Rischi climatici, verso un nuovo modello europeo di resilienza
Dopo una estate nella quale si è registrata una lunga serie di record negativi in termini di eventi meteo estremi e in generale di climate risk appare sempre più evidente che conoscere i rischi climatici non basta ma è necessario trasformare le informazioni scientifiche in decisioni, investimenti e interventi concreti. È questa la sfida che l’Europa deve affrontare per rafforzare la propria capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, superando la frammentazione delle politiche e costruendo un sistema integrato di gestione dei rischi.
Il richiamo arriva da Jaroslav Mysiak, principal scientist della Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, in un documento di approfondimento che è stato presentato al workshop Managing Climate Risks on the Road to a Climate-Resilient Europe, organizzato presso il Parlamento europeo, nell’ambito dei lavori della Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare (ENVI).
Il rapporto “Expectations for the Integrated European Climate Resilience and Risk Management Framework“, presenta una serie di raccomandazioni per il futuro quadro europeo integrato per la resilienza climatica e la gestione dei rischi, attualmente in preparazione da parte della Commissione europea.
Eventi climatici estremi: 930 miliardi di danni in Europa
L’urgenza di rafforzare la resilienza climatica trova purtroppo un costante riscontro nei dati economici. Tra il 1980 e il 2025, gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno provocato nell’Unione europea perdite dirette stimate in 930 miliardi di euro. Di questi, ben 264 miliardi si concentrano nel solo quinquennio 2021-2025. Si tratta di numeri che evidenziano la crescente esposizione dell’Europa agli impatti del cambiamento climatico, e la necessità di ripensare gli strumenti di prevenzione, protezione e gestione delle emergenze.
Nonostante i progressi compiuti nella pianificazione dell’adattamento le capacità europee di anticipare e affrontare i rischi climatici rimangono frammentate tra settori economici, istituzioni e differenti livelli amministrativi. Il report di Mysiak mette in evidenza che il problema non riguarda tanto la disponibilità di conoscenze scientifiche, quanto la capacità di utilizzarle all’interno di un quadro condiviso che permetta di tradurle in azioni coordinate.
Scenari condivisi per anticipare i rischi climatici
Una delle principali raccomandazioni del CMCC riguarda la necessità di sviluppare scenari di rischio che vadano oltre le tradizionali proiezioni climatiche. Prevedere l’evoluzione delle temperature, delle precipitazioni o degli eventi estremi rappresenta infatti soltanto una parte del processo di valutazione. Per comprendere gli impatti futuri occorre considerare anche l’esposizione delle popolazioni e delle attività economiche, la vulnerabilità dei territori, le interdipendenze tra infrastrutture e sistemi produttivi e la capacità delle istituzioni di rispondere alle emergenze.
La costruzione di scenari condivisi consentirebbe di rendere le valutazioni più coerenti e confrontabili, favorendo decisioni coordinate tra politiche europee, nazionali e regionali. Lo studio vuole evidenziale la necessità di porsi l’obiettivo di collegare la conoscenza scientifica alle scelte operative, orientando gli investimenti verso le misure di prevenzione e adattamento maggiormente efficaci.
Governance climatica: responsabilità chiare e coordinate
Un secondo elemento fondamentale che viene analizzato nello studio riguarda la governance. La gestione dei rischi climatici coinvolge infatti numerosi soggetti, dalle istituzioni europee alle amministrazioni locali, dalle imprese agli operatori delle infrastrutture critiche. Per Mysiak, non è sufficiente attribuire formalmente la responsabilità di un rischio a un determinato soggetto, occorre costruire un sistema nel quale siano chiaramente definiti i compiti di chi monitora i rischi, di chi assume le decisioni e di chi deve intervenire concretamente.
La distribuzione delle responsabilità deve essere trasparente e accompagnata da meccanismi di coordinamento, capaci di superare le attuali frammentazioni. Il futuro quadro europeo dovrebbe quindi integrare le numerose iniziative già sviluppate dai diversi servizi della Commissione europea, organizzandole attorno a obiettivi comuni di resilienza.
Dalla pianificazione ai risultati: come misurare la resilienza
Uno dei passaggi più significativi delle raccomandazioni riguarda la misurazione dell’efficacia delle politiche climatiche. Negli ultimi anni l’Europa ha compiuto importanti progressi nella definizione di strategie e piani di adattamento. Tuttavia, il numero di documenti prodotti non costituisce di per sé un indicatore della capacità di resistere agli impatti climatici. La presenza di un piano non dimostra automaticamente che una comunità, un’infrastruttura o un sistema economico siano diventati più resilienti.
Il monitoraggio deve concentrarsi sui risultati effettivamente raggiunti
Secondo il CMCC, il monitoraggio deve quindi concentrarsi sui risultati effettivamente raggiunti, valutando in quale misura gli interventi realizzati abbiano ridotto la vulnerabilità e migliorato la capacità di risposta. Questo cambiamento di prospettiva consentirebbe di identificare le misure più efficaci, correggere quelle insufficienti e replicare le esperienze positive. Un approccio basato su indicatori e risultati misurabili permetterebbe inoltre di rafforzare la responsabilità delle istituzioni e di orientare in modo più efficiente gli investimenti pubblici destinati all’adattamento climatico.
Protezione finanziaria e assicurazioni contro i rischi climatici
Il documento richiama anche un aspetto sempre più rilevante per la sostenibilità economica dell’adattamento: la protezione finanziaria dalle perdite provocate dagli eventi climatici estremi. Secondo lo studio questa dimensione dovrebbe diventare un obiettivo esplicito delle politiche pubbliche europee. Le assicurazioni possono svolgere un ruolo importante nel sostenere la capacità di recupero di famiglie, imprese e istituzioni dopo un evento estremo. Tuttavia, le lacune nella copertura assicurativa espongono una parte significativa delle perdite economiche a rischi non adeguatamente protetti. Le conseguenze possono estendersi ben oltre i singoli proprietari o operatori economici, coinvolgendo infrastrutture critiche e servizi essenziali. Integrare prevenzione, adattamento e strumenti di protezione finanziaria rappresenta quindi una componente fondamentale di una strategia europea di resilienza realmente efficace.
Il contributo del CMCC alla resilienza climatica europea
La Fondazione CMCC partecipa a numerose iniziative scientifiche europee finalizzate a migliorare la conoscenza e la gestione dei rischi climatici. Tra queste figura il primo European Climate Risk Assessment (EUCRA), pubblicato nel 2024 dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) e coordinato dal CMCC. La valutazione ha individuato 36 principali rischi climatici per l’Europa, identificando quelli che richiedono interventi più urgenti. Il CMCC ha contribuito all’identificazione e all’analisi dei rischi, alla definizione delle priorità di intervento e allo sviluppo di strumenti interattivi per la consultazione dei dati.
Un altro progetto strategico è FUTURA, finanziato dal programma Horizon Europe e coordinato dal CMCC, che coinvolge 40 istituzioni impegnate nella modellizzazione climatica, nella valutazione degli impatti, nell’analisi degli scenari socioeconomici e nello sviluppo delle infrastrutture di dati. L’obiettivo è rafforzare l’integrazione tra queste discipline, favorendo la costruzione di scenari futuri più coerenti e completi. A livello territoriale, il progetto europeo CLIMAAX sviluppa invece metodologie e strumenti condivisi per aiutare regioni e comunità locali a valutare i rischi climatici e le proprie vulnerabilità. Il contributo del CMCC punta in generale a rendere le analisi maggiormente armonizzate e confrontabili, senza perdere di vista le specificità dei diversi territori.














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