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Celotto: dall’eco-design all’AI, l’innovazione sostenibile in Electrolux


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La sostenibilità evolve da obbligo di reporting a leva strategica per l’innovazione industriale: Monica Celotto, Head of Product Sustainability Performance, spiega come Electrolux Group integra digitale, AI e dati nella Twin Transition in un approccio che trasforma gli obiettivi ambientali in valore per business, consumatori e filiera

Pubblicato il 17 set 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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Innovazione sostenibile Electrolux
Monica Celotto, Head of Product Sustainability Performance, del team Environmental Sustainability di Electrolux Group




Il percorso verso una sostenibilità che sta diventando sempre più un driver di innovazione, che affianca gli ambiti rendicontativi e che influenza e stimola in modo sempre più integrato la strategia industriale. La testimonianza di Monica Celotto, Head of Product Sustainability Performance, del team Environmental Sustainability di Electrolux Group in questo confronto con ESG360.it conferma come la sostenibilità, nel mondo industriale e manifatturiero stia assumendo una postura sempre più pragmatica.

Celotto spiega come, supportata dal framework “For the Better”, l’azienda stia affrontando la sfida climatica con un approccio sempre più “consumer-centrico”, accompagnando gli obiettivi ambientali a benefici tangibili per l’utente, come ad esempio nel caso del risparmio energetico e della longevità dei prodotti stessi.

Ma la vera svolta è rappresentata dalla “Twin Transition”: da una integrazione sempre più concreta tra digitale e sostenibilità che permette di ottimizzare i consumi in tempo reale tramite l’Intelligenza artificiale e di migliorare l’eco-design grazie all’analisi dei dati d’uso reali, rendendo l’efficienza un valore condiviso tra azienda, consumatore e pianeta.

Il confronto ha toccato i diversi punti “caldi” che offrono oggi una visione ampia dell’evoluzione della sostenibilità e del rapporto tra sustainability management e innovazione.

Quali sono i punti di riferimento della vostra strategia di sostenibilità? Quali sono gli obiettivi principali e le criticità?

Va subito precisato che la nostra strategia ha un punto di riferimento molto preciso rappresentato dal framework “For the Better” che definisce una direzione chiara per quanto riguarda la leadership, il valore del business e la comunicazione del Gruppo nell’ambito della sostenibilità. Un vero e proprio quadro strategico, lanciato per la prima volta una decina di anni fa, che viene sottoposto a una revisione ciclica per considerare con la massima attenzione sia l’evoluzione del mercato, sia le aspettative degli stakeholder.

Il framework, aggiornato e rilanciato quest’anno, si articola su tre pilastri: Better Company, relativo alle operations e alle supply chain , Better Solution, funzionale ai prodotti e ai servizi sostenibili e Better Living, che punta a fornire ispirazione e modelli per stili di vita più consapevoli e contribuire a un cambiamento positivo per la società, a beneficio delle persone, del pianeta e del business.

Entrando nel merito degli obiettivi e delle criticità va osservato che  il cuore della nostra materialità risiede sostanzialmente nei prodotti: circa l’85% del nostro impatto climatico deriva dalla fase d’uso, ovvero dall’energia consumata durante l’utilizzo, mentre il 10% è legato ai materiali (nel 2021, anno di riferimento per i nostri target climatici). Per queste ragioni abbiamo fissato un obiettivo Science Based Targets (SBTi) ambizioso e un target di contenuto riciclato del 35% per plastica e acciaio nei prodotti realizzati dal Gruppo entro il 2030. In questo ambito, da segnalare le criticità che riguardano la maturità delle infrastrutture di riciclo a livello globale e le sfide normative, come ad esempio nel caso del CBAM, per il quale anche il nostro CEO, in un recente editoriale su LinkedIn, ha auspicato un approccio più ampio, che comprenda materie prime e prodotti finiti, che eviti l’introduzione di soglie arbitrarie che possano alterare le condizioni di concorrenza per l’industria manifatturiera europea, concepito con una prospettiva di lungo termine.

Cosa significa integrare la sostenibilità nella strategia industriale e quale ruolo svolge l’innovazione digitale?

Integrare la sostenibilità significa considerarla una delle “pareti” portanti della nostra “casa” strategica, totalmente allineata alla visione aziendale. Non si tratta solo di adempiere a norme, ma di creare un approccio win-win dove i temi rilevanti per il pianeta sono rilevanti anche per il consumatore e per il business.

L’innovazione digitale è la leva che rende questa integrazione possibile: non è fine a se’ stessa, ma serve a offrire esperienze eccezionali per tutto il ciclo di vita del prodotto. Attraverso soluzioni digitali, trasformiamo concetti a volte per certi aspetti “astratti” o comunque non facili da misurare, in vantaggi molto concreti come la riduzione degli sprechi alimentari o la maggiore efficienza ed efficacia nella cura dei tessuti. E ciò va oltre il singolo prodotto, va visto nell’ottica di un ecosistema integrato sempre più ricco di servizi e prodotti accessori, sia fisici che digitali, che permettono di mantenere una relazione  attiva con i consumatori, continuando a generare valore per loro e per il business.

In relazione alla “Twin Transition”, come si realizza la convergenza tra digitale e sostenibilità nella pratica operativa?

