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Digitale e sostenibilità: cosa pensano gli under 30


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Per il 46% degli under 30 italiani, l’impatto ambientale del digitale è importante quanto quello dei combustibili fossili. L’Osservatorio di Angelini Industries indaga consumi, scelte d’acquisto e fiducia nel cambiamento: rileva una crescita di attenzione ai temi sociali e uno scetticismo sugli obiettivi sostenibili

Pubblicato il 1 ott 2026



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Per valutare e seguire da vicino il rapporto tra digitale e sostenibilità occorre salire su una sorta di altalena e considerare che ci si deve muovere tra due grandi dimensioni: un digitale che aiuta la sostenibilità e un digitale che impatta sulla sostenibilità.

Il presupposto di qualsiasi analisi è che anche il digitale lascia un’impronta ambientale. Ricerche online, domande all’intelligenza artificiale, video in streaming e file archiviati nel cloud fanno parte di un ecosistema tecnologico i cui impatti devono essere valutati in diretta relazione con le tante opportunità che le soluzioni digitali per la sostenibilità sono in grado di mettere a disposizione e di aziende e Pubbliche amministrazioni.

In entrambi i casi si tratta di fenomeni che attirano sempre più l’attenzione delle nuove generazioni e con questo servizio, con il quale intendiamo dare spazio alla terza edizione dell’Osservatorio Giovani & Sostenibilità, promosso da Angelini Industries con Quorum/YouTrend e CSA Research, ci soffermiamo in particolare sull’impatto del digitale.

Il dato che emerge in modo più consistente dalla ricerca riguarda il 46% degli under 30 italiani che considera gli impatti ambientali della tecnologia tanto gravi quanto quelli dei combustibili fossili o della deforestazione. Un dato molto significativo anche considerando che nel resto della popolazione la quota si ferma al 41%.

Questa evidenza descrive la percezione degli intervistati, senza però stabilire un’equivalenza tra le emissioni dei diversi settori. La si può considerare una sorta di indicazione su come la dimensione ambientale del digitale sia entrata nel dibattito sulla sostenibilità, anche tra chi utilizza quotidianamente le nuove tecnologie.

L’impronta del digitale tra efficienza e riuso

L’Osservatorio nasce per monitorare nel tempo aspettative, comportamenti e sensibilità delle nuove generazioni rispetto ai temi ESG. Questa edizione della ricerca approfondisce anche il rapporto con il “bioma digitale”, inteso come l’ecosistema interconnesso nel quale convivono ambiente naturale e dimensione tecnologica.

Per il 45% dei giovani, la prima azione da intraprendere per contenere gli impatti delle tecnologie consiste nel ridurre i consumi energetici dei nuovi dispositivi. Sul piano dei comportamenti, il 64% dichiara di utilizzare i propri device in modo efficiente.

Meno diffusa è la scelta di acquistare smartphone e computer usati o rigenerati, indicata dal 22% degli intervistati. L’efficienza nell’utilizzo rappresenta quindi la pratica più frequente tra quelle riportate, mentre le soluzioni legate al riuso coinvolgono una quota più contenuta del campione.

La sostenibilità comprende sempre più il benessere sociale

La tutela dell’ambiente resta centrale nella definizione di sostenibilità: il 57% degli under 30 la associa principalmente alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività umane, con un aumento di sei punti percentuali rispetto al 2025.

Parallelamente, cresce una visione che comprende anche la dimensione sociale. Il 34% ritiene che essere sostenibili significhi promuovere insieme protezione dell’ambiente e benessere sociale. Nella precedente edizione questa quota era pari al 26%.

Per Isabella Falautano, Chief Sustainability & Holding Communication Officer di Angelini Industries, i risultati indicano il progressivo superamento di una lettura esclusivamente ambientale della sostenibilità. Alla tutela delle risorse si affianca una maggiore attenzione alla responsabilità condivisa e allo sviluppo collettivo.

Le scelte d’acquisto e la distanza tra generazioni

Questa sensibilità emerge anche nei consumi. A parità di qualità, il 60% dei giovani si dichiara disposto a pagare un po’ di più per un prodotto realmente sostenibile, contro il 42% del resto della popolazione.

