Quanto può incidere il rischio climatico sul valore degli asset aziendali e sulla loro esposizione finanziaria? Eventi estremi, come alluvioni e ondate di calore, possono compromettere l’integrità e l’operatività di stabilimenti, immobili e impianti, con inevitabili ripercussioni economiche. Per le imprese, valutare questi rischi significa comprendere le proprie vulnerabilità, individuare le misure di adattamento su cui investire e disporre di informazioni “spendibili” nel dialogo con banche, assicurazioni, revisori e certificatori. La sfida si sostanzia nel quantificare le conseguenze del cambiamento climatico e integrarle nei processi di pianificazione e gestione aziendale.
È in questo contesto che si inserisce la partecipazione di Atlante a Ecomondo 2026, la manifestazione di riferimento in Europa e nel Mediterraneo per la green, blue e circular economy in programma a Rimini dal 3 al 6 novembre.
Per la società di consulenza specializzata in finanza agevolata, sostenibilità e innovazione industriale sarà un’occasione per confrontarsi con imprese e stakeholder sulle sfide della transizione e presentare il Climate Risk Statement, il servizio sviluppato per quantificare l’esposizione climatica degli asset e contribuire a integrare la valutazione del rischio climatico nelle decisioni strategiche.
«La transizione sostenibile non è più un tema da affrontare in prospettiva, ma una trasformazione che coinvolge già le strategie aziendali, i modelli organizzativi e le decisioni di investimento – osserva Manuela Loreti, Marketing & Communication Manager di Atlante Group – Tornare a Ecomondo significa, quindi, dare continuità alle relazioni che già intratteniamo con il mercato e rafforzare il ruolo di interlocutore nei confronti delle imprese che desiderano integrare la sostenibilità nelle proprie strategie».
Ecomondo, un’opportunità per dialogare con il mercato e sviluppare nuove collaborazioni
Per Atlante, la partecipazione a Ecomondo rappresenta un’occasione per consolidare le relazioni con clienti e partner, confrontarsi con le loro rinnovate esigenze e incontrare nuove realtà interessate ad avviare o accelerare il proprio percorso di sostenibilità.
Il confronto diretto assume particolare rilevanza in un contesto in cui le sfide ambientali e climatiche richiedono competenze diverse e approcci capaci di integrare aspetti tecnici, economici e strategici. La manifestazione rappresenta, in questo senso, un contesto nel quale individuare i bisogni emergenti e creare le condizioni per nuove collaborazioni.
«Non consideriamo la partecipazione alla fiera soltanto un’occasione di visibilità, ma soprattutto un’opportunità per generare relazioni di valore e trasformare il dialogo con le imprese in progetti concreti – sottolinea Loreti –. Intendiamo costruire rapporti che possano proseguire oltre i giorni della manifestazione, favorendo lo sviluppo di iniziative coerenti con le necessità delle aziende e con le trasformazioni in atto nel mercato».
Dalla compliance alla strategia: come evolve l’approccio delle imprese alla sostenibilità
Dal dialogo con le imprese, emerge una necessità sempre più chiara: superare una visione della sostenibilità circoscritta agli obblighi normativi per integrarla nelle strategie aziendali. A tal fine, le organizzazioni devono essere nelle condizioni di individuare i rischi e le opportunità più rilevanti per la propria attività, definire le priorità di intervento e orientare di conseguenza risorse e investimenti.
In questo percorso, la disponibilità di informazioni affidabili e strumenti di analisi è fondamentale poiché aiutano a tradurre la complessità delle sfide ambientali in elementi concreti a supporto del management. La sostenibilità, infatti, acquista valore quando riesce a incidere sulla pianificazione, sulle scelte operative e sulla gestione quotidiana dell’impresa.
È su questa esigenza che si fonda l’approccio di Atlante, che punta ad accompagnare le aziende nell’individuazione delle priorità e nella definizione di percorsi coerenti con i rispettivi obiettivi e le caratteristiche del contesto in cui operano.