La convergenza si manifesta a nostro avviso su due ambiti, entrambi focalizzati sull’utilizzo del consumatore, anche se in modi diversi. In termini operativi, stiamo lavorando per ampliare sempre più l’offerta delle “Smart-enabled functionalities” che possano aiutare il consumatore ad utilizzare i nostri prodotti in modo più sostenibile, semplicemente ed intuitivamente. La connettività e le nuove tecnologie digitali quali l’AI permettono di guidare l’utente verso utilizzi più efficienti, come suggerire cicli di lavaggio a bassa temperatura nel caso di lavatrici e lavastoviglie o cotture che preservano i valori nutrizionali, migliorando nel contempo i risultati esperienziali e i consumi energetici. Esempi concreti includono la funzionalità  AI CoolAssist in alcuni frigoriferi (come ad esempio le Serie 600, 700, 800 e 900 da incasso), che adatta automaticamente i cicli di raffreddamento in base ai pattern d’uso. Un’altra opportunità offerta dalle nuove tecnologie è quella della diagnostica da remoto, che facilita la riparabilità e contribuisce ad aumentare la durata dell’elettrodomestico. La connettività inoltre offre la possibilità di aggiornare i prodotti nel tempo e migliorarli integrando nuove funzionalità.

Internamente, l’uso di algoritmi avanzati e dati connessi ci permette di capire come i prodotti vengono usati realmente, consentendoci di affinare i protocolli di test e migliorare l’eco-design in fase di progettazione. Lungo tutta la catena del valore, il digitale rappresenta poi un fattore abilitante che ottimizza l’uso di risorse e materiali nelle operazioni produttive.

A che punto siete in termini di disponibilità e affidabilità dei dati relativi alle performance di sostenibilità?

Questo è un punto molto importante. Disponiamo di processi robusti e di una struttura IT dedicata che convoglia dati da molteplici fonti (come vendite, manufacturing, attributi di prodotto) in rappresentanza di sistemi diversi. Questi dati alimentano dashboard interne che monitorano costantemente i nostri KPI. Il rigore del dato relativo alla sostenibilità è paragonabile a quello finanziario, anche in relazione agli adempimenti previsti dalla CSRD. Mi piace a questo proposito sottolineare che la qualità del nostro operato è confermata da riconoscimenti esterni come l’inclusione nella “A list” del CDP sul cambiamento climatico e nel S&P Global Sustainability Yearbook, oltre all’attestazione di S&P che riconosce la presenza di Electrolux Group per ben 25 anni consecutivi nella sua Valutazione Globale della Sostenibilità Aziendale (CSA). Inoltre, lavoriamo costantemente con la supply chain per ottenere dati primari sempre più precisi sull’impegno dei nostri fornitori verso la sostenibilità e stiamo integrando l’Intelligenza artificiale per migliorare i processi metodologici e di calcolo.

In che modo i dati ambientali entrano nei processi decisionali quotidiani e influenzano le strategie?

I dati ambientali hanno un ruolo strategico integrale. I KPI di sostenibilità sono monitorati periodicamente dai Leadership Team e dal Sustainability Board del Gruppo, e vengono discussi insieme ai risultati finanziari. Inoltre, il raggiungimento degli obiettivi climatici è sostanzialmente integrato nei sistemi di incentivi a lungo termine (long-term incentives) per il senior management.

A livello operativo poi i dati di Life Cycle Assessment (LCA) supportano l’R&D nell’eco-design e aiutano il marketing a sviluppare claim commerciali basati su chiare e specifiche evidenze scientifiche.

Qual è il coinvolgimento del team di Sustainability Management nella data governance?

Il nostro ruolo è centrale e duplice. Da un lato agiamo come garanti del rigore metodologico, validando i modelli di calcolo, le assunzioni e le fonti dei dati (primarie e secondarie). Dall’altro, facilitiamo il dialogo tra il business e il top management affinché i dati non siano solo numeri in una dashboard, ma diventino driver reali per azioni di miglioramento continuo e per l’implementazione delle roadmap strategiche.

Con quali funzioni aziendali collaborate maggiormente?

La collaborazione è trasversale. Interagiamo con il Group Management, le Regions e le Product Lines per la pianificazione strategica; con R&D, Procurement, Manufacturing e Marketing per l’attuazione operativa delle roadmap; e con Investor Relations, Finance, Legal e Regulatory Affairs per le attività di reporting e la conformità normativa.

Questa integrazione è fondamentale per garantire che la sostenibilità sia presente in ogni fase, dallo sviluppo della strategia, fino all’esecuzione operativa e alla comunicazione agli stakeholder.

Come valuta l’evoluzione del ruolo del sustainability management? Come sta cambiando il rapporto con l’innovazione?

Il ruolo sta evolvendo verso una visione più analitica e sistemica, capace di ragionare su interconnessioni lungo tutta la catena del valore. Questo è a mio avviso l’elemento trasformativo più rilevante anche dal punto di vista strategico per le imprese.

Un sustainability manager oggi deve possedere forti competenze digitali per gestire i dati e cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. La funzione è sempre più legata alla sperimentazione di modelli di business innovativi e partnership che massimizzino i benefici per il consumatore. In un contesto geopolitico e normativo in rapido cambiamento, l’agilità, la visione prospettica e la capacità di abilitare una governance strutturata sono diventate competenze indispensabili per guidare l’innovazione sostenibile.

Su questi temi leggi anche la precedente intervista a Monica Celotto su R&D e innovazione per la sostenibilità

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