Lo scarto generazionale riguarda anche il rapporto con i marchi: il 47% degli under 30 afferma di aver boicottato brand ritenuti socialmente iniqui, rispetto al 35% degli over 30. Sono dati che restituiscono alle imprese una richiesta di coerenza tra prodotti, comportamenti e impegni dichiarati. Sergio Marullo di Condojanni, CEO di Angelini Industries, sottolinea proprio la necessità di rendere la sostenibilità concreta e capace di incidere sulla vita delle persone, integrandola con innovazione e competitività.

Lo scetticismo non ferma la partecipazione

Alla disponibilità ad agire si accompagna una diffusa sfiducia: il 56% degli intervistati ritiene che gli obiettivi di sostenibilità siano destinati a non essere realizzati. Questa disillusione, tuttavia, convive con la volontà di assumere un ruolo nel cambiamento. Il 42% degli under 30 è convinto che spetti alle nuove generazioni dare l’impulso maggiore alla sostenibilità.

Rispetto alla rilevazione precedente, diminuisce dal 37% al 34% la quota di chi attribuisce questa responsabilità alla politica e alle grandi potenze globali. Cresce invece dal 34% al 37% il peso assegnato all’azione dei singoli cittadini. Aumenta anche il ruolo riconosciuto all’innovazione tecnologica, che passa dal 17% al 20%. La tecnologia occupa così una posizione duplice nelle risposte dei giovani: suscita preoccupazione per i propri impatti ambientali e viene contemporaneamente considerata uno strumento per affrontare le sfide della sostenibilità.

Generazione Alpha: il digitale è già parte della quotidianità

La ricerca dedica un approfondimento alla Generazione Alpha, composta dai nati a partire dal 2010. Rispetto agli under 30, i più giovani mostrano una minore conoscenza teorica della sostenibilità e un approccio più legato all’esperienza diretta e all’osservazione della realtà.

Nel campione analizzato, il 94% possiede uno smartphone, il 73% un computer e il 66% utilizza un tablet. Il possesso del PC risulta meno diffuso rispetto agli under 30, tra i quali raggiunge l’82%. Anche l’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata: il 62% dichiara di averne fatto uso, una quota vicina al 67% degli under 30 e superiore al 56% della popolazione italiana.

L’AI viene impiegata soprattutto per lo studio, con un forte ricorso a strumenti grafici e generatori di immagini. Il quadro evidenzia quanto sia rilevante accompagnare l’uso quotidiano delle tecnologie con una maggiore comprensione dei loro impatti.

Il bilancio di sostenibilità di Angelini Industries

I risultati dell’Osservatorio sono stati sintetizzati nel Bilancio di sostenibilità 2025 di Angelini Industries, pubblicato volontariamente e sottoposto a revisione indipendente. Il documento rendiconta le performance ESG e l’avanzamento del piano triennale avviato nel 2024, articolato in 14 obiettivi ambientali, sociali e di governance.

Sul fronte della governance, il gruppo riferisce di aver assegnato obiettivi collegati a indicatori ESG ai manager responsabili delle funzioni interessate dai temi di sostenibilità.

Per quanto riguarda le persone, il bilancio riporta il mantenimento del risultato di zero infortuni gravi sul lavoro e oltre 155mila ore di formazione, con una media di 41,4 ore per dipendente. Il 6% delle ore è stato erogato attraverso Angelini Academy, diventata nel 2026 una società autonoma di open education, con iniziative e borse di studio rivolte anche ai giovani talenti.

Nella catena di fornitura, al 31 dicembre 2025 il 66% dei fornitori risultava valutato secondo criteri ESG, con l’obiettivo di superare il 90% entro il 2027. Sul piano ambientale, il gruppo dichiara il 100% di approvvigionamento di elettricità rinnovabile certificata per le sedi italiane, una riduzione del 25% delle emissioni di CO₂ rispetto al 2024 e un aumento del 28% dell’energia rinnovabile autoprodotta, arrivata a 9.292 GJ.

L’ascolto delle nuove generazioni si affianca così alla rendicontazione degli impegni aziendali in una relazione che richiama il tema centrale emerso dall’Osservatorio: la credibilità della sostenibilità passa dalla capacità di tradurre le aspettative in azioni e risultati verificabili.

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