviluppatori di progetti oggi per vendite che avverranno tra dieci anni.

Integrità e scala: il dilemma del mercato

Gabriel Labbate dell’UNEP (United Nations Environment Programme) ha a sua volta evidenziato la necessità di trovare un compromesso tra la scala del mercato e la sua integrità ambientale.

Secondo Labbate, l’integrità senza scala è climaticamente inefficace… ma la scala senza integrità è controproducente”. Per garantire la credibilità, l’UE dovrebbe fare affidamento su benchmark già esistenti come i Core Carbon Principles dell’ICVCM, (Integrity Council for the Voluntary Carbon Market), CORSIA e l’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi, senza ricominciare da zero.

Risulta utile in questo caso ricordare che CORSIA, (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation) è il sistema globale creato per compensare e ridurre le emissioni di CO2 generate dall’aviazione civile internazionale. L’iniziativa è stata sviluppata dall’International Civil Aviation Organization, l’agenzia delle Nazioni Unite che regola il trasporto aereo civile mondiale, ed è stata adottata nel 2016 con l’obiettivo di limitare la crescita delle emissioni del settore.

Il concetto scientifico di permanenza

Un punto chiave sollevato da Labbate riguarda la permanenza delle soluzioni basate sulla natura. Labbate sostiene che la permanenza non sia una variabile binaria: I punti di ribaltamento climatico che potrebbero bloccare un cambiamento climatico incontrollato sono lontani 30-50 anni… Le soluzioni basate sulla natura ad alta integrità che possono dare garanzie di permanenza per diversi decenni sono calibrate esattamente sulla finestra temporale che conta.

Clima 2040: Riduzioni contro Rimozioni, siamo davanti a una falsa dicotomia

Charlotte Streck in rappresentanza di Climate Focus ha poi inquadrato i mercati del carbonio come l’unico strumento attuale che combina cooperazione geopolitica con il Sud Globale e investimenti privati diretti.

Streck ha chiarito che, sebbene la priorità debba rimanere la riduzione delle emissioni, le rimozioni sono indispensabili per controbilanciare le emissioni residue e raggiungere gli obiettivi di Parigi. Ha descritto il dibattito tra natura e tecnologia come una competizione per risorse limitate, ma ha sottolineato che sono necessarie entrambe:

  • Natura: È pronta per gli investimenti, a basso costo e offre enormi benefici collaterali come la biodiversità e il raffreddamento locale.
  • Tecnologia (DAC, ecc.): Offre potenziale per un’elevata permanenza, ma non è ancora pronta per il mercato ed è ancora molto costosa.

Il Sud Globale e il potenziale dell’Africa

James Mwangi di Africa Climate Ventures ha spostato l’attenzione sul ruolo fondamentale dell’Africa, sostenendo che gli obiettivi net zero non possono essere raggiunti senza le risorse del Sud Globale.

Innovazione e “Leapfrogging”

Mwangi ha citato esempi pratici, dalla sostituzione di combustibili fossili per cucinare con soluzioni pulite, all’uso del biochar per aumentare la fertilità del suolo e ridurre la deforestazione. Ha inoltre evidenziato come la Rift Valley in Africa orientale, grazie all’abbondanza di energia rinnovabile e spazio geologico, sia uno dei pochi luoghi al mondo adatti per scalare tecnologie novel come la Direct Air Capture (DAC) senza compromettere altri obiettivi climatici. Si tratta di mettere le risorse dove avranno il maggiore impatto sulla traiettoria climatica globale”, ha affermato Mwangi.

Il ruolo delle imprese in uno scenario Clima 2040

Giulia Carbone di WBCSD (World Business Council for Sustainable Development)  ha spiegato perché le aziende guardano con sempre maggiore attenzione alla politica dell’UE. Il mercato del carbonio rappresenta sempre di più un meccanismo efficace per finanziare azioni che altrimenti non avrebbero mercato.

