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ETS, l’industria UE chiede una profonda riforma



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Confindustria, BDI e MEDEF presentano una posizione comune in vista della proposta della Commissione europea del 17 luglio sulla revisione dell’ETS. Tra le richieste: meno volatilità dei prezzi della CO2, CBAM più forte, ricavi destinati alla decarbonizzazione e maggiore tutela della competitività

Pubblicato il 13 lug 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



revisione ETS
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Punti chiave

  • Confindustria, BDI e MEDEF chiedono una profonda riforma dell’ETS e del mercato della CO2 per allinearlo a tecnologie disponibili, costi aziendali, infrastrutture e competizione internazionale.
  • Cinque priorità: riformare la MSR per ridurre volatilità; rafforzare il CBAM mantenendo quote gratuite; destinare ricavi aste alla decarbonizzazione; includere crediti e CCS; escludere marittimo e aviazione.
  • Motivazione: studio Milano‑Bicocca evidenzia riduzioni dovute a chiusure d’impianti più che all’effetto dell’ETS; si chiede equilibrio tra ambizione climatica e competitività per evitare delocalizzazioni.
Riassunto generato con AI


ETS, Confindustria, BDI e MEDEF chiedono una profonda riforma del mercato europeo della CO2

Il futuro del mercato europeo delle emissioni di CO2 entra in una fase decisiva. In vista della proposta che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, presenterà il 17 luglio sulla revisione dell’Emission Trading System (ETS), le principali organizzazioni industriali di Italia, Germania e Francia hanno deciso di prendere una posizione comune, chiedendo una riforma profonda del sistema per renderlo più coerente con le esigenze della transizione industriale.

Con una dichiarazione congiunta, Confindustria, la federazione industriale tedesca BDI e l’organizzazione francese MEDEF chiedono che il mercato europeo della CO₂ venga rivisto affinché tenga maggiormente conto delle tecnologie realmente disponibili, dei costi sostenuti dalle imprese, della disponibilità delle infrastrutture e della crescente competizione internazionale.

L’iniziativa rappresenta un passaggio significativo perché, per la prima volta, le associazioni industriali delle tre maggiori economie manifatturiere dell’Unione europea esprimono una posizione comune su uno degli strumenti cardine delle politiche climatiche europee.

Lo studio: le emissioni sono diminuite soprattutto per le chiusure industriali

A sostegno della richiesta di revisione, le tre associazioni richiamano anche un recente studio realizzato dall’Università di Milano-Bicocca, secondo cui tra il 2013 e il 2024 la riduzione delle emissioni nei settori coperti dall’ETS sarebbe stata determinata in misura prevalente dalla chiusura degli impianti produttivi, più che dall’effetto incentivante esercitato dal sistema di scambio delle quote di emissione.

Secondo l’industria, questo dato evidenzia la necessità di rivedere il funzionamento del mercato del carbonio affinché favorisca investimenti nelle tecnologie di decarbonizzazione invece di penalizzare la capacità produttiva europea.

Le cinque richieste dell’industria europea

Le organizzazioni che rappresentano complessivamente quasi 500 mila imprese individuano alcune priorità per la revisione del sistema ETS.

Market Stability Reserve (MSR)

La prima riguarda la Market Stability Reserve (MSR), il meccanismo che regola il numero di quote di emissione disponibili sul mercato. Secondo Confindustria, BDI e MEDEF occorre modificarne il funzionamento per evitare carenze artificiali di quote e ridurre l’elevata volatilità dei prezzi della CO₂, che rende più difficile programmare gli investimenti industriali.

Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)

Una seconda richiesta riguarda il rafforzamento del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Le associazioni chiedono di mantenere le quote gratuite di emissione e i sistemi di compensazione dei costi indiretti dell’ETS finché il CBAM non sarà pienamente efficace nel prevenire il rischio di delocalizzazione produttiva verso Paesi con normative ambientali meno stringenti.

Ricavi aste ETS

Il documento propone inoltre di destinare integralmente i ricavi generati dalle aste ETS al finanziamento della decarbonizzazione industriale, sostenendo gli investimenti necessari per rendere più sostenibili i processi produttivi.

Cattura e stoccaggio della CO2 (CCS)

Per il periodo successivo al 2030, le associazioni chiedono poi di ampliare gli strumenti utilizzabili per il raggiungimento degli obiettivi climatici, includendo crediti internazionali di alta qualità, tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) e sistemi di rimozione permanente del carbonio.

Escludere il trasporto marittimo e il settore dell’aviazione

Infine, il documento propone di escludere dall’ambito di applicazione del meccanismo ETS il trasporto marittimo e il settore dell’aviazione, ritenendo necessario un approccio differenziato per comparti caratterizzati da dinamiche competitive globali particolarmente complesse.

Competitività industriale al centro del dibattito

Alla base della posizione comune delle tre associazioni vi è la convinzione che la decarbonizzazione dell’economia europea debba procedere di pari passo con la tutela della competitività industriale.

Le imprese europee continuano infatti a confrontarsi con prezzi dell’energia superiori rispetto a quelli sostenuti da molti concorrenti internazionali, mentre la transizione richiede investimenti sempre più consistenti in tecnologie, elettrificazione, idrogeno, economia circolare e cattura della CO2.

Secondo Confindustria, BDI e MEDEF, un sistema ETS efficace deve quindi incentivare la riduzione delle emissioni senza determinare effetti indesiderati come la perdita di capacità produttiva o la rilocalizzazione delle attività industriali fuori dall’Unione europea.

Confindustria a Strasburgo in vista della proposta della Commissione

In vista della presentazione della proposta della Commissione europea, Confindustria ha partecipato nei giorni scorsi a una serie di incontri istituzionali a Strasburgo, in concomitanza con la sessione plenaria del Parlamento europeo.

Il confronto che si aprirà nelle prossime settimane sarà determinante per definire l’evoluzione del mercato europeo del carbonio e il ruolo che l’ETS continuerà a svolgere nel percorso verso la neutralità climatica. La sfida sarà trovare un equilibrio tra l’ambizione degli obiettivi climatici europei e la necessità di preservare la competitività del sistema manifatturiero, evitando che la transizione ecologica si traduca in una perdita di investimenti, occupazione e capacità industriale nel continente.

Il presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini ha messo in evidenza come “l’appello congiunto delle imprese di Italia, Francia e Germania, i tre motori industriali europei, a favore della revisione del sistema ETS sia un grido d’allarme che l’Europa non può ignorare. La tassa di compensazione della Co2 ha perso il suo significato originario e oggi rappresenta per le imprese uno sforzo non sostenibile che minaccia la sopravvivenza di intere filiere, rendendo impossibile competere ad armi pari nei mercati globali. L’azione di Confindustria, Medef e BDI è un atto europeista, di buon senso, in una fase in cui la competizione sistemica tra i tre principali blocchi economico-politici si gioca su tutti i fronti e con tutte le armi a disposizione. Per evitare la deindustrializzazione e far ripartire l’industria chiediamo alla Commissione europea un quadro regolatorio capace di coniugare ambizione climatica e competitività industriale e di salvaguardare la base produttiva europea: in caso contrario ci troveremo di fronte alla concessione di un ulteriore vantaggio competitivo a USA e Cina”.

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