Il digitale “fa bene” all’agrifood? L’evoluzione verso l’Agricoltura 4.0 porta benefici concreti? Certamente molti di questi benefici li abbiamo raccontati su Agrifood.Tech ma accanto alle esperienze e alle storie delle aziende come si possono dimostrare i risultati ottenuti?
Il progetto europeo QuantiFarm per misurare l’impatto delle tecnologie digitali in condizioni operative reali
Proprio per consegnare alle imprese e alla comunità scientifica un quadro oggettivo del ruolo dell’innovazione digitale nel mondo agricolo è stato affidato a QuantiFarm, il progetto europeo finanziato nell’ambito di Horizon Europe il compito di misurare l’impatto delle tecnologie digitali in condizioni operative reali.
QuantiFarm ha coinvolto per questa analisi 32 organizzazioni europee, tra cui il Politecnico di Milano, attraverso l’Osservatorio Smart AgriFood e il Food Sustainability Lab con l’obiettivo di analizzare i fenomeni ben oltre le potenzialità teoriche dell’innovazione, per verificare quali tecnologie sono effettivamente in grado di produrre un reale valore per le imprese agricole e in quali condizioni.
Considerando che le prospettive legate al rapporto tra innovazione digitale e agricoltura si muovono in uno spettro molto vasto di applicazioni, dai sensori per il monitoraggio delle colture ai robot di mungitura, dalle piattaforme di gestione aziendale ai sistemi intelligenti per l’irrigazione è quanto mai necessario disporre di una analisi che unisca la potenzialità dell’innovazione con tutti i fattori che concorrono alla sua reale adozione e integrazione nelle attività quotidiane. Proprio perché in tutte queste applicazioni l’agricoltura digitale deve dimostrare di poter generare contemporaneamente benefici economici, ambientali e sociali concreti, e deve di fatto contribuire a rendere le aziende agricole più efficienti e sostenibili.
Agricoltura digitale: benefici economici in 23 casi su 30
In concreto, la ricerca QuantiFarm ha analizzato 30 casi studio distribuiti in 20 Paesi europei e ha coinvolto oltre 100 aziende agricole operanti in differenti contesti produttivi e climatici. Le tecnologie esaminate hanno abbracciato i sistemi di supporto alle decisioni (DSS), le stazioni agrometeorologiche, i sensori, le piattaforme di farm management, gli strumenti per la fertilizzazione di precisione, i sistemi di irrigazione intelligente e i robot per la mungitura e l’alimentazione degli animali.
I risultati evidenziano un quadro positivo. Considerando la media dei tre anni di sperimentazione, 23 casi su 30 hanno registrato un beneficio economico netto derivante dall’adozione delle tecnologie digitali. In quattro casi i risultati sono stati differenti a seconda della coltura interessata, mentre in tre è stata rilevata una perdita economica, riconducibile principalmente a condizioni climatiche sfavorevoli, caratteristiche agronomiche o vincoli operativi.
Questi risultati confermano che il valore dell’innovazione digitale dipende non soltanto dalla tecnologia adottata, ma anche dal contesto produttivo e dalla capacità dell’azienda di integrarla nei propri processi.
Investimenti digitali: il ritorno economico cresce nel tempo
Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca riguarda la sostenibilità economica degli investimenti. L’analisi finanziaria di medio-lungo periodo mostra che, nella maggior parte dei casi, i benefici tendono a consolidarsi e ad aumentare nel tempo. Per alcune soluzioni, in particolare sistemi di supporto alle decisioni, piattaforme di gestione aziendale e sensori utilizzati in campo, il recupero dell’investimento può avvenire entro uno o due cicli produttivi. Il miglioramento delle decisioni agronomiche, la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione dell’impiego delle risorse contribuiscono infatti ad accrescere progressivamente il valore economico delle tecnologie.
Raffaella Cagliano, direttrice del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e responsabile scientifica del Food Sustainability Lab del Politecnico di Milano ha osservato in una nota di informazione su QuantiFarm che «non basta promuovere l’innovazione tecnologica, ma è sempre più necessario capire quali strumenti funzionano davvero, in quali contesti e con quali ricadute economiche, ambientali e sociali».