Addizionalità e segnali di mercato

Carbone ha ribadito che la decarbonizzazione interna deve essere la priorità, ma i crediti sono essenziali per le emissioni che le aziende non possono eliminare al 100%. La politica dell’UE può rappresentare un esempio sul quale lavorare: Se i crediti possono essere usati dai governi, le aziende si sentiranno più sicure nell’usarli a loro volta”. È fondamentale, quindi, che l’UE non duplichi i sistemi esistenti, ma si allinei a standard di alta integrità per dare una direzione chiara agli investimenti privati.

Verso Clima 2040: c’è anche l’AI nel garantire l’affidabilità dei carbon credit

Il dibattito sul target 2040 riguarda in ultima analisi come accelerare l’azione climatica mantenendo credibilità e ambizione. Un tema assolutamente fondamentale è e resta quello dell’affidabilità dei dati e in questo senso un ruolo sempre più importante è rappresentato dal binomio intelligenza artificiale e ESG.

La crescita del mercato dei crediti di carbonio è da lungo tempo accompagnata da interrogativi sulla qualità dei crediti, sulla reale efficacia dei progetti finanziati e sulla trasparenza dei meccanismi di certificazione. In questo contesto, l’intelligenza artificiale può rappresentare una tecnologia chiave per rafforzare l’affidabilità e l’integrità del settore.

Uno dei principali problemi del mercato riguarda la verifica delle emissioni evitate o rimosse. Tradizionalmente, il monitoraggio dei progetti ambientali si basa su raccolte di dati periodiche, controlli sul campo e processi di certificazione che possono richiedere mesi. Grazie all’intelligenza artificiale, è oggi possibile elaborare enormi quantità di informazioni provenienti da satelliti, sensori IoT, immagini aeree e database climatici, ottenendo valutazioni molto più rapide e accurate.

Nel caso dei progetti forestali, ad esempio, gli algoritmi di machine learning possono analizzare immagini satellitari ad alta risoluzione per monitorare in tempo reale la crescita della vegetazione, individuare fenomeni di deforestazione e stimare con maggiore precisione la quantità di anidride carbonica assorbita dagli ecosistemi. Questo consente di ridurre il rischio di sovrastimare i benefici ambientali di un progetto.

L’intelligenza artificiale può inoltre contribuire a contrastare uno dei principali rischi del settore: il cosiddetto greenwashing. Attraverso sistemi avanzati di analisi dei dati, è possibile individuare anomalie, incongruenze o discrepanze tra i risultati dichiarati dai promotori dei progetti e le evidenze raccolte sul territorio. Gli algoritmi possono segnalare automaticamente situazioni che meritano ulteriori verifiche, aumentando il livello di controllo sull’intera filiera.

Massima attenzione ai dati che rappresentano l'”addizionalità”

Un altro ambito di applicazione riguarda la valutazione dell’addizionalità, uno dei criteri fondamentali per determinare la qualità di un credito di carbonio. L’AI è in grado di confrontare migliaia di progetti simili, analizzare dati storici e costruire scenari previsionali per verificare se una riduzione delle emissioni sia realmente attribuibile all’intervento finanziato oppure sarebbe avvenuta comunque.

Le tecnologie di intelligenza artificiale possono anche migliorare la trasparenza dei mercati attraverso la standardizzazione delle informazioni. Sistemi automatizzati consentono di raccogliere, classificare e confrontare dati provenienti da differenti registri e standard di certificazione, facilitando il lavoro di investitori, aziende e organismi di controllo.

I benefici si estendono anche alla gestione del rischio. Attraverso modelli predittivi, l’AI può stimare la probabilità che un progetto perda nel tempo la propria capacità di generare benefici climatici, ad esempio a causa di incendi, eventi climatici estremi o cambiamenti normativi. Ciò permette agli operatori di prendere decisioni più informate e di migliorare la qualità complessiva degli investimenti.

Partecipa alla community

guest
0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x