La sostenibilità come questione di responsabilità ambientale e la sostenibilità come componente strategica della competitività industriale, della resilienza economica e della capacità delle imprese di generare valore nel lungo periodo. Una doppia valenza, quella della sostenibilità, che ha trovato una sintesi nell’ambito degli appuntamenti di Ecomondo 2026 in un confronto tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca che ha messo in evidenza il ruolo crescente dei criteri ESG nelle strategie di sviluppo.
Dalla transizione energetica all’economia circolare, dalla gestione dei rischi climatici alla trasparenza delle filiere, i temi affrontati mostrano come le dimensioni dell’ESG siano sempre più interconnesse. E sempre di più la sfida riguarda la capacità di trasformare gli obiettivi di sostenibilità in investimenti, innovazione, modelli organizzativi e risultati misurabili.
Stati Generali della Green Economy e Ecomondo: la transizione ecologica come necessità economica e sociale
La XV edizione degli Stati Generali della Green Economy, organizzata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, della Commissione europea e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha posto al centro del dibattito il rapporto tra transizione ecologica, stabilità economica e inclusione sociale. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha richiamato le conclusioni del Rapporto annuale 2025 Partnership for Action on Green Economy, realizzato attraverso la collaborazione di cinque agenzie delle Nazioni Unite.
Il documento evidenzia come la transizione ecologica stia assumendo un carattere strutturale per la tenuta socioeconomica di numerosi Paesi, configurandosi non soltanto come risposta alla crisi ambientale, ma anche come opportunità di crescita economica e inclusione sociale. Per l’Italia, tuttavia, il quadro presenta diverse criticità. Secondo Ronchi, il percorso nazionale verso la transizione ecologica continua a mostrare ritardi significativi, pur in presenza di alcuni segnali incoraggianti. Tra questi, un’indagine Ipsos evidenzia una crescente attenzione ai temi ambientali da parte di cittadini e imprese.
La dimensione geopolitica della sostenibilità è stata sottolineata anche da Raimondo Orsini, direttore della Fondazione, che ha richiamato il ruolo della green economy nel ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e materie prime, contribuendo a contenere i rischi economici e strategici associati alle tensioni internazionali.
Ne emerge una visione della sostenibilità che supera la sola dimensione ambientale e coinvolge direttamente la sicurezza degli approvvigionamenti, la stabilità dei sistemi produttivi e la capacità delle economie di affrontare le trasformazioni globali.
ESG CEO Summit: dalla sostenibilità dichiarata al valore generato
Uno dei momenti più significativi del confronto sulla sostenibilità d’impresa è stato rappresentato dalla terza edizione dell’ESG CEO Summit, promosso da Ecomondo e TEHA Group – The European House-Ambrosetti. Al centro dell’incontro la questione su come trasformare gli investimenti nella sostenibilità in un vantaggio competitivo concreto e duraturo. Il confronto ha affrontato alcune delle decisioni che oggi caratterizzano le strategie aziendali: individuare gli ambiti nei quali accelerare la transizione, riconoscere le attività da semplificare, selezionare gli investimenti capaci di produrre maggiore valore e rivedere le iniziative che non generano risultati adeguati.
Un approccio che riflette l’evoluzione della sostenibilità da insieme di impegni e dichiarazioni a componente integrata della strategia industriale.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla comunicazione ESG e al rapporto tra trasparenza, credibilità e reputazione. Il dibattito ha affrontato il confronto tra la scelta di comunicare apertamente i risultati raggiunti e quella di mantenere un profilo più prudente, evitando dichiarazioni che potrebbero esporre le imprese a contestazioni. Un tema strettamente collegato al rischio di greenwashing e alla crescente necessità di fondare la comunicazione sulla sostenibilità su informazioni verificabili, obiettivi misurabili e risultati documentati.
Accanto alla dimensione ambientale, l’ESG CEO Summit ha valorizzato anche la componente sociale della sostenibilità. L’inverno demografico, la disponibilità di competenze, la valorizzazione del capitale umano e la collaborazione tra imprese rappresentano infatti fattori determinanti per la continuità e la competitività dei sistemi produttivi.
Economia circolare: 555 miliardi di euro e una nuova politica industriale europea
Il valore economico della transizione circolare è poi emerso con particolare evidenza dal convegno dedicato al futuro Circular Economy Act e alle sue implicazioni per il settore europeo degli imballaggi. Nel corso dell’incontro è stato presentato lo studio Una nuova politica industriale europea per l’economia circolare, realizzato da CONAI e TEHA Group, che ha portato l’attenzione sull’impatto economico del riciclo europeo, quantificato in 555 miliardi di euro.