Agricoltura digitale e sostenibilità ambientale: meno sprechi e maggiore efficienza
Accanto ai risultati economici, QuantiFarm ha evidenziato il contributo delle tecnologie digitali alla sostenibilità ambientale delle attività agricole. Le soluzioni analizzate hanno consentito di migliorare l’efficienza nell’utilizzo di risorse e fattori produttivi, tra cui fertilizzanti, prodotti fitosanitari, mangimi, antibiotici e farmaci veterinari. Particolarmente rilevanti sono i benefici associati alla gestione dell’acqua e alla fertilizzazione di precisione. Sensori, strumenti di monitoraggio e sistemi decisionali permettono infatti di calibrare gli interventi sulla base delle effettive esigenze delle colture, riducendo consumi e sprechi.
In oltre due terzi dei confronti effettuati è stato osservato un incremento della produttività associato all’adozione delle tecnologie digitali. Il digitale può quindi contribuire a conciliare due esigenze fondamentali per il futuro dell’agricoltura europea: aumentare l’efficienza produttiva e ridurre la pressione sulle risorse naturali.
Automazione e qualità del lavoro nelle aziende agricole
Il progetto ha valutato anche gli impatti sociali dell’innovazione, con particolare attenzione all’organizzazione del lavoro. L’introduzione di sistemi di monitoraggio da remoto, piattaforme digitali e tecnologie automatiche ha favorito una maggiore flessibilità nella gestione delle attività quotidiane. Negli allevamenti, ad esempio, i robot di mungitura e i sistemi automatici di alimentazione possono ridurre la necessità di interventi manuali ripetitivi, mentre le piattaforme digitali semplificano le attività amministrative e il controllo delle performance aziendali. Ne deriva una migliore gestione del tempo e una maggiore possibilità per gli agricoltori di concentrarsi sulle attività a più alto valore aggiunto.
QuantiFarm come modello per misurare il valore dell’innovazione agricola
Uno dei risultati del progetto riguarda poi lo sviluppo di metodologie e strumenti per valutare in modo integrato gli impatti economici, ambientali e sociali delle tecnologie digitali.
Filippo Maria Renga, coordinatore delle attività europee e internazionali degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano ha a sua volta precisato che «Con QuantiFarm il Politecnico di Milano ha contribuito a rendere più trasparente e misurabile il valore delle tecnologie digitali in agricoltura. Abbiamo offerto a imprese, advisor e decisori strumenti rigorosi per valutare non solo i benefici economici, ma anche gli impatti ambientali e sociali delle soluzioni adottate».
Dal punto di vista operativo il progetto ha coinvolto università, centri di ricerca, associazioni agricole e imprese tecnologiche, tra cui Confagricoltura, Copa-Cogeca, CEMA, Teagasc, Delphy e IDELE. E questo approccio collaborativo ha permesso di mettere in relazione le esigenze delle aziende agricole con le competenze della ricerca e dell’industria, favorendo una valutazione delle tecnologie basata su evidenze concrete.
Il futuro dell’agricoltura digitale grazie alle misurazioni di QuantiFarm
Con la conclusione del progetto QuantiFarm, le metodologie e le conoscenze sviluppate continueranno a essere utilizzate nell’ambito di nuove iniziative europee di ricerca e innovazione. Tra queste figurano GreenFit, Farmory, Agritechvalley e CeAmplify, oltre alle attività dell’Osservatorio Smart AgriFood, del Food Sustainability Lab e dell’Osservatorio Dairy Innovation.
Grazie al lavoro condotto con QuantiFarm si può evidenziare che la digitalizzazione dell’agricoltura va ben oltre i confini della tecnologia, ma rappresenta una leva concreta per migliorare la competitività e la sostenibilità del settore. L’innovazione dimostra di produrre risultati duraturi, ma è necessario tuttavia accompagnarne gli investimenti con competenze adeguate, strumenti di valutazione e una conoscenza approfondita delle caratteristiche delle singole realtà produttive.
La sfida non è quindi semplicemente introdurre nuove tecnologie nei campi e negli allevamenti, ma individuare quelle capaci di generare valore misurabile, migliorando contemporaneamente le performance economiche, la gestione delle risorse e la qualità del lavoro agricolo.













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