«Non esiste, infatti, un modello valido indistintamente per tutte le organizzazioni: le strategie devono tenere conto delle specificità di ciascuna impresa e delle sfide che è chiamata ad affrontare» spiega la Marketing & Communication Manager di Atlante.
Dati e gestione del rischio per rafforzare la competitività
Guardando ai prossimi anni, secondo Loreti, diventerà sempre più decisiva la capacità di integrare sostenibilità, gestione del rischio e pianificazione strategica. Gli effetti dei cambiamenti climatici, la disponibilità delle risorse, l’evoluzione del quadro normativo e le aspettative del mercato sono fattori destinati a incidere non solo sugli obblighi di rendicontazione, ma anche sulle scelte operative, sulle decisioni di investimento e sulle relazioni lungo le filiere.
In questo contesto, un elemento distintivo sarà la capacità di tradurre i dati in decisioni concrete. Raccogliere informazioni non basta: è necessario interpretarle, individuare le priorità e definire azioni coerenti con gli obiettivi aziendali.
La sostenibilità può così diventare una leva per rafforzare resilienza e competitività. «Anticipare i rischi, comprendere le trasformazioni in atto e adattare di conseguenza strategie e modelli operativi consente alle imprese di prepararsi meglio all’incertezza. È in questa direzione che Atlante intende operare – precisa Loreti -, mettendo a disposizione competenze, strumenti e visione strategica».
Climate Risk Statement: misurare il rischio climatico per orientare le decisioni
In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più intrecciata con le scelte economiche e strategiche, la capacità di ascoltare le imprese, interpretarne le esigenze e mettere a disposizione strumenti adeguati diventa un elemento centrale per affrontare la transizione.
Tra le soluzioni che Atlante porterà a Ecomondo 2026 figura il Climate Risk Statement, un servizio sviluppato per rispondere alla necessità di individuare e quantificare le possibili conseguenze del cambiamento climatico sugli asset aziendali.
Dalla comprensione del rischio alla possibilità di misurarlo
«Il Climate Risk Statement nasce dall’esigenza di colmare un divario sempre più evidente: quello tra la necessità di comprendere i rischi legati al cambiamento climatico e l’abilità nel tradurli in informazioni concrete, quantificabili e utilizzabili nei processi decisionali» prosegue Loreti.
Le imprese si confrontano, infatti, con richieste crescenti da parte di banche, assicurazioni, certificatori e clienti, che chiedono informazioni più strutturate sull’esposizione climatica di stabilimenti, immobili e impianti.
Una descrizione qualitativa dei rischi può non essere sufficiente: è importante comprenderne anche le potenziali implicazioni economiche e finanziarie, considerando orizzonti temporali coerenti con la vita dei beni e con le decisioni di investimento.
Una componente della pianificazione strategica
Il servizio è dunque concepito per tradurre queste informazioni in un documento sintetico e verificabile, attraverso una struttura che mette in relazione il profilo di rischio climatico con variabili rilevanti per le valutazioni aziendali e finanziarie.
Tra gli indicatori considerati figurano il Climate-VaR, la sensibilità del rapporto tra finanziamento e valore dell’asset (Loan-to-Value) e la variazione del rischio di insolvenza associato all’esposizione creditizia in relazione al profilo climatico del bene.
Lo scopo è offrire alle imprese una base informativa per comprendere le proprie vulnerabilità, dialogare con gli interlocutori finanziari e assicurativi e orientare gli interventi di adattamento. Così il rischio climatico, anziché restare confinato a un mero esercizio documentale, viene ricondotto a una dimensione utile alla pianificazione.
«Perché conoscere il rischio è fondamentale, ma poterlo misurare, monitorare e collegare alle decisioni di oggi è ciò che consente alle imprese di prepararsi in modo più consapevole alle sfide future» conclude Loreti.













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