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Il Parlamento UE “allarga” il CBAM ai downstream goods



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La commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato una proposta per rafforzare il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). L’obiettivo è estendere il meccanismo a nuovi prodotti, chiudere le scappatoie contro l’elusione e sostenere la decarbonizzazione dell’industria europea

Pubblicato il 8 lug 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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Il Parlamento europeo rafforza il CBAM: più prodotti coperti e nuove misure contro l’elusione

Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, si prepara a diventare più incisivo. La commissione Ambiente, Clima e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo (ENVI) ha infatti approvato la propria posizione negoziale sulla proposta della Commissione europea che punta a rafforzare lo strumento, ampliandone il campo di applicazione e introducendo nuove misure per contrastare possibili fenomeni di elusione.  Sempre in questi giorni la Commissione UE ha adottato la revisione degli strumenti ESRS ementre ESMA ha avviato una consultazione per la semplificazione della Taxonomy UE.

Il voto rappresenta un passaggio importante nel percorso legislativo che porterà ora ai negoziati con il Consiglio dell’Unione europea per definire il testo definitivo della riforma.

Il CBAM si estende ai prodotti trasformati

La novità più significativa riguarda l’estensione del meccanismo ai prodotti a valle (downstream goods), cioè ai beni manifatturieri realizzati utilizzando materiali già soggetti al CBAM, come acciaio e alluminio.

L’obiettivo è evitare che le imprese possano aggirare il sistema importando prodotti finiti anziché materie prime o semilavorati, trasferendo così parte delle emissioni incorporate fuori dal perimetro della normativa europea. Secondo il Parlamento, l’ampliamento consentirà di garantire condizioni di concorrenza più eque tra produttori europei e concorrenti extra-UE.  

Tra i prodotti che potrebbero rientrare nel nuovo perimetro figurano numerosi manufatti industriali contenenti quantità significative di acciaio o alluminio.

Più strumenti contro le pratiche elusive

Un secondo pilastro della proposta riguarda il rafforzamento delle misure anti-elusione. La commissione Ambiente propone infatti di ampliare i poteri della Commissione europea per individuare e contrastare pratiche volte ad aggirare il CBAM, come modifiche marginali ai prodotti, cambiamenti nei flussi commerciali o altre strategie utilizzate per evitare il pagamento del costo della CO₂ incorporata nelle merci importate.  

L’obiettivo è preservare l’efficacia del sistema e garantire che il prezzo del carbonio continui a riflettersi anche sui beni importati da Paesi che non applicano standard climatici comparabili a quelli europei.

Un fondo europeo per sostenere la decarbonizzazione

Accanto all’inasprimento delle regole, il Parlamento propone anche la creazione di un fondo europeo dedicato alla decarbonizzazione industriale.

Le risorse dovrebbero essere utilizzate per sostenere gli investimenti delle imprese europee in tecnologie a basse emissioni, accompagnando la transizione verso processi produttivi più sostenibili e rafforzando la competitività dell’industria europea in un contesto internazionale sempre più orientato alla neutralità climatica.  

Un tassello del Green Deal europeo

Entrato nella fase operativa nel 2026 dopo il periodo transitorio avviato nel 2023, il CBAM rappresenta uno degli strumenti centrali del Green Deal europeo.

Il suo obiettivo è contrastare il cosiddetto carbon leakage, ossia il rischio che le imprese trasferiscano la produzione verso Paesi con norme ambientali meno rigorose, importando successivamente i prodotti nell’Unione europea. Il meccanismo applica infatti ai beni importati un costo del carbonio analogo a quello sostenuto dai produttori europei attraverso il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS).

Next step: la trattativa con il Consiglio

La posizione approvata dalla commissione parlamentare dovrà ora essere negoziata con il Consiglio dell’Unione europea, che ha già adottato il proprio orientamento generale. Entrambe le istituzioni condividono la volontà di estendere il CBAM ai prodotti trasformati e di rafforzare le misure anti-elusione, anche se restano da definire alcuni aspetti tecnici del nuovo impianto normativo.

Se l’accordo verrà raggiunto nei prossimi mesi, il CBAM diventerà uno strumento ancora più esteso e rigoroso, destinato a incidere non solo sui produttori di materie prime, ma anche sulle filiere manifatturiere internazionali che esportano verso il mercato europeo.

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