Un dato che contribuisce a evidenziare come l’economia circolare non possa più essere considerata esclusivamente uno strumento di riduzione dell’impatto ambientale, ma debba essere riconosciuta come una componente della politica industriale europea. La capacità di recuperare materiali, valorizzare le materie prime seconde e ridurre la dipendenza dalle risorse vergini assume infatti un’importanza crescente per la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività delle imprese.
Il futuro Circular Economy Act rappresenta, in questa prospettiva, un passaggio strategico per la costruzione di un mercato europeo delle materie prime seconde più efficiente e integrato.
Tra le priorità emerse figurano la necessità di migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta di materiali riciclati, favorire l’interoperabilità dei sistemi nazionali e sostenere gli investimenti indispensabili per sviluppare filiere industriali circolari. Dal punto di vista ESG, la circolarità consente alle imprese di intervenire contemporaneamente su diversi obiettivi: riduzione dei rifiuti, utilizzo più efficiente delle risorse, contenimento degli impatti ambientali e rafforzamento della resilienza delle catene di fornitura.
Resilienza climatica: la sostenibilità passa dalla governance dei territori
La gestione dei rischi climatici costituisce un’altra delle grandi sfide ESG affrontate a Ecomondo 2026. Il convegno dedicato alla rigenerazione adattiva delle aree costiere e dei territori ha approfondito le opportunità offerte dal nuovo quadro europeo per la resilienza climatica, mettendo in evidenza la necessità di rafforzare il coordinamento tra istituzioni, amministrazioni locali, imprese e organismi finanziari.
A un anno dal lancio del manifesto Rafforzare la resilienza climatica delle regioni marittime, il confronto ha evidenziato come le politiche di adattamento richiedano strumenti di governance capaci di collegare gli indirizzi europei alle esigenze concrete dei territori. La resilienza climatica non riguarda infatti soltanto la protezione degli ecosistemi, ma anche la continuità delle attività economiche, la tutela delle infrastrutture e la capacità delle comunità di affrontare eventi meteorologici estremi e trasformazioni ambientali.
In questa prospettiva, la componente Governance dei criteri ESG assume un ruolo determinante: definire responsabilità, coordinare gli investimenti, coinvolgere gli stakeholder e monitorare i risultati diventa essenziale per tradurre gli obiettivi di adattamento in interventi efficaci.
Particolare attenzione è stata riservata alle iniziative della Regione Emilia-Romagna, tra cui il lancio della Water Resilience Alliance, e alle opportunità di collaborazione tra istituzioni europee, amministrazioni territoriali e mondo della ricerca.
Tessile sostenibile: passaporto digitale, trasparenza e tracciabilità delle filiere
Un altro ambito nel quale emerge con chiarezza l’integrazione tra innovazione digitale e sostenibilità è quello dell’industria tessile. Il convegno dedicato al regolamento europeo ESPR e al Digital Product Passport ha approfondito il contributo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale alla costruzione di filiere più trasparenti, tracciabili e circolari. Il Passaporto digitale di prodotto rappresenta in questo senso uno strumento importante per rendere accessibili e verificabili le informazioni relative ai prodotti lungo il loro ciclo di vita, favorendo una maggiore conoscenza dei materiali utilizzati, delle caratteristiche di sostenibilità e delle possibilità di recupero e riutilizzo.
La sfida non riguarda soltanto la disponibilità dei dati, ma soprattutto la loro qualità, affidabilità e interoperabilità tra i diversi operatori della filiera. Per le imprese, questo significa poter disporre di strumenti più efficaci per monitorare gli impatti ambientali, migliorare la gestione delle risorse e supportare la rendicontazione delle performance ESG. L’incontro ha inoltre approfondito le applicazioni dell’intelligenza artificiale nella tracciabilità dei prodotti, nella raccolta dei rifiuti tessili e nel miglioramento della qualità delle materie prime seconde.
Il futuro degli ESG tra competitività, innovazione e responsabilità
Dai diversi appuntamenti emerge un elemento comune: la sostenibilità sta diventando una questione sempre più strettamente connessa alla qualità delle decisioni industriali e alla capacità di governare il cambiamento. Le strategie ESG sono chiamate a superare una logica orientata alla conformità normativa per contribuire alla creazione di valore economico, ambientale e sociale. Considerando che la transizione ecologica richiede investimenti, ma anche una maggiore capacità di selezionare le priorità, misurare i risultati e costruire collaborazioni tra imprese, istituzioni e territori è necessario predisporre un maggior livello di competenze e professionalità.
L’economia circolare a sua volta può rafforzare l’autonomia industriale europea, la resilienza climatica e può contribuire a proteggere attività economiche e comunità, mentre la digitalizzazione delle filiere può migliorare la trasparenza e l’affidabilità delle informazioni sulla sostenibilità.








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